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Doc. XXIII n. 59


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CONCLUSIONI

In conclusione, si deve constatare che il sistema Italia è in forte ritardo nel settore dello smaltimento, delle bonifiche e dell'impiantistica ad essi correlata. Esso mostra forti dipendenze dalle tecnologie straniere, come peraltro verificato dalla Commissione nel corso della sua missione nel nord Europa nel settembre 2000. Vi è però da rilevare che, nel nostro Paese, cominciano a profilarsi all'orizzonte iniziative di privati e di enti di ricerca in grado di mettere a disposizione impianti e innovazioni tecnologiche la cui ricaduta applicativa comunque è prevista non prima dei prossimi due o tre anni. Non è ancora vincente l'idea di un sistema di gestione industriale dei rifiuti tecnologicamente avanzato né, occorre rilevare, si fa strada la volontà di realizzare bonifche, preferendo a queste interventi di messa in sicurezza, complice anche una normativa che necessita di aggiustamenti e modifiche. Le iniziative nel settore pubblico e privato richiedono un forte incentivo da parte dello Stato, tramite lo stanziamento di fondi


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superiori a quelli già erogati e ciò al fine di accelerare i tempi di crescita delle aziende nostrane e rendere il «sistema Italia» autosufficiente. Sono ancora lunghi i tempi di recupero richiesti per realizzare il sistema integrato dei rifiuti, che soffre ancora di problemi strutturali, di ritardi dovuti alla emanazione della normativa secondaria e alla difficoltà di adeguamento di quella regionale a quella nazionale. Occorre rilevare che è necessario elevare la quota della raccolta differenziata nazionale e quella della termovalorizzazione con recupero di energia, abbandonando o limitando fortemente la logica programmatoria ancora e per buona parte delle regioni volta all'utilizzo pieno della discarica piuttosto che ad un utilizzo residuale. Per fare ciò un ruolo findamentale lo possono assolvere le tecnologie disponibili sul mercato, anche se ancora di prevalente origine internazionale.Fatte salve tutte le difficoltà sopra descritte, sarà altrettanto necessario, per recuperare il gap che ci separa dall'Europa e dagli USA, promuovere, con maggiore efficacia di quanto finora fatto, la formazione professionale specifica sulla materia. Solo un radicale cambio culturale nella direzione dello sviluppo sostenibile e di una maggiore coscienza ecologica della popolazione potrà contrastare una sempre più crescente sindrome nimby (not in my backyard) che, alimentando oltre misura la sensibilità della popolazione, esaspera i toni di un ambientalismo catastrofista che non incoraggia e non aiuta l'imprenditoria ma favorisce solo il malaffare, sempre pronto a rendere i propri servigi a bassi costi, negando ogni competetitività del sistema dell'imprenditoria. Un ruolo importante di supporto all'attuazione dei principi dello sviluppo sostenibile dovrà giocarlo la scuola, con programmi di educazione e sensibilizzazione ecologica.

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