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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 luglio 1996, n.397, recante proroga della gestione commissariale dell'Istituto nazionale per il commercio estero.
VITO LECCESE. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il decreto-legge n.397, del 29 luglio 1996, di cui si chiede la conversione in legge, già approvato dall'altro ramo del Parlamento, dispone la proroga della gestione commissariale dell'Istituto nazionale per il commercio estero.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ANTONIO CABRAS, Sottosegretario di Stato per il commercio con l'estero. Signor Presidente, signori deputati, nel confermare l'adesione del Governo alle considerazioni espresse dal relatore, desidero ricordare la discussione svoltasi al Senato sull'emendamento presentato in relazione alla riduzione dei termini inizialmente previsti dal Governo. Nel corso di tale discussione, con l'assenso del Governo, è prevalsa la tesi di accogliere la proposta di restringere i termini della proroga, in virtù anche dell'impegno dichiarato da tutti i gruppi di varare una riforma organica in considerazione anche della elaborazione ormai abbastanza voluminosa di progetti di legge sulla materia presentati nella passata legislatura e di cui si fa tesoro nell'attuale discussione.
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.
FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, noi oggi ci troviamo ad affrontare la discussione per la conversione in legge di un decreto-legge che, isolatamente considerato, avrebbe un non grande significato, se non la proroga di fatto di una gestione commissariale che probabilmente non ha prodotto gli effetti che si era prefisso il primo Governo che lo ha voluto (il Governo Berlusconi). Per discutere pertanto di questo provvedimento vale la pena tenerlo strettamente ancorato alla proposta di riforma dell'Istituto per il commercio estero che contemporaneamente il Governo ha presentato al Senato e che presto sarà oggetto di una approfondita discussione, che tutti auspichiamo sfoci in una rapida approvazione entro il termine oggi sottoposto al nostro esame e cioè il 28 febbraio 1997. Certamente è un termine un po' stringato e stringente, perché l'attuale fase dei lavori parlamentari ci fa temere un ingolfamento: basti pensare alla sessione di bilancio che si apre fra breve o alla necessità di definire con una normativa costituzionale la Commissione bicamerale, basti immaginare il tempo e l'impegno che richiederà la discussione sui provvedimenti di decentramento amministrativo verso forme di federalismo a Costituzione vigente che saranno presto alla nostra attenzione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, consentire anche al sottoscritto di ascoltare l'intervento dell'onorevole Evangelisti, non sarebbe male per tutti!
FABIO EVANGELISTI. La ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Amoruso. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Signor Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, quello che oggi siamo chiamati a votare è semplicemente un provvedimento di proroga di un commissariamento che fu voluto come è stato poc'anzi ricordato dal governo Berlusconi, essendo scaduti i vecchi organismi dell'Istituto per il commercio estero. Era impensabile, vista la situazione nella quale si trovava l'Istituto per il commercio estero, credere di poter andare a rinnovare, sic et simpliciter, quegli organismi, senza considerare invece quella che era la grande necessità, che si evidenziava e si evidenzia ancora oggi sempre di più, di pervenire alla elaborazione di un grande progetto di riforma organico dell'Istituto del commercio estero che potesse trasformare tale ente in un organismo realmente di supporto alle piccole e medie imprese, nell'ambito di quel processo di internazionalizzazione del quale hanno grande bisogno e verso il quale dobbiamo porre grande attenzione.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Alessandro Rubino. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO RUBINO. Esattamente due anni fa, il 20 settembre 1994, originai, inconsapevolmente, un caso politico. All'epoca ero presidente della Commissione attività produttive, chiamata ad esprimere un parere sul disegno di legge di conversione del decreto legge n.522 di riforma dell'ICE, presentato dal ministro del commercio con l'estero dell'epoca, che era del mio stesso partito. Ebbene, quel parere fu contrario e raccolsi al riguardo l'indignazione del ministro sostanzialmente per due motivi.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
VITO LECCESE, Relatore. Mi associo anch'io alle perplessità espresse per quanto riguarda i tempi; l'ho affermato del resto nella relazione e l'ho sostenuto anche in Commissione. Probabilmente, sarebbe stato meglio se quest'oggi l'Assemblea si fosse trovata nella condizione di convertire in legge il decreto-legge così come era stato licenziato dal Governo. È però fuor di dubbio che l'aver fissato nella data del 28 febbraio 1997 il termine della gestione commissariale ha un valore politico, così come, leggendo gli atti parlamentari del Senato, si riscontra la volontà di indicare un preciso arco temporale, che peraltro io ritengo non congruo per una serie di motivi esposti nel suo intervento anche dal collega di forza Italia che mi ha preceduto. Ci troviamo infatti in prossimità della sessione di bilancio, che assorbirà tutti i lavori parlamentari. Vorrei però ricordare al collega di forza Italia che questa volta si registra un fatto nuovo, ossia un disegno di legge ed altre proposte di legge di iniziativa parlamentare sulla riforma dell'ICE; non siamo nella condizione in cui si trovò il Parlamento un anno fa, allorquando con delibera del Presidente del Consiglio dei ministri si decise un'ulteriore proroga.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
ANTONIO CABRAS, Sottosegretario di Stato per il commercio con l'estero. Voglio soltanto tranquillizzare il collega che ha censurato l'iniziativa di riforma proposta dal ministro: il dicastero, ovviamente, non ha alcuna intenzione di riproporsi in maniera inutile. Ciò che mi pare ormai acquisito dal dibattito è l'esigenza che sia svolta una funzione a sostegno dell'esportazione; che poi debba essere svolta presso il ministero delle attività produttive od in qualche altro dicastero non cambia molto la sostanza del discorso che si vuole affrontare in sede di riforma, sede nella quale credo possa essere meglio approfondita anche la funzione in oggetto, della quale si parla e si teorizza con la volontà di cambiare tutto: volontà che comporta spesso il rischio di lasciare le cose esattamente come sono. Questa preoccupazione è presente anche nel Governo, il quale, infatti, nel proporre la proroga dell'amministrazione straordinaria, ha contestualmente approvato un disegno di legge di riforma.
PRESIDENTE. Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso, in data odierna, parere favorevole sul provvedimento.
La seduta, sospesa alle 15,50, è ripresa alle 16,10.
PRESIDENTE. Avverto che la votazione finale del disegno di legge di conversione n.2250 avrà luogo nel prosieguo della seduta.
DARIO RIVOLTA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, non mi è chiaro il motivo per il quale non si è passati subito alla votazione finale del disegno di legge n.2250.
PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, poiché era presumibile che non potesse essere garantita la presenza del numero legale in aula, la Presidenza ha ritenuto (sulla base di una valutazione, diciamo così, visiva dei deputati presenti in aula in questo momento) di rinviare la votazione finale, che comunque le assicuro avrà luogo nel prosieguo della seduta.
PAOLO BAMPO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAOLO BAMPO. Signor Presidente, non vorrei ipotizzare nulla di tragico, ma è da questa mattina che dall'interno della Camera non si riesce a comunicare telefonicamente
PRESIDENTE. Non ero al corrente di questa «separazione» telefonica! Naturalmente, questo problema tecnico non può riguardare la Presidenza di turno; dal punto di vista della schermatura dell'aula i problemi sono peraltro più di ordine generale che non relativi solo alla comunicazione con il Veneto!
Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Ricordo che poc'anzi la III Commissione (Esteri) è stata autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Leccese, ha facoltà di svolgere la relazione.
Nella relazione mi soffermerò brevemente su due aspetti, quelli approfonditi nel corso del dibattito che si è sviluppato stamani in Commissione, un dibattito approfondito ed interessante, che ha dovuto necessariamente tener conto dei tempi ristrettissimi, visto che ci troviamo in prossimità del termine di scadenza per la conversione in legge di questo decreto.
Dei due aspetti, il primo riguarda le vicende che hanno interessato l'ICE (l'Istituto nazionale per il commercio estero) sul piano legislativo in questi ultimi anni, e il secondo l'aspetto più politico riguarda la necessità di arrivare, così come auspicato da tutti i rappresentanti dei gruppi presenti in Commissione, di opposizione e di maggioranza, in tempi brevi alla riforma dell'Istituto nazionale per il commercio estero.
Veniamo al primo aspetto. L'ICE fu istituito con la legge n.1262 del 1926 e dopo essere stata oggetto di numerosi interventi legislativi è stato, da ultimo, riformato organicamente dalla legge n.106 del 1989 e dal relativo decreto di applicazione contenente l'approvazione dello statuto dell'ICE (cioè il decreto del Presidente della Repubblica n.49 del 1990).
Tale riforma mirava al potenziamento dei servizi reali offerti dall'Istituto alle imprese, al fine di favorire la creazione di nuovi sbocchi sul mercato internazionale e promuovere il commercio con l'estero. Ma nonostante alcuni elementi significativi e rilevanti già inseriti all'interno di quella riforma e finalizzati alla dotazione di una maggiore autonomia sul piano contabile, amministrativo e finanziario dell'Istituto e alla previsione che tutta l'attività dell'Istituto fosse improntata a criteri di
economicità e di efficienza, ebbene nonostante ciò, le difficoltà manifestate dall'Istituto di rinnovarsi secondo le disposizioni tracciate da quella legge e l'accentuarsi di una situazione di grave disfunzione a fronte di esigenze sempre più pressanti avvertite dagli operatori, indussero il Governo Berlusconi, con il decreto-legge n.427 del 1^ luglio 1994 prima, e con il decreto-legge n.522 del 29 agosto 1994 successivamente, poiché il primo non fu convertito in legge nei tempi costituzionalmente previsti, a commissariare l'ICE.
Si dispose la sostituzione degli organi di gestione con un amministratore straordinario e due direttori esecutivi coadiuvati da un comitato consultivo con il compito di «traghettare» l'Istituto fino alla nuova riforma. Insomma, scopo di quel provvedimento era quello di creare le condizioni per riordinare l'ICE, al fine di renderlo più funzionale alle esigenze delle imprese, specie quelle di minori dimensioni, operanti sui mercati esteri. La necessità di un intervento, in realtà, sulle modalità organizzative e gestionali dell'ICE era ed è auspicato in molteplici settori della società italiana, non solo nel Parlamento, che già nella precedente legislatura, così come è stato evidenziato quest'oggi in Commissione, aveva avviato l'esame di una serie di progetti di riforma dell'Istituto, nessuno dei quali condotto a termine a causa dello scioglimento anticipato delle Camere, ma anche nel CNEL, tra gli operatori del settore e gli stessi imprenditori che operano all'interno del commercio estero.
È questa, con grandissima sintesi, la storia sul piano legislativo dell'Istituto. Oggi ci troviamo di fronte ad un orientamento del Governo, il quale si fa carico dell'esigenza di riformare l'ICE, presentando un disegno di legge contenente un progetto organico di riforma e contestualmente, il decreto-legge oggi alla nostra attenzione (sostanzialmente costituito da un solo articolo con il quale si proroga la gestione commissariale già prorogata di un anno con una precedente deliberazione del Presidente del Consiglio dei ministri, contestuale alla nomina dell'attuale commissario, il dottor Onida) che proroga, come detto, la gestione commissariale che per il tempo necessario a dare la possibilità al Parlamento di valutare, esaminare ed infine approvare un progetto di riforma dell'Istituto.
Il termine di proroga fissato dal Governo al 31 luglio 1997 è stato modificato, ovvero anticipato dall'altro ramo del Parlamento al 28 febbraio 1997. Questa indicazione temporale, sulla quale si è registrata al Senato l'adesione del Governo è stata ritenuta congrua rispetto ai tempi di approvazione del progetto di riforma dell'ICE. Su questo punto personalmente, ma ciò vale anche per altri miei colleghi della Commissione esteri, ho delle perplessità, pur non disconoscendo l'importanza e il valore politico, cioè l'impegno a cui tutti siamo chiamati nel fissare un termine così ravvicinato per porre mano finalmente al progetto di riforma dell'Istituto. Ritengo tuttavia ciò poco realistico e difficilmente realizzabile, conoscendo i tempi e le procedure parlamentari ed in considerazione dell'approssimarsi dell'avvio della sessione di bilancio che è assorbente rispetto ai restanti lavori parlamentari. Mi auguro di essere smentito e che non ci si ritrovi a dover riesaminare un'ulteriore proroga.
Ovviamente non avevamo la possibilità di modificare il provvedimento, pena la decadenza del decreto-legge che deve essere convertito entro il 29 del mese.
L'altro aspetto, quello più politico, è legato alla necessità come è stato auspicato da tutte le forze politiche di avviare in tempi brevi la riforma dell'ICE. A tale proposito è utile ricordare, come ho già detto, che è stato presentato un disegno di legge al Senato, assegnato alla Commissione industria, che si appresta ad avviare l'esame in sede referente. Tale disegno di legge recepisce in larga misura gli orientamenti manifestati in sede parlamentare nel corso della discussione che si è svolta nella XII legislatura.
Gli elementi più significativi del disegno di legge di riforma sono: la netta distinzione tra i poteri di indirizzo e di verifica dei risultati, che spettano all'autorità politica, cioè al ministro, ed i poteri di gestione che spettano in maniera esclusiva
all'Istituto; la semplificazione degli organi gestionali; la previsione di una struttura organizzativa flessibile sia all'interno del territorio nazionale sia all'estero; il riconoscimento in capo alle regioni di un maggiore ruolo nella programmazione dell'attività promozionale ed infine, non ultimo, la riduzione della dotazione organica.
Questi sono gli elementi più significativi sui quali ovviamente bisognerà lavorare tutti insieme al fine di avere un Istituto in grado di svolgere una funzione di servizio pubblico, strettamente raccordato con il mondo imprenditoriale e con le categorie produttive, sia a livello nazionale che nelle espressioni territoriali e distrettuali, ma anche per avere un Istituto all'altezza della sfida posta dalla globalizzazione dei mercati e dal crescente peso delle esportazioni nella nostra economia, come ha ricordato il ministro Fantozzi nell'audizione del 20 giugno 1996, quando ha sostenuto che l'Italia vive di commercio con l'estero.
Vorrei svolgere poi un'ultima considerazione, ovviamente non è un addebito nei confronti di questo Governo, bensì di quelli precedenti. Nel decreto-legge n.522, all'articolo 1, comma 2 o 3 mi pare vi era una disposizione alquanto interessante, perché prevedeva la presentazione al Parlamento da parte del ministro del commercio con l'estero, entro sei mesi dall'entrata in vigore di quel decreto-legge, di una proposta concernente la riorganizzazione dell'Istituto, riferita anche al complesso delle altre istituzioni preposte all'internazionalizzazione dell'economia. Ebbene, questa relazione non è mai giunta in Parlamento, anche se ormai di fatto è superata dalla presentazione del disegno di legge di riforma dell'ICE da parte del Governo in carica.
In conclusione, invito l'Assemblea a convertire in legge con le modificazioni apportate dal Senato il decreto-legge n.397 del 1996, con l'auspicio che i due rami del Parlamento possano rispettare la data del 27 febbraio per avere finalmente un Istituto del commercio con l'estero che sia all'altezza dei tempi che viviamo e, soprattutto, che non venga più considerato un «carrozzone» come in passato, quando era caratterizzato dal ricorso a metodi poco trasparenti e dal fatto di «gonfiare» sulla base di criteri clientelari la propria dotazione organica.
Come è stato riconosciuto nel dibattito che si è svolto in Commissione affari esteri, tutte le forze politiche si sono impegnate a rispettare il termine del 27 febbraio, cosa che spero avvenga realmente, ma soprattutto mi auguro che oggi l'Assemblea si esprima favorevolmente sulla conversione in legge del decreto-legge al nostro esame.
Ancor di più ha prevalso la considerazione politica che trattasi di una materia che sul merito raccoglie una sintesi unitaria molto ampia, dimostrata anche dal fatto che il disegno di legge di conversione in esame è stato votato all'unanimità al Senato, sia in Commissione sia in aula, e che uguale unanimità è stata manifestata alla Camera nell'iter fin qui seguito. Oltre ad auspicare l'approvazione del disegno di legge in discussione, il Governo ribadisce il proprio impegno a tentare di rispettare il termine del 28 febbraio per portare a compimento il progetto di legge sul riordino
dell'Istituto nazionale per il commercio estero.
Esprimo quindi qualche dubbio perché sinceramente avrei preferito approvare oggi la conversione in legge di questo decreto-legge nella sua versione originaria che prevedeva come termine ultimo per l'approvazione della riforma dell'ICE il mese di luglio 1997.
Tuttavia è importante discutere di questo provvedimento e considerarlo agganciato all'ipotesi di riforma, perché la legge n.106 del 1989 non ha realizzato i suoi obiettivi, sia per responsabilità di gestione, che non ne ha sviluppato coerentemente la potenzialità innovatrice, sia perché non vi è stata la dovuta attenzione agli elementi di novità contenuti in tale legge. Penso alla possibilità di un'effettiva contabilità di tipo industriale, allo sviluppo dei servizi a pagamento in direzione di una reale privatizzazione del rapporto di lavoro, soprattutto per quanto riguarda i dirigenti.
Comunque, è da lì che bisogna partire; è da lì che bisogna iniziare a porre mano anche per via legislativa a taluni interventi di correzione. Questa è la posizione sostenuta dai deputati del gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo, che il Governo ha fatto propria, rispetto alla quale esprimiamo l'auspicio che possa trovare in breve tempo una concreta attuazione.
Non so se in questa sede sarà possibile delineare oggi quelli che dovrebbero essere i contenuti della riforma, ma vorrei approfittare della presenza in aula del sottosegretario Cabras per tentare di tracciare, per grandi linee e sommi capi, quelli che dovrebbero essere gli interventi di riforma. Sostengo tale punto di vista parlo a nome del gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo perché ciò che è prima di tutto importante è ricomporre un centro politico unitario di indirizzo e di coordinamento delle politiche di sostegno all'internazionalizzazione dell'economia; l'ICE rappresenterebbe il primo passo in questa direzione. Saremmo pertanto favorevoli se per riforma del settore si intendesse ricostruire e riorganizzare profondamente l'ICE, nel senso di dare vita ad una struttura pubblica unica preposta all'erogazione di incentivi reali alle imprese che operano all'estero; ferma restando la sua natura pubblica ed accentuando, però, rispetto al passato l'assetto gestionale e aziendalistico, nel quadro di un rapporto trasparente (penso a forme di accordi di programma o ad iniziative similari) tra quella che è l'autorità politica e il ministero e la struttura tecnica promozionale, ovvero l'ICE.
Noi riteniamo che rispetto alla legge n.106 del 1989 si debba fare un passo in avanti nella direzione del coinvolgimento, nella gestione e nel controllo dell'Istituto, anche di altri soggetti pubblici, allora non
adeguatamente presi in considerazione, ma comunque interessati al sostegno al processo di...
Prosegua pure, onorevole Evangelisti.
Stavo facendo riferimento alla opportunità di allargare ad altri soggetti, comunque interessati al sostegno alla internazionalizzazione delle nostre imprese: penso, per tutti, alle regioni.
Nella sostanza, riteniamo che, nonostante le recenti difficoltà, l'ICE continui a rappresentare un patrimonio tecnico e professionale da non disperdere, che abbisogna tuttavia di una radicale riqualificazione sul piano della gestione. Sarebbe un grave errore se l'ICE ritornasse al vecchio assetto parastatale; un assetto del tutto non adatto alle funzioni dell'ente, con il rischio reale di una ulteriore burocratizzazione e di un decadimento qualitativo dei servizi erogati.
Questi sono gli elementi che ci fanno sperare, nel momento in cui oggi verosimilmente si perverrà alla conversione in legge del decreto-legge n.397 del 1996 che prolunga al 28 febbraio il commissariamento dell'Istituto, che questo atto possa essere di buon auspicio per una rapida approvazione della riforma, che rappresenta la condicio sine qua non non soltanto per la salvezza dell'Istituto, ma anche per dare un contributo reale alle nostre imprese che si trovano ad operare sui mercati esteri (Applausi dei deputati del gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo).
Il commissariamento fu allora voluto dal Governo Berlusconi, e fu previsto per sei mesi, con la possibilità di proroga di successivi sei mesi. Ebbene, conosciamo gli eventi: ci sono stati cambiamenti di Governo che hanno portato (e al riguardo si sviluppò un dibattito) al cambiamento di chi era al vertice e stava producendo quella riforma di cui si sentiva la necessità, quindi del commissario dell'Istituto per il commercio estero. Si è poi avuto un nuovo commissariamento ed oggi ci troviamo di fronte alla necessità di prorogare i termini per poter arrivare ad una riforma completa, nel momento in cui, tra l'altro, a livello governativo vi è stato un proliferare di bozze, ufficiali e ufficiose, di progetti di legge relativi all'Istituto per il commercio estero.
Ci auguriamo di trovarci oggi finalmente di fronte a quello che potremmo considerare il rush finale dell'intera questione e che non vengano deluse le speranze che provengono dal mondo economico, dalle imprese, da tutta quella miriade di aziende che oggi, come ha ricordato il rappresentante del Governo, rappresentano la vita stessa della nostra economia. Al riguardo basta esaminare gli ultimi rapporti che lo stesso Istituto per il commercio estero ha presentato per capire l'importanza che il settore riveste per le regioni del nord-est e per quelle del
Mezzogiorno d'Italia. Si tratta di un Istituto essenziale, in assenza del quale il nostro paese vivrebbe oggi un momento ancora più grave di crisi economica.
Abbiamo allora il dovere di procedere in tempi brevi. Accettiamo quindi la proposta di anticipare a fine febbraio la proroga della gestione commissariale, al fine di produrre quella riforma che è stata presentata, ma che dovrà essere necessariamente dibattuta, verificata, valutata e considerata che dovrà avere al centro della sua valutazione la struttura e la natura dell'Istituto per il commercio estero, la struttura della sua rete nazionale ed internazionale e il modo in cui deve organizzare la produzione (non entro nel merito, perché questa non è la sede più opportuna, ma credo che qualche indicazione debba essere fornita). Purtroppo molte attese sono state deluse: anche questi ultimi mesi hanno rappresentato una delusione, se considerati sotto il profilo della gestione, rispetto alle necessità che si ponevano ed all'attenzione che veniva posta al commercio con l'estero.
Non c'è più tempo da perdere; bisogna subito impegnarsi in questo settore. Allora ben venga, ripeto, il termine di fine febbraio. Noi possiamo dimostrare sin da oggi che da parte di alleanza nazionale vi sarà l'attenzione e l'impegno dovuti affinché, a quella data, l'Istituto possa essere riformato e possa tornare ad essere uno strumento essenziale per lo sviluppo ed il sostegno delle nostre imprese, in modo particolare di quelle piccole e medie (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Innanzitutto, la Commissione chiedeva al ministro che entro il termine massimo di un anno venisse formulata la proposta relativa alla riorganizzazione, escludendo quindi qualsiasi possibilità di proroga. Chiedeva inoltre al ministro che la riforma non venisse effettuata da quest'ultimo, bensì proposta dall'amministratore straordinario e varata dal Parlamento.
A posteriori debbo dire che avevo ragione io: i governi si sono succeduti, l'ICE è ancora commissariato e nonostante la legge imponesse di presentare dopo sei mesi una proposta di riorganizzazione, nulla è stato fatto. Inoltre, le stesse forze di sinistra che resero possibile la bocciatura di un provvedimento di un ministro del Polo, non hanno approfittato di quindici mesi di governo di fatto del paese per approvare o quanto meno discutere cinque proposte di legge giacenti, nella scorsa legislatura, presso le Commissioni esteri ed attività produttive.
L'indicazione della data del 25 febbraio 1997 è utopistica, (lo sappiamo tutti e lo hanno già detto anche altri colleghi): considerato che stiamo per iniziare la sessione di bilancio, sarà infatti molto difficile per il Governo presentare per tale data una riforma.
Desidero tuttavia svolgere alcune considerazioni proprio sui contenuti di tale riforma. Il bilancio del Ministero del commercio con l'estero è quasi interamente assorbito dal bilancio dell'ICE, il quale, a sua volta, è quasi interamente destinato al pagamento dei costi della struttura e del personale delle filiali che l'istituto ha, tra l'altro, in Italia, mentre dovrebbe promuovere le nostre imprese all'estero. Se la riforma dovesse portare ad una struttura nuova di tipo privatistico, con la possibilità di reperire risorse anche sul mercato e senza dunque avvalersi solo di denaro pubblico, si potrebbe giungere ci si era andati molto vicini nella scorsa legislatura all'abolizione del Ministero del commercio
con l'estero ed alla conseguente creazione del ministero delle attività produttive. Per tale motivo ritenevamo opportuno che fossero l'amministratore ed il Parlamento a fare la riforma; infatti ci si domanda quale sia quel ministro in grado di operare una riforma che arrivi addirittura ad abolire il dicastero del quale è responsabile. Ricorderete tutti che si era sul punto di istituire il ministero delle attività produttive con la legge finanziaria dello scorso anno.
Ritengo sia a tutti noto quanto le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, abbiano bisogno di un ICE efficiente, presente sul mercato e capace di condurle sui mercati esteri. Attualmente questo sicuramente non avviene. Il commissariamento dell'istituto fino ad oggi non ha comportato alcun beneficio; anzi, spesso è stato di ostacolo alla struttura, contribuendo ad ingessarla ancor più e bloccando quanti per l'ICE lavorano nel tentativo, appunto, di portare le nostre imprese sui mercati internazionali.
Finora due sono stati i commissari dell'ICE e non sappiamo se ve ne sarà un terzo; sarà il Governo a decidere in merito. Inoltre la riforma non è ancora stata predisposta e non si comprende come possa essere approvata entro il 25 febbraio 1997. Tutto ciò si è verificato a causa dell'inerzia dei governi e del Parlamento.
Siamo dunque di fronte ad una delega in bianco, che in un certo senso ci mette con le spalle al muro; è l'ennesima delega in bianco per un istituto che dovrebbe cambiare, così come dovrebbero cambiare altri enti. Quanti «sportelli» esistono nei paesi del mondo? In alcune nazioni vi sono addirittura nove «sportelli» italiani, per esempio dell'ICE, dell'ENIT, dell'Unioncamere e via dicendo. Tutto ciò comporta sprechi incredibili di risorse e di denaro pubblico. Andrebbe dunque varata una riforma generale volta ad affrontare armonicamente il settore nel suo complesso e non i singoli enti.
Il provvedimento in discussione rappresenta quasi un atto dovuto; ci auguriamo però che sia l'ultimo, che sia cioè l'ultima delega in bianco, anche se noi temiamo che il 25 febbraio prossimo il Governo verrà nuovamente a chiederci di approvare l'ennesima proroga, l'ennesima presa in giro.
Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Leccese.
Al di là delle perplessità che nutro sui tempi, auspico che si possa entro breve mettere mano al progetto di riforma. Le condizioni per farlo ci sono perché tutte le forze politiche sia al Senato sia alla Camera, tanto in Commissione quanto in aula si sono dichiarate disponibili a discutere, approfondire ed elaborare la riforma dell'ICE. Certo, abbiamo bisogno di un Istituto per il commercio con l'estero che sia all'altezza della sfida che l'internazionalizzazione
e la globalizzazione dei mercati richiedono, ma che soprattutto sia reale strumento di servizio per le imprese e non soltanto come ho affermato nella relazione un carrozzone gestito con metodi clientelari, così come è accaduto in passato.
Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione, nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A).
Avverto che non sono stati presentati emendamenti riferiti agli articoli del decreto-legge né all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Poiché il disegno di legge consta di un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.
Avverto che, dovendosi procedere nel prosieguo della seduta a votazioni qualificate, che avranno luogo mediante procedimento elettronico, decorre da questo momento il termine di preavviso di venti minuti previsto dal comma 5 dell'articolo 49 del regolamento.
Decorre altresì da questo momento il termine di preavviso di cinque minuti, previsto dal medesimo comma 5 dell'articolo 49 del regolamento, per le votazioni mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi.
Sospendo pertanto la seduta in attesa del decorso dei termini regolamentari di preavviso.
con il Veneto. Poiché però tramite i telefonini cellulari è possibile raggiungere gli utenti del Veneto, le chiederei, se fosse possibile, di far eliminare la schermatura disposta per l'aula.
Avvertirò comunque il Presidente Violante perché, se lo ritiene opportuno, assuma l'iniziativa da lei richiesta, che sarebbe un po' extra ordinem!


