Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 777 del 26/9/2000
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Informativa urgente del Governo sull'aggressione al professor Luis Marsiglia (ore 9,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sull'aggressione al professor Luis Marsiglia.
Dopo l'intervento del ministro dell'interno, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno.

ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, attorno alle ore 21,30 del 18 settembre scorso a Verona tre giovani, travisati con caschi da motociclista, hanno aggredito il professor Luis Marsiglia, cittadino italiano, insegnante di religione e cattolico di seconda generazione, discendente da una famiglia ebraica uruguaiana, causandogli lesioni guaribili in dieci giorni, come da referto medico del pronto soccorso dell'ospedale Borgo Trento.
L'autorità giudiziaria ha disposto una perizia medica che non si è ancora tradotta in un atto formale del perito, il quale ha però ufficiosamente confermato la compatibilità delle lesioni riscontrate con quanto dichiarato dalla vittima.
L'aggressione è avvenuta in piazza Santa Maria in Organo davanti all'abitazione di un collega del professor Marsiglia, che quest'ultimo aveva intenzione di andare a visitare perché ammalato. Mentre il professor Marsiglia era intento a cercare sulla pulsantiera il nome del collega, è stato aggredito dai tre giovani.
Il fatto è di chiara matrice antisemita. Infatti, gli autori del gesto criminale, dopo averlo condotto a forza in un vicino cantiere edile, lo hanno percosso in più parti del corpo con una sorta di mazza da baseball, graffiato agli arti superiori con uno strumento metallico, sbattendogli più volte la testa contro un muro. In questi frangenti lo insultavano e lo apostrofavano come ebreo, intimandogli di lasciare la città di Verona.


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Il gravissimo episodio è da mettere in relazione con altri recenti episodi a sfondo razziale denunciati da Marsiglia e dalla moglie che sarebbero avvenuti tra il 1o e il 10 settembre e, tra questi, l'invio di lettere minatorie e telefonate dello stesso tenore al loro domicilio, nonché l'apparizione della scritta «Juden raus», accompagnata da svastica nei pressi dell'edificio ed anche all'interno dell'edificio in cui abitano.
Peraltro, il professore segnala di avere ricevuto già da marzo alcune telefonate anonime in coincidenza con un viaggio di studi in Germania, nel corso del quale era prevista una visita al campo di concentramento nazista di Dachau.
Come riferito dallo stesso professor Marsiglia, l'ambiente scolastico in cui egli opera non sarebbe estraneo alle vicende riferite. Nello svolgimento della sua attività didattica egli ha più volte affrontato tematiche riguardanti l'Olocausto, l'ideologia nazista, suscitando talvolta reazioni avverse da parte di alcuni allievi. In tale contesto, può essere inquadrata una lettera anonima pervenutagli lo scorso agosto, nella quale si fa riferimento alla sua cacciata dal Maffei in un periodo in cui non era stato ancora reso noto il suo trasferimento ad altro istituto di Verona.
Le indagini, pur non trascurando ovviamente altre ipotesi, sono naturalmente orientate verso gli ambienti radicali della estrema destra veronese, già oggetto di misure investigative, di intesa con la locale autorità giudiziaria e di alcune perquisizioni domiciliari che tuttavia non hanno finora delineato precise responsabilità. Da parte dell'autorità giudiziaria, in particolare, è in corso una meticolosa ricostruzione e verifica della dinamica dell'accaduto, anche a riscontro di quanto riferito dal professor Marsiglia.
Sotto il profilo della sicurezza personale, in attesa delle determinazioni del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza riunito dal prefetto di Verona nella immediatezza del fatto, è stata assegnata una scorta al docente ed è stata disposta anche una vigilanza sotto la sua abitazione.
Pur tenendo conto di una presa di distanza da parte dell'organizzazione «Veneto fronte skin», in occasione di una conferenza stampa tenuta sabato scorso, le investigazioni si muovono in quelle direzioni, non soltanto in virtù delle dichiarazioni rese dal professore, ma anche in considerazione di un clima già da tempo avvertito nella provincia che ha portato a focalizzare l'attenzione delle forze di polizia e del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza su specifiche aree le quali si ispirano chiaramente alla intolleranza razziale politica.
L'aggressione vile e criminale della quale è rimasto vittima il professor Marsiglia è divenuta un detonatore di una nuova conflittualità tra gruppi di diversa e opposta ideologia. A Verona, nella serata del 22 settembre, dopo che si era tenuta senza incidenti una manifestazione di solidarietà al docente da parte di una rappresentanza studentesca del liceo «Maffei», due gruppi di giovani, incrociatisi casualmente, si sono fronteggiati in via Nizza. Otto giovani, sei dei quali riconducibili all'area della destra estrema «forza nuova» e due della sinistra extraparlamentare hanno fatto ricorso alle cure dei sanitari. Sull'accaduto, tuttora oggetto di approfondimenti, la Digos di Verona ha già riferito all'autorità giudiziaria.
A Pordenone, durante la notte del 24 settembre, tre giovani che avevano occasionalmente partecipato ad una festa dove erano presenti anche aderenti a gruppi anarchici, sono stati bloccati mentre viaggiavano a bordo della propria automobile, portati in un luogo appartato e percossi selvaggiamente. La Digos di Verona ha identificato e denunciato i tre autori risultanti appartenere al «Veneto fronte skin». In questo contesto, seguito con grande attenzione dalle forze di polizia e dalla magistratura, sono maturate indagini che hanno portato, lo scorso luglio, al deferimento all'autorità giudiziaria di sei militanti dei gruppi skin locali per ripetute aggressioni a giovani gravitanti nell'estrema sinistra e per violenze ad extracomunitari. La stessa attenzione ha consentito l'immediata individuazione e denuncia,


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fra gli altri, di oltre cento partecipanti alla manifestazione di protesta del 2 settembre a Cernobbio, caratterizzata da richiami palesi all'ideologia nazista in chiave antimondialista. I settantacinque militanti dei gruppi skin del Veneto, della Lombardia e dell'Emilia, tra cui ventiquattro giovani provenienti proprio dalla provincia di Verona. Da tempo l'attenzione delle forze di polizia è concentrata su segnali di ripresa di forme di neonazismo anche sull'onda di quanto si sta verificando in altri paesi europei, e segnatamente in Germania, dove il fenomeno ha assunto connotazioni di grande pericolosità, tanto da indurre il Governo tedesco a valutare forme incisive di contrasto delle formazioni neonaziste (è di questi giorni la messa al bando della diramazione tedesca del movimento «sangue e onore»), formazioni che annoverano, com'è noto, anche un vero e proprio partito politico denominato MPD. La Polizia di Stato e le altre forze di polizia italiane, anche in collaborazione con le forze di polizia tedesche, austriache e svizzere, seguono con particolare impegno, anche sotto il profilo dei contatti via Internet, i propositi già segnalati dall'MPD di trasferire una parte delle proprie risorse in altri paesi europei e, forse, in Alto Adige.
Una caratteristica dell'azione di questi gruppi è proprio la transnazionalità. In occasione di una manifestazione musicale d'area tenutasi nello scorso maggio in provincia di Vicenza, si è constatata la presenza tra i circa trecento partecipanti di gruppi provenienti dalla Germania, dalla Slovenia, dalla Repubblica ceca e dalla Svizzera. Contatti con gli organi di polizia estera interessati hanno consentito di accertare l'appartenenza di numerosi convenuti ad organizzazioni di ispirazione neonazista. Il veicolo di collegamento più diretto e insidioso verso il quale si concentra una particolare attenzione delle forze di polizia e, in particolare, della polizia delle comunicazioni italiane è comunque la rete telematica e, più marcatamente, Internet.
In questa specifica attività di prevenzione e contrasto, la maggiore difficoltà incontrata dagli inquirenti è costituita dalla garanzia di anonimato che l'utilizzo di provider esteri può assicurare agli utilizzatori. L'azione di prevenzione e contrasto, che è continua, si indirizza al coordinamento degli organi investigativi operanti sul territorio nazionale, in secondo luogo all'intensificazione dei contratti e della cooperazione internazionale tra forze di polizia. Significativo sotto questo profilo è stato l'incontro dei ministri dell'interno dei paesi dell'arco alpino, che si tiene periodicamente ogni anno: i paesi che ne fanno parte, lo ricordo, sono Germania, Francia, Italia, Liechtenstein, Austria e Svizzera. Quest'ultimo incontro si è tenuto a Costanza dal 4 al 6 settembre: in quell'ambito ha avuto preminenza l'argomento dell'estremismo neonazista e dei movimenti xenofobi e razzisti.
Lo stesso tema è stato affrontato con grande attenzione al vertice italo-tedesco di Berlino, la scorsa settimana. I due paesi guardano con preoccupazione alla dimensione che il fenomeno sta assumendo, ma naturalmente non si limitano a questo: i Ministeri dell'interno di Italia e Germania sono impegnati ad intensificare la lotta comune e la collaborazione contro queste forme di violenza. Un'opera costante di monitoraggio e controllo riguarda la possibile contaminazione delle tifoserie di calcio: abbiamo fondati sospetti che un'azione di proselitismo, ma anche di violenza, possa in qualche modo utilizzare il canale delle tifoserie calcistiche.
Sin dallo scorso campionato è stata rafforzata l'azione di filtraggio e di controllo agli ingressi degli stadi. Vale la pena ricordare che diversi sono stati i casi di immediata individuazione e deferimento all'autorità giudiziaria di persone che, durante gli incontri di calcio, hanno tenuto condotte di carattere neonazista. Le forze dell'ordine, così come disposto dagli organi centrali del Ministero dell'interno, sono intervenute anche nei casi in cui gli emblemi mostrati, pur non integrando specifiche ipotesi di reato, come nel caso


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della croce celtica, si ritengono comunque messaggi di richiamo a forme di razzismo e di intolleranza.
In questo quadro, l'episodio di Verona non giunge come un fatto nuovo nel panorama sia nazionale, sia internazionale, ma va sottolineato che la risposta delle forze di polizia è stata sempre concreta e rapida. È il caso di ricordare le azioni rivendicate a Roma dal sedicente movimento antisionista contro il museo della liberazione ed il cinema Nuovo Olimpia, dove si proiettava un film sull'olocausto, fatti per i quali le forze dell'ordine hanno deferito all'autorità giudiziaria uno dei presunti autori. È recente il tentativo di elementi della destra neonazista di turbare la cerimonia del cinquantaseiesimo anniversario del rastrellamento antifascista di Pian del Cansiglio, nella zona di Belluno, vanificato da una mirata azione informativa svolta dalla DIGOS di Treviso e di Belluno, che ha consentito di deferire all'autorità giudiziaria quattro giovani che si apprestavano ad imbrattare il monumento con scritte oltraggiose.
Nel medesimo contesto, inoltre, maturano spinte di carattere xenofobo che si concretizzano in azioni violente in danno di extracomunitari. Anche in questo caso, puntuale è la reazione da parte delle forze dell'ordine: a Gorizia nel mese di gennaio viene aggredito un cittadino senegalese da parte di elementi di area skin che, identificati e deferiti all'autorità giudiziaria, verranno condannati in base alla legge Mancino a quattro mesi di reclusione; a Genova nel mese di marzo, in base alla stessa normativa, viene denunciato un giovane per violenza privata ai danni di una donna di colore; a Verona nel mese di giugno tre estremisti di destra vengono denunciati all'autorità giudiziaria per lesioni personali, ingiurie e minacce aggravate dalla finalità di discriminazione razziale per aver aggredito un cittadino italiano solo perché di pelle scura; a Pavia nel mese di giugno tre simpatizzanti di movimenti di destra radicale vengono denunciati all'autorità giudiziaria per l'aggressione di un cittadino tunisino; a Roma nel mese di giugno sei persone vengono denunciate per reati a sfondo razziale ai danni di due cittadini ecuadoregni.
Va sottolineato che il fenomeno ha subito un calo d'intensità proprio in virtù della legge Mancino. Le forze di polizia e i servizi di sicurezza hanno ben chiara la dimensione del fenomeno e le sue componenti, così come è aggiornata la mappa delle diverse organizzazioni di questo segno e la loro dislocazione sul territorio: più marcatamente presente nel Triveneto, che annovera, come già detto, diversi militanti proprio nell'area di Verona. Sarebbe comunque riduttivo limitare il campo di attenzione a questi gruppi solo perché di maggiore appariscenza e difatti l'attività di analisi, controllo e contrasto da parte delle forze di polizia e dei servizi di sicurezza è stata e resterà costante, attenta ed approfondita in tutte le direzioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Crucianelli. Ne ha facoltà.

FAMIANO CRUCIANELLI. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, ho apprezzato l'informazione fornita dal ministro Bianco, attraverso la quale si evidenzia un impegno forte delle forze dell'ordine a livello nazionale e internazionale. Mi auguro che questo lavoro porti rapidamente a dei risultati, anche in relazione al caso di specie, che rappresenta un fatto di estrema gravità.
Desidero richiamare la manifestazione che, a Verona, ha visto mobilitarsi in piazza migliaia e migliaia di studenti, che hanno testimoniato la sensibilità democratica della città. Pur tuttavia, il fatto è molto grave in quanto è stato aggredito un ebreo perché ebreo e ciò rievoca le pagine più oscure e tragiche del nostro secolo; mi riferisco alle persecuzioni naziste e fasciste che, purtroppo, si rimuovono con troppa facilità. Per verità, voglio dire che si tratta di uno dei buchi neri della nostra storia, una sorta di recidiva che torna in campo ogniqualvolta si perde il lume della ragione; è una radice marcia che può produrre frutti velenosi, quindi bisogna porre grande attenzione.


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È accaduto un fatto grave anche perché non si è colpita casualmente una persona, ma un uomo del dialogo, un uomo che concretamente lavora al dialogo fra culture, razze e religioni diverse. Anche questo è un topos dell'estremismo: colpire le zone di frontiera dove si ricercano soluzioni positive ai conflitti, alle contraddizioni che attraversano le nostre società. È grave perché non è un fatto isolato, non lo è in Europa, dove avvengono fatti altrettanto gravi e, talvolta, ancora di più; non è isolato in Europa perché l'arcobaleno della xenofobia, del razzismo è vasto e va dai gruppi neonazisti violenti fino alle posizioni xenofobe di Le Pen in Francia o anche del nostro vicino Haider. Esso è quindi parte di un movimento nel quale vi sono sicuramente posizioni e responsabilità diverse, ma in qualche modo fa parte dello stesso fiume e non è isolato in Italia. Ho apprezzato quando lei ha detto che, in virtù di alcune azioni, vi è stata una riduzione del fenomeno, tuttavia vorrei ricordare che visivamente vi è una moltiplicazione di fatti, di propaganda, di campagne e di organizzazione. Abbiamo avuto manifestazioni in diretta che inneggiavano all'odio razziale, all'apologia del razzismo, alla violenza xenofoba e all'intolleranza. Tra l'altro, per il 9 novembre è annunciata una manifestazione a Milano organizzata da Forza Nuova ed altri gruppi neonazisti che ha la medesima ispirazione.
Per questi motivi, le chiedo in modo molto chiaro che venga applicata con grande rigore la legge Mancino. Ci troviamo all'interno di un processo che ha manifestazioni gravissime e forse, come qualcuno diversamente dice, non è ancora giunto alla soglia di guardia, tuttavia è necessario che le leggi vigenti e la stessa Costituzione siano rispettate e vengano fatte rispettare con grande fermezza.
Desidero anche ricordare proprio a noi, che facciamo politica, che non dobbiamo fare come gli struzzi perché dobbiamo sapere che questi gravissimi fenomeni devono essere combattuti sul terreno della repressione, del controllo, ma anche con l'arma della politica.
La politica è fondamentale, se vogliamo togliere l'acqua a questi pesci. La politica è essenziale, altrimenti le stesse misure repressive avrebbero ben poco respiro e non riuscirebbero a realizzare quella necessaria bonifica.
Nei giorni passati abbiamo avuto una polemica molto aspra con l'onorevole Gasparri e questo non per amore di polemica. Lo abbiamo fatto perché ritenevamo e reputavamo grave che nel sito Internet di una personalità politica, che ha responsabilità di partito ed è stato sottosegretario al Ministero dell'interno, potessero circolare affermazioni inneggianti alla violenza razziale e xenofoba. Questo non è il modo per togliere l'acqua ai pesci.
Per questo voglio dire che da Verona ci arriva un messaggio molto chiaro ed inquietante, ma arrivano anche messaggi positivi, soprattutto da parte della Verona democratica. Come parlamentari e come mondo della politica dobbiamo assumere un impegno, che il Governo deve rispettare e deve portare avanti con grande determinazione, nell'osservanza di quelle leggi che devono impedire la violenza e l'apologia xenofoba e razzista.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Frattini. Ne ha facoltà. Prego i colleghi di rispettare i tempi a disposizione per gli interventi. Io interrompo malvolentieri coloro che parlano, ma gradirei una collaborazione per evitare il mio intervento.

FRANCO FRATTINI. Signor Presidente, prendo atto che il ministro dell'interno ha dato una ricostruzione dei fatti insolitamente precisa e puntuale. Credo che nella ricostruzione di questa vicenda si debba veramente auspicare che la magistratura provveda quanto più rapidamente possibile a chiarire davvero tutti gli aspetti e tutte le responsabilità.
Quando un uomo viene picchiato, è sempre un male; quando un uomo viene picchiato per le sue idee, è malissimo; quando viene picchiato per la sua origine, per la sua razza, per il colore della sua pelle, è un fatto aberrante. Quindi, siamo


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davanti ad un fatto di inaudita gravità. Ma è pure aberrante ogni strumentalizzazione politica, ogni strumentalizzazione preelettoralistica che cerca di collegare falsamente questa azione - che, ripeto, è aberrante - ad un clima, ad ambienti o a persone che sono niente più che avversari politici, che lealmente fanno il loro dovere e che mai e poi mai - parlo ovviamente per noi dell'opposizione, ma per i colleghi di Alleanza nazionale e della Lega ho sentito evocare ancora quell'episodio del sito Internet dell'onorevole Gasparri - avrebbero dovuto, per strumentalizzazione politica, essere anche lontanamente accostati a questa vicenda, che è semplicemente una vicenda di grave e aberrante criminalità.
Colleghi, non riuscì la dittatura fascista a convincere gli italiani ad odiare gli ebrei per la loro razza. Tanti italiani durante la dittatura fascista difesero eroicamente gli ebrei (Commenti del deputato Valpiana). Volete ora che, dopo cinquant'anni di democrazia, di fronte a persone di cui il ministro dell'interno ha ricordato le caratteristiche, si possa pensare davvero che vi sia il rischio di ricadere in un pericolo di diffuso, generalizzato, ampio clima di odio xenofobo e razzista?
Non strumentalizziamo. Pensiamo a colpire seriamente e severamente. Dico soltanto tre cose a tale proposito. Ho apprezzato la ricostruzione del fenomeno che ha fatto il ministro dell'interno, ma credo che si debba fare qualcosa di più. Vi sono dei focolai - è vero - nel nord-est d'Italia, che sono pericolosi, ma su di essi forse non tutte le esplorazioni sono state compiute.
Sa il ministro dell'interno - e non può non saperlo - che un latitante, condannato in Italia per terrorismo, è il capo di un'agenzia di stampa, vive conosciuto e protetto a Norimberga, in Germania, e ogni tanto lancia proclami che escono sui giornali anche di lingua tedesca pubblicati a Bolzano? Questa persona si chiama Peter Kienesberger. Sa il ministro dell'interno che ai giornali italiani che si pubblicano a Bolzano, anche quelli in lingua tedesca, giunse la notizia - nessuno lo commentò ed io mi guardai bene dal farlo - che questo Kienesberger, che vive lì (tutti sanno che vive lì perché è da lì che scrive sui giornali italiani), era stato in passato collegato ai servizi di sicurezza italiani? Questa voce è di inaudita gravità; non immagino neanche che questo sia potuto succedere ma credo che, anche di fronte a voci che gettano un'ombra su organi delle istituzioni del nostro paese, si debbano compiere dei passi con la Germania più incisivi: occorre chiedere che la Germania, come in passato è accaduto, non ostacoli più le rogatorie dei giudici italiani; infatti, in un atto giudiziario di un giudice italiano è scritto che si doveva archiviare un processo contro i neonazisti perché le rogatorie tedesche non erano arrivate. È scritto nero su bianco!
Chiederei, dunque, un passo in avanti ulteriore, oltre all'esplorazione del fenomeno: chiedo vengano assunte iniziative concrete per dimostrare che, se vogliamo, possiamo stroncare rapidamente questa violenza nazista di gruppi di cui conosciamo quasi tutto, chiedendo l'aiuto - sottolineo l'aiuto - delle autorità tedesche che oggi sono colpite.
Infine, il leader di quel partito neonazista che il ministro dell'interno ha citato non più di tre mesi fa, in un'altra intervista ad un altro giornale pubblicato a Bolzano, dichiarò: mani tese ai camerati del nord-est italiano; uniamoci in una grande alleanza contro gli ebrei. Queste parole sono state scritte ma io non ho visto provenire dalle autorità italiane le risposte, né con parole né con fatti, che avrei voluto (Applausi del deputato Pagliarini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Monaco. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MONACO. Ringrazio il ministro per le notizie precise che ci ha fornito da cui risulta l'impegno del Governo ad una vigilanza attiva su questo fronte. L'episodio di Verona è, a mio giudizio, un episodio di straordinaria gravità: è grave perché si tratta di un atto di violenza brutale e gratuita; è grave perché


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di chiara marca antisemita (il ministro ha qui ricordato la vittima, le espressioni dei suoi aggressori nell'atto della consumazione della violenza e la circostanza che le minacce al suo indirizzo si siano intensificate a seguito di una gita scolastica a Dachau); è grave infine perché si tratta di un uomo di scuola, sensibile alla causa della tolleranza e dei diritti umani, come è giusto e bello che sia perché la scuola è un fronte cruciale e strategico della prevenzione.
Definivo grave l'episodio ma ancor più grave è che qualcuno abbia tentato di sminuirne la portata sino ad avanzare il sospetto che l'episodio stesso di violenza non si sia verificato, ma sia frutto di fantasia. Tuttavia, l'episodio, come ci confermano anche le parole del ministro, si iscrive in un più esteso ed inquietante fenomeno, quello dell'insorgenza e della diffusione in Europa di comportamenti, sentimenti e idee informati ad intolleranza, xenofobia, razzismo ed antisemitismo e alla fioritura anche in Italia di gruppi neonazisti, secondo un rapporto dei nostri servizi di cui ho avuto notizia attraverso la stampa, contrassegnati - cito - da «rinnovato dinamismo, elevata carica di violenza, legami con ambienti della criminalità, contatti con omologhe formazioni europee, intrecci con estremismi islamici».
Se queste sono la natura e la portata della minaccia, la risposta dello Stato deve essere contrassegnata da fermezza e tempestività nell'azione di contrasto.
La Germania, anche in ragione della sua coscienza ancora segnata da una memoria tragica, si mostra risoluta su questo fronte. Ho appreso con piacere che venerdì scorso, a Berlino, il Presidente Amato ha stretto con il Cancelliere tedesco un patto d'azione tra le polizie dei due paesi per cooperare alle frontiere nella lotta ai rigurgiti xenofobi e nazisti.
L'episodio, infine, ha avuto una risonanza nella polemica politica italiana. D'accordo, strumentalizzare non è una buona cosa, ma ritengo ipocrita tacere che vi sono - anche tra noi - parole, idee e comportamenti che possono condurre a certi esiti. Onorevole Frattini, lei ha impegnato trenta secondi a denunciare l'episodio e poi ha introdotto altri argomenti, per carità, legittimi e meritevoli di attenzione. Ritengo che non possa passare sotto silenzio la questione del sito Internet, di cui sono venuto a conoscenza solo in questa circostanza. Avrei voluto chiedere all'onorevole Gasparri, se fosse stato presente (forse avrebbe fatto bene ad essere qui) alcune cose. Certo, Internet è un prezioso strumento di comunicazione e democrazia, ma domanda responsabilità

GUSTAVO SELVA. L'onorevole Gasparri ha già risposto.

FRANCESCO MONACO. Sì, l'onorevole Gasparri ci ha spiegato di non avere alcuna responsabilità per quelle ripugnanti espressioni che sono pervenute al sito che, se non vado errato, porta il nome «Forum.it.politicadestra» che ora (ne prendo atto) non figura più tra quelli - diciamo così - consigliati dall'onorevole Gasparri. Egli, però, deve ancora rispondere a tre domande che giro al suo capogruppo, onorevole Selva.

GUSTAVO SELVA. Ma il collegamento è automatico!

FRANCESCO MONACO. La prima domanda è la seguente: perché fino a ieri a quel sito si faceva rimando da parte del sito diretto dall'onorevole Gasparri, nonostante il contenuto dei messaggi? In secondo luogo, mi domando se non fosse un problema che alla buona fama della destra (che dava il nome a quel sito) potessero essere associate, magari a torto, parole aberranti da parte di chi si collegava con quel sito (Commenti del deputato Selva). Infine, mi chiedo perché quelle menti malate, autrici di quei messaggi, abbiano pensato bene di far giungere a quel sito, intitolato al nome della destra, le proprie farneticazioni. Ebbene, vorrei che alle mie domande fossero date le risposte persuasive che ancora non ho udito.


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GUSTAVO SELVA. L'onorevole Gasparri le ha già dato la risposta: ha chiuso il sito!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, ringrazio anch'io il ministro per la puntuale informazione. Non vorremmo mai essere in quest'aula per essere informati di fatti del genere e vorremo che il nostro paese potesse davvero conoscere un dibattito politico che si occupi di altre questioni. Purtroppo, però, la storia dell'uomo è fatta anche di questi fatti, per cui ritengo sia compito di chi ha qualche responsabilità politica riflettere su questioni del genere.
Vorrei fare alcune riflessioni. Innanzitutto, vorrei rivolgere una parola di solidarietà nei confronti del professor Marsiglia e, ovviamente, l'augurio che possa ristabilirsi presto. Abitando a non molti chilometri di distanza da Verona, ho potuto conoscere personalmente il suo lavoro e la stima di cui gode il professor Marsiglia tra i propri colleghi, in mezzo agli studenti e in larghissima parte delle famiglie veronesi. A proposito di Verona, non vogliamo assolutamente immaginare che un certo comportamento possa essere generalizzato a tutta la cittadinanza. Verona è una delle città del Veneto in cui si è registrato, in questi anni, uno straordinario sviluppo che comporta certamente anche qualche ombra, oltre alle luci. Tuttavia, Verona è anche una città nella cui storia e nel cui gonfalone vi è la medaglia d'oro per meriti nella Resistenza. È, dunque, una città di grande e feconda tradizione democratica.
In secondo luogo, vorrei esprimere l'auspicio che le forze dell'ordine continuino ad operare in maniera veloce per individuare le responsabilità. Esprimo loro un ringraziamento per quanto già fanno, in quest'area, unitamente all'invito ad una diversa organizzazione delle forze dell'ordine sul territorio del nord. Lei, signor ministro, in quest'aula si è già impegnato e mi auguro che i tempi possano essere brevi rispetto agli obiettivi che lei più volte ha indicato.
Mi sia consentito - e non me ne voglia il ministro - di svolgere una terza riflessione: noi non crediamo che la risposta possa fermarsi ad un'azione di polizia; la nostra riflessione rispetto a quanto è avvenuto a Verona deve allargarsi complessivamente alle domande di una società, allo sviluppo che vi è stato in questa società, alle contraddizioni che in questa stessa società, purtroppo, siamo a costretti a riscontrare. Per farmi capire, voglio dire che non avrei visto male la presenza, accanto al ministro dell'interno, anche del ministro della pubblica istruzione. Lo dico non per segnalare una mancanza, perché conosco bene le regole del dibattito parlamentare, ma per rilevare come per noi Popolari questi fatti non vadano soltanto riportati alla materia dell'ordine pubblico, ma rientrino in una responsabilità più vasta che la politica deve assumersi dando la risposta che è chiamata a dare. Allora, noi riteniamo non sia giusto - l'ho già detto - generalizzare, ma nemmeno minimizzare.
Mi ha fatto riflettere una parte del ragionamento del collega Frattini, il quale ha osservato che nemmeno il fascismo è riuscito a far odiare gli ebrei agli italiani: per fortuna, però quanti italiani e quanti ebrei ha ucciso il fascismo! Non mi pare sia giusto voltarsi sempre indietro; purtroppo, però, le cose che sono successe, e non solo a Verona, non solo in quel vicolo, ci dimostrano che la libertà e la democrazia non sono valori acquisiti una volta per sempre, ma qualcosa che ci è stato dato e che una comunità, una popolazione ed una classe politica hanno il dovere di conservare e soprattutto di rinnovare. La questione, insomma, ci pare davvero di portata un po' più ampia. Il problema riguarda anche il tono di alcune nostre affermazioni, gli atteggiamenti di alcune forze politiche, il modo in cui ci atteggiamo tra noi e nei confronti dei problemi.
Non vogliamo assolutamente strumentalizzare politicamente questo tema, ma non vorremmo davvero, Presidente, che


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qualcuno immaginasse che per qualche calcolo di natura elettoralistica o per qualche accordo particolare questi fatti debbano essere messi da parte o sottaciuti: il fatto merita una riflessione da parte di tutte le forze politiche.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, ringrazio il ministro innanzitutto per aver reso con sollecitudine, ma anche in maniera molto completa, l'informativa che io stessa avevo richiesto e che avevo chiesto non fosse - come infatti è avvenuto - limitata all'aggressione, sia pur drammatica e vile, al professor Marsiglia, ma ampliata al clima che ha prodotto tale aggressione. Quindi, signor ministro, ringrazio sia lei sia le forze di polizia sia la magistratura, che mi sembra, da quanto lei ci ha riferito, abbiano ben chiaro da che parte viene il pericolo nel nostro paese e quale pericolo, anche di tipo culturale, al di là dell'aperta violenza, la destra xenofoba possa rappresentare nella nostra città e nel nostro paese.
Io parlo come deputata, ma anche come cittadina veronese, quindi conoscitrice diretta di questi fatti e soprattutto del clima che si respira, non solo negli ultimi mesi, ma da tanto, nella nostra città.
L'aggressione al professor Marsiglia è stata riportata in prima pagina da tutti i quotidiani nazionali ed è stata relegata in terza pagina da un unico quotidiano, L'Arena di Verona, che evidentemente non voleva disturbare i veronesi mettendoli davanti alle proprie responsabilità. Nemmeno ora, al di là delle condanne di facciata, si è capito che non è richiudendosi in una difesa sterile della città che si potrà uscirne, ma solo modificando gli atteggiamenti che hanno lasciato spazio a chi si è sentito in diritto di dare una lezione ad un professore apolide, in un momento in cui l'etnia sembra racchiudere ogni identità di origine ebraica e di sinistra, che la Verona bene aveva già condannato, segnalandolo alla curia come inadatto a proseguire l'insegnamento nella scuola statale per aver approfondito i temi della Shoah e della memoria, per aver aiutato gli studenti a riflettere sul pericolo rappresentato da Haider per la democrazia e per essere andato con gli studenti a Dachau.
Un uomo scomodo che ho avuto la fortuna di conoscere, di grande cultura, di integrità morale ed evidente mitezza. Contro di lui volantini di matrice integralista inneggianti ad Haider; la scritta Jude, come quella che veniva segnata sulle case degli ebrei da deportare, sulla sua casa. A nessuno però può sfuggire l'ipocrisia di chi prima ricorre alla curia per farlo allontanare e poi gli dimostra solidarietà. È necessario sviscerare il retroterra culturale in cui questa aggressione è potuta maturare e che coinvolge non solo gli ambienti dell'estrema destra, gli skinhead. Forse questa aggressione non ci sarebbe stata se nel passato, a Verona, non fossero stati tollerati i cori allo stadio contro i giocatori di colore, il manichino nero impiccato in curva sud, le ingiurie di un consigliere di Alleanza nazionale - condannato poi ad un risarcimento - contro gli omosessuali, i volantini dei gruppi integralisti cattolici di «condanna a morte» - così è scritto - per chi, in città, si interessa agli extracomunitari.
L'aggressione nasce da menti esaltate, ma ha trovato il suo humus nelle ronde antiprostituzione, nella raccolta di firme per qualche scellerata proposta di legge antimmigrati, nelle sortite anti Islam dei cardinali, nelle proposte di legge per riservare ai figli degli emigrati veneti i posti di lavoro che gli extracomunitari verrebbero a rubarci. Mentre si moltiplicavano questi atti le autorità cittadine restavano in silenzio. Alcune forze politiche devono fare un esame di coscienza perché questa aggressione rappresenta la deriva più pericolosa che un certo modo di far politica produce.
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di mie considerazioni integrative, invitando il ministro a leggere l'elenco di una serie di episodi concreti e


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fondati, in cui riporto nomi e cognomi, che questo clima ha contribuito a generare.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, onorevole Valpiana.

TIZIANA VALPIANA. Credo tuttavia che debba essere sottolineata l'anomalia dei vigili urbani di Verona che vengono continuamente utilizzati con funzioni di polizia...

PRESIDENTE. Onorevole Valpiana, la prego di concludere.

TIZIANA VALPIANA. Dirò solo un'ultima cosa, Presidente. Come lei ben saprà, nonostante la precisa opposizione del prefetto i vigili urbani di Verona hanno il manganello, che però non si chiama così, perché ha un colore diverso.
Le chiedo, signor ministro - mi rivolgo altresì al ministro della pubblica istruzione e all'intero Governo -, al di là delle considerazioni che si possono svolgere, di aiutare Verona a diventare una città attiva e vigile e a non dare una lettura volutamente semplicistica dell'aggressione, perché la singola tessera, seppur molto significativa, non dice nulla se non la inseriamo nel puzzle completo (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Valpiana. Vi ricordo che dobbiamo rispettare i tempi, altrimenti tutti si prendono la licenza di debordare.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, ho ascoltato il ministro dell'interno e non vi è dubbio che qualsiasi aggressione non è solo un atto di violenza, ma anche un vulnus alla civiltà, alla democrazia e alle aspirazioni delle persone civili del nostro paese. È per questo motivo che considero questa aggressione un vilipendio dei valori e dei principi che costituiscono il patrimonio della cultura del nostro paese. Esprimo pertanto solidarietà al professor Marsiglia.
Tale valutazione deve essere fatta nel momento in cui si svolgono una serie di riflessioni: questo è il motivo per cui abbiamo invitato tutti ad abbandonare le strumentalizzazioni che ho sentito fare anche in quest'aula. Alcuni colleghi hanno dedicato i loro interventi a Gasparri e credo che tale comportamento possa far nascere qualche dubbio relativamente all'occupazione della politica nei confronti di una problematica che dovrebbe indurci a riflessioni molto più pacate e serie.
Signor ministro dell'interno, in questo particolare momento, si deve riflettere anche sull'attività della magistratura, cui certamente ci affidiamo. Dovremmo fare qualche ragionamento in più - ma in questi pochi secondi, ahimè, non è possibile - sul controllo del territorio. Questi gruppuscoli esistono ed hanno collegamenti all'estero, non sono certamente nati con l'aggressione al professor Marsiglia. Rivolgo, pertanto, un invito pacato al responsabile dell'ordine pubblico, anche se non si tratta solo di un problema di ordine pubblico sul quale deve intervenire il mondo della politica e della cultura. In questi mesi ritorna il dato della violenza e del terrorismo, è una violenza senza connotazione cui dobbiamo dare una risposta forte e precisa che deve coinvolgere tutte le forze politiche. Ecco perché esprimo un forte dissenso sulla strumentalizzazione della vicenda che svilirebbe il significato del nostro impegno e di un'azione politica alta che dobbiamo garantire al nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI. Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, Alleanza nazionale ha preso le distanze con estrema fermezza e convinzione dall'episodio che ha coinvolto il professor Marsiglia, condannando ogni forma di antisemitismo, di discriminazione razziale e di


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violenza che si manifestano nelle nostre città, specie se collegate ad iniziative di carattere politico. Lo abbiamo fatto in tutte le sedi, lo ha fatto il nostro presidente nazionale, il nostro presidente di gruppo, Gustavo Selva, l'ho fatto io a livello locale a Verona, come presidente provinciale e come parlamentare. Nonostante ciò, signor ministro, devo riconoscere che nelle sue dichiarazioni si esprime una sincera volontà del Ministero di fare chiarezza sulla vicenda e si offre un pieno sostegno su questo percorso. Alleanza nazionale chiede che sia fatta chiarezza nel modo più assoluto sul caso Marsiglia. Lo chiede perché, anche le informazioni che lei ha fornito questa mattina riportano soprattutto notizie di stampa emerse fino ad oggi sul caso Marsiglia che contrastano, però, con le ultime dichiarazioni di autorevoli esponenti e di chi sta conducendo le indagini, come ad esempio il procuratore della Repubblica Papalia che proprio ieri ha dichiarato ufficialmente che i gruppi politici veronesi non sono coinvolti direttamente con il caso Marsiglia. La ricostruzione che porta ad un chiaro legame con esponenti dell'estrema destra non è riconosciuta, in questo momento, dal procuratore della Repubblica che, nelle dichiarazioni di ieri, sembra abbandonare l'ipotesi dell'aggressione di stampo antisemita.
Nel momento in cui sono riportate in quest'aula dal ministro dell'interno dichiarazioni sicuramente importanti e assolutamente autorevoli, ci viene il dubbio che il clima creato nella città di Verona sia stato artificiosamente «pompato» in questi giorni con l'unico obiettivo della criminalizzazione della destra che alcune parti della sinistra, in particolare Rifondazione comunista, stanno artatamente effettuando. Il clima provocato da questo movimento nella città è veramente pesante e le chiediamo di intervenire.

GIORGIO MALENTACCHI. Ma che dici!

ALBERTO GIORGETTI. Prima il collega Crucianelli ha fatto riferimento alla manifestazione svoltasi a Verona venerdì sera, una straordinaria dimostrazione di civiltà democratica a cui alcuni ragazzi di Azione giovani hanno tentato di partecipare a titolo assolutamente personale, senza alcun tipo di simbolo. Ebbene, questi giovani sono stati dapprima allontanati dalle forze dell'ordine della questura di Verona, considerandosi la loro presenza inopportuna, e successivamente aggrediti da alcuni esponenti del corteo (Commenti del deputato Crucianelli). È evidente che questo è il clima che si è creato sulla città. A tale proposito sono state presentate denunce alla Digos e mi auguro che da parte del Ministero dell'interno venga portata avanti una politica di indagini e soprattutto di intervento a 360 gradi su tutte le forze che comunque danno vita al confronto democratico e politico sulla città e non esclusivamente a carico di alcuni mondi - da noi sicuramente condannati e da cui sempre abbiamo preso le distanze - che sono quelli dell'estrema destra.
In ogni caso, oggi riconosciamo una volontà di criminalizzazione della città. A chi giova tutto questo, signor ministro? Agli occhi dell'opinione pubblica Verona è stata più volte attaccata in questi anni, probabilmente perché si considera questa città da sempre particolarmente vicina, come elettorato e come realtà socioeconomica, nei confronti del centrodestra più che del centrosinistra. Questo dà fastidio a qualcuno e ci stiamo avvicinando alle elezioni politiche.
Partirei da una considerazione. Il capo della comunità ebraica di Verona, Crescenzio Piattelli, nell'esprimere solidarietà al professor Marsiglia ha affermato ufficialmente: «Vivo a Verona da quattordici anni e non mi risulta alcunché del genere; non mi risulta neppure un'intolleranza tale da spingere tre persone a picchiare un uomo solo perché simpatizzante dell'ebraismo. È un episodio che lascia perplessi perché a livello della società civile non mi sembra che vi siano particolari problemi». Ciò non significa ridimensionare l'evento, che è di una gravità inaudita, ma che oggi abbiamo un certo clima


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sulla città, in cui nei prossimi giorni si terrà una manifestazione dei centri sociali del nord-est, i quali hanno già annunciato di voler andare a chiudere le sedi della destra.
Chiedo allora - concludo, Presidente - che da parte del ministro si intervenga rapidamente e in maniera inequivocabile per evitare che Verona diventi comunque centrale di scontro, politico e fisico, a danno dei giovani veronesi. Chiedo con grande fermezza al ministro dell'interno questo intervento e di fare chiarezza nel modo più celere possibile sul caso Marsiglia, il quale comunque presenta, anche all'interno del percorso di indagine, aspetti che devono essere chiariti. Ritengo infatti che, probabilmente, quello che fino ad oggi è stato venduto anche a livello di informazione nazionale, potrà essere in qualche modo ridimensionato. L'importante è fare chiarezza e tutelare l'incolumità della vita politica e dei cittadini veronesi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti, è inutile che io continui a ribadire che si deve rimanere nei tempi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, signor ministro, non c'è che da prendere atto delle ferme parole di condanna dell'episodio Marsiglia da parte del Governo e degli intendimenti espressi dal ministro di contrastare l'azione di questi gruppi o gruppuscoli e, soprattutto, di intensificare la collaborazione con i paesi nostri vicini ed amici per coordinare l'attività di repressione.
Non è questa la sede e forse neanche l'occasione per un'analisi più approfondita di quello che sta accadendo in Europa, né vi è il tempo di farlo. Ritengo molto allarmante la crescita ed il riemergere del fenomeno dell'antisemitismo, soprattutto in Germania: è un fenomeno che va crescendo, che non ha un livello endemico. Vi è qualcosa di marcio nella vita della nostra comunità. Evidentemente il ricordo dell'Olocausto si è allontanato e specialmente nelle zone di povertà della Germania dell'est si sta rialimentando un sentimento di questo genere. Forse dovremmo riflettere, onorevoli colleghi, su un certo spegnimento dell'ideale europeo, che in un certo senso in questi anni ha alimentato la vita democratica dei paesi dell'Europa occidentale. Venendo meno la forza del legame crescente degli ideali dell'integrazione europea, riemergono in una parte della coscienza - se così possiamo chiamarla - dei popoli europei umori che non possono non preoccupare profondamente.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole La Malfa, per aver rigorosamente rispettato i tempi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gardiol. Ne ha facoltà.

GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, anch'io ringrazio il ministro per la sua puntuale ricostruzione dei fatti e per aver confermato ciò che è evidente a tutti, ossia la recrudescenza dell'antisemitismo in Europa e, in particolare, anche nel nostro paese.
Vorrei svolgere brevemente un ragionamento che va oltre il dato dell'aggressione al professor Marsiglia. Credo che oggi, in Europa ed in Italia, il problema fondamentale sia la messa in gioco del diritto di cittadinanza. La battaglia combattuta dalle religioni di minoranza per il diritto di cittadinanza, quindi per il riconoscimento dei diritti civili, ha sempre portato al riconoscimento di una cittadinanza più attiva, di una partecipazione più attiva delle minoranze alla vita politica e civile del nostro paese.
Cosa mette in gioco oggi l'antisemitismo? Il diritto di cittadinanza in Europa, ossia il fatto che si sta costruendo una nuova Carta dei diritti europei, che si sta costruendo nei fatti una cittadinanza europea che non può escludere alcune persone per il colore della pelle o per ciò che pensano. I diritti civili sono diritti fondamentali


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delle persone; la recrudescenza dell'antisemitismo mette in gioco il diritto di cittadinanza.
Cosa vuol dire «l'offensiva»? Vuol dire l'offensiva antisemita, vuol dire riconoscere le piccole patrie, vuol dire che nelle città o nella nazione una religione prevale sull'altra (lo stesso cardinale Biffi ha affermato che, in Italia, bisogna essere sostanzialmente cattolici, che gli immigrati devono essere sostanzialmente cattolici). La questione della cittadinanza, quindi, diventa fondamentale; ad essere in gioco è l'unità e la costruzione dell'Europa.
A me sembra che il problema sia riconoscere dignità umana e diritti di cittadinanza a tutti coloro che vivono in Europa. Non possiamo abbandonare, per esempio, il pensiero critico; con le botte si vuole far tacere un pensiero critico, che è fondamentale per il diritto di cittadinanza. Non possiamo pensare che il pensiero critico possa vivere se non vi sono uomini che lo incarnano.
Ho timore perché siamo di fronte ad un sistema di comunicazione che punta alla mediocrità generalizzata e, quindi, a fare spegnere le voci del pensiero critico, il che è molto grave.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, noi abbiamo già avuto modo di manifestare pubblicamente al professor Marsiglia la nostra solidarietà ed io intendo farlo anche oggi, formalmente, come parlamentare, soprattutto come parlamentare veronese del Centro cristiano democratico; nel contempo, vogliamo condannare nel modo più fermo la vile aggressione che ha subito il professor Marsiglia.
Dalla informativa del ministro dell'interno, che ringrazio per essere venuto qui tempestivamente, si evince che l'inchiesta deve ancora fare i passi cruciali. Credo quindi che anche nelle valutazioni della vicenda si dovrebbe usare maggiore prudenza.
Il professor Marsiglia, nelle dichiarazioni rese alla stampa, ha affermato che quella non era un'aggressione per uccidere, ma un'aggressione fatta come un avvertimento; un'aggressione maturata in unione di intenti tra gruppi neonazisti e movimenti fondamentalisti. Non solo, ma egli ha chiamato in causa anche una responsabilità indiretta della curia.
Proprio perché l'inchiesta - come ci auguriamo - deve fare ancora dei passi in avanti, ribadisco che servirebbe una maggiore prudenza nell'esprimere le proprie valutazioni.
Voglio però dire che noi condanniamo anche qualsiasi tentativo di strumentalizzazione politica. Credo che Verona, proprio per i problemi che sono stati anche evidenziati oggi in quest'aula, non abbia bisogno di entrare in alcuna campagna elettorale. Sappiamo che le persone, molto probabilmente dei giovani, che hanno compiuto questo vile atto sono completamente al di fuori da quella che può essere una collocazione politica. Sono giovani che sono senza memoria, senza ragione e purtroppo anche senza speranza!
Sappiamo inoltre che a Verona - parlo per la città che conosco - vi sono ancora sintomi di intolleranza, di xenofobia, di antisemitismo, di razzismo che trovano un humus, un terreno fertile, un terreno di coltura in una società, in un modello di economia, in un modello di cultura e in modelli di riferimento che evidentemente disorientano soprattutto il mondo giovanile. Da questo punto di vista, la città di Verona e la sua provincia, proprio perché hanno questa difficoltà nel capire la trasformazione che vi è stata in questi anni, hanno bisogno di crescere, di essere maggiormente consapevoli; vi è quindi bisogno di isolare, di condannare, di non strumentalizzare ma anche di capire e di agire.
Credo questo sia il compito - al riguardo rivolgo un appello alle istituzioni - delle istituzioni e di tutti i cittadini veronesi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per una precisazione personale l'onorevole Gasparri. Ne ha facoltà.


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MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Intervengo per un chiarimento perché, salvo gli accertamenti che farò leggendo il resoconto stenografico della seduta odierna (avendo ascoltato talune affermazioni che voglio però leggere negli atti della Camera per valutare se assumere iniziative a mia tutela) e visto che gli atti parlamentari restano stampati da qui all'eternità e sono fonte di documentazione, ritengo utile affermare che in quest'aula siano state fatte delle affermazioni false da parte di alcuni colleghi i quali continuano a fare una speculazione che è in corso da alcuni giorni.
Io dirigo un sito Internet che si chiama «Destra.it» e nei giorni scorsi è scoppiata una polemica relativa non a quel sito - pertanto, chi fa affermazioni di questa natura, fa affermazioni false - ma ad un altro sito che aveva un link, come viene purtroppo definito con un termine scarsamente comprensibile per i non addetti ai lavori, vale a dire un collegamento. Preciso che tutti i siti Internet hanno collegamenti con altri siti di formazioni politiche e di dibattiti e questo sito ne aveva 40, 50 o 60 con partiti e organizzazioni di varia natura. Uno di questi collegamenti, con un'altra realtà esterna ed estranea a quel sito, era con un forum dove tutte le lettere - talune erano perfino contro il mio partito e contro la mia persona - vengono pubblicate senza censura. Preciso inoltre che alcune di queste lettere avevano un contenuto assolutamente inaccettabile riguardo ad affermazioni antisemite non condivisibili, ma che non coinvolgevano assolutamente il sito da me diretto perché - ripeto - erano state pubblicate su un'altra realtà telematica e peraltro predisposte da lettori che ne hanno scritte di varia natura. Sottolineo peraltro che lettere di tal genere sono state indirizzate in questi giorni a tanti siti; ne abbiamo trovato persino sul sito del quotidiano La Stampa che ne ha dato notizia. Quindi, appresa tale notizia, abbiamo ovviamente escluso qualsiasi collegamento telematico, qualsiasi link, con quel sito e con tutti gli altri. Pensate un po', colleghi, l'unico collegamento che adesso è in atto è con una campagna antirazzista che ha sfidato i siti Internet ad aderire e noi lo abbiamo fatto prontamente condividendo l'iniziativa sia io come parlamentare sia il mio partito (in questi giorni sono infatti già intervenuti il presidente Selva, il presidente Fini ed oggi il nostro collega Giorgetti), ribadendo la nostra condanna di questo episodio e di tutte le forme di antisemitismo (è fin troppo nota la nostra posizione!).
Ritengo che le speculazioni, la disinformazione e le menzogne non possano essere diffuse in maniera inavvertita - che io invece ho voluto avvertire e denunciare - in quest'aula. Dunque invito ciascuno a fare le affermazioni dovute, altrimenti dovremmo criminalizzare la stampa e tutti gli altri che hanno ricevuto delle lettere. Comunque, il sito da me diretto è estraneo e ostile a questo genere di pubblicazioni e ha evitato qualsiasi collegamento. Altri non hanno collegamenti virtuali. Hanno forse collegamenti reali e fisici con centri sociali e con aggregazioni che speriamo non diano luogo a episodi di violenza (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Gasparri.
È così esaurita la trattazione dell'informativa urgente. Desidero ringraziare il Governo e tutti i colleghi che sono intervenuti. Il tema, importante e delicato (alto, come si dice oggi), riguarda la civiltà e la tolleranza nel nostro paese ed è un piacere che da tutti i banchi sia venuta la condanna contro la violenza e contro ogni tipo di estremismo che caratterizza in certi casi una forma di negazione della libertà e della dignità di qualsiasi uomo di qualsiasi colore e razza, qualunque sia la sua appartenenza e collocazione.

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