Onorevoli Colleghi! - Il crollo del regime comunista avvenuto nel 1989, i drammatici eventi bellici che hanno coinvolto l'ex-Jugoslavia - con i conseguenti provvedimenti del Governo nazionale -, taluni fatti di cronaca che hanno destato vasta eco, preoccupazione e risentimento presso l'opinione pubblica, hanno riproposto il problema della presenza dei gruppi «Rom» in Italia e della loro convivenza con la comunità nazionale.
Un problema antico, nel quale sono coinvolte peculiarità etniche e culturali, che l'evoluzione della nostra società e le difficoltà connesse alla crisi economica hanno rialimentato, dando luogo a manifestazioni di pesante discriminazione, atti di violenza e di intolleranza. Una realtà complessa, quindi, che va esaminata con particolare attenzione ed analizzata in tutte le sue parti affinché possa essere affrontata con misure legislative adeguate.
La costituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta potrebbe costituire uno strumento idoneo ad affrontare in termini completi e corretti tale questione, definire gli opportuni interventi volti a garantire la tutela dell'identità, dell'autonomia culturale e socio-economica dei gruppi «Rom», analizzando gli aspetti connessi al loro nomadismo, ma anche della sempre più frequente stanzialità, ponendo, a tal fine in luce, le migliori esperienze d'integrazione messe in atto dalle istituzioni nazionali e locali e le associazioni di volontariato. Uno strumento, soprattutto, per formulare indicazioni al fine di stabilire regole precise per la loro presenza sul territorio italiano nonché sulle modalità dell'intervento pubblico, nel rispetto dei princìpi dell'uguaglianza dei diritti e della non discriminazione, coerentemente con la sensibilità della comunità nazionale e con le difficoltà con le quali si dibatte la finanza pubblica.
La situazione della comunità «Rom» in Italia - che da talune fonti viene stimata nell'ordine di circa 120.000 unità - si presenta, invero, in forme assai diverse e variegate. Vi sono città e regioni nelle quali tale presenza non sembra quasi sia avvertita, altre, invece, quali Udine e taluni comuni del Friuli-Venezia Giulia, ove si registrano frequenti problemi di convivenza con le popolazioni locali.
Per l'intera popolazione «Rom», presente nel territorio nazionale, comunque, le condizioni di vita risultano degradate, con gravi problemi di disoccupazione o sottoccupazione, della fascia adulta, nonché di assistenza sanitaria.
Vi sono, inoltre, aspetti molto delicati legati alle condizioni di vita dei bambini, nei quali non sono infrequenti i casi di sfruttamento, ma che per tutti presentano enormi difficoltà ai fini dell'educazione e dello sviluppo, sia dal punto di vista psicologico, che sociale e materiale.
Un ulteriore aspetto è legato alla presenza di gruppi «Rom» nei campi dei profughi provenienti dalle zone di guerra della ex-Jugoslavia, e, quindi, alla necessità di definire nei loro confronti gli opportuni interventi volti a promuoverne il rientro nelle terre di provenienza, ovvero l'avvio di progetti per la loro integrazione nella società locale.
Già altri colleghi hanno posto all'attenzione di codesto onorevole Consesso l'esigenza di approfondire le problematiche connesse al fenomeno dell'immigrazione in Italia.
Ritengo che per la peculiarità della sua esperienza, per i risvolti culturali e storici del tutto originali, la condizione dei «Rom», ovvero di ogni altro gruppo zingaro nomade, acquisti un rilievo del tutto proprio, e richieda, pertanto, di essere esaminata e sviluppata in forma autonoma.
I «Rom», ed altri nomadi presenti ovunque in Europa, già sono stati oggetto di specifici provvedimenti da parte di taluni Paesi, come pure sulla loro condizione si sono ripetutamente espresse le istituzioni europee e le organizzazioni internazionali (si ricorda, in particolare, la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo stato di apolide, del 28 settembre 1954).
L'attenzione che anche in questa sede verrà riservata alle comunità nomadi in Italia costituirà una conferma della sensibilità e del rispetto che il nostro Paese intende riservare al problema delle minoranze e del rispetto dei diritti delle persone.
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