gli argini del fiume Tevere nel tratto immediatamente precedente lo sbocco a mare, ed in particolare tra il viadotto Scafa e il ponte Due Giugno nel comune di Fiumicino sono stati considerati «fragili» dall'Autorità di Bacino competente secondo la quale in caso di «piena» del fiume le sponde non sarebbero in grado di contenere il flusso idrico con conseguente allagamento di Fiumicino, Isola Sacra e di parte dell'aeroporto intercontinentale Leonardo da Vinci;
i cittadini che verrebbero colpiti dalla calamità sono oltre centotrentamila e i danni compresi quelli all'aeroporto incalcolabili;
il piano straordinario emesso a settembre 1999 dall'Autorità di bacino del Tevere ha vincolato l'area interessata vietando la costruzione di nuovi fabbricati e bloccando opere pubbliche per 20 miliardi di lire;
il Tribunale delle Acque pubbliche ha, su ricorso dell'amministrazione locale, sospeso il vincolo condizionandolo al restauro degli argini del fiume;
la regione Lazio ha messo a disposizione sei miliardi di lire per effettuare i lavori necessari, lavori che ad oggi non sono stati neppure incominciati nonostante i solleciti effettuati dalla Regione Lazio al comune di Fiumicino;
considerato il particolare andamento climatico che ha già causato ingenti danni in altre regioni a causa dell'abbondanza di piogge cadute in maniera eccezionale sul nostro Paese il pericolo di una catastrofe naturale, e preannunciata, non può essere ulteriormente ignorato -:
cosa intendano fare per eliminare il rischio di allagamento di quattromila ettari di terreno densamente abitato e la possibilità di vedere allagato ed inagibile lo scalo aereo di Fiumicino;
quali siano le ragioni che hanno impedito di nominare un commissario ad acta per gestire e velocizzare il restauro delle sponde e di intervenire sul comune di Fiumicino perché proceda nel minor tempo possibile all'esecuzione dei lavori.
(4-32893)
il Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (S.I.U.L.P.) segreteria provinciale di Asti, il 18 luglio 2000, denunciò, per iscritto, a Lei, al Capo della polizia, al prefetto ed al questore di Asti, la cronica carenza di organico e la disarticolata organizzazione del lavoro che si ripercuotono negativamente sul poliziotto e sui cittadini;
nonostante la denuncia forte, non si è visto alcun segnale positivo tanto che il documento pienamente condiviso dalle organizzazioni sindacali, all'epoca esistenti, è poi sfociato in un una pubblica iniziativa, il 4 agosto 2000, forte della presenza di un sostanzioso numero di operatori di Polizia e della forze sindacali e politiche locali;
oggi, a distanza di due mesi dalla manifestazione del 4 agosto scorso non si è visto alcun segnale tangibile di risoluzione del malessere rappresentato dei poliziotti astigiani;
infatti le organizzazioni sindacali CO.I.S.P. - Italia Sicura - Lisipo - Siap - Sap - Siulp si sono riunite il 5 ottobre 2000 e per la tutela dei poliziotti e dei cittadini richiedono attenzione sui problemi la cui soluzione non è più prorogabile, che sfocerà in prossime iniziative sotto le sedi istituzionali provinciali e se non si vedranno immediati segnali positivi ci saranno forme di protesta più incisive ed eclatanti fino a quando la vertenza non sarà risolta;
nella provincia di Asti l'organico della polizia di Stato, non più rispondente alle attuali esigenze della realtà quotidiana (controllo del territorio e stranieri), è complessivamente al di sotto di 50 unità (questura e specialità) e vede la massiccia presenza di appartenenti al ruolo degli ispettori e fortemente carente nelle qualifiche del ruolo dei commissari e degli agenti ed assistenti, assente il ruolo dei dirigenti (esiste il solo vice questore vicario);
oltremodo l'amministrazione locale non fa nulla per migliorare le condizioni lavorative, razionalizzando le risorse, disconoscendo il sindacato quale valido interlocutore ed addirittura, spesso disattendendo le norme contrattuali -:
se non intenda rispondere urgentemente alla problematica sollevata con la presente interrogazione e quali iniziative intende, immediatamente, assumere per sanare la situazione denunciata dal SIULP di Asti, da oltre dieci anni.
(4-32905)