Doc. XXII, n. 15




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - In un tempo in cui il valore della libertà della persona dovrebbe essere unanimemente affermato e tutelato come diritto umano fondamentale, una nuova forma di schiavitù, che interessa sia il mondo in via di sviluppo che l'occidente democratico, si va invece diffondendo e prospera proprio sugli squilibri delle diverse aree del mondo.
Si tratta di un fenomeno che dagli osservatori più attenti, dagli studiosi, dai politici europei, dagli operatori della sicurezza internazionale, è definito «tratta di essere umani», fenomeno ancora troppo sconosciuto, che configura un nuovo tipo di reato, diverso da quelli oggi esistenti nella maggior parte delle legislazioni vigenti nei Paesi europei.
Le cifre relative alle dimensioni del fenomeno sono ancora molto approssimative, anche se molto ampie ed è difficile avere un quadro certo, non solo per il carattere clandestino e illegale di tali attività, ma anche perché spesso sfuggono agli intrecci molteplici di questa ramificata industria del «commercio umano».
Inoltre oggi l'organizzazione di queste nuove forme di schiavitù avviene attraverso reti di sfruttamento che hanno connotazioni nuove, forme molto accurate, ramificazioni internazionali, appoggi diffusi e stretti collegamenti con la grande criminalità.
In generale si ritiene che la tratta sia prevalentemente destinata a fini di prostituzione, ma può sfociare anche in attività svolte in condizioni disumane e degradate presso fabbriche, strutture turistiche o agricole, ristoranti, il mondo dello spettacolo, o in altre forme di sfruttamento anche a scopo di sperimentazione medica e farmacologica. Certamente le donne sono prevalentemente avviate alla prostituzione o utilizzate per la pornografia o il «turismo sessuale» o altre aberranti forme moderne di schiavitù.
Schiavitù è il termine più adatto perché si tratta di persone che, spesso convinte con l'inganno, la minaccia, una volta arrivate nel paese di destinazione sono private dei propri documenti e rese dunque incapaci di reagire perché spogliate dell'essenziale identità legale, per essere ridotte, come si apprende dalle testimonianze, in stato di totale umiliazione e annullamento umano.
È estremamente necessario dunque che su questo fenomeno anche in Italia si giunga ad una definizione chiara e univoca e si adotti una legislazione omogenea a quella di altri paesi: già il Belgio e l'Olanda hanno emanato norme per la protezione delle vittime e la configurazione di un nuovo reato, il traffico di esseri umani, di cui ora si occupano anche l'ONU ed il Parlamento europeo.
Proprio dal Parlamento europeo viene il più recente monito ad intervenire contro questa aberrazione umana e civile. Il Parlamento europeo ha approvato, all'unanimità, il 17 gennaio il rapporto della Commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni, relatrice l'onorevole Colombo Svevo, che contiene indicazioni e proposte sulla base delle quali il commissario europeo competente, la signora Anita Gradin, ha promosso una conferenza su questo tema a Vienna per mettere a confronto le esperienze di singoli Stati europei e per giungere ad una prima serie di decisioni comuni ed ha annunciato per novembre 1997 una comunicazione della Commissione su questo tema. Dal rapporto emergono alcuni punti importanti:
- innanzi tutto si traccia la possibile definizione del fenomeno:
si «... intende per tratta di esseri umani l'atto illegale di chi, direttamente o indirettamente, favorisca l'entrata o il soggiorno di una moltitudine proveniente da un paese terzo, ai fini del suo sfruttamento, utilizzando l'inganno o qualunque altra forma di contrizione o abusando di una situazione vulnerabile o amministrativa»;
- si afferma con grande determinazione che: «... la tratta di esseri umani (uomini, donne, bambini, giovani e adulti) provoca situazioni di schiavitù o servitù a causa dei trattamenti degradanti che sono incompatibili con la dignità e il valore della persona umana e costituiscono una grave violazione dei diritti dell'uomo»;
- emerge come non si tratti solo di un problema di immigrazione clandestina, perché nella tratta lo sfruttamento continua anche dopo l'arrivo a destinazione e queste persone subiscono, in flagrante violazione di diritti dell'uomo, una restrizione della loro libertà. È appurato che un gran numero di queste persone abbandonerebbe le attività che sono costrette a svolgere in presenza di possibilità alternative, se non fosse «schiavo» del protettore o dell'organizzazione cui devono rendere gran parte del proprio introito per risarcire l'enorme debito contratto per il viaggio e se non fosse per loro anche preclusa la possibilità del rientro per timore di rappresaglie;
- si sottolinea come tutto ciò riguardi un numero crescente di bambini e di adolescenti (a vantaggio dell'industria della pornografia, dell'accattonaggio o per altri sfruttamenti);
- invita a risalire alle organizzazioni che stanno a monte e alle connessioni con la grande criminalità per cui occorre «combattere gli organizzatori di viaggi clandestini, i datori di lavoro (...) i produttori di materiale pornografico in cui siano coinvolti i bambini e non le persone che ne sono vittime».

Questo ultimo punto sottolinea un aspetto che non dovrà essere secondario nell'affrontare misure di intervento e cioè il diverso approccio da tenere verso coloro che organizzano la tratta e le vittime della stessa, anche se a loro volta tali vittime siano incorse in alcuni reati.
Nel rapporto infine si traccia un quadro comunitario di intervento e si chiede agli Stati membri di agire attraverso misure preventive esterne ed interne, misure dissuasive e repressive, misure attive di assistenza alle vittime, prevedendo, ad esempio, «che nel caso di denuncia degli sfruttatori, gli Stati membri assumano misure dirette a tutelare la sicurezza e la dignità delle vittime garantendo il diritto di costituirsi parte civile, un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari e una protezione in quanto testimoni durante e dopo il processo». Recentemente, poi, la Conferenza internazionale di Stoccolma promossa, tra l'altro, dal Consiglio d'Europa, dall'UNICEF, dall'ECPAT, sullo sfruttamento sessuale dei minori (a cui ha partecipato una delegazione del Parlamento e del Governo italiano) ho posto particolare attenzione al problema del traffico di bambini e del turismo sessuale come elementi principali del moderno sfruttamento minorile.
L'Italia è certamente un Paese interessato da tale fenomeno sia come Paese di transito che come Paese di destinazione. Vi sono ormai percorsi noti alle forze di controllo che seguono «vie» ben definite e sono passate da una prima fase sud-nord (Thailandia, Filippine, Repubblica Dominicana, Colombia, Ghana, Nigeria) ad una seconda ondata, a seguito della caduta del comunismo, proveniente dall'Europa orientale.
Le reti di trafficanti, a volte con la complicità delle autorità di polizia locale, riescono ad ottenere «i documenti legali» per coprire traffici vari (visti di transito o turistici, permessi di lavoro, anche come artisti folcloristici o hostess, eccetera) e forse domande di asilo politico, matrimoni e adozioni fittizie.
È altresì appurato che un'elevata percentuale delle vittime ignora la manipolazione di cui è oggetto e il tipo di attività che dovrà svolgere; tuttavia è provato che la sottrazione del passaporto e di documenti e la necessità di restituire anche il 75 per cento del guadagno impedisce ogni reazione, in aggiunta al clima di «terrore» e di umiliazione in cui sono tenuti.
Su tutto ciò è assolutamente urgente raggiungere maggiore consapevolezza e conoscenze accurate, per rendersi conto che i molteplici episodi che la stampa e le autorità di polizia segnalano non sono «casi» ma parte di un complesso, unico fenomeno, che va affrontato con interventi nazionali ed internazionali dal momento che esso è organizzato in reti nazionali e in collegamenti internazionali, facilitati soprattutto dalla nuova legislazione europea in tema di libertà di circolazione di nuove tecniche di comunicazione.
L'intervento già effettuato in altri Paesi offre una buona traccia di percorso possibile e dimostra come sia essenziale coinvolgere il volontariato e le organizzazioni non governative e come sia importante coordinare gli interventi che già si svolgono su diversi piani.
Ma preliminare a tutto ciò è la conoscenza, oggi solo giornalistica o frutto di singole inchieste o di relazioni ufficiali (si veda, ad esempio, l'ultima relazione semestrale della direzione investigativa antimafia del Ministero dell'interno).
Si propone dunque l'istituzione di una Commissione di inchiesta sul traffico di donne e bambini e sulle conseguenti forme di sfruttamento sessuale e lavorativo.
Compiti principali della Commissione saranno:
la definizione di un quadro conoscitivo del fenomeno in Italia sia sotto il profilo quantitativo sia per gli aspetti qualitativi, al fine di comprenderne le dimensioni e le caratteristiche;
l'analisi delle cause e dei collegamenti con la immigrazione clandestina e con il transito anche sotto forme «legali»;
l'individuazione dei collegamenti con la criminalità organizzata;
l'individuazione dei collegamenti tra la tratta e lo sfruttamento lavorativo nelle industrie o sessuale o in altri ambiti dello sfruttamento umano quali la sperimentazione farmacologica o altri eventuali «utilizzi» delle vittime;
l'indicazione al Parlamento di campi di indagine ulteriori e più specifici che si rendessero necessari attraverso interventi investigativi più mirati e specialistici;
la definizione di strumenti e interventi idonei di prevenzione, repressione e intervento attivo per combattere il fenomeno e per aiutare le vittime;
la proposta al Parlamento di eventuali esigenze di adeguamento legislativo in ordine alle tipologie dei reati oggi esistenti in materia;
la proposta al Parlamento di eventuali interventi da sollecitare e coordinare in sede comunitaria per la indispensabile cooperazione internazionale.

La Commissione parlamentare di inchiesta, infine, avrà come interlocutori privilegiati gli organi di polizia giudiziaria, le autorità consolari, gli uffici competenti per il collocamento al lavoro, le autorità di sicurezza, le associazioni di volontariato e non governative e ogni altro organismo, pubblico o privato, che si occupi di traffico di esseri umani, di prostituzione e di immigrazione illegale.


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