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sul territorio nazionale sono funzionanti quattro ospedali psichiatrici giudiziari (S. Eframo di Napoli, F. Saporito di Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino) nei quali sono ristretti centinaia di detenuti a rischio;
così come più volte segnalato da varie organizzazioni sindacali di rappresentanza della Polizia penitenziaria, le succitate strutture versano in un irresponsabile stato di abbandono sotto tutti i profili, da quello logistico a quello igienico-sanitario, per finire all'assenza totale di attività di manutenzione;
il rapporto agenti penitenziari-detenuti ristretti negli ospedali psichiatrici giudiziari è di uno a cinque, di gran lunga inferiore rispetto a quello delle strutture carcerarie ordinarie;
in tale contesto, il personale di Polizia penitenziaria è costretto a sobbarcarsi di un defatigante lavoro, ai limiti delle possibilità umane e con gravissimi rischi per la propria incolumità, attese le particolari patologie di cui sono portatori gli internati;
a tutt'oggi, non vi è stata alcuna gratificazione di carattere economico, così come avvenuto per i magistrati che operano in sedi disagiate ed a rischio, nonostante vi siano proposte di legge in tal senso che giacciono da anni presso il Parlamento -:
se non sia quantomai urgente, una volta verificata la veridicità di quanto esposto in premessa, adottare gli opportuni provvedimenti per rimuovere l'inammissibile stato di abbandono dei surriferiti ospedali psichiatrici, rendendoli vivibili, sia nell'interesse degli stessi internati che del personale costretto ad operare in siffatte condizioni;
se non sia necessario incrementare immediatamente l'organico del personale di Polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza degli internati, al fine di rendere più efficace il controllo ed evitare, pertanto, possibili tragedie;
se non sia, infine, equo prevedere ed applicare un'indennità speciale al personale di Polizia penitenziaria che opera nel più volte citato settore.
(3-06666)
in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Giornale di mercoledì 6 dicembre, a pagina 4, si afferma che il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Gennaro avrebbe acquistato una villa bifamiliare in località San Giovanni La Punta (Catania), comprandola da un imprenditore edile, tale Carmelo Rizzo, ucciso nel '97 e già sottoposto a misure di prevenzione per una presunta appartenenza a «cosa nostra»;
nel novembre del 1991, informa lo stesso quotidiano, la Squadra mobile di Catania avrebbe stilato un'informativa proponendo l'applicazione di misure di prevenzione nei confronti del Rizzo, titolare dei cantieri edili citati al paragrafo "Attività imprenditoriale di Rizzo Carmelo nel comune di San Giovanni La Punta"; la maggior parte si riferisce a gruppi di ville bifamiliari, fra questi un gruppo di ville edificate in via (...) ove ha acquistato anche il giudice Giuseppe Gennaro» -:
se il dottor Gennaro avesse contezza, al momento dell'acquisto, che Carmelo Rizzo era personaggio quantomeno dalla dubbia fama;
se non sia il caso di disporre delle verifiche circa i rapporti che intercorsero tra il giudice Gennaro e il Rizzo;
se siano esaustive le dichiarazioni che il presidente dell'Associazione nazionale magistrati ha rilasciato a Il Giornale, nelle quali afferma che la vicenda riguardante il Rizzo sia emersa successivamente al suo acquisto immobiliare;
se siano stati messi in luce i motivi che causarono, nel 1997, l'uccisione di Carmelo Rizzo, probabilmente da parte di appartenenti alla criminalità organizzata.
(3-06672)