Allegato B
Seduta n. 822 del 7/12/2000


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BENI E ATTIVITĄ CULTURALI

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
l'area portuale di Roma antica ricade oggi nel territorio del comune di Fiumicino in prossimità delle infrastrutture aeroportuali;
il sistema dei porti di Claudio e Traiano, unitamente all'area urbana dell'abitato di Portus, con i relativi quartieri al di là della fossa Traianea, alla necropoli monumentale connessa con l'articolato compendio archeologico della Basilica di Sant'Ippolito e delle attigue terme di Matidia ed allo stesso museo delle Navi, costituisce un complesso nei confronti del quale il ministero per i beni culturali ha investito ed investe in termini di impegno ed immagine;
l'estensione dell'antica città di Portus può essere calcolata intorno ai 65 ettari;
una parte della succitata area portuale è di pubblica proprietà e pertinenza e da anni è oramai nota ed accessibile al pubblico ed agli studiosi proprio in virtù del grande impegno profuso in questi anni dal ministero per i beni culturali che ha recuperato pienamente l'area da quelle che erano le fondamenta oscene di un safari park;
al contrario la restante parte dell'area portuale di Roma imperiale, ivi compreso il bacino esagonale traianeo, è ancora oggi di proprietà privata;
il quotidiano Corriere della Sera ha riportato, in data 19 novembre 2000, la notizia, non smentita, di un progetto turistico predisposto dai proprietari dell'area, che prevede «la costruzione di bar, ristorante e zona accoglienza per un totale di 3.300 metri quadrati»;
in data 22 novembre 2000 presso l'aula consiliare della provincia di Roma è stato presentato pubblicamente un comitato cittadino, costituito da numerose associazioni culturali, ambientali, dalle forze sindacali e da singoli cittadini e cittadine e denominato «Portus la città ritrovata»;
detto comitato si ripropone di richiedere l'inserimento dell'area portuale della Roma imperiale nel patrimonio mondiale dell'Unesco al fine di garantirne l'integrale e completa tutela e di scongiurare il pericolo di possibili speculazioni private;
il comitato cittadino si ripropone, conseguentemente, di richiedere al ministero per i beni culturali ed agli altri enti competenti l'attivazione delle sinergie necessarie per la migliore valorizzazione dell'area archeologica già di proprietà pubblica, nonché la costituzione, nella sua


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interezza, del parco archeologico e naturalistico pubblico dei porti di Claudio e Traiano mediante l'adozione di tutti gli atti necessari a recuperare al patrimonio pubblico ed alla stessa collettività la restante area portuale della Roma imperiale ivi compreso il bacino esagonale traianeo;
considerato che l'area archeologica e naturalistica di cui si tratta, anche per la sua vicinanza con l'aeroporto internazionale di Fiumicino e per l'agevole collegamento ferroviario attivabile sulla linea FM1 in virtù del costituendo nodo ferroviario di Porto, già approvato e finanziato dalla giunta della regione Lazio nel 1997, non ancora realizzato, potrebbe e dovrebbe divenire un polo archeologico e naturalistico pubblico di grandissima importanza, un incommensurabile patrimonio archeologico capace di attrarre flussi turistici di rilevanza regionale, nazionale ed internazionale;
la realizzazione e l'effettiva attivazione del parco archeologico e naturalistico dei porti di Claudio e Traiano potrebbero costituire una importantissima occasione di sviluppo occupazionale per l'intero litorale romano compatibile con la tutela delle risorse ambientali e culturali del territorio -:
se risultino, alla data odierna, essere stati accertati abusi edilizi all'interno delle aree ancora di proprietà privata ma soggette a vincolo ai sensi del decreto legislativo n. 490 del 1999 ed eventualmente quali abusi edilizi siano stati realizzati;
se sia intendimento del ministero per i beni culturali attivare con gli altri enti locali competenti le sinergie necessarie per la migliore valorizzazione dell'area archeologica già di proprietà pubblica;
se sia intendimento del ministero per i beni culturali costituire, nella sua interezza, il parco archeologico e naturalistico pubblico dei porti di Claudio e Traiano mediante l'adozione di tutti gli atti necessari a recuperare al patrimonio pubblico ed alla stessa collettività la restante area portuale della Roma imperiale ivi compreso il bacino esagonale traianeo;
se sia intendimento del ministero per i beni culturali richiedere l'inserimento dell'area portuale di Roma imperiale nel patrimonio mondiale dell'Unesco.
(2-02772)
«Lenti, De Cesaris».

Interrogazioni a risposta scritta:

CRIMI, GIANNATTASIO, MASIERO, GRAMAZIO, CUCCU, CONTE, CICU, RICCIOTTI e MANCUSO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il Coni, con le delibere n. 1733 e 1738, del 17 dicembre 1999, ha richiesto al Ministero dei trasporti il comando presso l'ente, rispettivamente, del dottor Mario Risca, dirigente generale, di due dirigenti, di due VIII qualifiche funzionali e di due V qualifiche funzionali;
al dottor Mario Risca con il citato provvedimento è stato conferito l'incarico di direzione dell'area direzionale risorse umane per la durata di quattro anni;
agli altri due richiamati dirigenti è stato affidato, rispettivamente, l'incarico di titolare dell'ufficio relazioni con il pubblico e di titolare dell'ufficio normativo, stato giuridico e concorsi, entrambi appartenenti all'area direzionale delle risorse umane;
secondo una costante giurisprudenza il comando come istituto può essere utilizzato esclusivamente per sopperire ad una situazione contingente determinata da eccezionali e temporanee esigenze e non per assicurare in via ordinaria i servizi posti per legge a carico di un determinato ente;
per effetto della legge n. 138 del 1992 e dell'articolo 73, comma 5, del decreto legislativo n. 29 del 1993, il Coni è stato riconosciuto come comparto autonomo di contrattazione in materia di rapporto di lavoro, con poteri di autonormazione in materia di organizzazione e gestione del personale e che dal 1993 ha regolarmente realizzato, con l'approvazione e la registrazione dei vari organi di vigilanza e controllo, i contratti collettivi nazionali di


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lavoro per i dipendenti, per i dirigenti e i professionisti dell'ente, la dotazione organica ai sensi delle leggi finanziarie riferite agli anni 1996 e 1997, il nuovo regolamento organico e successivamente l'ordinamento dei servizi e il regolamento di organizzazione, svolgendo nello stesso tempo concorsi interni, per passaggi di qualifica, che hanno interessato circa novecento dipendenti di ruolo dell'ente;
detta attività di contrattazione, di organizzazione e di gestione del personale è stata realizzata esclusivamente da dirigenti e funzionari dell'ente, ancora oggi in servizio, e di conseguenza professionalità tutt'ora reperibili per il Coni;
i citati comandi costano al Coni, in termini finanziari, circa un miliardo di lire annue;
per quale motivo il collegio dei revisori dei conti non abbia censurato i provvedimenti amministrativi attuativi dei su menzionati comandi, in considerazione del fatto che il Coni disponeva delle adeguate professionalità in materia di contrattazione, organizzazione e gestione del personale e che gli incarichi dirigenziali, in modo particolare relativi all'ufficio relazioni con il pubblico ed all'ufficio normativo stato giuridico e concorsi, conferiti con i predetti provvedimenti di comando non sembrano rispondere ai necessari requisiti di situazione contingente determinata da eccezionali e temporanee esigenze, bensì appaiono provvedimenti idonei per assicurare l'ordinaria attività amministrativa e che creano una notevole, ulteriore ed ingiustificata sofferenza economica ad una situazione finanziaria drammatica, come è quella vissuta attualmente dal Coni e che stranamente anche tale circostanza non è servita ad attivare la dovuta attenzione del collegio dei revisori dei conti;
se non intenda far cessare detta situazione di assoluta illegittimità, intimando al Coni di procedere alla revoca dei più volte richiamati provvedimenti di comando e trasmettendo altresì tutta la documentazione relativa alla torte dei conti al fine di accertare l'eventuale danno erariale e le eventuali responsabilità personali.
(4-32967)

BAIAMONTE. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
nel mese di giugno 2000 le organizzazioni sindacali territoriali siglavano con l'amministrazione periferica del Ministero per i beni e le attività culturali (Direzione Archivio di Stato di Palermo), l'accordo in materia di «Apertura con orari prolungati» e «produttività ed efficienza»;
dai verbali di detta intesa risulta chiaramente che le parti concordano; le unità da impiegare in detto progetto corrispondono a un totale di 95 unità 86 di ruolo e 9 in posizione di mobilità, ma in ogni caso quest'ultimi in servizio presso l'Archivio di Stato di Palermo e quindi aventi diritto ad essere retribuiti;
contrariamente a quanto stabilito in sede periferica il dicastero in questione inspiegabilmente prevede un budget complessivo per l'Istituto in questione per un totale di unità 88 pari a 231.960.000;
con emissioni di ordine di pagamento (VII-Div. Min), del settembre 2000, viene accreditata sotto la voce quota del fondo unico di amministrazione ecc. la somma di lire 149.418.000;
ciò comporta de facto che il funzionario addetto al riscontro contabile non può dare luogo al pagamento in quanto non c'è corrispondenza tra la somma impropriamente accreditata e le prestazioni; lavorative effettuate come da norma, né tanto meno può ripartire tale somme in modo difforme dalle regole di matematica e dalle normative vigenti in materia di contabilità dello Stato o per ovvi motivi umanitari pagare alcuni a scapito d'altri -:
i motivi per i quali:
a) la somma accreditata sia di 149.418.000 e non quella iniziale di 231.960.000;


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b) le unità previste dall'amministrazione centrale siano 88 e non quelle in effettivo servizio (100 al 7 dicembre 2000).
(4-32975)