Allegato B
Seduta n. 822 del 7/12/2000


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AMBIENTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BARRAL. - Al Ministro dell'ambiente, al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:
la recente alluvione che ha colpito in ottobre le zone del basso vercellese ha riaperto il problema inerente i siti nucleari


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di Trino e Saluggia, un tempo circondanti la centrale per la produzione di energia atomica;
in particolare, la zona dove sorgono gli impianti e i magazzini di stoccaggio sorge in un territorio compreso tra i canali Farini, Cavour e il fiume Po. Dunque, una zona alluvionale che non ha mancato, durante gli eventi di ottobre, di confermare la propria pericolosità;
dai rilievi effettuati dall'Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) si è rilevata una situazione di non normalità all'interno di alcuni degli impianti dove si trovano le scorie;
si prende atto che tali rilievi non hanno rilevato situazioni di pericolosità per gli abitanti della zona e per l'ambiente circostante, ma si puntualizza sul «campanello d'allarme» lanciato da questi eventi;
si prende parimenti atto che gli enti preposti sono da tempo al lavoro per l'individuazione di un sito nazionale dove collocare le scorie ora giacenti in diversi siti della penisola italiana -:
se effettivamente, alla luce degli eventi alluvionali, sia possibile e si intenda ridefinire l'area come «territorio a rischio»;
se e in quali termini sarà possibile un trasferimento delle suddette scorie in un sito provvisorio più sicuro della collocazione attuale;
quando si potrà effettivamente conoscere il luogo finale di destinazione delle scorie radioattive vercellesi, e di tutto il territorio nazionale.
(5-08591)

DE CESARIS. - Al Ministro delle finanze. - Per sapere - premesso che:
sulla stampa nazionale (si veda, per esempio, il Sole 24 Ore del 5 dicembre 2000), sono apparse notizie che alimentano scenari «catastrofisti» in relazione ai costi del risanamento delle linee elettriche in caso di approvazione della normativa di maggiore protezione della popolazione dall'inquinamento elettromagnetico contenuta nella legge quadro attualmente all'esame del Senato e già approvata dalla Camera;
tali scenari sarebbero sostenuti da una valutazione elaborata dall'Anpa;
in tale studio si tenderebbe di fatto, ad affermare che, di fronte a un costo del risanamento della linea elettrica per realizzare l'obiettivo di qualità di 0,2 micro tesla valutato in circa 50 mila miliardi, si determinerebbe una possibile riduzione di 7 casi di leucemia, sempre ammesso che esista una relazione tra esposizione prolungata ai campi elettromagnetici e insorgenza di patologie;
tali valutazioni risultano confermate da dichiarazioni effettuate dal presidente dell'Enel e riportata dai medesimi quotidiani;
è evidente che l'obiettivo della divulgazione di tali notizie abbia lo scopo di dimostrare che la nuova normativa che si intende introdurre non reggerebbe alla cosiddetta valutazione del rapporto costi/benefici;
appare del tutto stupefacente che tale valutazione, che ha chiaramente un intento di parte a sostegno delle imprese che intendono ostacolare l'introduzione di normative di tutela delle popolazioni, vengano «coperte» da studi elaborati da strutture pubbliche;
oltre che evidentemente strumentale ad un'operazione di parte a favore delle imprese, le informazioni fornite appaiono del tutto fuorvianti e contraddittorie rispetto alle valutazioni degli istituti scientifici del Ministero della sanità, Iss e Ispesl, e all'evoluzione dei più recenti studi, gli ultimi dei quali dimostrano una possibilità doppia di ammalarsi di leucemia per la popolazione esposta a campi di induzione magnetica superiore a 0,4 micro tesla;
non è poi chiaro come siano state fatte le valutazioni rispetto ai costi del risanamento non essendo stati forniti dati attendibili circa il riferimento alla rete


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elettrica da risanare (essendo il riferimento corretto non all'intera rete bensì soltanto ai tratti in cui viene superato il campo magnetico di 0,5 micro tesla rispetto a dove la popolazione risiede per oltre 4 ore al giorno);
se non ritenga di voler chiarire le circostanze per le quali un eventuale studio dell'Anpa, non portato a conoscenza del Parlamento, possa essere utilizzato per un'iniziativa di così strumentale sostegno alle richieste delle imprese che cercano di ostacolare l'introduzione di una normativa di maggiore tutela dall'inquinamento elettromagnetico;
se non intenda far conoscere alle competenti commissioni parlamentari il testo integrale di tali sudi;
se non intenda emanare precise direttive affinché tali studi non vengano eleborati su dati forniti dalle parti in causa, che hanno interesse a «orientare» tali studi, ma abbiano carattere di indipendenza;
se non ritenga di dover confermare gli impegni assunti con la risoluzione parlamentare 8-00066 approvata in data 6 luglio 2000 dalla Commissione Ambiente.
(5-08597)