Onorevoli Colleghi! - Il 3 febbraio 1998 un aereo militare degli Stati Uniti, più precisamente un Prowler decollato dalla base di Aviano in volo di addestramento, ha tranciato il cavo della funivia del Cermis nel comune di Cavalese. L'incidente ha causato la morte di venti persone appartenenti a varie nazionalità.
Gli accertamenti svolti dall'autorità militare italiana hanno permesso di constatare che il velivolo aveva deviato di circa 10 chilometri dalla rotta e aveva volato ad una quota non superiore ai 100 metri e ad una velocità non consentita.
Secondo il piano di navigazione nel percorso che ha preceduto l'impatto, precisamente nella tratta Riva-Marmolada, il velivolo non avrebbe dovuto scendere ad una quota inferiore ai 200 piedi sul terreno.
Ad un anno dalla tragedia l'opinione pubblica internazionale è stata profondamente colpita dal verdetto di assoluzione del pilota statunitense che, con uno sciagurato volo, ha tranciato il cavo dell'impianto di risalita e ha provocato ben venti vittime e danni incalcolabili.
Molte preoccupazioni e domande sono ancora senza risposta e riguardano, per esempio, la sicurezza futura dei cittadini, la ricerca di giustizia con il riconoscimento delle responsabilità penali ed il risarcimento dei danni morali e materiali, l'osservanza delle norme che regolano il volo soprattutto su aree particolarmente delicate come l'arco alpino.
Dal punto di vista giudiziario la pronuncia del difetto di giurisdizione penale dello Stato italiano da parte del giudice per le indagini preliminari di Trento, ha riconosciuto la competenza penale agli Stati Uniti. A questo proposito, pur riconoscendo la valenza della sentenza, non si può che esprimere nuovamente la delusione e l'amarezza per la sentenza stessa. Nondimeno va tenuto ben presente che la questione non ha solo risvolti di giurisdizione penale; anche lo Stato italiano deve verificare con attenzione le responsabilità in capo all'Aeronautica militare italiana.
Sappiamo bene che la Convenzione di Londra disciplina anche la giurisdizione penale; e anche per la tragedia del Cermis, seguendo la consuetudine fondata su di un'interpretazione legittima delle norme specifiche, la giurisdizione penale è stata riconosciuta al Paese d'origine. Evidentemente una modifica di questa consuetudine comporta necessariamente alcuni atti politici di ordine parlamentare o governativo. Per innovare quest'interpretazione ed ottenere la titolarità in Italia della giurisdizione penale, visto che non si è voluto aprire un contenzioso, tra l'altro normato dalla citata Convenzione, vi sono tre strade da percorrere con determinazione:
1) porre in essere le procedure previste per la richiesta di revisione della Convenzione di Londra. Questo non vuol dire certo denunciare l'accordo NATO e chiederne l'uscita dell'Italia, bensì adeguare quella parte della Convenzione che riguarda la giurisdizione penale ad una realtà storico-politica totalmente modificata rispetto al 1951, ridando assoluta dignità e sovranità al nostro Paese;
2) rivedere e non segretare le convenzioni tra l'Italia e gli Stati Uniti che disciplinano le basi militari statunitensi situate sul nostro Paese, ridiscutendo la qualità e la quantità dell'extraterritorialità di cui godono gli Stati Uniti;
3) approvare una legge che istituisca una Commissione parlamentare di inchiesta affinché, con i poteri dell'autorità giudiziaria, possa ricostruire la verità ben sapendo che il verdetto della Corte marziale di Camp Lejeune non potrà essere modificato. Dovremo proseguire da dove si è fermata l'indagine della procura della Repubblica di Trento ed appurare le responsabilità.
Concludendo, appare pertanto necessario intervenire tempestivamente istituendo una Commissione parlamentare di inchiesta che accerti le cause dell'incidente alla funivia del Cermis e le relative responsabilità oltre a verificare il rispetto e la «compatibilità» delle norme che regolano l'attività addestrativa dei velivoli militari con la «sacrosanta» esigenza di sicurezza.
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