Doc. XXII, n. 42




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - L'episodio che ha coinvolto la giovane recluta Davide Macera è solo l'ultimo di una lunga serie di atti di quel triste fenomeno chiamato nel gergo militare «nonnismo». Il ripetersi di tali fenomeni finisce per fare purtroppo di questa pratica quasi una costante del servizio di leva: chiunque abbia fatto il servizio militare sarà stato vittima, specialmente nei primi tempi dell'esperienza, almeno una volta di angherie, richieste estorsive o altre vessazioni da parte di commilitoni o di superiori gerarchici, talvolta, e per fortuna, per quanto ad oggi si sappia, molto più raramente di certe pratiche omosessuali che sono tristemente in uso nelle nostre caserme. L'Associazione nazionale dei genitori dei soldati di leva (ANGESOL) ha catalogato più di cinquanta casi tra decessi, tentativi di suicidio, incidenti gravi e scomparse di soldati dalle basi militari. Di questi, almeno dodici sono gli episodi emersi di vero e proprio «nonnismo», ovvero di maltrattamenti, pressioni psicologiche e umiliazioni fisiche nei riguardi delle reclute, spesso conclusisi con esiti tragici.
Ma è ragionevole supporre che molti episodi di violenza non vengano denunciati, per paura o per vergogna. Pur volendo ritenere non veritiere o esagerate le cifre dell'ANGESOL, basterebbe dare una rapida scorsa all'ultima relazione del Ministero della difesa, che risale al 1995, sullo stato del personale di leva e in ferma di leva: sono stati calcolati in duecentoventi i morti delle Forze armate (esclusa l'Arma dei carabinieri) in un anno. Di questi quindici sono i suicidi, novantatré i decessi per incidente, sessanta le morti per malattia. Tra i carabinieri, nel 1995, i morti sono novantaquattro, di cui dieci suicidi, ventuno per incidente, cinquantasette per malattia. Di fronte alla laconica e tragica crudezza di queste cifre occorre fare al più presto chiarezza, per definire i reali contorni di vicende quali l'ultima che ha coinvolto la recluta Davide Macera, senza tuttavia creare inutili allarmismi intorno al fenomeno e senza criminalizzare le nostre Forze armate. Si propone, anzi, al fine di coinvolgere le stesse, a tutela del loro ruolo e della loro credibilità, una collaborazione con il Parlamento in una ormai indilazionabile opera di pulizia da scorie, moralmente e fisicamente inquietanti, attraverso appunto una Commissione parlamentare di inchiesta.
Ogni istituzione sociale di tipo chiuso ha risvolti negativi: nei collegi sono diffuse le pratiche omosessuali, nelle aziende ci sono casi di molestie sessuali, nella discoteca si spaccia droga. Infine, nelle carceri, come da sempre è noto, tutte queste tremende, e spesso tragiche, patologie umane si sommano creando una miscela esplosiva. Così, anche nelle nostre caserme, i giovani militari di leva sono spesso vittime di soprusi o soggetti «deboli» coinvolti nel fenomeno della droga e della microcriminalità.
Il tutto in un contesto sociale, nel nostro come in tutti i Paesi industrialmente avanzati, nel quale la violenza giovanile, spesso gratuita ed insospettata, appare - dagli stadi, alle scuole fino all'interno delle famiglie - una «valvola di sfogo» per lo svuotamento degli ideali e la disintegrazione di forme associative basate su comuni valori.
Per tutte le ragioni innanzi esposte ed anche per evitare casi di «giustizia sommaria» non legata a reali approfondimenti di responsabilità, come sembra essere avvenuto per la rimozione dei superiori della recluta Macera, appare necessaria la presentazione della presente proposta di inchiesta parlamentare per l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta con il compito di fare piena luce su tali vicende ed accertare la verità dei fatti denunciati e tutte le responsabilità, ad ogni livello, del personale militare coinvolto.
È necessario, infatti, accertare il grado di vivibilità delle caserme in cui i giovani prestano il servizio di leva, verificando quanto per essi il mutamento di ruolo e di supporti sociali, rispetto alla precedente situazione di vita in famiglia, con un ben altro microclima sociale, possa incidere sull'equilibrio psico-fisico degli stessi, in termini di regole, abitudini, ritmi di vita ed impegno, verificando altresì le strutture di controllo.
Compito della Commissione sarà anche quello di verificare il messaggio educativo e formativo rivolto al militari di leva, acquisendo, con ogni potere proprio di una Commissione parlamentare di inchiesta, ogni notizia, dato o documento atti a valutare contenuti e metodi didattici e formativi.
Sarà, infine, necessario accertare se vi siano finora state o vi siano direttive, formali e dirette o indirette ed informali, diffuse da parte di ufficiali o graduati delle Forze armate che abbiano autorizzato o autorizzino o rendano comunque leciti o tollerati comportamenti gravemente lesivi del codice penale militare e della disciplina, pur tanto necessaria ed opportuna nel rispetto di leggi e regolamenti, per quelle Forze armate che la Costituzione repubblicana pone a baluardo e fondamento dei confini e della sicurezza del nostro Stato democratico.


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