Onorevoli Colleghi! - La nascita ed il vertiginoso sviluppo della cosiddetta «new economy» stanno riproponendo alla nostra società gli stessi interrogativi che sorsero con l'esplosione della rivoluzione industriale: massimizzazione del profitto o sviluppo sostenibile? Questi veri e propri dilemmi allora rimasero irrisolti, con effetti devastanti sia sotto il profilo sanitario che sociale. Per sua tendenza intrinseca, in mancanza di regolamentazioni e calmieri, il capitale ebbe a prevalere sugli eventuali correttivi che lo avrebbero potuto rendere sociale. Sfruttamento inaudito delle masse di lavoratori, veri e propri esodi verso i poli industriali con spopolamento delle ruralità, quartieri alveare con falansteri e le farfalle del Lancashire che cambiavano colore, per adeguarsi al nuovo nero carbone dei tronchi d'albero, furono solo alcuni dei frutti malati prodotti dal grande e fecondo albero delle teorie smithiane.
Oggi la «supernova» della telefonia mobile sta vivendo una situazione molto simile nelle premesse e nei contenuti. La nuova tecnologia di condivisione delle informazioni sta trasformando le nostre realtà di vita e di lavoro ad un ritmo assolutamente impensato, solo lontanamente paragonabile alle grandi idee della protoindustrializzazione, quali la macchina a vapore e la specializzazione nel processo produttivo. Questo settore oggi, non vincolato da normative certe supportate da studi scientifici esaurienti, è alla mercé delle distorsioni della più feroce concorrenza, che si sta trasformando in una vera e propria lotta al coltello tra gli attuali gestori, e tra questi e l'amministrazione pubblica. I pochi limiti autoritativi presenti per contenere la proliferazione incontrollata degli apparati di emissione, ossia: concessione edilizia e nulla osta di aziende sanitarie locali ed Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, sono costantemente e vergognosamente aggirati, spesso ricorrendo agli artifizi più biechi.
In Italia vi sono ormai oltre 73 mila ripetitori di telefonia cellulare, la maggioranza dei quali è installata abusivamente ed in molti casi essi sono occultati alla vista per mezzo di coperture in vetroresina, frutto dell'ingegno di scenografi cinematografici. Finti comignoli, muretti, fregi, grondaie, persino campanili e crocefissi votivi popolano il nostro Paese nella più completa impunità e nel vero e proprio dileggio dei limiti di emissione previsti. Scuole, ospedali, stadi, ricoveri per anziani, centri commerciali; nessun luogo è stato risparmiato dall'aggressività della politica commerciale dei gestori, che opera solo secondo le regole del profitto e non tiene in nessun conto la salute pubblica.
Attualmente le emissioni elettromagnetiche sono disciplinate dal regolamento adottato con decreto del Ministro dell'ambiente 10 settembre 1998, n. 381, provvedimento che fissa limiti ben precisi, addirittura inferiori alla media europea e pertanto da ritenere sufficienti per garantire ai cittadini una tutela accettabile, almeno finché degli studi certi non circoscrivano più dettagliatamente i reali effetti del fenomeno. Peccato però che queste disposizioni si debbano considerare a pieno titolo come lettera morta. Nei centri urbani il limite tassativo di 6 volt per metro è più inconsistente di un miraggio. Le previste zone di tolleranza in prossimità di scuole ed ospedali sono state barbaramente invase da grappoli di ripetitori, tanto che ve ne sono alcuni persino sul lastrico solare dell'università di Tor Vergata a Roma.
Questa situazione è inaccettabile ed i cittadini cominciano a ribellarsi di fronte alla protervia, allo strapotere ed alla conseguente impunità di cui sembrano godere i gestori di telefonia mobile, senza distinzione. Margini di miglioramento non se ne vedono, anzi, con l'ingresso sul mercato del servizio UMTS, previsto a breve, molto probabilmente il livello di emissioni aumenterà ulteriormente. Di contro non sembra che possano attendersi interventi risolutivi del legislatore, quantomeno in tempi ragionevoli. Il disegno di legge (AS n. 4273), attualmente in discussione presso il Senato della Repubblica non soddisfa il grande bisogno di regole certe a garanzia della salute pubblica, oltretutto - come fa osservare la Libera associazione utenti telecomunicazioni (LAUT), punto di riferimento del settore sia per la presenza sul territorio che per la qualità delle proposte - sfiora solo incidentalmente il problema dell'inquinamento elettromagnetico causato dai servizi di telefonia cellulare, imperniandosi invece su elettrodotti ed impianti destinati al servizio radiotelevisivo.
Da queste considerazioni, derivate anche dal crescente livello di attenzione dell'opinione pubblica e dalle sempre più insistenti quanto diffuse lamentele, nasce la proposta di istituire una Commissione monocamerale di inchiesta sull'operato dei gestori di telefonia mobile. Non va infatti dimenticato che le aziende oggi sul mercato operano in regime di concessione governativa e che l'articolo 41 della Costituzione subordina la libertà dell'iniziativa privata ad alcune riserve fondamentali, tra cui l'utilità sociale, la sicurezza ed il rispetto della dignità umana.
Appare così evidente la piena legittimazione dell'organismo che qui si propone di istituire, il quale dovrà necessariamente fare chiarezza nel vero e proprio far west creatosi nel settore delle telecomunicazioni.
La Commissione parlamentare di inchiesta dovrà innanzitutto verificare la quantità, la potenza di emissione e l'ubicazione delle stazioni radio base installate sul territorio, operando in collaborazione con gli enti locali, le associazioni di cittadini, le istituzioni competenti ed i singoli al fine di valutare e confrontare quanto dichiarato dai gestori del servizio. In particolare andranno monitorati tutti gli impianti ubicati in prossimità di edifici già sottoposti a specifica tutela, quali scuole, ospedali, ricoveri per anziani, impianti sportivi e centri di grande aggregazione. Da tale attività dovrà scaturire una mappatura di tutte le fonti di inquinamento elettromagnetico presenti, comprendente a maggior ragione anche le numerosissime installate senza autorizzazione ed eventualmente occultate. Le violazioni riconducibili a fattispecie di reato che saranno riscontrate verranno trasmesse all'autorità giudiziaria per quanto di competenza.
Parimenti la Commissione procederà ad effettuare audizioni dei massimi esperti del settore, a livello nazionale ed internazionale, oltre che di rappresentanti delle associazioni di utenti, onde suggerire soluzioni legislative per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico, da sottoporre al vaglio del Parlamento.
La Commissione dovrà inoltre individuare un indirizzo certo che permetta di fare chiarezza riguardo alle procedure per lo smantellamento degli impianti riconosciuti come abusivi o non a norma e per la definizione dell'effettiva funzione di pubblico servizio di impianti abusivi, ove vi sia copertura legittima da parte di altro gestore.
Altro punto fondamentale, che già da solo giustificherebbe la istituzione dell'organo qui proposto, consiste nella verifica dell'eventuale perdurare di accordi di cartello sulle tariffe, operati dai gestori di telefonia mobile e peraltro già sanzionati dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, senza che i consumatori abbiano però potuto avvertire un sensibile avvicinamento dei costi italiani alla media europea, ben inferiore.
Frontespizio |
Testo articoli |