Onorevoli Colleghi! - Le vicende parlamentari relative alle elezioni contestate dei deputati Vendola e Reale hanno provocato nella opinione pubblica allarme, sconcerto e preoccupazione.
In quelle occasioni è emerso con forza il problema di una decisione dell'Assemblea in contrasto con i risultati del lavoro istruttorio svolto dalla Giunta delle Elezioni con grande accuratezza e serietà.
La questione ha finito per assumere significato ancora più rilevante sia per il difficile momento politico sia per gli effetti che ne derivano alla rappresentanza parlamentare.
Occorre tenere presente che al nuovo sistema elettorale maggioritario non ha fatto seguito non solo l'adeguamento dell'ambiente giuridico idoneo a consolidare il sistema di regole comuni alla maggioranza e all'opposizione, ma neppure una presa di coscienza rispetto alla nuova situazione parlamentare.
Non vi è infatti dubbio che nei casi recenti del 4 ottobre e del 18 ottobre 1995 non è andato solo in crisi un delicato rapporto come quello tra i poteri della Giunta e dell'Assemblea, ma la stessa credibilità delle Istituzioni.
Non si può restare insensibili di fronte a quanto è accaduto. L'azione correttiva può intervenire in una pluralità di direzioni. Riteniamo che, tra quelle possibili, la via della modifica al Regolamento della Camera dei Deputati sia quella più agile.
Con la modifica dell'articolo 17 si prevede un rafforzamento dei poteri della Giunta delle Elezioni con la definizione di un nuovo rapporto tra Giunta e Assemblea, chiamando l'Assemblea a votare sulla proposta della Giunta con una maggioranza qualificata.
Se si osservano i risultati di entrambe le votazioni si riscontra che in nessuno dei due clamorosi casi si è raggiunta la maggioranza assoluta dei componenti l'Assemblea di Montecitorio.
Se si rimane nell'ambito della Costituzione vigente si deve riconoscere che l'articolo 66 della Costituzione attribuisce alla Camera nel suo complesso il potere di verificare i titoli.
Non va tuttavia mortificato come purtroppo è accaduto il lavoro istruttorio e preparatorio della Giunta espressione del potere autoorganizzatorio di ciascuna Camera che risponde ad esigenze di celerità, praticità e anche di giustizia sostanziale.
Dobbiamo impedire che il lavoro della Giunta diventi inutile. Le decisioni dell'Assemblea hanno assunto solo un rilievo politico che tende a tutelare solo i deputati che appartengono alla maggioranza e chi è «dentro» piuttosto da chi è «fuori».
In tale senso si muove la proposta di modifica regolamentare tendente a rafforzare il potere della Giunta con un voto di Assemblea di sostanziale convalida sul lavoro istruttorio, salvo che venga presentato un ordine del giorno, ai sensi del comma 2 dell'articolo 51 dello stesso Regolamento che deve essere approvato a maggioranza assoluta dei componenti la Camera dei Deputati.
Le esperienze recenti spingono ad una azione correttiva urgente introducendo norme di garanzia che non possono essere solo affermazioni di principio.
Per queste ragioni sottopongo questa proposta alla attenzione dei colleghi della Camera dei Deputati auspicando un largo sostegno parlamentare.
Se si apre come fermamente auspichiamo una stagione riformatrice non dobbiamo dimenticare di intervenire sul versante dei regolamenti parlamentari attraverso quelle correzioni che permettono di raggiungere più agevolmente gli obiettivi sperati.
Questo problema era stato anticipatamente posto con grande lucidità già dall'Onorevole Mortati e cioè la questione dei poteri delle Camere in ordine al loro potere-dovere di accertamento d'ufficio sugli eletti.
Il costituente sentì l'esigenza di insistere sulla particolare esigenza di rilevare che per «quei paesi come il nostro dove non vi è ancora un saldo costume che conduce allo spontaneo rispetto delle regole del gioco, uno dei problemi fondamentali della nostra nascente democrazia è decisamente quello di creare guarentigie abbastanza solide per la tutela delle minoranze. Propose un emendamento con l'intento di tutelare i diritti delle minoranze in quella sede così delicata che è l'accertamento dei titoli di ammissione dei membri della Camera. «Il pericolo che questo accertamento si faccia con criteri politici non è solo eventuale ma concreto, ed esso tende a divenire sempre più forte via via che la lotta politica assume caratteri di maggiore asprezza e che assume particolare rilievo quando si accolga il principio del collegio uninominale.
Infatti l'interesse a far annullare l'elezione di avversari politici nel caso di rappresentanza proporzionale può essere tenue subentrando un deputato dello stesso partito ma è molto più grave quando si tratta di elezioni con il collegio uninominale perché in tal caso l'annullamento può condurre ad uno spostamento del rapporto di forze politiche».
Non vi è dubbio che sulla base della legislazione vigente alla Giunta spetta il potere di accertamento e di verifica di una elezione e alla Assemblea di convalida.
Nei casi specifici si è determinato che l'Assemblea non abbia accolto il parere della Giunta.
Le esperienze recenti hanno insegnato che il lavoro della Giunta delle elezioni è diventato inutile. Le decisioni dell'Assemblea hanno assunto solo un rilievo politico tendente a tutelare solo i deputati che appartengono alla maggioranza e chi è «dentro» piuttosto che chi è «fuori». Occorre allora intervenire urgentemente in tutte le direzioni che offrano maggiori garanzie.
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