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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Romano Carratellin. 3-02625 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 4).
VALENTINO MARTELLI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Con l'interrogazione sopra specificata viene rappresentata la necessità di un intervento del Ministero che rappresento per il recupero della lingua e della cultura italiana da parte dei nostri connazionali residenti a Kerch. A tale scopo, si è provveduto ad interessare la nostra ambasciata di Kiev fornendo apposite istruzioni per l'attivazione di corsi di lingua e cultura italiana a favore della comunità italiana residente in Crimea. Con tali istruzioni, si è tra l'altro precisato che i predetti corsi possono essere istituiti in base al decreto legislativo n. 297 del 1994, ex legge n. 153 del 1971. La loro gestione è assunta da enti, associazioni, comitati e scuole locali, ai quali il Ministero, sulla base delle disponibilità di bilancio, può concedere un contributo sul capitolo 3577.
PRESIDENTE. L'onorevole Romano Carratelli ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-02625.
DOMENICO ROMANO CARRATELLI. Signor Presidente, svolgerò brevemente alcune annotazioni in ordine alla risposta del sottosegretario. Non vi è dubbio che una serie di problemi sollevati con l'interrogazione
ha avuto esito positivo, quindi per alcuni versi la risposta ci gratifica e ci soddisfa. Riteniamo però opportuno, utile e necessario richiamare nuovamente l'attenzione del Parlamento e del ministro su una vicenda che è particolarissima e sulla quale forse è bene spendere ancora qualche parola.
Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri ha facoltà di rispondere.
Inoltre, la richiesta di contributo potrà essere presentata tramite la competente rappresentanza alla Digeas, ufficio V del Ministero, da un ente o associazione costituitesi in loco allo scopo di sostenere le attività dei corsi suddetti, secondo le modalità ed i tempi indicati con le circolari ministeriali n. 28 del 15 dicembre 1980 e n. 175 del 3 luglio 1997. L'ente o l'associazione può assumere direttamente gli insegnanti sulla base della normativa locale per le ore occorrenti, retribuendoli anche con i fondi derivanti dall'eventuale contributo ministeriale. I docenti devono possedere un titolo di studio valido per l'insegnamento. A coloro che hanno frequentato con profitto i predetti corsi potrà essere rilasciato da parte del capo dell'ufficio consolare o in rappresentanza un attestato di frequenza con profitto valido ai fini del riconoscimento in Italia del titolo di studio a livello di scuola elementare e scuola media conseguito all'estero.
In Ucraina è comunque già formalmente istituito, oltre all'ambasciata a Kiev, anche un consolato generale ad Odessa, città sul mar Nero, relativamente vicina alla penisola di Crimea. Peraltro, tale ufficio consolare istituito sin dal 1967 non è mai stato nella pratica operativo e le ben note esigenze di contenimento della spesa pubblica che hanno prodotto una forte riduzione delle risorse finanziarie, nonché della dotazione organica del Ministero, rendono d'altro canto improbabile una sua apertura nel breve e medio periodo.
Come è altrettanto ben noto, è attualmente in atto un profondo processo di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare per soddisfare i mutati interessi del paese in quelle aree del mondo che si schiudono alla nostra crescente proiezione esterna. Per il momento tale operazione deve purtroppo avvenire senza portare ulteriori oneri a carico dell'erario.
Al fine di un inquadramento generale della questione e ad ogni buon fine, si specifica altresì che con la chiusura di alcune sedi si sono potute liberare delle risorse che hanno permesso di sopperire alle più gravi carenze di organico di alcuni uffici ed aprire altre sedi in aree divenute prioritarie, come Bakue Canton.
A seguito della firma del novembre del 1997 dell'accordo culturale tra l'Italia e l'Ucraina, le relazioni bilaterali hanno assunto in tale settore una forma più organica, oltre ad essere inquadrate in una cornice giuridica che ne disciplini i vari aspetti. Merita in particolare di essere segnalato il consistente aumento delle mensilità delle borse di studio concesse in favore di studenti e ricercatori ucraini: dalle 32 mensilità dell'anno accademico 1997-1998 si è passati ad un offerta di 60 mensilità. A Kiev opera un lettore che impartisce corsi di lingua italiana presso l'università e svolge incarichi extra accademici; egli collabora infatti con l'ambasciata alla realizzazione degli eventi culturali il cui programma ha ricevuto un deciso impulso a seguito della firma dell'accordo culturale.
In un contesto generale di rafforzamento della collaborazione culturale, anche la comunità italiana di Kerch potrà quindi beneficiare di alcuni interventi specifici di questa direzione generale. In previsione dell'attivazione di corsi di lingua italiana in quella città, che saranno impartiti da un insegnante ucraino formato alla Dante Alighieri di Kiev - cosa che è avvenuta questa estate - si provvederà all'invio di libri e materiale didattico per sostenere l'iniziativa. Saranno inoltre concesse alcune borse di studio in favore degli italiani residenti a Kerch, tenuto anche conto del fatto che le disponibilità sul capitolo di bilancio 2654 per l'esercizio finanziario in corso sono aumentate rispetto al precedente esercizio.
Intanto si tratta di una vicenda di microemigrazione, ma particolare perché verificatasi all'inizio dell'ottocento, in due ondate, nel 1830 e nel 1870, e non riguarda gente che si sposta dalla propria comunità in cerca di lavoro. È gente che viene chiamata per la capacità professionale che ha espresso in particolare nel settore dell'agricoltura e della cantieristica. Nella cittadina di cui all'interrogazione, infatti, si allocano tra il 1830 e il 1870, chiamati dallo zar, esperti in agricoltura ed in cantieristica navale.
Queste famiglie, questi lavoratori che arrivano in quei luoghi, proprio per le caratteristiche che ve li hanno condotti, assumono nella comunità in cui sono ospiti un ruolo importante, di primo piano. Fin qui tutto bene, ma successivamente sopravviene la vicenda del comunismo e questa comunità, che si era perfettamente integrata, viene chiamata a dichiarare se vuole mantenere la cittadinanza italiana o acquisire quella sovietica, sapendo che a chi non dichiara di accettare la cittadinanza sovietica viene imposto di ritornare in Italia.
Una parte di questa comunità, che allora era di circa 2 mila persone, decide di accettare la cittadinanza sovietica e di rimanere, perché ormai i rapporti con la terra di provenienza si erano allentati, vi erano nuovi interessi, ci si era inseriti, insomma per tutta una serie di motivi.
Successivamente, coloro che avevano accettato la cittadinanza sovietica e che rimangono nella piccola cittadina della Crimea di cui si parla, improvvisamente, nel periodo delle «grandi purghe» staliniane, si trovano ad essere svegliati una mattina e deportati in alcuni luoghi della Russia, in particolare nel Kazakhstan. Si verifica così una diaspora straordinaria, con centinaia di persone che muoiono durante il viaggio. Alcune di queste persone, dopo la conclusione delle «purghe» e la caduta del comunismo, riescono a ritornare a Kerch. A questo punto sorgono alcuni problemi, in relazione ad alcuni fili che erano stati mantenuti con le famiglie e le comunità di origine, soprattutto pugliesi (perché parliamo soprattutto di pugliesi). Viene così fatto arrivare all'ambasciata italiana a Kiev il problema di questa particolare nicchia di immigrazione.
Alla luce di una esperienza diretta e personale, avendo io partecipato ad un viaggio che mi ha portato presso questa comunità, debbo dire che il nostro ambasciatore a Kiev, Gianluca Bertinetto, ha dimostrato una straordinaria sensibilità ed umanità. Infatti, non solo si è fatto carico della piccola comunità oggetto dell'interrogazione, ma si è addirittura attivato sollecitando una nostra visita, che è effettivamente avvenuta.
Ebbene, quali sono i problemi emersi nel corso di questa visita? Non vi è dubbio che questa piccola comunità ha sempre mantenuto vivo il fatto di essere italiana, pur avendo perso ogni rapporto ed ogni legame, nonché ogni dato di tipo culturale. Tuttavia, come dicevo, l'idea di avere questa origine italiana è rimasta vivissima in quella comunità. Noi siamo stati accolti con cerimonie molto commoventi, toccanti. Lo stesso ambasciatore Bertinetto, peraltro, ha affrontato un lungo viaggio, un po' particolare, perché il tragitto da Simferopol in Crimea per arrivare alla cittadina di cui parliamo, che avrebbe richiesto in un paese europeo un'ora, un'ora e mezza di tempo, si è trasformato in una specie di avventura. Abbiamo infatti impiegato sei ore con un pulmino in cui l'odore della benzina era incredibile: sembrava quasi un'avventura di viaggio di cui eravamo abituati a leggere, ma non a vivere. Pensavamo infatti che i tempi fossero diversi. Però, vedere dei parlamentari ed un ambasciatore che sopportano un tale viaggio per arrivare in quella comunità mi ha dato una grande gratificazione.
Concludo rapidamente. La richiesta che avanzo, allora, oltre quanto ha detto il sottosegretario, riguarda anche la possibilità per quella comunità di riannodare i rapporti con la comunità nazionale e in particolare con quella pugliese, ad esempio attraverso borse di studi, viaggi e, soprattutto, l'ospitalità dei bambini ma, soprattutto, attraverso la possibilità per gli interessati di riconquistare, qualora ne avessero il desiderio e volessero tornare in patria, la cittadinanza italiana con una corsia preferenziale, mediante gli strumenti che certamente non mancano al ministro.


