Onorevoli Colleghi! - A partire dal 1985, sono cominciate a pervenire presso l'Ufficio convenzioni internazionali della sede regionale dell'INPS di Trieste, sito in Udine, via Toppo 33, migliaia di domande di pensione di vecchiaia e di reversibilità in convenzione italo-iugoslava ai sensi dell'articolo 18 della convenzione stipulata a Roma il 14 novembre 1957 e ratificata ai sensi della legge 11 giugno 1960, n. 885.
Da informazioni assunte parrebbe che l'enorme elargizione di pensioni, circa 45.000 sia ingenerata da un errore di interpretazione del trattato che fu redatto in lingua francese, ovvero da una errata valutazione della frase «par les personnes qui ont habitè...» che è stato inteso come residenza e non come cittadinanza.
Tutto inizia alla fine della guerra: l'Italia cedendo i territori italiani alla Jugoslavia ha ceduto anche i debiti e crediti di quei residenti che si sono dichiarati cittadini iugoslavi, mentre ha ritenuto di dover riconoscere i diritti di coloro che nonostante le ostilità dei luoghi, non volendo o potendo abbandonare quei territori, si sono sempre dichiarati di nazionalità italiana ed hanno costituito «quella minoranza» nella nuova configurazione nazionale che era la Repubblica federale jugoslava.
Da quell'errore, o da quella volontà politica, e questo resta da stabilirsi, l'Italia è stata sommersa da migliaia di istanze di pensione che nel tempo sono state erogate su dichiarazioni sostitutive di atto notorio, su dichiarazioni incontrollabili perché smarriti o distrutti i registri di collocamento al lavoro o di matricola militare, ecc.
Questa situazione, che ha creato una legale, enorme, esportazione di valuta, ha mediamente erogato liquidazioni di circa 50.000.000 di lire a pensionato e rendite mensili di circa 700.000 lire pro capite, con un esborso di pubblico denaro che si stima, ad oggi, in circa tremilacinquecento miliardi di lire.
Questo ingente peso economico è stato ed è sostenuto da contribuenti italiani che spesso non percepiscono rendite così elevate.
Questi fatti ci debbono richiamare, onorevoli colleghi, ad un profondo senso di giustizia sociale e storica per riaffermare quei valori di reciprocità che i nostri lavoratori e i nostri pensionati si sono conquistati contribuendo, nel periodo lavorativo, al fondo pensionistico per poi avvalersene in età di quiescenza.
La finalità non può essere quella determinata da dichiarazioni per lo più incontrollabili e dirette ad aggiungere una pensione italiana a quella già maturata nella ex Jugoslavia.
Infatti si è invero realizzata una rendita gratuita caratterizzata dal fatto di mai aver contribuito al fondo sociale italiano, una vera e propria pensione integrativa in valuta pregiata che rapportata ai costi della vita di quella nazione ha consentito e consente ai beneficiari un tenore di vita e di tranquillità economico-sociale invidiabili da gran parte dei pensionati italiani.
Va sottolineato che la stragrande maggioranza di queste pensioni è percepita da persone e da personaggi che non solo non hanno prestato il servizio militare nel nostro esercito, o fra le truppe partigiane di liberazione italiane, ma che, anzi, spesso ci hanno combattuto sparando sul nostro esercito ed anche sui nostri partigiani come ricorda la strage di Porzus in Friuli.
Sono stati fatti molti tentativi per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa questione, ma i Governi che si sono sino ad ora succeduti non hanno mai affrontato il problema forse per un equilibrio ed un gioco delle parti che oscuramente hanno consentito quei privilegi che tuttora si ostinano a voler mantenere, nonostante il fenomeno si stia aggravando con i sempre più frequenti matrimoni tra giovani donne ed anziani titolari di pensione italiana, con rendite reversibili a favore del coniuge al 100 per cento.
Infine gli stessi patronati sindacali, CGIL, CISL e UIL che hanno promosso e tutelato questi «diritti» redigendo stampati ed istruendo le pratiche, ora, sempre dietro iscrizione al sindacato e versamento della quota associativa, hanno suggerito e patrocinato la richiesta legale per il riconoscimento degli interessi e della rivalutazione monetaria sulle liquidazioni, con un ulteriore esborso che si prepara ad aggravare ancora le nostre uscite per una spesa che si stima in circa in 1.400 miliardi.
Colleghi, crediamo sia ora fin troppo tardi per recuperare i denari ormai persi, ma sia altrettanto necessario fermare questa emorragia, fare chiarezza, stabilire chi abbia diritto di beneficiare di queste pensioni e chi sia il responsabile di questa truffa ai danni dello Stato italiano e di tutti i contribuenti.
Pertanto i firmatari di questa richiesta chiedono sia aperta una commissione d'inchiesta per far luce e porre termine alla vicenda.
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