Onorevoli Colleghi! - Il 16 agosto 1999, all'interno della caserma «Gamerra» di Pisa, è stato ritrovato il cadavere del militare di leva Emanuele Scieri, scomparso la sera del 13 agosto poche ore dopo essere giunto presso la sede del centro di addestramento dei paracadutisti della brigata «Folgore».
L'opinione pubblica è stata colpita dai tragici particolari della morte del giovane, scomparso per tre giorni e successivamente ritrovato in un cortile della caserma, nel quale era rimasto agonizzante, per un interminabile periodo di tempo, durante il quale nessuna notizia è pervenuta né alle autorità militari, né alla famiglia in ordine alla sua presunta scomparsa.
Inaudito è apparso il fatto che nonostante Emanuele Scieri risultasse assente già al contrappello dello stesso giorno nel quale era arrivato in caserma, non sia apparso necessario ai superiori responsabili del militare allertare immediatamente sia i Carabinieri che la famiglia per la scomparsa del giovane.
Ciò appare tanto più grave ed ingiustificato in quanto la morte di Emanuele Scieri, per i modi e le circostanze in cui è avvenuta, ha sollevato e solleva interrogativi che portano a considerare seriamente l'ipotesi che il giovane possa essere rimasto vittima di un atto di «nonnismo».
Gli elementi emersi fino a questo momento sulle modalità del decesso del militare, confermati dal perito medico legale di parte, quali la posizione del cadavere, inducono infatti a credere che non si sia trattato di un suicidio o di una morte accidentale.
Com'è noto giacciono in Parlamento alcune proposte di inchiesta parlamentare intese ad approfondire il fenomeno a tutti noto come «nonnismo». Nonostante l'allarme suscitato da precedenti episodi che hanno svelato il dato di fatto che tale barbara pratica è quasi una costante del servizio di leva, ci ritroviamo oggi di fronte alla tragica ipotesi che uno di tali atti possa essere costato la vita a un giovane di ventisei anni.
Secondo l'Associazione nazionale dei genitori dei soldati di leva (ANGESOL), degli oltre cinquanta casi tra decessi, tentativi di suicidio, incidenti gravi e scomparse di soldati da basi militari, ben dodici sono da collegare ad episodi di vero e proprio «nonnismo», mentre anche sul preoccupante dato dei suicidi grava il sospetto che in alcuni casi possano avere giocato un ruolo angherie, richieste estorsive, vessazioni, maltrattamenti, pressioni psicologiche, umiliazioni fisiche e violenze anche a sfondo sessuale, tali da spingere alcuni giovani a togliersi la vita.
Se si considera che è ragionevole supporre che molti atti di violenza non vengano denunciati, per paura di ritorsioni, è del tutto evidente l'urgenza di un intervento tempestivo da parte del Governo e del Parlamento, con lo scopo di reprimere definitivamente il fenomeno.
Onorevoli colleghi! L'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri non si prefigge l'obiettivo di criminalizzare le Forze armate, bensì quello di chiarire se e fino a che punto esistano effettivamente responsabilità terze nella morte del giovane, in tale modo salvaguardando le istituzioni militari da un dubbio così vergognoso.
Appare più in generale urgente un forte e concreto segnale di cambiamento, attraverso una vera e propria campagna per la sicurezza nelle caserme, al fine di scongiurare per il futuro il ripetersi di eventi delittuosi ai danni di giovani di leva. Obiettivo prioritario del Parlamento, anche in vista della progettata riforma della leva e dell'introduzione del servizio militare femminile, deve essere quello di creare le condizioni per la massima tutela dei giovani in servizio di leva, configurando gli atti di «nonnismo» nelle caserme come una autonoma fattispecie di reato e consentendo la massima protezione dei giovani che denunciano atti di «nonnismo».
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