Onorevoli Colleghi! - La Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia (approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall'Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176) afferma all'articolo 32 che gli Stati «riconoscono il diritto del fanciullo ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e qualsiasi tipo di lavoro rischioso o che interferisca con la sua educazione o che sia nocivo per la sua salute o per il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale» e che di conseguenza «devono prendere misure di natura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per garantire l'applicazione di questo articolo». L'articolo 34 afferma che gli Stati inoltre «si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e violenza sessuale».
Il discorso sull'esigenza di una Commissione di inchiesta sulla violenza sui minori deve partire da una domanda alla quale tutti noi dobbiamo rispondere con la maggiore sincerità possibile: il nostro Paese, e il Parlamento che lo rappresenta, ha fatto tutto il possibile, per garantire ai bambini quello che la Convenzione internazionale ha sancito? A leggere i giornali non si direbbe. Le cronache di questi ultimi mesi, basti pensare al caso delle bambine pugliesi «schiavizzate» dal datore di lavoro, continuano a rivelare anche in Italia condizioni di vita tragiche per i bambini, soprattutto nel Mezzogiorno. È questa la realtà, inutile nascondersi dietro a un dito.
Il problema è che questa realtà è più immaginata che conosciuta concretamente. La stampa fa molto ma non può tutto. La magistratura, e il tribunale per i minorenni, non hanno certo il compito di analizzare il fenomeno nel suo complesso. Eppure la violenza sui minori esiste. È uno spettro che coinvolge tutti e di cui dobbiamo liberarci.
Poco sopra abbiamo citato il caso pugliese. Purtroppo non è l'unico. È solo la punta di un iceberg del quale nessuno conosce la vera dimensione. Ecco perché una commissione d'inchiesta: per conoscere il nostro nemico principale e poterlo combattere nei migliori dei modi possibili. Non sono più sufficienti le parole, servono fatti concreti per individuare un fenomeno che sta dilagando in una società che si voleva razionale e si scopre forse peggiore delle precedenti.
Non è passato molto tempo da quando il Sommo Pontefice ha lanciato l'allarme sul traffico della prostituzione e sul commercio di bambini. Un allarme caduto nel vuoto. E per una voce così autorevole, tante grida non vengono ascoltate: lavoro nero, abbandoni, prostituzione, pedofilia, schiavitù. Queste sono le questioni che la commissione dovrà affrontare con i necessari poteri. Su tutto ciò è assolutamente urgente raggiungere maggiore consapevolezza e conoscenze accurate, per rendersi conto che i molteplici episodi che la stampa e le autorità di polizia segnalano non sono «casi» ma parte di un complesso, unico fenomeno, che va affrontato con interventi nazionali ed internazionali. Perché quello che serve non è l'approfondimento sociologico, ma una sorta di task force a cui sia affidato il potere di agire concretamente nella società con strumenti investigativi identici a quelli della magistratura.
Si propone dunque l'istituzione di una commissione d'inchiesta sul fenomeno della violenza sui minori.
I compiti della Commissione dovranno essere la definizione del fenomeno in Italia, sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo, per valutarne dimensioni e caratteristiche; l'accertamento e l'individuazione delle cause del fenomeno; la proposta al Parlamento di campi di indagini ulteriori e più specifici che si rendessero necessari attraverso interventi investigativi mirati e speciali; l'indicazione di strumenti e interventi idonei di prevenzione, di repressione e di intervento attivo per combattere il fenomeno; la scelta delle strade più idonee ad aiutare le vittime; la proposta al Parlamento di eventuali esigenze di adeguamento legislativo in ordine alla tipologia di reati oggi esistenti; l'indicazione al Parlamento delle proposte da portare in sede comunitaria per favorire la indispensabile cooperazione internazionale.
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