Doc. XXII, n. 49




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - L'azione di risanamento dei conti pubblici avviata fin dal 1992 ha portato il Paese verso il grande obiettivo dell'Euro, ma una politica di bilancio severa ha inciso fortemente sulla spesa pubblica, su quella delle pubbliche amministrazioni e sul volume dei trasferimenti determinando una forte penalizzazione dell'economia meridionale, meno aperta all'esportazione, cresciuta tra il 1992 e il 1997 dell'1,7 per cento rispetto al 7,7 per cento del nord, contribuendo al risanamento del Paese in termini di minore sviluppo e occupazione.
È stato rilevato come nonostante gli investimenti agevolati ai sensi della legge n. 488 del 1992 il divario in termini di prodotto interno lordo (PIL) pro capite è aumentato dal 42 al 45,5 per cento; dal 1992 al 1998 il tasso di disoccupazione è aumentato dal 16,2 al 22,4 per cento.
Le aree depresse hanno sofferto la riduzione dei pagamenti di cassa sia per il minore volume di risorse spendibili sia per un più basso coefficiente di utilizzazione delle risorse.
Rispetto a risorse ingenti erogate dallo Stato per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse attraverso il sistema degli incentivi e delle agevolazioni finanziarie e fiscali, nell'immaginario collettivo vi è l'idea di colossale «sperpero». Occorre allora fare chiarezza rispetto a facili luoghi comuni. È necessario dotare il Parlamento degli strumenti necessari a fare luce sulle erogazioni finanziarie e sui risultati raggiunti.
Senza dubbio nel Mezzogiorno sono state realizzate grandi trasformazioni. Non possono neppure essere negati i limiti e la fragilità del processo di industrializzazione basato sul decentramento di iniziative delle aree industriali settentrionali, ma tale decentramento era inidoneo a costituire una organica struttura industriale tanto più che i centri industriali del nord su cui si decentrava erano essi stessi in crisi, mentre nel nord stesso si intensificavano le ristrutturazioni e le riconversioni industriali.
Complessivamente la spesa totale della Cassa per il Mezzogiorno nel periodo 1951-1980 risulta di 44 mila miliardi di lire 1980, pari allo 0,7 per cento del prodotto nazionale lordo del periodo e al 3,3 per cento del prodotto lordo del Mezzogiorno. Dei 120 mila miliardi di lire previsti dalla legge 64 del 1986 non va dimenticato che ammontano a lire 85.859 miliardi le somme erogate dalla Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno a valere sui fondi della stessa legge. Alle ingenti dotazioni finanziarie della legge n. 64 del 1986 si sono aggiunte le nuove dotazioni recate dalla legge n. 488 del 1992.
Il complesso della spesa per le aree depresse dal 1993 al 1997 ammonta a 46.287 miliardi di lire sull'insieme dei pagamenti dell'AGENSUD e del bilancio dello Stato.
Nel periodo 1o gennaio 1987- 31 dicembre 1992 erano stati creati dalle iniziative incentivate dall'Agenzia complessivamente 112.570 posti di lavoro mentre quelli mantenuti per ampliamenti, ammodernamenti, ristrutturazioni e riattivazioni sono stati circa 111 mila. Prima dell'intervento della legge n. 488 del 1992 si prevedevano ulteriori oneri finanziari per 13 mila - 15 mila miliardi di lire. Al 31 dicembre 1992 risultavano in istruttoria presso la Agenzia 7.740 domande agevolative relative alle attività produttive. Sulle oltre 7 mila domande presentate sono state ammessi alle agevolazioni 4229 progetti con scarti rilevanti, soprattutto nel Mezzogiorno, del numero delle domande finanziate rispetto a quelle ammesse nella graduatoria regionale. Va ricordato che l'incremento occupazionale per ogni miliardo di lire di investimenti è pari mediamente a 3,3 unità. L'ammontare complessivo di investimenti derivanti dalla realizzazione delle iniziative agevolative risulta pari a 15.140 miliardi di lire.
Al complesso degli investimenti pari a 21.700 miliardi di lire è stato riconosciuto un contributo di lire 6.654 miliardi da concedere in quote costanti annuali di lire 2.218 miliardi a decorrere dalla data di pagamento della prima quota (29 novembre 1996). Tale erogazione presuppone la realizzazione di investimenti in un periodo triennale in cui le spese dei lavori siano finanziate parzialmente con il contributo dello Stato pagabile in una determinata data. Il rapporto contributo-investimento si colloca mediamente al 30 per cento.
Lo strumento della Commissione parlamentare di inchiesta è l'unico che permette al Parlamento di valutare il rispetto delle procedure, l'uso e la destinazione delle rilevanti risorse finanziarie che assommano a migliaia di miliardi attraverso un complesso di interventi legislativi che muovono dalle leggi n. 646 del 1950, n. 298 del 1953, n. 634 del 1957, n. 717 del 1965, n. 853 del 1971, n. 183 del 1976, fino alle leggi n. 64 del 1986 e n. 488 del 1992.
Occorre, pertanto, istituire una Commissione parlamentare di inchiesta per accertare eventuali responsabilità nell'utilizzo di risorse pubbliche non finalizzate all'uso per il quale erano state messe a disposizione dal Parlamento e fare dunque un bilancio obiettivo, sereno, dei risultati raggiunti nell'intervento straordinario e soprattutto nei comportamenti degli operatori pubblici e privati, degli imprenditori, rispetto ad un così rilevante volume di risorse pubbliche per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno.
Con l'articolo 1 viene istituita la Commissione parlamentare di inchiesta sulle erogazioni di risorse pubbliche nel Mezzogiorno nel periodo 1986-1997 e ne viene definito l'ambito di azione, al fine di raggiungere gli obiettivi di conoscenza che permettano una valutazione complessiva dei risultati raggiunti nella erogazione delle risorse pubbliche finalizzate allo sviluppo del Mezzogiorno.
L'articolo 2 disciplina la composizione della Commissione.
Con gli articoli 3 e 4 sono, infine, definiti i poteri della Commissione e le regole di funzionamento.


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