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Guida alla Biblioteca
Storia


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La Biblioteca fu istituita a Torino l’8 giugno 1848, con una deliberazione della Assemblea della Camera dei deputati del Regno sabaudo, riunita sotto la presidenza di Vincenzo Gioberti. La sua prima sede fu a Palazzo Carignano. Il patrimonio originario era di circa 8000 volumi.

Nel 1864, con il passaggio della capitale del Regno a Firenze, la Biblioteca venne trasferita a Palazzo Vecchio, nelle sale dell'Orologio, del Salviati e delle Carte geografiche. A distanza di pochi anni essa dovette affrontare un ulteriore trasferimento a Roma, divenuta nel 1870 capitale del Regno d'Italia. Sul finire del 1871, con i 22.000 volumi delle sue raccolte, la Biblioteca trovò la sua definitiva sistemazione a Palazzo Montecitorio, dove è rimasta fino al 1988, data dell’ultimo trasferimento nella sede che occupa attualmente, parte dell’ex complesso domenicano della Minerva in Via del Seminario.

Sotto la guida di insigni Bibliotecari, quali Leonardo e Pietro Fea, con la collaborazione di studiosi come Attilio Brunialti e con il forte impulso dato dall’on. Filippo Mariotti, esperto conoscitore di biblioteche, il patrimonio librario si arricchì gradualmente, ma con continuità, fino ad arrivare, verso i primi del 900, a circa 100.000 volumi. Negli acquisti e nello sviluppo delle collezioni grande attenzione venne rivolta, fin dalle origini, alle raccolte legislative italiane e di paesi stranieri, ai rendiconti ed agli atti dei vari parlamenti, alle opere nelle materie giuridiche, storiche, politiche e sociali, ai periodici ed ai giornali.

In considerazione della sua natura di Biblioteca speciale, di ricerca e documentazione al servizio del Parlamento, grande impulso fu dato inoltre allo sviluppo delle fonti di accesso al patrimonio, con la creazione di importanti strumenti catalografici. Al catalogo alfabetico per autori e titoli, a schede manoscritte, si affiancava infatti, già sul finire dell’800, il Catalogo metodico per classi di materie, esempio forse unico del genere esistente allora in Italia. Ed ancora, la consapevolezza che solo una catalogazione analitica delle pubblicazioni, soprattutto periodiche, avrebbe consentito un'informazione tempestiva ed aggiornata del Parlamento, spinse nel 1887 ad una iniziativa che può essere considerata tuttora come un contributo determinante allo sviluppo delle discipline bibliografiche in Europa: la redazione di un catalogo metodico per gli scritti estratti dalle pubblicazioni periodiche, opera che fu continuata fino al 1939.

Nei primi anni del ‘900, la crescita sempre più sostenuta del patrimonio librario e delle attività della Biblioteca all'interno di palazzo Montecitorio posero con forza il problema di nuovi spazi, cui fu data risposta con il progetto Basile per una grande sala di lettura, la sala del Mappamondo.

Contemporaneamente la Biblioteca si arricchiva di nuove collezioni: a quelle tradizionalmente oggetto dell’interesse parlamentare si affiancavano le pubblicazioni delle grandi organizzazioni internazionali, mentre già dal 1910 una apposita legge disponeva l’obbligo di consegna delle pubblicazioni dei Ministeri alle biblioteche della Camera e del Senato.

La crescita del patrimonio non conobbe soste neanche durante il ventennio fascista, durante il quale si continuò ad acquistare opere in lingua straniera ed a sviluppare le collezioni di quotidiani italiani e stranieri. Al termine della seconda Guerra mondiale il numero di volumi posseduti era ormai salito a 330.000.

A partire dagli anni ’50, un rinnovato impegno organizzativo portò a significative riforme, quali l’introduzione del nuovo catalogo dizionario. Vennero inoltre adottate nuove regole di catalogazione, basate su quelle della Biblioteca Vaticana, ed un nuovo sistema di soggettazione delle opere, ispirato a quello della Library of Congress, più idoneo alle funzioni di ricerca di una Biblioteca speciale.

Sul finire degli anni 70 la Biblioteca si apprestava ad affrontare due importanti rivoluzioni: l’automazione e una nuova politica di accesso per il pubblico. Questi fattori, unitamente alla esigenza pressante di nuovi spazi, indussero nel 1979 l’allora Presidente della Camera, On. Nilde Iotti, alla decisione di destinare alla Biblioteca una gran parte del palazzo del Seminario.

Nel 1984 le procedure di catalogazione venivano completamente automatizzate dando inizio a quel processo di trasformazione organizzativa che non può ancora dirsi concluso oggi, di fronte alle sfide poste dallo sviluppo incessante delle nuove tecnologie dell’informazione e dalla rete Internet.

Il 14 dicembre 1988, la Biblioteca, nella nuova sede, veniva aperta al pubblico dando inizio ad un più aperto e maturo rapporto con la città e la cultura esterna. Il suo patrimonio ammontava allora a circa 800.000 volumi.