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per il giorno 8 giugno 2002 è prevista una manifestazione a Padova indetta dal coordinamento delle associazioni omosessuali del Nord-Est ed avente valenza nazionale;
il contenuto e le finalità della manifestazione stessa sono relative ai diritti e alle libertà in generale e degli omosessuali in particolare;
le forze politiche di estrema destra (Forza Nuova) hanno minacciato di opporsi anche con la forza alla possibilità che la manifestazione si tenga liberamente;
alcuni esponenti di Alleanza nazionale (peraltro contraddetti da altri dirigenti nazionali di detto partito) hanno preannunciato raccolte di firme contro la manifestazione e persino la presentazione di un progetto di legge volto a «regolamentare le manifestazioni degli omosessuali»;
come sostengono gli organizzatori, la concomitante manifestazione religiosa non ha alcun rapporto con detta manifestazione -:
quali iniziative intenda adottare per garantire il libero e democratico svolgimento della manifestazione di cui sopra indetta dalle associazioni legalmente riconosciute;
se sia intenzione del Governo condividere proposte legislative volte a limitare la libertà costituzionale di manifestazione.
(3-00646)
alle ore 21,30 di venerdì 10febbraio 2002, mentre nella sede del partito della Rifondazione Comunista di Catanzaro, in via Casalinuovo 11, era in corso un'assemblea, un gruppo di 15 persone, coperti da sciarpe e cappelli calati sul volto al grido di «comunisti carne morta, viva il duce, vi ammazziamo tutti, vi pestiamo» tentava di sfondare, con un masso e una struttura metallica usati a mo' di ariete, il portone del palazzo che, fortunatamente, resisteva ai violenti colpi;
già in precedenza, all'atto di varcare il portone dello stabile, il signor Antonio Giuseppe Commodari (segretario locale del partito della Rifondazione comunista), che si recava, all'assemblea, era stato fatto oggetto di gravi minacce e insulti da parte di alcuni giovani con il volto coperto da sciarpe giallorosse e vestiti tutti nello stile noto per essere quello adottato dai giovani neofascisti;
i partecipanti all'assemblea chiedevano l'intervento del soccorso pubblico 113 e dopo 15 minuti giungevano due volanti della polizia di Stato, raggiunte poi da una terza;
al sopraggiungere delle forze dell'ordine gli aggressori si davano a precipitosa fuga;
gli ufficiali e sottufficiali di polizia raccoglievano dai presenti le informazioni sull'accaduto e repertavano la struttura metallica utilizzata come ariete e un masso che veniva affidato in giudiziale sequestro al signor Giuseppe Antonio Commodari, mentre invece la struttura metallica, a tutt'oggi, giace abbandonata in via Casalinuovo;
precedentemente all'assalto in via Casalinuovo, vi erano stati altri episodi di intimidazione (scritte sui muri in prossimità della sede del partito della Rifondazione Comunista inneggianti al fascismo e con minacce di morte, sassate contro i vetri e minacce a singoli militanti);
tali episodi hanno avuto inizio in concomitanza con l'annuncio di una manifestazione antifascista indetta per il giorno 9 febbraio da tutte le forze democratiche e antifasciste e resa nota anche attraverso una «lettera aperta» comparsa su tutti gli organi di stampa a difusione regionale;
nella stessa data è prevista anche una manifestazione indetta da un'organizzazione denominata «Forza nuova» che si richiama notoriamente ed inequivocabilmente al fascismo e già nota anche a livello nazionale -:
quali iniziative concrete di vigilanza democratica il Ministro interrogato voglia costruire ed adottare nel più breve tempo possibile per permettere la libera espressione della dialettica democratica e costituzionale, duramente attaccata da organizzazioni fasciste.
(4-02051)