Onorevoli Colleghi! - A decorrere dagli anni cinquanta si è sviluppato in misura massiccia il fenomeno dell'abusivismo edilizio, cioè la costruzione di un numero ingentissimo di edifici in contrasto con gli strumenti urbanistici e privi di qualsiasi autorizzazione da parte delle autorità comunali. Tale fenomeno ha deturpato le periferie di città grandi e piccole e le coste delle regioni meridionali ed insulari. In tale modo si è preclusa la possibilità di un ordinato sviluppo urbanistico di importanti città e si è disperso un patrimonio paesaggistico inestimabile con danni gravi all'ambiente e alle potenzialità di sviluppo del turismo qualificato in molte aree del nostro Mezzogiorno.
Le responsabilità sono varie e ramificate; innanzitutto c'è l'inerzia di molte amministrazioni comunali che hanno ritardato od omesso di dotarsi di adeguati strumenti urbanistici, fornendo così un alibi a coloro che volevano realizzare insediamenti al di fuori di ogni vincolo ed ordine razionale. Le stesse amministrazioni comunali hanno poi immense responsabilità nel campo della mancata prevenzione e repressione del fenomeno dell'abusivismo che, in vaste aree del Paese, ha assunto dimensioni ed aspetti del tutto inaccettabili. Ma responsabilità altrettanto gravi le ha avute anche il legislatore che, a decorrere dalla seconda metà degli anni sessanta, ha considerato l'edilizia privata come un fatto meramente speculativo e di conseguenza ha dettato norme eccessivamente restrittive in materia di edificabilità dei suoli, in tale modo non indirizzando in maniera equilibrata e razionale la normale attività edilizia che rispondeva ad esigenze abitative insopprimibili. Quindi regole troppo restrittive, dettate anche per ragioni ideologiche di tipo marxista, sono state, come si poteva facilmente prevedere, travolte, dando luogo ad edificazioni selvagge pessime sia sotto il profilo funzionale sia sotto quello estetico.
Sono gli urbanisti di scuola paleomarxista, che volevano privilegiare la proprietà pubblica della casa, ad avere un'enorme responsabilità nel degrado estetico delle periferie di tante città, fra le quali Roma, e nel saccheggio di tratti di costa, anche di notevole pregio paesaggistico, soprattutto nel Sud.
Il danno fatto al Paese da questi legislatori demagogici e da amministratori locali incapaci o, peggio, conniventi è incalcolabile; per tale motivo è oltremodo opportuno che il Parlamento, mediante lo strumento dell'inchiesta parlamentare, accerti innanzitutto le dimensioni del fenomeno nonché le responsabilità sia sotto il profilo politico sia sotto quello amministrativo e, soprattutto, individui i modi per prevenire l'ulteriore espansione del fenomeno e per dare un minimo di sistemazione razionale sotto il profilo urbanistico ed estetico agli scempi che l'abusivismo ha perpetrato nel «bel Paese».
Se vogliamo essere un Paese moderno, avanzato e realmente integrato nell'Unione europea, dobbiamo accertare ed eliminare tutte quelle forme di predazione del territorio che hanno causato danni forse irreparabili al paesaggio ed al patrimonio di tutti i cittadini.
È compito di una classe politica consapevole fare il punto della situazione, una volta per tutte, su tale deprecabile fenomeno e proporre soluzioni adeguate che eliminino le zone d'ombra e la farraginosità di un sistema che ancora oggi rischia di favorire l'insorgere dell'abusivismo edilizio.
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