Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di inchiesta parlamentare ha lo scopo di fare finalmente chiarezza sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Chi ha avuto modo di interessarsi del problema si è trovato di fronte ad un intreccio normativo nel quale è difficile districarsi e, non a caso, l'insieme delle disposizioni che regolano il trattamento economico nel settore pubblico è stato definito «giungla retributiva». Proprio all'interno di questa giungla si annidano privilegi, sperequazioni, ingiustizie e discriminazioni che minano alla base il rapporto fra Stato e lavoratori, finendo per penalizzare proprio i più volenterosi e capaci.
Non si può accettare passivamente che alcune decine di migliaia di pubblici dipendenti «privilegiati» ricevano retribuzioni nettamente superiori alla media, mentre gli altri percepiscono stipendi sovente «da fame».
A questo proposito è fondamentale che l'inchiesta parlamentare non si fermi al pubblico impiego in senso stretto, ma si occupi dell'intero settore pubblico e degli enti economici con rapporto d'impiego di diritto privato, compresi gli organi costituzionali o di rilevanza costituzionale, le autorità di garanzia, gli enti locali e tutti quegli enti e società dove lo Stato ha investito denaro pubblico anche con partecipazioni di minoranza.
Non si possono chiudere gli occhi di fronte alle sostanziose retribuzioni elargite a chi lavora, ad esempio alla Presidenza della Repubblica o presso la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, la Banca d'Italia, la Corte costituzionale e le rappresentanze diplomatiche. Entrarvi è difficilissimo ed ottenere il distacco presso una di queste «generose» amministrazioni è lo scopo per il quale migliaia di statali sarebbero disposti a fare «carte false» (a volte nel senso letterale del termine).
Estremamente grave è che un segreto, degno di miglior causa, circondi inesorabilmente le retribuzioni dei dipendenti pubblici privilegiati. I loro stipendi sono pagati con i soldi dei contribuenti: è dunque un diritto di questi ultimi sapere come vengono amministrati dallo Stato i soldi pubblici, per poter valutare, ed eventualmente contestare, la liceità di certi compensi.
Non si tratta di una caccia alle streghe ma, è bene ricordarlo, di trasparenza. Solo superando la reticenza di alcune amministrazioni sarà possibile individuare i veri privilegiati, senza colpire i diritti acquisiti da chi è meritevole.
Disboscare la «giungla retributiva» è essenziale: non si possono chiedere nuovi sacrifici ai cittadini se la pubblica amministrazione non dimostra di saper spendere bene.
Per tutte queste ragioni si manifesta urgente la necessità di una Commissione parlamentare di inchiesta che, riprendendo e ampliando il lavoro compiuto nella VII legislatura, presenti a conclusione dei lavori dei prospetti comparativi ove, suddivisi per amministrazione, grado, anzianità e mansioni, risultino tutti gli emolumenti erogati ai dipendenti pubblici, comprese le indennità ed i corrispettivi per consulenze, collaudi, arbitrati e ogni altro assegno avente natura non retributiva, a qualunque titolo erogato.
Sulla base dei dati raccolti dovranno essere elaborate delle proposte di riordino e armonizzazione delle retribuzioni nel settore pubblico allargato.
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