Doc. XXII, n. 1
RELAZIONE
Onorevoli Colleghi! - In tutta Europa e nel mondo il problema dell'inquinamento elettromagnetico sta suscitando crescente preoccupazione per i pericoli che possono derivare alla salute dei cittadini. Un dossier dell'Organizzazione mondiale della sanità segnala questo problema tra le principali emergenze. La presenza delle radiazioni nell'ambiente è cresciuta enormemente, negli ultimi decenni, a causa dello sviluppo tecnologico. Ma ad un così forte aumento dell'inquinamento elettromagnetico non ha ancora fatto riscontro un corrispondente diffondersi di adeguate normative di tutela, né in Italia, né in altri Paesi. Quello dei campi elettromagnetici è un problema molto complesso, per le implicazioni che presenta dal punto di vista sanitario, ambientale, economico, tecnologico. È un problema, quindi, che deve essere affrontato su molti piani: quello legislativo, quello della prevenzione e della riduzione del rischio, sul piano della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica. Gli effetti nocivi per la salute da esposizione a campi elettromagnetici sono da tempo assodati e riconosciuti per quanto riguarda gli effetti acuti. A questi effetti - e solo ad essi - sono riferiti i limiti fissati attualmente dagli organismi internazionali. Per quanto riguarda gli effetti cronici la maggioranza degli studi epidemiologici condotti in vari Paesi negli ultimi 15 anni ha individuato una associazione tra esposizione a campi elettromagnetici da basse frequenze (50-60 Hz) e aumento del numero di tumori e leucemie, in particolare nei bambini. Significativo, da questo punto di vista, il rapporto ISTISAN 29/95 dell'Istituto superiore di sanità. Modificando precedenti valutazioni, l'Istituto superiore di sanità riconosce ufficialmente che gli studi «indicano un incremento di rischio di leucemia infantile in relazione ad esposizioni a livelli di induzione magnetica superiore a 0,2 micro Tesla» (cioè un valore 500 volte inferiore a quelli in genere oggi consentiti), e che l'esposizione a campi magnetici a 50-60 Hz va considerata un «probabile cancerogeno». Il fatto che non vi sia tuttora accordo sul possibile meccanismo biologico d'azione dei campi magnetici non cambia in ogni caso il dato che emerge dagli studi epidemiologici. Fin da ora, dunque, occorre applicare il principio di massima cautela, cercando di mantenere le esposizioni a livelli più bassi possibile e adottando limiti più rigorosi di quelli attuali. Se è vero che parlando di rischi per la salute derivanti da esposizione a campi magnetici da basse frequenze ci si riferisce in genere al problema degli elettrodotti, va ricordato, al tempo stesso, che negli ultimi anni è aumentata la preoccupazione dell'opinione pubblica anche sui possibili rischi per l'esposizione cronica a campi elettromagnetici da radiofrequenze e microonde (emittenti radiotv, antenne per telefonia cellulare, telefonini, apparecchi per incollaggio della plastica e del legno, eccetera). In questo caso, tuttavia, le indagini epidemiologiche sono ancora agli inizi e la discussione scientifica sugli effetti per la salute è tuttora aperta. Il quadro normativo nazionale in materia di tutela sanitaria della popolazione e dei lavoratori per esposizione a campi elettromagnetici a bassa ed alta frequenza appare piuttosto carente e confuso. Ad oggi non esiste, in Italia, una legge di tutela in questo settore. C'è solo un decreto del 1992 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 aprile 1992, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 104 del 6 maggio 1992) per la tutela della popolazione dalle basse frequenze (che prevedeva limiti di esposizione fissati in relazione agli effetti acuti, oltreché distanze minime per gli elettrodotti); un recente decreto del settembre 1995 (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 settembre 1995) conferma quei vincoli per i nuovi elettrodotti, ma sospende, per un periodo imprecisato, il vincolo delle distanze minime nei piani di risanamento perché, secondo il Governo, esso non avrebbe valenza sanitaria. Sono inoltre in discussione altri decreti, riguardanti la tutela della popolazione da radiofrequenze e microonde (l'Italia ha il record mondiale di impianti ripetitori radio e TV: 60 mila quelli ufficiali; nonché circa 3,8 milioni di telefoni cellulari) e la tutela nei luoghi di lavoro. Su quest'ultimo problema è in preparazione anche una direttiva comunitaria. In tutti questi casi si continua a far riferimento solo agli effetti acuti e non anche a quelli a lungo termine. Diverse regioni, inoltre, hanno approvato proprie leggi. Se è positivo che le regioni si muovano autonomamente in direzione di una legislazione più adeguata, è però indubbio che sia anzitutto necessario un quadro certo di norme sul piano nazionale. Va ricordato, in questo senso, che una risoluzione recentemente approvata dalla Commissione ambiente della Camera dei deputati - il primo significativo atto del Parlamento italiano sull'inquinamento elettromagnetico - impegna il Governo su alcuni obiettivi importanti:
a) predisporre un quadro normativo organico e modificare le normative esistenti, secondo il principio della massima cautela, anche per quanto riguarda la tutela degli effetti a lungo termine, tenuto conto dei valori ritenuti pericolosi dalla ricerca epidemiologica;
b) pianificare interventi di riduzione delle esposizioni e campagne di monitoraggio finalizzate alla valutazione dei livelli espositivi;
c) definire protocolli di intesa con l'ENEL e gli altri gestori per adottare, nella costruzione di nuovi elettrodotti, soluzioni tecnologiche e funzionali che riducano i rischi per la salute e l'impatto ambientale;
d) promuovere e sostenere un programma di ricerche sperimentali e di studi epidemiologici, anche nell'ambito di una più vasta cooperazione internazionale;
e) promuovere campagne di informazione presso la pubblica opinione caratterizzate da rigore scientifico e chiarezza nella comunicazione.
Con la presente proposta si intende dar vita ad una Commissione parlamentare di inchiesta che abbia i seguenti compiti: svolgere indagini ed acquisire tutte le informazioni e i dati scientifici sugli effetti per la salute da esposizione a campi elettromagnetici; verificare l'attuazione delle norme vigenti; proporre soluzioni legislative ed amministrative per una adeguata tutela della popolazione e dei lavoratori.
L'articolo 1 istituisce la Commissione parlamentare di inchiesta e ne determina la composizione.
L'articolo 2 definisce le funzioni della Commissione.
L'articolo 3 disciplina le audizioni, le richieste di atti e documenti, il segreto d'ufficio.
L'articolo 4 determina il termine per i lavori della Commissione.
L'articolo 5 riguarda l'organizzazione dei lavori e le spese per il funzionamento della Commissione.