Onorevoli Colleghi! - L'avvento della fase digitale nella comunicazione implica trasformazioni profonde sul piano tecnologico, sociale, economico e culturale.
Al periodo della comunicazione tradizionale (libro, radio, diffusione televisiva) ha fatto seguito quello della comunicazione informatica, per arrivare a quello odierno, contraddistinto dal connubio tra l'universo delle telecomunicazioni, l'informatica, i media classici e i nuovi servizi, centrato su alcuni elementi: l'utilizzo del segnale digitale (ciò facilita il passaggio dalla televisione «omnibus» a quella specializzata); il policentrismo produttivo; lo sviluppo delle reti in fibra ottica a banda larga (le famose «autostrade»); l'integrazione differenziata tra televisione e computer; la multimedialità; la coesistenza fra il tradizionale consumo di massa ed una fruizione maggiormente personalizzata (tendenzialmente interattiva); un quadro di riferimento per un verso locale, per un altro globale e internazionale.
La comunicazione legata al territorio dovrà affrancarsi necessariarnente dai vincoli imposti fino ad oggi dal monopolio pubblicitario: infatti l'emittenza locale, televisiva e radiofonica, rappresenta una risorsa incomprimibile. L'infrastruttura di rete telematica a fibre ottiche (cablaggio) deve essere garantita su tutto il territorio nazionale come opera di urbanizzazione primaria. La nuova fase della multimedialità impone la soluzione dei problemi di tutela della privacy e del diritto di accesso: è necessario perciò un sistema di norme in grado di garantirli. La nostra industria culturale dovrà riposizionarsi nel nuovo scenario digitale, con leggi che garantiscano la riqualificazione delle professioni e dei lavori. In questo quadro va ripensata l'intera normativa che regola il diritto d'autore in tutti i campi. Nell'elaborazione di un nuovo quadro regolamentare nel settore delle telecomunicazioni va considerata anche la necessità di definire il concetto stesso di servizio universale.
Nel prossimo futuro dovranno essere prese decisioni che condizioneranno lo sviluppo e le caratteristiche dell'Italia per un lungo periodo: decisioni che riguardano la costruzione delle infrastrutture e delle reti di telecomunicazioni, l'organizzazione dei mercati e l'assetto dell'industria della comunicazione che emergerà dalla convergenza di telecomunicazioni, informatica e televisione.
Nella scorsa legislatura fu istituita la Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo. La Commissione nasceva però con il limite, che ha avuto continue ripercussioni sul lavoro, di voler ridefinire il solo settore radiotelevisivo e non tutto il sistema delle comunicazioni. Il relatore Bogi ha ritenuto di dover lavorare ad un progetto di sistema. La proposta in 35 articoli venne presentata a giugno '95. Pochi giorni dopo il rigetto dei quesiti referendari, votati l'11 giugno 1995, il Presidente della IX Commissione della Camera rivendicava la competenza esclusiva della propria Commissione sul settore delle telecomunicazioni. Il relatore Bogi era così costretto a riformulare una proposta per il solo settore radiotelevisivo. Il nuovo disegno cercava di creare le premesse per la costruzione di un mercato effettivo nel settore, consentendo a ciascun soggetto il controllo di due emittenti nazionali via etere. Il disegno fissava altresì limiti flessibili sulle quote di mercato che ciascun operatore può controllare (18 per cento del mercato dei media e 30 per cento del mercato televisivo). Nella parte restante il progetto cercava di recepire le norme comunitarie contenute nella direttiva «Televisioni senza frontiere».
Sempre nella scorsa legislatura furono presentate proposte di legge di vari gruppi dirette alla liberalizzazione delle infrastrutture e dei servizi di telecomunicazione. In tutti i progetti è presente l'idea di anticipare la liberalizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione anche prima del 10 gennaio 1998.
In questa nuova legislatura alcuni appuntamenti riguardanti le telecomunicazioni sono stati già fissati. Il disegno di legge del ministro Maccanico sull'autorità di settore (assegnato alla Commissione 8a del Senato), l'annunziata privatizzazione della STET, solo per citarne alcuni.
Da quanto fin qui brevemente esposto si può facilmente prevedere che il settore delle telecomunicazioni sarà un settore centrale su cui il Parlamento sarà chiamato a pronunziarsi e, molto probabilmente, questa legislatura sarà caratterizzata (come lo è stata la scorsa dalla riforma del sistema pensionistico) dalla riforma del sistema delle telecomunicazioni.
Ed è questa la ragione che ci spinge a ritenere che in questa legislatura debba essere istituita una Commissione permanente ad hoc, e non una Commissione speciale, che si occupi di telecomunicazioni e comunicazione, scorporando in tal modo le competenze della IX Commissione (che si occuperebbe solo di trasporti) e della VII Commissione (che si occuperebbe di cultura, scienza ed istruzione ma non di televisione).
La nostra proposta di modificazione al regolamento tende a modificare il comma 1 dell'articolo 22 del regolamento della Camera, istituendo la XV Commissione permanente con competenze analoghe a quelle del Ministero delle poste e delle telecomunicazioni.
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