Onorevoli Colleghi! - Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative parlamentari sul ciclo dei rifiuti e sulle illecite attività ad essi connesse. Esse hanno fornito un quadro complesso e preoccupante sul rapporto tra smaltimenti e ruolo della criminalità organizzata, ma proprio perché si è trattato di mettere a punto un «quadro generale» del problema, è risultato, oggettivamente, impossibile analizzare situazioni e «pezzi» specifici di territorio del Mezzogiorno in cui la situazione sta diventando allarmante. È il caso della Calabria e più specificatamente dell'Alto Jonio Cosentino che richiede un'urgente ed approfondita attenzione.
La presente proposta di inchiesta parlamentare è finalizzata ad istituire una Commissione parlamentare di inchiesta con il compito di individuare la «mappa» dei depositi, dei traffici illeciti e dello smaltimento (a terra e in mare) di rifiuti radioattivi, in una zona come quella dell'Alta Calabria, passata, negli ultimi mesi, alle cronache per eventi clamorosi che hanno coinvolto anche rappresentanti del governo regionale, oltre ad avere evidenziato una forte carenza di controlli e la totale assenza di un coordinamento dell'azione fra Stato, regione ed enti locali. In quella specifica zona, inascoltate sono rimaste le denunce fatte da associazioni ambientaliste; nel vuoto sono cadute anche iniziative di sindacato ispettivo assunte dallo stesso presentatore della presente proposta di inchiesta parlamentare; indifferenti ha lasciato le autorità sanitarie il vertiginoso aumento dei casi di tumore, del tutto ingiustificabile razionalmente, in un'area senza fonti inquinanti e considerata, per la simbiosi mare-montagna, tra le più suscettibili di sviluppo turistico-culturale proprio perché ambientalmente salubre. Nella realtà, grotte, fiumare spesso sovrastate da enormi piloni della superstrada, contrafforti di montagna e isolamento costituiscono siti appetibili per discariche di rifiuti nocivi e inquinanti. In Calabria, nella Sibaritide e nell'Alto Jonio è presente - anche per essere tali zone punti di frontiera nel Mediterraneo e a ridosso della centrale Enea in Trisaia di Rotondella delle cui scorie radioattive tanto si è detto - una vera emergenza «rifiuti» ed è necessario verificare, attraverso la Commissione parlamentare di inchiesta se essa non sia punto di approdo di parte di quel 60 per cento di rifiuti pericolosi che oggi non si sa, ufficialmente, dove sia finito in presenza di una sorta di far west del settore, vero e proprio paradiso delle cosiddette «eco-mafie», che hanno trovato spesso connivenze con uomini senza scrupoli, trafficanti di rifiuti e di salute e con settori della pubblica amministrazione preposti al rilascio di autorizzazioni e concessioni. Da qui la preoccupazione per il disegno di gestione criminoso del territorio che frutta ingenti vantaggi speculativi, quasi in regime di monopolio, proprio nel settore del traffico di rifiuti di ogni tipo: urbani, chimici, ospedalieri, tossico-nocivi e radioattivi. È un «affare» che - come viene fuori dagli atti della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo rifiuti di recente pubblicati dalla Camera dei deputati - rende, sul terreno economico, più del traffico internazionale della droga e con minori rischi: un business illegale che colpisce, non a caso, la Calabria, la Campania, la Sicilia e la Puglia, dove agiscono 'ndrangheta, camorra, mafia e Sacra Corona Unita con coordinati collegamenti nazionali.
È istruttivo il giudizio del sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia riportato in quegli atti: «(...) Le rotte del traffico illegale di rifiuti si muovono sull'asse Nord-Sud in direzione del Mezzogiorno dove vengono smaltite le centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti di ogni specie in discariche prevalentemente non autorizzate, costituite da cava, da specchi d'acqua, da grosse buche scavate in fondi anche agricoli sulle quali una volta ricoperte, vengono praticate, non di rado, colture. Con quale danno per la salute pubblica e con quale disastro ambientale è facile immaginare! I rischi modesti connessi a tale pratica illegale e le garanzie di omertà assicurate dai trasportatori e dagli smaltitori hanno, purtroppo, reso l'affare appetibile anche per imprese legali di medie e grosse dimensioni che affidano, con sempre maggiore frequenza, i loro rifiuti a soggetti legati alla criminalità organizzata che garantiscono costi di smaltimento di gran lunga inferiori a quelli praticati dal mercato legale.
Secondo alcune stime, molto vicine al vero, la criminalità organizzata lucra una quota di circa lire 2 mila miliardi l'anno».
Alle ricadute nefaste di questo «giro» va ricondotta una valutazione attenta sulla devastazione ambientale e sul peggioramento della salute dei cittadini che, nella zona di cui stiamo trattando, si traduce in un allarmante aumento degli indici di malattie che spesso portano tragicamente alla morte.
L'inchiesta parlamentare che si propone, dunque, tende a produrre una mappa attendibile, anche con l'uso di mezzi tecnici adeguati, della realtà per prospettare contromisure atte a bloccare questo vero e proprio furto di futuro ai danni soprattutto delle nuove generazioni.
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