Doc. XXII, n. 28




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Il nostro Paese, a causa della fallimentare politica agraria gestita negli ultimi anni, pur essendo un Paese importatore del 40 per cento del prodotto consumato, è stato penalizzato dalla Unione europea nel settore delle quote latte; ad esso è stata anche comminata, sempre dall'Unione europea, una multa che per il quinquennio 1988-1993 è risultata pari a lire 6.000 miliardi, poi ridotti, a seguito di trattative, a lire 3.600 miliardi da versarsi in cinque rate. Per il 1996 è previsto il pagamento di una multa di lire 421 miliardi, sempre per le eccedenze delle quote latte.
Il Parlamento italiano aveva approvato nel 1992 la legge n. 468 che programmava, fra l'altro, i termini di gestione delle quote latte, affidando compiti precisi all'AIMA, alle associazioni di categoria ed a tutti gli operatori della filiera, dai produttori agli utilizzatori.
L'AIMA ha gestito e gestisce finora in termini obiettivamente fallimentari la questione delle quote latte facendo ricadere, per questo suo comportamento, sui produttori e sugli utilizzatori del prodotto, gli effetti negativi di questa gestione, con danni gravissimi alle aziende ed al patrimonio produttivo del settore. In modo specifico l'AIMA non ha rispettato i termini previsti dalla legge n. 468 del 1992; non ha provveduto a pubblicare gli elenchi ufficiali che attribuiscono le quote latte ai produttori entro i termini di legge, ma lo ha fatto solo il 16 aprile 1996 al termine della campagna di commercializzazione del prodotto. Per giunta questi elenchi pubblicati sono risultati pieni di errori e di arbitrarie attribuzioni di quote sbagliate ai produttori con la conseguenza che sono stati attivati su tutto il territorio nazionale un numero elevatissimo di contestazioni e di ricorsi, che risultano pari a 15 mila. Va poi considerato che a tutt'oggi la pubblicazione dei dati sulla reale quantità di latte prodotto in Italia è oggetto di pesante contestazione da parte dei principali soggetti del settore che la considerano come non veritiera in base a riscontri obiettivi. Il risultato di questo complesso di inadempienze da parte dell'AIMA porta a far ricadere il pagamento della multa di 421 miliardi di lire su soggetti sbagliati o comunque di far gravare un carico eccessivo e non previsto sulle aziende.
Il nostro Paese ha ottenuto dalla Unione europea una proroga di pagamento della multa per le quote latte fino al 31 dicembre 1996 e l'autorizzazione dello Stato italiano ad erogare fino ad un massimo di 80 miliardi di lire per fronteggiare la emergenza finanziaria dei produttori di latte. Ma con il 1997 sono scattate le multe ed i relativi obblighi di pagamento a carico diretto dei produttori. Da qui la protesta diffusa che ha assunto risvolti di grave disagio sociale.
In tutti questi mesi il Governo ha evitato di investire il Parlamento di questa drammatica situazione e numerose iniziative e proposte parlamentari sono rimaste inascoltate: la cosa più grave è che sono stati resi nulli gli atti del controllo parlamentare che erano stati attivati mesi addietro, proprio per mettere in grado la massima assise democratica del Paese di rendersi conto della situazione e di adottare le misure conseguenti.
L'evolversi della vertenza vede il Governo attivare una precipitosa mediazione fra l'Unione europea, da un lato, e le associazioni dei produttori dall'altro, scavalcando completamente il Parlamento e prefigurando un metodo di azione che è perfettamente coerente con quello che si definisce uno Stato corporativo. A questo elemento di grave scorrettezza, politica ed istituzionale, va aggiunto che qualunque esito della mediazione in atto, stante le disposizioni precise della Unione europea, rischia di far ricadere sulle finanze pubbliche e quindi sui redditi dei cittadini, gli effetti dei possibili accordi.
Il Parlamento non può restare inerte anche in questa grave occasione né può consentire che nel nostro Paese si consolidi un metodo di azione di governo di tipo corporativo che svilisce il ruolo delle istituzioni democratiche e che è contro la stessa Costituzione.
In merito alla questione latte vi sono gravissime responsabilità sia degli operatori pubblici che privati. La comunità nazionale si trova quasi all'improvviso a subire il disagio sociale ed il danno economico di una situazione che non ha potuto né correggere né seguire nella sua evoluzione per mezzo dello strumento principale di cui dispone: il Parlamento.
Da qui la urgente necessità di promuovere una Commissione di inchiesta parlamentare che in cinque mesi, fatti gli opportuni accertamenti e verifiche, riferisca alla Camera dei deputati sullo stato reale della situazione e soprattutto accerti il sistema delle responsabilità di quanti hanno concorso a creare questo grave danno per il nostro Paese. È sulla base dei risultati di questo accertamento che il Parlamento prenderà le sue autonome decisioni e le iniziative opportune e promuoverà l'intervento di altri organi dello Stato per il perseguimento di coloro che hanno sbagliato ed hanno messo l'Italia in queste deplorevoli condizioni.


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