Resoconto stenografico
INDAGINE CONOSCITIVA
La seduta comincia alle 14.50.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla violazione dei diritti umani nel mondo, l'audizione di rappresentanti di minoranze religiose. Nello svolgimento di questa indagine, particolare riguardo sarà riservato alle minoranze cinesi, del sud-est asiatico e vietnamite. Sono presenti Erping Zhang, portavoce mondiale del Falun Gong, Kok Ksor, presidente della Montagnard Foundation, Enver Can, presidente del Congresso nazionale del Turkestan orientale, e Quan Nguyen, presidente del Movimento non violento per i diritti umani in Vietnam, anche in rappresentanza del fratello Dan Que Nguyen, che è stato il fondatore del movimento e che, attualmente, si trova agli arresti domiciliari in Vietnam. Accompagnano i nostri ospiti alcuni membri del Partito radicale e della Associazione «Nessuno tocchi Caino».
occasioni. A seguito delle misure restrittive che il Governo di Pechino ha disposto nei confronti del Falun Gong, nel luglio 1999, Erping Zhang è divenuto portavoce del movimento. In questa sua qualità, ha più volte testimoniato sul problema dei diritti umani del Falun Gong dinanzi al Congresso degli Stati Uniti e alla Commissione statunitense sulle libertà religiose internazionali. Ha preso parte ai lavori della Commissione per i diritti umani dell'ONU come membro della delegazione di Freedom house, a partire dal 2000. La sua esperienza, al pari di quella di coloro che condividono la sua religione, è altamente significativa della violazione della libertà religiosa in Cina ed altamente drammatica sotto il profilo umano.
ERPING ZHANG, Portavoce mondiale del Falun Gong. Desidero ringraziare lei, signor presidente, ed i parlamentari presenti per l'occasione che ci è stata offerta di illustrare il Falun Gong e di riferire della persecuzione dei suoi seguaci, in Cina. Mi limiterò ad illustrarvi brevemente la sua storia e le ragioni di tale persecuzione; successivamente, cercherò di indicare come si possa contribuire a mettere fine ad essa. Il Falun Gong è un modo di vita tradizionale cinese. Consiste in un sistema di meditazione, introdotto per la prima volta nel 1992 da Li Hongzhi, che prevede cinque insiemi di esercizi dolci, come il tai chi, per armonizzare l'energia fisica con la natura. Dallo stesso Governo cinese, prima che iniziasse la persecuzione di questo gruppo, sono stati condotti alcuni studi medici secondo i quali la ripetizione regolare di questi esercizi contribuisce alla guarigione di molte malattie. Secondo questi studi, riportati anche dalla stampa specializzata statunitense, i risultati sono ottimi.
verifica il maggior numero di queste persecuzioni religiose. Noi cerchiamo sostegno della comunità internazionale. Il Congresso degli Stati Uniti d'America ha già approvato due risoluzioni che sostengono il Falun Gong, una nel 1999 ed un'altra quest'anno, lo scorso mese di luglio. Una ulteriore risoluzione è al vaglio del Senato statunitense. Anche l'Unione europea si è pronunciata al riguardo, nell'ambito del dialogo sul rispetto dei diritti dell'uomo, nei confronti del Governo cinese, al pari del Governo canadese e di alcuni governi europei, individualmente, tra cui quello della Gran Bretagna. La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo ha sollevato questo problema più volte di fronte al Governo cinese il quale, per giustificare questa persecuzione, ha inventato molte storie, ha raccontato menzogne. Si tratta di un argomento molto spinoso. Tuttavia, il rispetto dei diritti umani fondamentali non ha nulla di controverso o di contraddittorio perché la protezione della dignità umana deve essere assoluta. La nostra è una cultura tradizionale, esistente da migliaia di anni. Perciò, il Falun Gong dovrebbe essere protetto proprio come parte di questo patrimonio culturale.
PRESIDENTE. Dopo aver ringraziato il signor Erping Zhang per le utili informazioni che ci ha fornito, invito ad intervenire il signor Kok Ksor, presidente della Montagnard Foundation. Il signor Ksor è nato nel 1944 nella provincia di Jarai, negli altopiani del Vietnam centrale. Fin da giovanissimo, ha preso parte a movimenti ed organizzazioni che, nel suo paese, si sono battuti per affermare i diritti delle popolazioni indigene che abitano quegli altopiani, dette montagnards. Chi abbia memoria di un grande film, Apocalypse now, ricorderà che attorno al personaggio del colonnello Kurtz, interpretato dall'attore Marlon Brando, vi erano alcune armate delle quali nessuno riusciva a comprendere l'origine e lo scopo: erano, appunto, i montagnards, per la maggior parte cristianizzati e dunque legati alla cultura occidentale, durante il dominio dei francesi in Indocina.
KOK KSOR, Presidente della Montagnard Foundation. Attualmente, nel mio paese, l'altopiano centrale del Vietnam, è in vigore la legge marziale. Migliaia di soldati governativi pattugliano il nostro territorio, perseguitando gli abitanti dei villaggi perché sono cristiani e vanno a caccia dei profughi che cercano di sfuggire a questa persecuzione militare. Negli anni scorsi, sono state pagate taglie a chi catturava i rifugiati, ed il Vietnam e la Cambogia hanno violato il diritto internazionale per aver venduto, rapito o sottoposto ad elettroshock centinaia di persone. All'inizio di quest'anno, queste violazioni ripetute dei diritti dell'uomo hanno indotto l'Alto Commissario delle Nazioni Unite a revocare l'accordo di rimpatrio già concluso con il Vietnam, il che ha indotto 900 dei nostri profughi cristiani rifugiati a chiedere asilo agli Stati Uniti. Come sapete, il Governo vietnamita ha respinto una delegazione dell'Unione europea che voleva visitare alcuni leader religiosi imprigionati in Vietnam. Il 4 luglio del 2001, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sulla libertà religiosa in Vietnam nella quale si faceva menzione «della violenta repressione praticata nel febbraio 2001 nei confronti di una protesta massiccia delle minoranze etniche dell'altopiano centrale del Vietnam che protestavano contro la confisca dei loro terreni ancestrali, la persecuzione religiosa, ed il divieto di convertirsi al protestantesimo».
prevenuto contro la nostra gente. I nostri figli sono esclusi dalla istruzione superiore e non esistono scuole al di fuori delle città. Persino i nostri antichi cimiteri sono stati violati e dissacrati. La nostra popolazione è stata evacuata e condotta su territori meno fertili. Si tratta di una politica ufficiale del Governo denominata «Coltivazioni fisse - Residenza fissa». Nel 2001, l'UNICEF ha pubblicato una relazione che indica come i nostri bambini siano i più malnutriti e poveri di tutto il Vietnam. Dal 1975 migliaia sono stati gli arresti arbitrari, le torture, le carcerazioni e le sentenze di morte nei confronti dei cristiani Degar. Quando il governo di Hanoi ha invaso l'altopiano centrale nel 1975, hanno arrestato e condannato a morte mio zio Ksor Rot, che era il senatore montagnard dell'ex Sud Vietnam. Mio cognato, Y - Ham Niehrah, che era un pastore presso la Chiesa Buonmathuot ed era direttore della scuola biblica nella provincia di Daklak, è stato detenuto per molti anni a causa del suo credo cristiano. È stato colpito da emiparesi per le torture subite ed è poi morto poco dopo esser stato rilasciato dalla prigione.
volta ad individuare e sopprimere le minoranze etniche cristiane negli altopiani settentrionali ed occidentali».
PRESIDENTE. Ringrazio il signor Ksor per questa drammatica e toccante testimonianza.
QUAN NGUYEN, Presidente del Movimento non violento per i diritti umani in Vietnam. È un grande onore per me essere qui, oggi, e sono molto riconoscente per l'occasione che mi è stata offerta di rappresentare mio fratello e testimoniare sulle violazioni dei diritti dell'uomo ed, in particolare, della libertà religiosa in Vietnam. Mio fratello, attualmente, si trova agli arresti domiciliari a Saigon.
I comunisti vogliono che tutti vietnamiti accettino il partito ed Ho Chi Minh come uniche fonti della verità. Ho Chi Minh ha sempre affermato che la religione è l'oppio delle masse ed il partito comunista ha seguito con fervore questo insegnamento, conducendo una feroce lotta contro le varie religioni esistenti in Vietnam. Il partito comunista vietnamita ha sempre denunciato le religioni come poteri ostili e di distruzione. Forse, può aver convinto qualche ingenuo, in occidente, che l'oppressione delle religioni sia opera di funzionari locali eccessivamente zelanti. Al contrario, è innegabile che questa sia proprio la politica della leadership del partito. Subito prima di Natale, nel 2000, il Capo di Stato del Vietnam, Tran Duc Luong, ha annunciato che il partito avrebbe spazzato tutte le manovre di evoluzione pacifica e tutti i movimenti volti a conseguire la libertà religiosa. Il Primo ministro Phan Van Khai ha anche affermato che gli avversari del regime si servono delle religioni e dei gruppi minoritari per causare problemi. L'animosità contro i leader religiosi da parte della leadership di Hanoi, recentemente, è giunta al punto di respingere la richiesta, da parte di una delegazione del Parlamento europeo in visita in Vietnam, di incontrare due esponenti religiosi, Thich Quang Do, della chiesa buddhista, e Padre Nguyen Van Ly, della chiesa cattolica, con la motivazione che questi religiosi si trovavano sotto investigazione. Non mi sorprende che soltanto il 30 settembre di quest'anno, la commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale, un gruppo di lavoro creato dal Congresso degli Stati Uniti d'America, ha accusato il Vietnam di esercitare una repressione nei confronti di tutte le religioni, di imprigionare i dissidenti religiosi e di molestare il clero. Questa commissione ha anche dichiarato che il Vietnam è uno dei 12 paesi che, al momento, necessita di controllo, proprio a causa della oppressione in esso praticata nei confronti della libertà religiosa.
stato abbracciato dal Vaticano. Siamo riconoscenti al Papa e all'Italia per aver accolto una tra le guide religiose più rispettate del Vietnam. In seguito, Franc ois Xavier Nguyen è stato nominato vicepresidente e, poi, presidente del Consiglio pontificale per la pace e la giustizia. Fino alla sua morte, non gli è stato concesso di fare ritorno nella sua patria. Tuttavia, ha offerto questa prova di coraggio ed ha fatto in modo che si sapesse in quale maniera il Vietnam comunista abbia oppresso i leader religiosi.
d'America, la Human Rights Watch, Amnesty International e il Centro Kennedy per i diritti dell'uomo.
PRESIDENTE. Ringraziamo il signor Nguyen e gli rivolgiamo i nostri migliori auguri perché le repressioni subite dalla sua comunità possano al più presto cessare. Può essere certo che tanto il Governo quanto il Parlamento italiani, da sempre sensibili a problematiche di questo genere, non lasceranno cadere nel vuoto gli appelli che ci sono stati rivolti da lui e dagli altri esponenti del dissenso in Cina e nel sud-est asiatico.
ENVER CAN, Presidente del Congresso nazionale del Turkestan orientale. È per me un grande onore essere qui oggi per potere testimoniare sulla disperata situazione del mio popolo. Nel 1949, l'esercito di liberazione popolare cinese occupò il Turkestan orientale, al centro dell'Asia, patria degli Uigur. Attualmente, il paese occupato è una provincia coloniale cinese denominata regione autonoma dello Xinjiang Uigur. Nel regime di occupazione coloniale cinese, gli Uigur conducono quotidianamente una lotta di vita o di morte poiché i diritti fondamentali, le libertà sociali, politiche, economiche e, soprattutto, religiose continuano ad essere violati e soppressi. Molti di essi sono arrestati, imprigionati e giustiziati dalle autorità cinesi. Maggiormente perseguitati sono gli intellettuali, le personalità religiose ma anche studenti e contadini, semplicemente perché propugnano il rispetto dei diritti dell'uomo e il diritto a partecipare alla vita economica e sociale alla stessa stregua dei cinesi. Il Turkestan orientale è la sola regione della Cina in cui i prigionieri sono sistematicamente giustiziati. Amnesty international riferisce di 200 sentenze di morte e di altre 190 uccisioni soltanto tra il 1997 e il 1999. Secondo la relazione pubblicata da questa organizzazione nel 1999, ogni anno la Cina ha giustiziato più di 100 uigur e alcune migliaia sono stati imprigionati soltanto per sospetti di nazionalismo, separatismo e per il cosiddetto estremismo religioso. La tortura e le cosiddette scomparse sono all'ordine del giorno. L'esercizio della fede religiosa, dagli anni '50, è vietato.
e con le sue pratiche religiose si basa semplicemente su una identità etnica, poiché questa religione appartiene al loro patrimonio culturale e non ha nulla a che vedere con la forma di islam predicata in alcune scuole di alcuni paesi. Le cause del malcontento e della irrequietezza uigur devono essere rinvenute nel comportamento del Governo cinese, caratterizzato da discriminazioni razziali. Perciò, questi disordini non sono dovuti alla influenza di movimenti islamici stranieri. L'islam è collegato alla identità e alla cultura uigur e la Cina è determinata a distruggere questa religione nel Turkestan orientale semplicemente per potere assimilare la popolazione uigur e le altre popolazioni musulmane a quella cinese. L'islam è considerato una grave minaccia alla stabilità. Sono vietate tutte le scuole religiose, numerose moschee sono state chiuse e la costruzione di nuove è molto limitata. Gli imam, istruiti dal Governo cinese, sono inviati nelle varie regioni; i servizi religiosi non possono essere svolti senza il permesso del partito comunista locale. Coloro che partecipino ad attività religiose non autorizzate ed a studi religiosi sono passibili di imprigionamento e, addirittura, della pena di morte. La polizia ha effettuato irruzioni nel corso di molte riunioni religiose e, molto spesso, coloro che vi partecipavano sono stati arrestati e posti in detenzione. I funzionari statali sono licenziati se partecipano a funzioni religiose.
internazionale sostenendo di lottare contro il terrorismo e il separatismo. In realtà, il Governo cinese sta applicando una politica di genocidio, di epurazione etnica e di terrorismo di Stato contro i dissidenti. Lo scopo effettivo del regime cinese è di realizzare una politica di assimilazione, di «cinesizzazione» e di marginalizzazione dei musulmani del Turkestan orientale. Quale movimento democratico non violento della diaspora del nostro popolo, riteniamo necessaria un'opera di informazione, che preoccupa molto le autorità cinesi.
affidamento su un Governo che aderisce alle convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo e poi le viola?
PRESIDENTE. Ringrazio il signor Can per la sua testimonianza. Ritengo di dover ripetere quanto già ricordato agli altri intervenuti e cioè che queste testimonianze, altamente drammatiche, saranno tenute nella dovuta considerazione dal Parlamento italiano. La vostra presenza qui, oggi, già dimostra quanto la nostra Assemblea parlamentare sia interessata ai vostri problemi, ai vostri drammi, e come non abbia dimenticato le gravi condizioni in cui versano le popolazioni rappresentate e che, molto spesso, non trovano adeguata udienza presso i giornali, i media in genere e la maggior parte dei politici. Credo che la pratica dei diritti umani debba essere non soltanto un esercizio retorico. Per questa ragione, vi abbiamo invitato ad esporci le vostre ragioni e vi promettiamo che saranno tenute nella dovuta considerazione.
(Così rimane stabilito).
L'audizione di oggi, nel contesto della attività conoscitiva, deliberata da questo Comitato, sulla violazione dei diritti umani e delle libertà religiose e culturali nel mondo, è particolarmente importante. Infatti, ascolteremo voci che, in una istituzione parlamentare europea, sono state raramente ascoltate. La Camera dei deputati, attraverso l'attività del Comitato che presiedo, testimonia una attenzione tutt'altro che retorica e formale nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, attraverso audizioni come quella che sta per svolgersi, acquisisce testimonianze importanti e drammatiche da parte di gruppi umani dimenticati, che vivono quasi ai margini del mondo e che, grazie ad istituzioni democratiche particolarmente sensibili ai diritti civili, come la nostra, hanno l'opportunità di manifestare il loro pensiero, di far conoscere la loro attività, insomma, di essere presenti nel dibattito sui diritti civili del nostro tempo. Questa audizione è stata resa possibile grazie al contributo determinante della Associazione «Nessuno tocchi Caino» che, anche in altre occasioni, ha collaborato con questo Comitato. Altre audizioni si svolgeranno in seguito. Sollecito i componenti del Comitato ad offrire suggerimenti e indicazioni circa altri soggetti da invitare e da ascoltare.
Desidero salutare gli amici - così li posso definire - nostri graditi ospiti, ai quali esprimo il benvenuto mio personale, del Comitato permanente sui diritti umani e della Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati italiana.
Invito ad intervenire, per primo, il signor Erping Zhang. Nato nel 1961, il signor Zhang si è recato negli Stati Uniti, nel 1984, per frequentare un master e conseguire una specializzazione. Dopo avere ottenuto due titoli accademici è divenuto cittadino americano. Se mi è consentita l'espressione, è un discepolo di Li Hongzhi, fondatore del movimento Falun Gong, del quale è stato accompagnatore, assistente e interprete in numerose
Il Falun Gong, ed altri tipi di esercizi, sono utili nella cura di malattie che affliggono molte persone e consentono un risparmio di parte del denaro pubblico destinato all'assistenza medica. Perciò, inizialmente, le autorità cinesi erano favorevoli alla sua pratica perché consentiva considerevolissimi risparmi nella spesa sanitaria che in Cina, come sapete, è di notevole entità. Secondo una indagine governativa del 1998, i seguaci del Falun Gong sono aumentati sino al numero di 100 milioni di persone. Il Primo ministro cinese non contrastava questa pratica anche perché alcuni membri del partito comunista vi ricorrevano. In realtà, non si tratta di un movimento politico e non ha finalità di culto. Si tratta di un libero esercizio di meditazione basato essenzialmente su tre principi: la veridicità, la compassione e la tolleranza. Sono principi universali che portano anche la salute fisica.
Uno tra i motivi per cui il Governo cinese ha iniziato a perseguitare i seguaci del Falun Gong è che non si tratta di una cultura originaria della Cina e poteva costituire una minaccia al consolidamento della teoria comunista. Ecco perché, durante la rivoluzione culturale, vi è stata una campagna politica contraria a movimenti di questo genere. Molti templi del taoismo e del confucianesimo sono stati abbattuti, proprio perché rappresentavano la cultura cinese tradizionale. Organizzazioni come Amnesty international, e lo stesso Dipartimento di Stato statunitense, hanno riferito che oltre centomila cittadini cinesi seguaci di questo movimento sono stati inviati nei campi di detenzione senza neppure essere sottoposti a processo. Molte migliaia di essi sono rimasti uccisi o sono stati rinchiusi in manicomio. Lo scorso anno, a Tokyo, in occasione di una riunione dell'associazione mondiale degli psichiatri, è stato chiesto al Governo cinese di poter inviare una delegazione per poter verificare la presenza di seguaci del Falun Gong nei manicomi. Naturalmente, a questa richiesta non è stato dato alcun seguito.
Anche le donne sono state oggetto di questa persecuzione. Molte di esse, in stato di gravidanza, sono state obbligate ad abortire perché non è stato consentito loro di uscire dai campi di lavoro. È una situazione terribile. La scorsa settimana, sempre il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha pubblicato un documento secondo il quale la Cina è il paese in cui si
Desideriamo lanciare un appello sia al Parlamento italiano sia alla Commissione per i diritti dell'uomo. Inoltre, sollecitiamo la vostra Assemblea parlamentare affinché adotti una risoluzione per sostenere il Falun Gong, al pari di quanto già hanno fatto il Parlamento europeo e il Congresso degli Stati Uniti d'America, così da inviare un forte messaggio al Governo cinese. I diritti dell'uomo sono universali, il loro rispetto non può essere negato da nessuno Stato e devono essere riconosciuti dalla società civile. Desideriamo, altresì, che anche attraverso il vostro Comitato permanente sui diritti umani possa levarsi una voce affinché l'Esecutivo italiano possa esprimersi contro tale persecuzione.
Il signor Ksor ha preso parte, sin da giovanissimo, al movimento Bajaraka, a partire dal 1958 e, dal 1964, ad un altro movimento denominato FURLO. Nel corso della seconda guerra di Indocina ha collaborato, come gran parte dei montagnards, con le forze speciali statunitensi, portando a termine missioni sia in Cambogia, sia negli Stati Uniti. Nel 1975 si trovava negli Stati Uniti quando, al termine della seconda guerra di Indocina, tutta la leadership del suo movimento fu sterminata dai Khmer rossi, nella indifferenza - vorrei dire - di buona parte del cosiddetto mondo libero. Nel 1990 ha fondato, all'interno della comunità dei montagnards, che attualmente vivono negli Stati Uniti d'America, la Montagnard Foundation per cercare, in modo non violento e pacifico, di portare all'attenzione di tutte le istituzioni nazionali ed internazionali competenti la repressione religiosa e politica subita dalle popolazioni indigene che in Vietnam si erano convertite al cristianesimo. Dal 1993 partecipa, ogni anno, al gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene e fornisce dati, indicazioni, cifre e compila rapporti, che si sono rivelati accurati e credibili, sulla persecuzione subita dai montagnards.
Quelli che protestavano appartenevano alla mia gente.
È stato inoltre negato l'ingresso nell'altopiano agli ispettori internazionali che intendevano verificare la situazione.
La nostra popolazione, i montagnard o degar, popolazione indigena del sud-est asiatico, vive da sempre negli altopiani centrali del Vietnam meridionale in maniera pacifica, praticando attività tradizionali come l'agricoltura, la caccia e la pesca, sino a che non sono arrivati gli invasori ed hanno iniziato a perseguitarci. Molti credono che il Vietnam sia sempre appartenuto ai vietnamiti, ma non è vero, ed è anzi una delle ragioni per cui i vietnamiti vogliono distruggere il nostro popolo - per nascondere per sempre il fatto che essi altro non sono che degli invasori coloniali che occupano illegalmente i nostri territori. Arrivarono dalla Cina meridionale solo poche centinaia di anni fa, e, dopo la guerra franco-indocinese, la nostra terra è stata illegalmente ceduta dai francesi ai vietnamiti, senza alcun fondamento: infatti essi non avevano mai posseduto tale terra legittimamente, quindi non avevano neppure il potere di cederla. Questo i vietnamiti lo sanno. L'ultimo loro re ha riconosciuto che la terra apparteneva al nostro popolo. Il governo vietnamita comunista sa bene che le sue pretese sono infondate e quindi vuole distruggerci prima che il mondo esterno lo scopra. Quando saremo tutti morti o assimilati, non ci sarà più nessuno ad ereditare la nostra terra, nessun popolo cui restituirla. Tale è il motivo della persecuzione vietnamita del nostro popolo, ed il motivo che ha fatto esplodere le dimostrazioni e la successiva repressione da parte del regime militare di Hanoi.
È una persecuzione che, peraltro, non è mai cessata.
Il 23 aprile 2002, lo Human Rights Watch ha presentato una relazione di 194 pagine dal titolo «La repressione dei montagnards». Il comunicato stampa ad essa relativo diceva: - I montagnards sono repressi da decenni. Ciò deve finire - Le origini di tale repressione derivano da vari fattori storici. La cooperazione dei montagnards con gli Stati Uniti durante il conflitto vietnamita è stata solo un pretesto per Hanoi per accelerare la sua politica genocida. Hanoi aveva etichettato tutti i montagnards come «traditori», è con ciò il Vietnam era libero di uccidere la nostra gente. Il numero delle vittime che ha provocato non sarà mai noto. Dopo la fine della guerra, nel 1975, i nostri leader politici e religiosi sono stati torturati, confinati e sottoposti alla pena di morte. Le nostre donne sono state sottoposte a sterilizzazione obbligatoria per annientare gradualmente la nostra popolazione. Il nostro sistema di tribunali tribali è stato sostituito da un duro sistema di «giustizia»
Perché Hanoi perseguita noi cristiani?
Il Dipartimento di Stato statunitense, nell'anno 2000, nella sua relazione annuale sullo stato dei diritti dell'uomo in Vietnam, ha affermato che nel 1999 circa duecentomila membri di gruppi etnici minoritari negli altopiani centrali erano protestanti ed ha rivelato la presenza di molte chiese nascoste nelle abitazioni. La relazione recitava: «La natura celata delle chiese nelle abitazioni, diffusa in particolare tra le minoranze etniche, ha contribuito ad inasprire la repressione contro tali gruppi.» Vediamo quindi le ragioni della repressione vietnamita, finalizzata al controllo del partito comunista sul popolo. Per mantenere il loro potere ci debbono reprimere. Vi darò alcuni esempi di tale repressione. Il 12 novembre 2000, sei montagnard cristiani sono stati arrestati e torturati perché rinunciassero a Cristo. I loro nomi sono: R'mah Cot, R'mah Hoc, Siu U, Siu H'Kep e Siu H'Pep. Prima di Natale, vi sono state anche vere e proprie crocifissioni pubbliche (fornirò i luoghi, le date ed i nomi delle persone crocifisse). Il 2 dicembre 2000, cinque membri delle forze di sicurezza vietnamita Cong An della città di Phu Thien, distretto di Ayun Pa, provincia di Gia Lai, di nome Dan, Nam, Hung, Ksor Hleo e Nay Phot, si recarono al villaggio montagnard di Plei Jo Ning, dove arrestarono i nostri fratelli cristiani, Siu Sieo, Siu Ai e Nay Glel, e li condussero nel loro ufficio di Phu Thien. Poi hanno crocifisso pubblicamente i nostri fratelli e li hanno battuti mentre erano appesi alla croce. Li hanno torturati, anche mediante elettroshock e li hanno lasciati lì appesi per un giorno ed una notte interi.
Il 30 gennaio 2001, due fratelli cristiani, Rahlan Pon e Rahlan Djan del borgo di Plei Som, distretto di Cu Prong, provincia di Gia Lai, sono stati arrestati e condotti nei campi n. 47 e 29 per esservi torturati. I funzionari governativi hanno detto agli abitanti del villaggio di tornare a riprenderseli ai campi quella sera. Ma gli abitanti sapevano perfettamente che essi sarebbero stati messi a morte senza motivo.
Questa è una delle ragioni che hanno scatenato le dimostrazioni pacifiche che sono iniziate nel febbraio 2001. La nostra gente voleva soltanto chiedere al governo vietnamita di rispettare i suoi diritti fondamentali. Ma invece di ascoltare le nostre richieste, il governo di Hanoi ha inviato le truppe, i carri e gli elicotteri per soffocare le dimostrazioni. Il 9 marzo 2001, mentre gli abitanti del villaggio si riunivano nella chiesa di Plei Lao per la preghiera, le forze di polizia e i soldati hanno attaccato gli abitanti con fucili, gas lacrimogeni, manganelli e manganelli elettrici.
Un abitante del villaggio, R'mah Blin, è rimasto ucciso, altri 17 sono stati feriti e la chiesa è stata bruciata. Il fratello di R'mah Blin, che era presente all'attacco, è riuscito a scappare dal Vietnam, ed oggi vive come rifugiato in North Carolina.
Ora vi descriverò brevemente alcuni avvenimenti intervenuti in occasione della persecuzione dello scorso Natale.
Il 18 dicembre 2001, un funzionario di polizia del distretto di Cu Se, provincia di Gia Lai, di nome Thang, ha arrestato un cristiano montagnard di nome Siu Kron, nel suo villaggio di Plei Ken Hmek. Lo ha torturato e sottoposto a elettroshock. Siu Kron è rimasto in prigione per due giorni e mezzo solo perché voleva condurre i fedeli a pregare in chiesa alla vigilia di Natale. Nel corso della tortura Thang ha ammanettato Siu Kron in modo tale che la sua mano sinistra era rigirata sulla schiena e la destra fatta passare sopra la spalla, e quindi i polsi ammanettati. Poi Thang ha inserito dei bastoni tra le sue dita e lo ha battuto sino a farlo svenire per il dolore. Dopo averlo così picchiato, Thang lo ha lasciato libero di tornarsene a casa. Tuttavia Siu Kron è riuscito a stento a far ritorno al suo villaggio per lo stato in cui era ridotto in seguito alla tortura.
Il 19 dicembre 2001, Thang è tornato nello stesso villaggio ed ha arrestato Rmah Nui che era l'assistente di Siu Kron; lo ha condotto in prigione per torturarlo. Thang ha torturato Rmah Nui sino a farlo svenire e poi lo ha lasciato libero nello stesso giorno.
Il 20 dicembre 2001, la polizia nel villaggio di Ia Pet è andata nel borgo di Plei Bia Bre ed ha arrestato sei cristiani montagnard e li ha imprigionati nel carcere locale. I loro nomi sono Khoi, Cram, Proh, Crung, Tuo e Croc e provengono tutti dal borgo di Plei Bria Bre, comune di Ia Pet, distretto di Dak Doa, provincia di Gia Lai.
Il 25 dicembre 2001, la polizia ha condotto Khoi e Cram nel carcere T-20 di Pleiku per torturarli, ed ha rilasciato gli altri quattro. Nella prigione la polizia ha battuto Khoi e Cram che sono stati obbligati a rivelare i nomi di altri fedeli che intendevano partecipare alla messa della vigilia di Natale. Sottoposti a tortura i due montagnard non hanno sopportato il dolore e hanno rivelato alla polizia il nome di un pastore cristiano, Ama Koi, che stava organizzando la veglia della vigilia. Ora il pastore è nascosto nella giungla per timore di essere arrestato, torturato e ucciso.
Il 24 e 25 dicembre del 2001, circa 200 poliziotti e soldati vietnamiti accompagnati da centinaia di civili vietnamiti hanno fatto irruzione nei borghi di Buon Sup «A», Buon Sup «B», Buon Sup «C», Buon Ea Rok e Buon Koya ed hanno distrutto tutte le decorazioni di Natale che avevano allestito i montagnard del villaggio. Hanno minacciato di arrestare, picchiare e gettare in carcere quanti fossero usciti dalle loro abitazioni per recarsi al luogo di culto. In seguito hanno ucciso un maiale ed obbligato gli abitanti a fare un sacrificio ed a berne il sangue. I soldati vietnamiti hanno anche obbligato gli abitanti cristiani del villaggio a rinunciare a Cristo minacciandoli di ucciderli o di gettarli in carcere. Gli episodi sono moltissimi.
Il Governo vietnamita ha commesso tutti questi crimini contro il genere umano e si è macchiato di genocidio.
Non osano aprire gli Altopiani Centrali al mondo perché temono che l'opinione pubblica internazionale si renda conto dei crimini commessi contro la mia gente. Il Vietnam vuole inoltre che il mondo continui a ricompensarlo con assistenza ed aiuti.
Una relazione della Human Rights Watch del 2002 riferisce, alla pag. 163 che «All'inizio del mese di giugno (2001), le autorità della provincia hanno organizzato dozzine di cerimonie negli Altopiani Centrali durante le quali i montagnard che avevano partecipato alle dimostrazioni di febbraio sono stati obbligati a leggere le confessioni concernenti loro presunti torti ed a rinunciare alla cristianità di fronte a villaggi interi, suggellando le loro promesse con l'essere obbligati a bere vino di riso miscelato con sangue di capra».
A pag. 96, la stessa relazione riferisce: «Direttive governative segrete emanate tra il 1999 ed il 2001 evidenziano una campagna nazionale diretta dal centro e l'esistenza di una struttura burocratica ad hoc
A nome dei montagnards/popolo Degar chiedo al Governo italiano di esercitare pressioni nei confronti del Vietnam affinché sia rispettato il diritto umanitario e sia consentito l'ingresso di osservatori delle Nazioni Unite , delle ONG e della stampa internazionale nell'Altopiano Centrale. Chiedo, altresì, che sia interrotta ogni forma di assistenza europea al Vietnam o, almeno, sottoposta a stretti controlli, nel rispetto, non soltanto dei nostri connazionali che sono stati crocifissi nel villaggio di Plei Joning, ma di tutto il popolo centro-vietnamita che in questo modo è messo in croce dal suo Governo. Aiutateci, per favore.
Posso assicurare i partecipanti a questa audizione che tutto quanto affermato in questa sede sarà riprodotto integralmente nel resoconto stenografico ed entrerà a far parte degli atti parlamentari. Perciò, le autorità competenti saranno informate di tutto quello che è stato qui testimoniato e documentato.
Sempre con attinenza al tema della violazione dei diritti civili, politici, culturali, etnici e, soprattutto, religiosi invito ad intervenire, adesso, il signor Quan Nguyen, presidente del Movimento non violento per i diritti umani in Vietnam. In effetti, avrebbe dovuto presenziare questa audizione il fondatore del movimento, il signor Dan Que Nguyen, fratello di Quan Nguyen, la cui assenza è dovuta alla spiacevole circostanza che il Governo vietnamita ha ritenuto, già da molto tempo, di sottoporlo ad arresti domiciliari e dunque gli ha impedito di lasciare il paese.
Purtroppo, il Vietnam non è neanche lontanamente allineato agli standard internazionali in tema di rispetto dei diritti dell'uomo. All'inizio del terzo millennio, nel mio paese, esiste ancora un solo partito, al cui interno non c'è una netta distinzione di funzioni legislative, esecutive e giurisdizionali ed il Congresso nazionale vietnamita, il nostro Parlamento, è una marionetta nelle sue mani. Nel regime comunista, il popolo vietnamita è privo dei diritti fondamentali, quali il diritto alla libertà di espressione, all'informazione, il diritto di organizzazione, di associazione nonché il diritto al credo religioso. Milioni di lavoratori vietnamiti non beneficiano della protezione di sindacati che li rappresentino. I leaders religiosi e gli attivisti democratici che esaltavano il pluralismo e i dissidenti che criticavano il Governo sono stati sottoposti ad una illegale sorveglianza, intimidazione e imprigionamento. La soppressione delle critiche è una testimonianza dell'attuale repressione in Vietnam. Durante la dittatura questo paese è divenuto uno dei più poveri del mondo: l'economia è estremamente depressa, la società demoralizzata e rimane altissimo il tasso di disoccupazione. Le giovani generazioni vietnamite non hanno futuro, non hanno speranza e la leadership comunista in questo campo è del tutto inefficace. Secondo uno studio condotto dalla Political and economic risk consultancy, una associazione con sede ad Hong Kong, il Vietnam è tra i primi 12 paesi del sud-est asiatico per quanto riguarda la corruzione.
La vita è molto difficile ma l'aspetto più penoso è la privazione della libertà religiosa. Il Vietnam conta, storicamente, un gran numero di credo religiosi, è una nazione di uomini dotati di profonda spiritualità e di grande moralità. La religione per il vietnamita è parte indispensabile della vita e della speranza. Come sapete, il comunismo è ateo per sua stessa natura. Non accetta religione, non accetta un Dio.
Per comprendere meglio come il partito sia riuscito a soffocare la libertà religiosa in Vietnam è necessario ricordare, in primo luogo, la creazione e la promozione di una sorta di Chiesa controllata dallo Stato; ciò penalizza tutte le altre istituzioni religiose indipendenti. In secondo luogo, è stata distrutta la base finanziaria delle istituzioni religiose indipendenti e confiscata ogni loro proprietà: per illustrare un solo esempio, il 24 dicembre 2000 il Primo ministro vietnamita ha nazionalizzato 50 ettari di terreno appartenenti al monastero trappista di Thien An, vicino a Hue, evacuando circa un centinaio di religiosi. Inoltre, l'ingresso in seminario richiede la preventiva approvazione del partito che in questo modo controlla la nomina e la promozione del clero di ogni grado all'interno delle singole chiese. Le prediche sono sottoposte a censura e ad approvazione da parte del partito. Agli istituti religiosi è negata sia la partecipazione alle attività culturali sia la possibilità di fornire assistenza alle vittime di disastri nazionali. Nel 2000, al gruppo buddista è stato proibito di assistere le vittime dell'inondazione del Vietnam centrale.
A causa di questa repressione da parte del Governo, quella dei religiosi in Vietnam è una vita di grandi sofferenze. Un esempio di perseveranza e di fede è offerto dal caso del cardinale Franc ois Xavier Nguyen, scomparso solo tre settimane fa, che è stato presidente del Consiglio pontificale per la giustizia e la pace, a Roma. Ho avuto occasione di ascoltare la dolorosa testimonianza della sua vita trascorsa in detenzione, di un intervento chirurgico alla prostata senza anestesia né antibiotici. Ma tutto questo non ha mai fatto vacillare la sua fede. È stato nominato vescovo di Nha Trang, nel 1967, e coadiutore dell'arcivescovado di Saigon, pochi mesi prima dell'arrivo dei comunisti. Nel 1975, questi ultimi lo hanno imprigionato senza processo e lo hanno costretto a trascorrere tredici anni in carcere, nove dei quali in isolamento. Nonostante queste sofferenze ha continuato ad officiare la messa usando poche gocce di vino e come calice le sue mani. Nel 1991, finalmente, fu inviato in esilio. È stato denunciato dal regime comunista del suo paese mentre a Roma è
Un altro esempio di coraggio è il caso di Nguyen Van Ly, che si era espresso a favore della libertà religiosa e contro la confisca dei terreni della Chiesa. Sulla porta della sua parrocchia aveva collocato uno striscione che proclamava che la scelta è tra la libertà di credo e la morte. Per questo, è stato condannato a 15 anni di detenzione. Ma tale azione ha attirato una grande attenzione sugli abusi commessi dal Governo comunista contro la religione.
Esempi simili sono quelli di Tich Huyen Quang e di Thich Quang Do, rispettivamente capo e segretario generale della chiesa unificata buddista, che si trovano agli arresti domiciliari. È stato fatto loro divieto anche di incontrare i loro seguaci.
Le Quang Liem, capo della chiesa Hoa Hoa, e Tran Van Chau, della chiesa Cao Dai, unitisi a Padre Ly nella denuncia contro le politiche anti religiose del Governo comunista vietnamita, si trovano agli arresti domiciliari e sono continuamente molestati.
Il pastore Nguyen Dang Chi, della chiesa protestante del distretto di Dong Nai, è stato arrestato quattro volte, l'ultima il 27 luglio del 2002.
Inoltre, il Governo di Hanoi ritiene che i montagnard cristiani siano una minaccia per il regime. Perciò, sono state incendiate le loro chiese, torturati i loro rappresentanti e, dal febbraio 2001, anche le loro antiche dimore e i rappresentanti della loro comunità sono stati posti sotto legge marziale, con migliaia di soldati e di forze di sicurezza che conducono operazioni brutali contro le tribù cristiane dell'altopiano. Kok Ksor, Presidente della Fondazione dei Montagnard, è oggi con noi e può rendere testimonianza di quanto sto dicendo.
La libertà di religione non deve essere soffocata. Dobbiamo sostenere il coraggioso popolo vietnamita che reclama il suo diritto alla libertà di culto.
In tale spirito chiedo al Parlamento italiano di esercitare pressioni sul Governo vietnamita, attraverso una politica di aiuti e investimenti, per dare attuazione ai principi delle Nazioni Unite in materia di libertà religiosa, compreso il rilascio di chi oggi si trova in prigione per causa del proprio credo. Chiedo che sia domandata, al regime di Hanoi, la cessazione della repressione dei gruppi religiosi indigeni, quali Hoa Hoa e Cao Dai, che sia interrotta l'interferenza da parte del Governo e del partito, nei confronti delle chiese buddhista, cattolica e protestante. È necessaria una netta separazione tra Chiesa e Stato ed è indispensabile cercare di interrompere ogni tentativo da parte del partito di controllare le chiese. Lo Stato non ha diritto di scegliere la guida dei gruppi religiosi né di promuovere qualsivoglia istituzione religiosa. Le prediche debbono essere libere da censure.
Inoltre, vorrei attirare l'attenzione del Parlamento italiano su di un altro aspetto degli abusi commessi dal Governo di Hanoi nei confronti dei diritti umani fondamentali. Solo due settimane fa, le forze di sicurezza dello Stato hanno perquisito e saccheggiato la casa di mio fratello Nguyen Dan Que, che è un famoso dissidente in Vietnam ed è stato uno dei più brillanti sostenitori della democrazia e del miglioramento del rispetto dei diritti dell'uomo in Vietnam. Queste molestie e intimidazioni sono le strategie attraverso le quali il partito comunista cerca di tacitare ogni forma di critica. Una volta che queste notizie sono emerse, molte organizzazioni a difesa dei diritti dell'uomo si sono espresse a favore del dottor Que e hanno condannato questa azione. Tra esse, alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti
Chiediamo al Parlamento italiano di unire la sua voce a questo coro per protestare contro le azioni oppressive di un regime comunista e totalitario nei confronti di dissidenti che desiderano semplicemente esprimere le loro opinioni pacificamente.
Da ultimo, invito ad intervenire il signor Enver Can, presidente del Congresso nazionale del Turkestan orientale. Il Turkestan è la regione situata a nord-est della Cina, occupata dai cinesi nel 1878 e da essi ribattezzata Xinjiang, che significa «nuovi territori». Il signor Can è presidente del Congresso nazionale da molto tempo ed è stato riconfermato dalla assemblea di Bruxelles nel 2002. L'East Turkestan National Congress è l'unica organizzazione riconosciuta a rappresentare, dopo la diaspora, l'insieme della popolazione di quella regione - nota come Uigur - le sue istanze, i suoi bisogni, le sue ansie e la sua drammatica realtà. Scopo del Congresso nazionale del Turkestan è di rappresentare gli interessi politici, sociali, culturali e religiosi della popolazione Uigur all'estero. Numerose sono state le missioni in occidente da parte di esponenti del Congresso che ha come compito, altresì, quello di fungere da tramite e da coordinatore di tutte le attività delle diverse organizzazioni che difendono il patrimonio sia culturale sia spirituale della popolazione Uigur. Esso si prefigge l'obiettivo di difendere i diritti dell'uomo e il diritto all'autodeterminazione della popolazione che rappresenta.
Il signor Can, cui rivolgo il mio benvenuto, è fuggito dallo Xinjiang 38 anni fa. Attualmente, vive in Germania come esiliato. Per un lungo periodo di tempo è stato responsabile della sezione in lingua uigur di radio liberty, la cui sede era a Monaco di Baviera.
Negli ultimi anni, le autorità cinesi hanno affermato che a base dei movimenti di autonomia nel Turkestan orientale ci sono i movimenti islamici radicali. Tuttavia, l'identificazione degli uigur con l'islam
Del resto, l'identità etnica trova riscontro nell'espressione religiosa perché essa si è formata, nel corso degli anni, proprio attraverso l'incontro con varie fedi. Inizialmente, quando erano semplicemente una tribù di nomadi che vivevano nella valle del fiume Ienissei, in Siberia, gli uigur praticavano lo sciamanesimo, ancora presente nelle sacche di islam folkloristico. La danza del fuoco, che appartiene al repertorio di musica classica uigur, esprime l'incontro di questo popolo con l'antica religione zoroastro persiana. L'emergere della popolazione uigur a ruolo di leader di una confederazione tribale avvenne quando l'élite adottò il manicheismo, altra importazione persiana. Il primo impero uigur adottò la scrittura sogdiana per poter comprendere le scritture religiose del profeta Mani e dei suoi seguaci. In seguito, quando abbandonarono la Siberia per stabilirsi nel bacino del Tarim, nel Turkestan orientale, adottarono il buddismo, divenuto la religione predominante nella zona e lungo tutta la via della seta, dall'Afghanistan al Giappone. Perciò, la civiltà uigur è tra quelle che da più tempo praticano la libertà di religione.
Tra le rovine delle antiche città situate nel deserto di Takliman sono stati rinvenuti documenti e pitture appartenenti a molte fedi religiose. Marco Polo visitò alcune chiese nestoriane accanto alle moschee nella antica città di Kashgaar. Quando Marco Polo si recò in Cina, un monaco uigur nestoriano si recò presso la corte di Kublai Kan a Roma. Altro episodio singolare fu quello di un eretico nestoriano dell'impero mongolo che prese la comunione con il Papa a Roma insieme ai re di Francia e Inghilterra: deve essere stato un uigur piuttosto straordinario. Il movimento di liberazione uigur è stato caratterizzato dal suo spirito ecumenico. Questo popolo è noto per la sua ospitalità: ha abbracciato musulmani, cristiani, buddhisti ed ebrei. Nonostante il proselitismo dei missionari arabi e pakistani, gli uigur dell'Asia centrale non hanno abbracciato il babismo dell'Arabia Saudita o le forme estremistiche del Pakistan o dell'Afghanistan. Tradizionalmente, gli uigur sono musulmani sunni, influenzati soprattutto dai sufi e dalla setta nashbandia. I sufi, nel voler conoscere l'amore personale di Allah, non hanno mai dimostrato aggressività, durante il dominio cinese e sovietico, pur essendo conservatori della fede contro l'ateismo comunista. Le teocrazie dell'Iran e dell'Afghanistan non rappresentano il modello religioso della nazione uigur per il XXI secolo.
Il regime di Pechino, con la propria politica di pesante repressione, ha terrorizzato e cercato di criminalizzare intere popolazioni civili, sia nella parte cinese sia negli altri territori, e di fuorviare la comunità
Cito da un paragrafo di un documento segreto del consiglio del partito comunista cinese, pubblicato nel marzo 1996: «Attraverso la diplomazia noi esortiamo questi paesi a limitare e indebolire l'attività delle forze separatiste nell'ambito delle rispettive zone. Bisogna trarre vantaggio dalla nostra superiorità politica per sviluppare la cooperazione bilaterale con questi paesi. Bisogna mantenere le pressioni su di essi perché le attività del separatismo etnico al di fuori delle frontiere devono essere eliminate. Dobbiamo rafforzare le indagini e gli studi al di fuori delle frontiere. È necessario raccogliere informazioni su eventuali sviluppi di formazioni autonome, soprattutto nei confronti del cosiddetto movimento del Turkestan orientale affinché non diventi internazionale. Bisogna dividere le forze separatiste, cercare di infiltrarsi e di attuare la politica del divide et impera, creare cellule di base nelle regioni e nelle città all'estero con numerosa popolazione cinese, realizzare vari tipi di propaganda e cercare di stringere amicizia con i separatisti per poterli influenzare».
Le autorità cinesi hanno utilizzato il loro apparato di propaganda statale per sfruttare a loro vantaggio la lotta internazionale contro il terrorismo. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, la Cina ha cercato di fuorviare la comunità internazionale descrivendo la nazione uigur come una nazione di terroristi e giustificando così la propria politica di repressione contro l'intera popolazione uigur del Turkestan orientale. Le nuove repubbliche dell'Asia centrale come il Kazakistan, l'Uzbekistan e il Kirgistan sono molto deboli dal punto di vista economico, politico e militare e dipendenti dalla Cina per l'assistenza economica. Tali Stati hanno consegnato al Governo cinese alcuni dissidenti uigur in violazione dei trattati internazionali. Particolarmente preoccupante è il cosiddetto protocollo d'intesa tra le superpotenze che accettano e tollerano le lotte interne contro i dissidenti in nome della lotta al terrorismo. L'ironia sta nel fatto che il Governo di Pechino criminalizza i civili che chiedono, in modo pacifico, il rispetto dei propri diritti e protestano contro una politica di repressione, arresti e torture, contro le uccisioni di centinaia di persone ogni anno, contro la intimidazione della intera popolazione uigur, la indottrinazione religiosa e politica e la chiusura delle moschee e delle scuole religiose. Dimenticando di essere una superpotenza che sopprime i popoli posti sotto il suo governo, la Cina dichiara di essere vittima del terrorismo e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite fornisce i nominativi di alcune persone e di alcuni gruppi definendoli terroristi. La vera superpotenza, gli Stati Uniti d'America, crede o vuole credere a quanto dichiarato dalla Cina e aggiunge questi gruppi alla lista dei terroristi più efferati.
Sono nato e cresciuto in un paese comunista e sono fuggito dall'ideologia marxista e maoista. Ammiro e credo nella libertà e nei valori morali delle democrazie occidentali. Tuttavia, qui non sono in gioco i valori morali della democrazia. In questo caso assistiamo ad una violazione di questi principi, all'opportunismo della peggiore specie a carico dei deboli; è una collaborazione di interessi. Non capisco come la comunità mondiale possa credere, senza aver condotto adeguate indagini, ad un regime che uccide i propri cittadini, invece di proteggerli, a causa delle loro fedi religiose e delle loro proteste pacifiche quando essi chiedono semplicemente democrazia e libertà. Come si può fare
Per concludere, vorremmo rivolgerci alla comunità internazionale e, in particolare, ai rappresentanti eletti dal popolo italiano affinché chiedano al loro Governo di sollevare il problema dei diritti umani, soprattutto degli uigur, in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001, negli incontri bilaterali con i leaders cinesi. Vorremmo esortare il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea ad assumere una linea più dura sul rispetto dei diritti dell'uomo con la Cina, dato che il cosiddetto dialogo in materia non ha offerto alcun risultato concreto. Chiediamo che sia inviata nel Turkestan orientale una missione esplorativa per accertare chi sia il persecutore e chi sia la vittima. Domandiamo che sia favorito il riconoscimento della voce democratica non violenta della nazione uigur all'estero. Chiediamo che sia posto un termine alla repressione da parte del regime comunista cinese nei confronti di una nazione che ha offerto tanto alla civiltà dell'Asia centrale; che si inviti il regime cinese a smettere di utilizzare la violenza nei confronti dei propri cittadini e sia, invece, avviato un dialogo costruttivo con i rappresentanti degli uigur per trovare una soluzione politica adeguata; infine, che lo si esorti a rilasciare immediatamente tutti i prigionieri di coscienza e a porre termine ai trasferimenti illegali di popolazione nel Turkestan orientale.
Invito i componenti di questo Comitato, qualora lo desiderino, a rivolgere alcune domande ai nostri ospiti.