Doc. XXII, n. 63




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Come ben ricordiamo, il 24 marzo del 1999 si verificò il tragico incidente del traforo del Monte Bianco, che provocò la morte di trentanove persone. Quel disastroso incidente pare sia stato scatenato da un autocarro belga bloccatosi in fiamme al chilometro 6 del traforo, che la sicurezza sembra abbia autorizzato ad entrare nel tunnel nonostante lasciasse un'inquietante scia di fumo al momento dell'ingresso.
Al momento dell'incidente il tunnel del Monte Bianco sembra si presentasse in condizioni di completa inefficienza. Infatti, pare che le misure di sicurezza previste per legge non fossero perfettamente funzionanti. Non funzionarono i telefoni di emergenza, gli estintori, le telecamere, i garage antifuoco. Il condizionale è d'obbligo, in quanto valutare oggi quello che successe in quella tragica giornata attraverso quanto riportato dagli organi di stampa è come rivivere un dramma a puntate dove tutti giocano a chiudere il sipario per ingarbugliare i fatti ed occultare le responsabilità.
Il nostro Paese è pieno di «misteri» irrisolti, che la lentezza della magistratura, accentuata dalla burocrazia costituita di prassi, certo non concorre a portare a chiarezza e verità.
Fu letto di tutto al momento della tragedia, ci fu ammissione di colpa del camionista, non fu chiaro se chi si accorse che il mezzo bruciava prima di entrare nel tunnel autorizzò lo stesso al transito o se non ci si accorse che il mezzo bruciava. Si lesse che venne aperta un'inchiesta giudiziaria in Francia per omicidio colposo. Fu scritto che il filmato delle telecamere sparì o venne cancellato. La società di gestione del traforo nominò una commissione tecnica sulla sciagura che non sembra avere reso noto i risultati delle indagini e, soprattutto, non conosciamo se intenda renderli noti almeno al Parlamento, poiché potrebbero essere utili per evitare disgrazie analoghe nel traforo del Monte Bianco ed in altri tunnel; ricordiamo a questo proposito che il disastro si stava ripetendo anche in Austria nel Tauerntunnel.
Il traforo del Monte Bianco era considerato uno dei più sicuri d'Europa. La fine orribile di decine di persone ci costringe a riconsiderare questa valutazione e ci induce a correre ai ripari per evitare che si possano ripetere fatti così tragici.
Il nostro Paese è disseminato di viabilità sotterranea ed è importante considerare tutti i sistemi di sicurezza per prevenire episodi del genere a livello europeo.
Ad un anno di distanza sembra emergere che quel giorno l'allarme sia stato dato con notevole ritardo, sia da parte delle autorità italiane che da parte di quelle francesi e che proprio questo ritardo sia stato decisivo e fatale per gran parte delle vittime, che continuarono ad immettersi per altri tre minuti nel traforo, ignare di quello che stava accadendo all'interno.
Il traforo del Monte Bianco sopporta un elevato numero di transiti. Nel 1998 si parla di 2 milioni di turisti e di 750 mila veicoli commerciali, in grande maggioranza autocarri ed articolati. In trentacinque anni di attività il traffico è aumentato di ben sei volte e non sono mai stati potenziati i sistemi di sicurezza. Proprio in quel traforo che negli anni sessanta era uno dei simboli più concreti dell'apertura all'Europa ed è oggi troppo importante per l'economia di tutto il nostro Paese. Tutto questo a dimostrare come la tragedia del Monte Bianco fosse una tragedia prevedibile.
Il giorno della commemorazione delle trentanove vittime il presidente della società italiana per il traforo del Monte Bianco ha mostrato la sua solidarietà anche attraverso la concessione di un indennizzo di lire 1 miliardo e mezzo, quasi 40 milioni di lire a vittima, un anticipo sulle liquidazioni delle assicurazioni, fu detto, mentre ora sembra un'ulteriore risarcimento, sempre poco comunque, per una vita umana. All'epoca del fatto si levarono cori di richieste di inchieste parlamentari, che non furono mai fatte.
È importante chiarire quanto accadde, per onore alla verità, per rispetto alle vittime ed ai loro parenti e per capire come si possano evitare casi simili senza sprechi di denaro pubblico, ma operando nella certezza della sicurezza.
Per questo si propone, con la presente proposta di inchiesta parlamentare, l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta con pieni poteri, al fine di fare piena luce sul drammatico evento.


Frontespizio Testo articoli