Onorevoli Colleghi! - Da anni si sta parlando di finanziamenti a varie imprese, tendenti ad incrementare la produttività e, di conseguenza, a dare possibilità di lavoro, laddove predomina la disoccupazione, che molto spesso costituisce un punto cardine per l'affermazione della criminalità organizzata e per ogni altra azione delinquenziale. I cittadini privi di lavoro devono pur sopravvivere e, talvolta, presi da uno stato d'animo di esasperazione deviano, sì da violare le norme del codice penale. Da tale situazione scaturisce la necessità che uno Stato di diritto garantisca la possibilità e la certezza del lavoro per tutti, quale mezzo per favorire una sensibile diminuzione della delinquenza soprattutto tra i giovani.
Per tale motivo lo Stato è intervenuto assai spesso con finanziamenti a favore di piccole e grandi industrie: tra queste, emerge la FIAT HITACHI Spa di Lecce, che recentemente per ridurre il personale ha avviato le procedure di mobilità per settantacinque dipendenti.
A questo punto sorge spontanea la domanda su quale utilizzazione abbiano avuto i miliardi di lire che lo Stato ha investito in tale industria e se sia giusto e produttivo che uno stabilimento già avviato e finanziato cospicuamente debba ridimensionare il proprio organico per generiche necessità di ristrutturazione, mentre la FIAT ha aperto proprio un altro stabilimento nel Sud, quello di Melfi, con cospicui finanziamenti statali.
Da ciò nasce spontanea in tutti l'impressione che alla base di tale procedura non vi sia una chiarezza di intenti; anzi, nasce il dubbio che i progetti partano per essere finanziati con danaro statale a fondo perduto, prescindendo da ogni criterio di stabilità occupazionale per le popolazioni che, molto spesso, non hanno altre possibilità lavorative.
È quanto mai necessario, quindi, dissipare gli spontanei dubbi che sorgono e sottoporre a severi ed oculati controlli la gestione dei finanziamenti che sono serviti a tutt'altro che a potenziare l'attività aziendale.
Pertanto, si richiede un immediato controllo diretto volto ad appurare se il danaro dei contribuenti italiani sia stato investito bene, con intenti corretti, o se alla base di questi investimenti vi siano intenti non del tutto onesti.
Al fine di fugare ogni dubbio mediante un controllo oculato e scrupoloso, sarebbe, a parere del proponente, quanto mai opportuno ed urgente istituire una Commissione parlamentare di inchiesta, che, con accurate indagini, possa porre termine agli sperperi di denaro dello Stato, sottratto ai contribuenti.
Tra l'altro, la Commissione dovrebbe avere il compito di verificare tutti i finanziamenti elargiti ai sensi della legge n. 64 del 1986 e della legge n. 46 del 1982 ed accertare se gli stessi siano veramente devoluti per gli scopi che le imprese si sono prefissi e per i quali sono state sovvenzionate.
L'attuale situazione dello Stato impone di agire con molta responsabilità e di impedire che continuino gli sperperi di danaro, che molto spesso vanno a vantaggio dei richiedenti piuttosto che dei lavoratori.
La presente proposta di inchiesta parlamentare si pone, quindi, come prima esigenza, quella di controllare la gestione dei fondi assegnati alla FIAT per la costruzione e la gestione degli stabilimenti del sud d'Italia.
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