Doc. XXII, n. 55




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - La decisione adottata il 19 maggio dalla sezione elettorale di Corte di cassazione di sospendere la proclamazione dei risultati del referendum elettorale tenutosi il 18 aprile 1999, dà voce e senso a tutte le perplessità che si erano sollevate già all'indomani del voto sull'aderenza dei registri elettorali a quella che è l'effettiva consistenza del corpo elettorale. Il Comitato promotore del referendum, nei giorni successivi al voto, aveva presentato un ricorso sulla regolarità del quorum dei votanti necessario per la validità della consultazione. Il ricorso non è stato ritenuto né irrilevante, né inammissibile, anzi il lavoro dei tecnici e dei ricercatori dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), incaricati dalla Corte di cassazione di controllare i dati elettorali nelle settimane appena trascorse, ha già portato ad una correzione verso l'alto dei votanti: questione rilevantissima se si considera che il referendum è stato dichiarato non valido per poco meno di 200 mila voti (circa lo 0,3 per cento degli aventi diritto).
Le ragioni in base alle quali i presentatori della presente proposta di inchiesta parlamentare ritengono che il raggiungimento del quorum necessario per la validità del voto possa essere possibile sono la riconsiderazione dello stato di aggiornamento delle anagrafi elettorali, la validità dell'iscrizione di numerosi elettori, i ritardi dello svolgimento degli adempimenti da parte di taluni enti locali e l'impossibilità di esprimere il proprio voto da parte dei cittadini residenti all'estero, sia per mancanza di informazione, sia per la mancata adozione nei loro confronti delle misure idonee a favorirne la partecipazione.
Gli aventi diritto nella tornata referendaria del 18 aprile erano 47.890.205; il 18 aprile di quest'anno sono stati un milione e quattrocentomila in più, cioè 9.307.647: un aumento non certo dovuto all'incremento della popolazione, sostanzialmente stabile, ma in piccola parte derivante dagli extra-comunitari divenuti cittadini italiani ed in gran parte dall'incremento degli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE).
Tuttavia, la confusione su quanti siano gli italiani all'estero aventi diritto di voto è estrema: per le anagrafi consolari essi sono 3 milioni e 500 mila; per le anagrafi comunali, che sono quelle che fanno testo, 2 milioni e 600 mila. Un dubbio sulla reale consistenza di questo settore del corpo elettorale è quindi del tutto legittimo.
Nella proposta di inchiesta parlamentare, è inoltre messa in evidenza l'impossibilità, per questi cittadini, di esprimere il proprio voto a parità di condizioni con i residenti in Italia. Ci si chiede cioè se sono entrati in funzione i seggi consolari, se sono state inviate per tempo le cartoline elettorali necessarie ad ottenere le facilitazioni lavorative e di viaggio generalmente previste per le consultazioni elettorali. Va accertato se ad essi siano stati correttamente spediti i certificati elettorali: l'onorevole Tremaglia ha ricordato che durante la sua Presidenza presso la Commissione affari esteri della Camera dei deputati egli promosse una ricerca dalla quale risultò che, alle scorse europee, su 300 mila certificati spediti ad italiani residenti in Germania, ben 101 mila contenevano errori che ne impedivano la ricezione. Tali errori ed i ritardi nella consegna dei certificati elettorali possono aver costituito un impedimento oggettivo anche per gli elettori residenti in Italia. Rispondendo ad una interrogazione sulla consultazione referendaria del 1997, l'allora Ministro Napolitano affermava che: «il numero dei certificati non consegnati non si discostava in misura apprezzabile dai dati registrati in occasione di precedenti tornate referendarie»: l'1,1 per cento, cioè circa 500 mila elettori, più del doppio dei voti necessari a raggiungere il quorum! Il comune di Napoli ha già espressamente ammesso un ritardo non lieve nella spedizione dei certificati.
Trasmissioni televisive hanno ben documentato come in taluni certificati elettorali fosse riportata come data della votazione il 18 giugno; sono stati intervistati elettori che, recatisi a votare, si sono resi conto che il seggio non si trovava dove indicava il certificato.
Altri problemi sembrano essere sorti con gli elenchi di aventi diritto al voto tenuti dai comuni. Al Comitato promotore risulta che molti di essi non sono stati ancora aggiornati sulla base delle risultanze dell'ultimo censimento del 1991, contenendo un elevato numero di ultracentenari, molti dei quali, presumibilmente essendo già morti, concorrono però alla formazione del quorum che rende valido il referendum.
I problemi esposti sollevano un legittimo dubbio sulla correttezza del risultato del referendum stesso. Dubbio che occorrerebbe fugare con estrema decisione, costituendo il diritto di voto ed il principio di maggioranza i cardini della democrazia. Nessun sistema democratico può sopravvivere ad un voto falsato o peggio truccato.
I presentatori della presente proposta di inchiesta parlamentare, senza mire polemiche ed accettando qualsiasi verdetto, purché esso sia cristallino, ritengono che la questione sia di rilevanza tale da doverla porre nelle mani del Parlamento: solo così restituiremo ai cittadini la piena fiducia nell'operato delle istituzioni e della pubblica amministrazione.


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