Doc. XXII, n. 56




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - La morte del giovane parà Emanuele Scieri alla vigilia dell'inizio del servizio militare presso la Brigata «Folgore» sembra l'ultimo episodio di una lunga e triste serie di vittime di quel fenomeno comunemente classificato con il termine «nonnismo».
Di fronte a simili avvenimenti non basta sollevare l'attenzione dell'opinione pubblica con episodici atti di indignazione delle istituzioni e con l'apertura di fascicoli giudiziari presso le competenti procure militari ma occorre adottare misure organiche, tali da scoraggiare il compimento di simili atti di ingiustificata e barbara violenza, occorre delineare un progetto organico di iniziative atte, da un lato, a scoraggiare la commissione di simili delitti e, dall'altro, ad indurre presso il personale militare la consapevolezza che simili atrocità non consentono alle Forze armate di svolgere con serenità gli importanti compiti ad esse affidati.
Occorre essere consapevoli del fatto che con il termine «nonnismo» si fa riferimento a gravissimi atti di violenza privata ai danni dei giovani militari di leva, ingiustificabili sotto tutti i profili, che il codice penale militare di pace configura come reati militari (articoli 195 e 196 del codice penale militare di pace), anche se è pur vero che alcuni episodi si risolvono in banali atti di goliardia.
Tralasciare quindi la gravità di simili comportamenti sulla base di una definizione che stimola all'indulgenza significa continuare a sminuire tali fatti nella coscienza civile, inducendo l'opinione pubblica a ritenere che il giovane coscritto durante la prestazione del servizio di leva veda sospesi i propri diritti inviolabili prescritti dalla parte prima della Costituzione, tra i quali, lo si sottolinea, vi è l'importante diritto all'inviolabilità della persona umana.
Si rende pertanto necessario avviare un'inchiesta parlamentare che, analizzando i casi di «nonnismo» fino ad oggi registrati, metta in luce le responsabilità istituzionali e personali alla base del permanere di tali episodi di violenza nelle caserme. Lo scopo è quello di assicurare che il Parlamento possa esprimere una posizione chiara su di un fenomeno che non può protrarsi ulteriormente, anche se nella tacita condanna da parte delle istituzioni, semplicemente perché anche un episodio innocente di natura goliardica può trasformarsi in un incidente drammatico a seconda del maggiore o minore grado di cultura civile dei militari coinvolti, e probabilmente, a causa della assenza di controlli veramente severi presso le caserme da parte degli ufficiali immediatamente a contatto con la truppa, spesso conniventi rispetto a simili eventi.

Occorre peraltro registrare con piacere e soddisfazione come i vertici militari siano estremamente sensibili a tale problema e abbiano assunto significative iniziative, fra le quali si ricordano i lavori della Commissione per lo studio e la prevenzione del «nonnismo» all'interno dello Stato maggiore dell'Esercito, che, istituita nell'aprile 1998, ha prodotto nel marzo 1999 una relazione, sulla base della quale il Capo di stato maggiore dell'Esercito ha poi diramato una direttiva in materia ai comandanti dipendenti il 24 marzo 1999.


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