Onorevoli Colleghi! - La soluzione del problema degli incarichi extragiudiziari dei magistrati non è più rinviabile. È necessario approvare in tempi rapidi una legge che sancisca l'incompatibilità totale tra il lavoro istituzionale dei giudici e gli altri incarichi. Perché la legge abbia basi solide e possa risolvere alla radice la questione è anche opportuno istituire una Commissione di inchiesta che in pochi mesi permetta di conoscerne tutti gli aspetti favorendo il lavoro legislativo.
Se per i magistrati ordinari, infatti, le cose sono più chiare e più semplici dal momento che il Consiglio superiore della magistratura non concede autorizzazioni, per i magistrati amministrativi (circa 400 giudici del TAR e del Consiglio di Stato) e contabili, i criteri di assegnazione degli incarichi extragiudiziari, il valore monetario delle controversie da risolvere, l'entità degli emolumenti percepiti, i rapporti di contiguità con le amministrazioni pubbliche e con le imprese private, i rapporti di interesse che spesso ne derivano, sono tutt'altro che chiari, e provocano sospetti che nell'interesse di tutti è bene fugare.
Ad esempio, le schede personali dei magistrati amministrativi sono riservate e inaccessibili e non sempre, a detta degli stessi magistrati, sono precise. Tanto che le cifre dei compensi pubblicate dalla stampa il più delle volte sono state contestate dagli interessati e il SECIT ha evidenziato che alcuni giudici sugli onorari milionari non hanno nemmeno pagato le tasse.
Per dare un'idea «del gioco d'affari» e dei rischi di inquinamento e di collusioni, è utile riportare alcuni dati pubblicati dal settimanale Il Mondo il 27 luglio 1996.
1) Nel biennio 1991-1992 a 24 magistrati sono state affidate controversie fra lo Stato e i privati per un valore di 1.052 miliardi con compensi per i magistrati interessati valutabili in 50 miliardi; la cifra è enorme se si pensa che gli stipendi dei magistrati amministrativi e contabili sono già molto elevati.
2) Il solo ex Presidente del Consiglio di Stato Aldo Quartulli in due anni avrebbe giudicato controversie per un valore di 353 miliardi con compensi equivalenti al 4-5 per cento dell'intero ammontare.
3) l'ex presidente del Tar della Campania Francesco Brignola, tra il 1988 e il 1993 avrebbe ricevuto ben 28 incarichi di arbitrati.
La Commissione di inchiesta è necessaria per:
1) verificare il numero e la qualità degli incarichi extragiudiziari degli ultimi 10 anni;
2) analizzare le conseguenze che l'impegno extragiudiziario dei giudici ha determinato sul lavoro ordinario. E ciò, tenuto conto, della lunghezza dei processi penali, civili e amministrativi e della scarsa azione giudiziaria in molte regioni italiane. Per cui si determina il paradosso che l'accorciamento dei tempi della giustizia che gli arbitrati dovrebbe determinare, in realtà non si verifica dal momento che molti magistrati sono sottratti al lavoro ordinario;
3) verificare le modalità di conferimento degli incarichi extragiudiziari, l'entità monetaria delle controversie, gli emolumenti, i rapporti tra amministrazioni pubbliche, imprese private e magistrati incaricati;
4) verificare se e come si sono stabiliti rapporti di amicizia, collaborazione, interessi tra i magistrati impegnati, le istituzioni pubbliche e l'amministrazione e le imprese private;
5) verificare se e come si sono determinati rapporti di lavoro e di affari tra congiunti stretti di magistrati incaricati, le amministrazioni pubbliche e le imprese.
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