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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge di iniziativa del deputato Rebuffa: Regolazione della successione nel tempo delle norme elettorali.
ALBERTO LEMBO. A nome dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Sta bene.
GIUSEPPE CALDERISI. Questo subemendamento, Presidente, tende a sostituire le parole «successione nel tempo» con «vigenza» ed è chiaramente di tipo ostruzionistico, perché non ha un senso ben preciso nel meccanismo della legge che regola la successione nel tempo delle norme che disciplinano i sistemi elettorali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, come ha ricordato l'onorevole Calderisi, credo sia legittima una azione di opposizione a questo tipo di provvedimento, però devo dire che il subemendamento Fontan 0.1.67.1 non è ispirato da un atteggiamento ostruzionistico. Infatti un significato hanno le parole «successione nel tempo», altro significato ha, se qualcuno lo vuole capire, il termine «vigenza».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, dichiaro che voteremo contro il subemendamento Fontan 0.1.67.1, che ha una natura meramente ostruzionistica.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento De Murtas 0.1.67.58, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fontan 0.1.67.2, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Ci sono 4 postazioni di voto bloccate.
TULLIO GRIMALDI. Signor Presidente, faccio notare che ci accingiamo a votare una legge e che portiamo avanti il dibattito su una proposta di legge che, sulla base di un emendamento che è stato presentato, dovrebbe entrare in vigore tra un anno e mezzo. Quindi non vedo la necessità di procedere con tanta rapidità in questo momento nell'esame di questa proposta di legge, sulla quale pertanto avrebbe potuto aver luogo una maggiore pausa di riflessione, come è stato osservato da più parti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ci sono 4 postazioni di voto bloccate.
Passiamo alla votazione del subemendamento Lenti 0.1.67.47.
ROSANNA MORONI. Signor Presidente, della proposta di legge Rebuffa molto è stato detto; cercherò quindi di non ripetere valutazioni già espresse, da me pienamente condivise, limitandomi ad esprimere alcune riflessioni anche un po' frettolose che ho annotato.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Moroni. Colleghi, per cortesia! Onorevole Prestigiacomo!
ROSANNA MORONI. ...si attribuisce - dicevo - l'incapacità di risolvere problemi attraverso le vie della politica.
PRESIDENTE. Onorevole Guerra, può evitare di dare le spalle alla Presidenza? Grazie.
ROSANNA MORONI. Questa convinzione, oltre che illusoria e priva di fondamento, è preoccupante e densa di pericoli perché ben lontana dal produrre progressi nella situazione politico-sociale; rischia invece di generare un dannoso lassismo, un atteggiamento di delega delle soluzioni ai cambiamenti tecnici e formali. L'assenza della politica, che ha già ampiamente e negativamente caratterizzato gli ultimi anni della storia della nazione, producendo guasti di rilievo, rischia di divenire normalità.
PRESIDENTE. Onorevole Bartolich, per cortesia, può prendere posto!
ROSANNA MORONI. ...della massa di referendum proposti ogni anno è quello di
PRESIDENTE. Onorevole Bolognesi, può prendere posto? Sta parlando una collega alle sue spalle!
ROSANNA MORONI. ...della società, dei suoi interessi, dei suoi bisogni e dei suoi conflitti. Da una parte vedo emergere questo preoccupante disegno; dall'altra, dalla parte di un'ancora sedicente sinistra, vedo altrettanto preoccupante una specie di cecità, una forma di smemoratezza, di dimenticanza del ruolo vitale della democrazia delegata nell'imporre il confronto fra istituzioni e popolazione, nel consentire l'adeguamento della pratica politica all'evoluzione e alla articolazione della vita sociale.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Moroni.
GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente ho chiesto la parola sul subemendamento in esame per ribadire sempre e comunque la posizione del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania. Noi siamo contrari a questo tipo di proposta di legge e crediamo che un intervento legislativo di questo tipo condizionerà sicuramente i lavori della Commissione bicamerale perché da questa dovrà essere recepito. Altrimenti non si spiegano le ragioni per le quali si preveda un'entrata in vigore addirittura alla data del 30 giugno 1998. Per forza di cose sarà un tassello che dovrà essere inserito all'interno del progetto della Commissione bicamerale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal
LUCA BAGLIANI. La proposta di legge Rebuffa, che reca la regolazione della successione nel tempo delle norme elettorali, nasconde in tesi lo scopo di abolire la quota proporzionale. La lega nord per l'indipendenza della Padania ritiene assurdo ed incostituzionale approvare una proposta di legge che cela abilmente il fine dittatoriale di questa maggioranza, diretto all'eliminazione della quota proporzionale.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi della lega che il tempo complessivamente a disposizione per gli interventi in dissenso, stabilito dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, è di trenta minuti.
DANIELE ROSCIA. Non fare il coccodrillo!
DOMENICO COMINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO COMINO. Signor Presidente, sono opportune le sue precisazioni perché dimostrano il ripensamento complessivo del sistema. Il mio intervento, comunque, è sull'ordine dei lavori per chiedere la votazione a scrutinio segreto su tutti gli emendamenti e subemendamenti.
PRESIDENTE. Ne prendo atto, onorevole Comino.
ENRICO CAVALIERE. Rinuncio ad intervenire, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Colleghi, ci sono 5 postazioni di voto bloccate.
Passiamo alla votazione del subemendamento Moroni 0.1.67.77.
MAURA COSSUTTA. Colleghi e colleghe, bisogna votare contro la legge Rebuffa perché è pericolosa, perché semplifica ciò che è complesso e nasconde ciò che deve essere chiaro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Sembra strano che da parte di un esponente della lega nord per l'indipendenza della Padania, il cui gruppo non partecipa nemmeno ai lavori della bicamerale, vi sia una preoccupazione di fondo sulla possibilità che questa legge condizioni od inquini i lavori di quella stessa Commissione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Queste proposte, apparentemente ingenue, nascondono l'ipocrisia che anima la sete di potere di forza Italia e PDS. Talmente grande è questa necessità che abbiamo visto quale clima si sia generato in aula tra i vari gruppi. Ed era logico che accadesse perché, quando manca la chiarezza sulle scelte e la lealtà sui patti conclusi, ogni gruppo si chiude a difesa della sua identità. Pochi però hanno capito che comunque c'è un errore di fondo che neanche i proponenti questo progetto hanno valutato: il bipolarismo in questa penisola non
MICHELE RALLO. Presidente, non è possibile!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Colleghi, vorrei informarvi che, a norma del regolamento, qualora qualcuno degli onorevoli deputati userà espressioni non confacenti al regolamento ed alla Costituzione, toglierò la parola (Commenti dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
NINO SOSPIRI. Ma che ridi? Scemo!
PRESIDENTE. Onorevole Sospiri, la richiamo all'ordine!
ENRICO CAVALIERE. Vieni qua!
NINO SOSPIRI. Vergognati, deficiente!
PRESIDENTE. Onorevole Sospiri, la richiamo all'ordine per la seconda volta!
Una voce dai banchi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania: Mediterraneo!
PRESIDENTE. Onorevole Sospiri!
MICHELE RALLO. Presidente, noi siamo in presenza di una provocazione costante!
PRESIDENTE. Onorevole Sospiri, basta, non raccolga le provocazioni!
MARIA CARAZZI. Presidente, lei ha ragione, non sono provocazioni da raccogliere. Voglio solo dire che per me è difficile parlare a favore di una posizione che la lega ha espresso intervenendo in questi termini. Tuttavia sul punto, e non nei «ricami» irresponsabili che si possono ascoltare, il collega della lega ha ragione (Applausi di deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania): era corretta l'argomentazione dell'ordine del giorno di non passaggio agli articoli, presentato e poi non approvato, là dove si affermava che questa legge è un escamotage politico-tecnico, che è deleteria per la
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Carazzi.
ROBERTO MANZIONE. Avevo già chiesto in precedenza la parola, ma probabilmente il Presidente non ha avuto modo di notare la mia mano alzata. Desidero cominciare da una circolare che reca la sua firma, signor Presidente, inviataci all'inizio del mese di gennaio. Tale circolare, pregevole come tutti gli altri scritti che provengono dalla Presidenza quanto a capacità di ricondurre in un alveo corretto tutta l'attività parlamentare, individua alcuni criteri che si rifanno all'articolo 72 della Costituzione. Come è noto, quest'ultimo prescrive che ogni progetto di legge sia esaminato da una Commissione prima di essere sottoposto al vaglio dell'Assemblea; la procedura in sede referente, insieme con l'attività consultiva ad essa collegata, costituisce perciò la fase istruttoria obbligatoria del procedimento legislativo. E la necessità di questa fase istruttoria nella sede referente viene ripresa nella sua circolare, signor Presidente, per indicare quali sono i profili, le finalità e le logiche di questa progressione nella formazione di quello che dovrà poi costituire l'elemento ultimo, cioè la legge.
PRESIDENTE. Onorevole Mastella, vuole ascoltare gli argomenti del collega Manzione?
ROBERTO MANZIONE. Lei, Presidente, ha avuto modo di affermare che un'esauriente istruttoria in sede referente
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ci sono tre postazioni bloccate.
Passiamo alla votazione del subemendamento Fontan 0.1.67.3.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, stavo dicendo poc'anzi che il primo problema che la Commissione affari costituzionali si è posta per cercare di comprendere la ratio, la necessità, l'opportunità della normativa che veniva prospettata è quello del principio dell'ultrattività normativa delle leggi elettorali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saia. Ne ha facoltà.
ANTONIO SAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Saia. Colleghi, per cortesia, permettetemi una brevissima notazione. Tenete presente
ANTONIO SAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il leader della forza politica di maggioranza in questo Parlamento, nonché nuovo presidente della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, l'onorevole D'Alema, ha dichiarato ieri che la Commissione bicamerale discuterà certamente, nel corso dei suoi lavori, anche di riforma elettorale. Allora, la prima domanda che mi pongo e che credo tutti gli italiani si stiano ponendo è: in questo momento, nel momento in cui si insedia una Commissione bicamerale per le riforme - che deve discutere solo ed esclusivamente di questo, che è nata per questo; una Commissione alla quale questo Parlamento e il popolo italiano affidano una serie di speranze - per quale motivo, per quale esigenza occorre precipitarsi, in questa fase, ad approvare questa legge, che si occupa, appunto, di questioni elettorali e che andrebbe nel suo iter ad intralciare proprio i lavori della bicamerale? Quale confusione si crea in questo momento mentre da una parte deputati e senatori si stanno occupando solo ed esclusivamente di riforme e il Parlamento invece si attarda, si divide, si lacera nella discussione di questa legge? Perché, invece di trovare delle vie, delle soluzioni comuni, precipitare il Parlamento in questo momento in una discussione così lacerante, ai limiti quasi dell'ostruzionismo, come quella che qui si sta sviluppando?
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Saia.
DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la memoria del
PRESIDENTE. Onorevole Apolloni, sia rispettoso nei confronti dei colleghi, fra l'altro padani, perché l'onorevole Rebuffa è anch'egli padano.
DANIELE APOLLONI. Una proposta che fece capolino qualche mese fa in Commissione affari costituzionali in maniera molto tranquilla, forse pure troppo tranquilla, direi piuttosto di nascosto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cavaliere. Lei intende parlare in dissenso?
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENRICO CAVALIERE. In fondo non credo che tutti i mali vengano per nuocere. A ben guardare questa proposta di legge in realtà fa cadere le maschere, visto anche che Carnevale è finito. In realtà, le maschere che cadono sono quelle che dietro questa proposta di legge vogliono rappresentare ciò che è già stato, ciò che è già accaduto, cari colleghi.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione del subemendamento Fontan 0.1.67.4.
GIOVANNI MELONI. Presidente, colleghi, l'aula, certo, non sarà grigia, perché stiamo assistendo ad uno sforzo di fantasia straordinario. Viene presentata una proposta di legge che non può essere altro che il parto di una fantasia sfrenata, vista la sua ormai accertata inutilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha facoltà.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, abbiamo visto come la normativa Rebuffa, rispetto al principio delle norme elettorali ordinarie, sia praticamente incapace di produrre un effetto reale, perché abbiamo notato come, rispetto alle norme generali, sia lo stesso legislatore a preoccuparsi di volta in volta di individuare quali sono i criteri da seguire affinché la legge entri in vigore una volta andata a regime. In altre parole si è specificato che, laddove c'è la possibilità di individuare i criteri attraverso un ulteriore provvedimento legislativo o un decreto legislativo, nel caso della legge del 1993, esiste espressamente - quindi rispetto alla normativa specifica e non c'è alcuna necessità di una normativa generale - una previsione che correttamente ritarda l'entrata in vigore della legge elettorale perché l'efficacia della legge è subordinata ai decreti legislativi che stabiliscono le varie condizioni che concretamente determinano l'efficacia della normativa; nel caso di specie si trattava dei collegi.
PRESIDENTE. Avverto che, prima di lasciare l'aula, il Presidente Violante ha disposto che, attesa la delicatezza della materia, anche per le dichiarazioni di voto in dissenso dai gruppi di appartenenza, il tempo concesso sia di cinque minuti, invece che di due minuti.
CESARE RIZZI. La regolazione della successione nel tempo delle norme elettorali mira a preparare il terreno per l'abrogazione del sistema elettorale attuale, all'eliminazione della parte proporzionale. Questo è un provvedimento che vuole mettere il bavaglio a 4 milioni di cittadini della Padania, i quali votano per la propria libertà, cioè per la lega nord per l'indipendenza della Padania. È quindi una legge liberticida che vuole obbligare questi cittadini a votare o per Roma-Polo o per Roma-Ulivo, comunque con l'obbligo di votare per Roma, per questo Stato fatiscente che sta esplodendo per un crack economico e per una impasse istituzionale.
PRESIDENTE. Il regolamento dice che lei parla rivolto alla Presidenza.
CESARE RIZZI. Signor Presidente, sulla parete alle sue spalle sono riportati i risultati dei plebisciti con i quali le regioni, gli Stati preunitari, hanno aderito
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Bampo. Ne ha facoltà.
PAOLO BAMPO. Signor Presidente, non è senza imbarazzo che mi trovo a dissentire dai colleghi che hanno presentato il subemendamento Fontan 0.1.67.4 e i successivi. In effetti, pur condividendo la sostanza emendativa di tali proposte, ritengo di dover dissentire in linea di principio sia con questo sia con i successivi subemendamenti. La volontà dei presentatori è comunque apprezzabile e - come tale - deve essere accettata; tuttavia, ciò che non condivido è il fatto che si voglia ad ogni costo migliorare il testo della proposta di legge Rebuffa. Questa legge deve essere invece consegnata ai cittadini così come è stata presentata e congegnata, affinché i cittadini stessi possano rendersi conto esattamente della situazione alla quale ci troviamo di fronte.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Avverto che per i subemendamenti da Fontan 0.1.67.5 a Fontan 0.1.67.8, chiamerò l'Assemblea a pronunciarsi sul principio contenuto nella parte comune individuata nelle parole da «relative alla elezione».
PRESIDENTE. La sua, allora, onorevole Manzione, non è una dichiarazione di voto, ma un disconoscimento di paternità!
ROBERTO MANZIONE. Anche, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelangeli. Ne ha facoltà.
MARIO MICHELANGELI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare la vostra attenzione su questo provvedimento, punta di un iceberg che porterà sicuramente, una volta approvato, ad inserire quel cuneo all'interno del Parlamento che lo trasformerà - craxiana memoria - in un «parco buoi». Questo è il tentativo che si vuole portare avanti, proponendo una legge che alla fine andrà ad incidere sul sistema elettorale e quindi sul ruolo che il Parlamento deve avere nel paese. Si vuole forse un Parlamento in cui il conflitto, le forze sociali non contino, non pesino, non siano rappresentate; un Parlamento in cui dunque non sarebbero rappresentate le esigenze della gente. Si vuole un Parlamento che non conti, in cui le differenze tra maggioranza ed opposizione siano talmente minime da non servire alla dialettica parlamentare, per esempio come negli USA o come in Francia, dove non solo il Parlamento conta poco, ma addirittura il sistema maggioritario a doppio turno di fatto impedisce all'opposizione di contare, infatti l'80 per cento va alla maggioranza.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Presidente, intervengo proprio su questa serie di emendamenti perché sono stati presentati con l'intento di limitare i danni della normativa in esame ad alcune fattispecie; in particolare tale limitazione riguarderebbe le elezioni dei consigli regionali, provinciali e comunali e del Parlamento europeo. Tale scelta è stata effettuata proprio al fine di escludere dalla norma le leggi per l'elezione di Camera e Senato, quelle fondamentali su cui si gioca tutta la democrazia. Indubbiamente sono importanti anche le altre scadenze elettorali che abbiamo individuato, tuttavia il chiaro intento di chi ha presentato la proposta di legge Rebuffa è sicuramente quello di giocare sui referendum per la quota proporzionale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carmelo Carrara. Ne ha facoltà.
CARMELO CARRARA. Signor Presidente, non voglio assolutamente prescindere dalle censure di incostituzionalità della legge Rebuffa, che condivido. Desidero però sottolineare che non è vero che quella legge sia innocua; è una legge inutile se la sua utilità è ancorata a quelle ragioni di urgenza che servono a colmare i pericoli di vuoto normativo. In verità - è stato già ricordato - la Corte costituzionale, che ha deciso a proposito del referendum sull'abbattimento della quota proporzionale, non ha avvertito soltanto il pericolo del vuoto normativo, ma ha sottolineato anche la necessità dell'immediata applicabilità della normativa residua, là dove l'aggettivazione «residua» sta per gli strumenti normativi attuativi della normativa per così dire primaria.
DOMENICO COMINO. Chiedo di parlare sulle modalità delle votazioni.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO COMINO. Signor Presidente, ritiro formalmente la richiesta di votazione a scrutinio segreto, avanzata dal nostro gruppo, mantenendo quella di votazione nominale.
PRESIDENTE. Sta bene.
LUCIANO DUSSIN. Rinuncio ad intervenire.
GIACOMO CHIAPPORI. Rinuncio a mia volta ad intervenire.
CARLO FONGARO. Anch'io rinuncio, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Prego i colleghi di prendere posto e di votare (Si grida: Chiudere! Chiudere!).
Passiamo alla votazione del subemendamento Fontan 0.1.67.100.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, la prego di incaricare i deputati segretari di verificare che le operazioni di voto avvengano regolarmente.
PRESIDENTE. Prego i deputati segretari di collaborare con la Presidenza per assicurare il corretto svolgimento delle operazioni di voto.
ROSANNA MORONI. Cercherò di concludere un ragionamento iniziato in un precedente intervento. Dicevo che svilire il significato della rappresentanza democratica significa inevitabilmente sterilizzare ed annullare la democrazia, decretarne la morte. L'assunto secondo il quale, riscrivendo le regole, si risolvono anche questioni strettamente politiche non è certo nuovo. Abbiamo potuto assistere alla prima grande prova pratica di questo teorema con la campagna di propaganda del sistema maggioritario, in occasione del referendum del 1993: allora quasi tutti gli italiani furono davvero convinti che una nuova legge elettorale avrebbe cambiato le sembianze del paese, il volto della politica, il corso della storia. Tutti erano in felice attesa della seconda Repubblica: regole nuove, politica nuova, società nuova. Mai aspettative tanto grandi sono rimaste così deluse.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Moroni: onorevole Taradash, se si parlasse un po' più piano, l'onorevole Moroni potrebbe essere ascoltata; lo stesso discorso vale per l'onorevole Berselli e un po' per tutti. C'è troppo brusìo in aula. Prego, onorevole Moroni.
ROSANNA MORONI. Dicevo che chi, come noi comunisti, nonostante l'ondata di nuovismo, ha continuato a difendere valori, principi e comportamenti che nessuna stagione politica può sconfessare, è stato tacciato di conservatorismo e di ottusità. Io credo che l'infondatezza delle dichiarazioni di allora sia stata ampiamente dimostrata dai fatti; in poche circostante il termine gattopardismo è stato così calzante rispetto agli eventi. Questa esperienza non sembra comunque avere insegnato molto o forse, peggio e semplicemente, il progetto di chi persegue la completa eliminazione dei partiti, della rappresentanza popolare, in una parola della democrazia partecipata, non si è affatto esaurito, ma necessita, per arrivare a compimento, di ulteriori sviluppi.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Moroni 0.1.67.84, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Carazzi 0.1.67.88, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Carazzi 0.1.67.90, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Onorevole Cutrufo, se telefonasse stando seduto, farebbe una cortesia alla Presidenza!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Diliberto 0.1.67.91, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
Dichiaro chiusa la votazione.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Presidente, le chiedo la cortesia di darci un aggiornamento circa i tempi residui a disposizione dei gruppi, se possibile gruppo per gruppo, in modo che possiamo organizzare meglio la partecipazione alla discussione.
PRESIDENTE. Il tempo residuo è ripartito nel modo seguente: gruppo della sinistra democratica-l'Ulivo, un'ora e 21 minuti; gruppo di forza Italia, un'ora e 6 minuti; gruppo di alleanza nazionale, 59 minuti; gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo, 43 minuti; gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, 34 minuti; gruppo di rifondazione comunista-progressisti, 14 minuti e 44 secondi; gruppo del CCD-CDU, 25 minuti e 40 secondi; gruppo misto, 46 minuti; gruppo di rinnovamento italiano, 46 minuti. Il relatore ed il Governo non hanno più tempo a disposizione. Il tempo complessivo a disposizione dei dissenzienti è di 17 minuti e 27 secondi.
DOMENICO COMINO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO COMINO. Vorrei invitarla, signor Presidente, a far verificare la correttezza delle operazioni di voto inviando i segretari, a ciò preposti, a controllare nei banchi l'eventuale uso di una doppia scheda di votazione.
PRESIDENTE. È un'esigenza che era già stata prospettata. Rinnovo l'invito ai deputati segretari di controllare le postazioni ritirando le tessere dai banchi ove non sia presente il titolare (I deputati segretari compiono gli accertamenti disposti dal Presidente).
CESARE RIZZI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CESARE RIZZI. Mi risulta che l'onorevole Boato, che di solito fa il furbo, passa dove ci sono le schede e non le ritira.
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, non le consento di dire «che fa il furbo» ad un deputato segretario che sta effettuando il suo lavoro!
CESARE RIZZI. Non me ne frega proprio niente!
PRESIDENTE. Lei deve avere rispetto dei deputati segretari!
CESARE RIZZI. No, non ho nessun rispetto io, signor Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Rizzi, l'onorevole Boato sta diligentemente svolgendo un lavoro ingrato. Si abbia rispetto per il lavoro degli onorevoli colleghi!
GIACOMO CHIAPPORI. La proposta di legge di iniziativa dell'onorevole Rebuffa nel corso dell'esame in Commissione ha ottenuto solamente l'esplicito sostegno dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale, mentre i rappresentanti degli altri gruppi hanno sottolineato che la proposta deve essere attentamente valutata. La ragione di tale ampia attenzione è che essa ha sì carattere tecnico, anche atto a colmare un vuoto legislativo, ma ha soprattutto un'implicazione politica. Si cerca infatti di far approvare questa legge per poi tornare all'attacco per l'abrogazione della quota proporzionale; si cerca di inserire la riforma elettorale nell'ambito dei lavori della Commissione bicamerale. Sappiate comunque, colleghi di forza Italia e di alleanza nazionale, che il sistema maggioritario in Italia non è e non sarà mai rappresentato dai pianeti Berlusconi-Polo e D'Alema-Ulivo perché nessun altro gruppo in quest'aula ha intenzione di fare il satellite a pianeti di altre galassie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. Intervengo in dissenso per manifestare nuovamente la mia opinione e quella del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Questa proposta è la palese volontà di forza Italia e del PDS di riconquistare il loro ruolo predominante all'interno dei loro assembramenti o, come essi preferiscono, all'interno dei due poli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Galdelli. Ne ha facoltà.
PRIMO GALDELLI. Ho l'impressione, che credo sia abbastanza conforme alla realtà, che non ci sia corrispondenza tra quanto stiamo facendo, tra quel che stiamo discutendo e il sentire comune del paese. Anzi, penso che di quello che stiamo facendo la nostra cittadinanza veramente non riesca a capire il senso e non riesca a sentirlo suo, anche se ovviamente ogni cosa ha i suoi effetti e questa legge - se sarà, malauguratamente, approvata - avrà effetti sulle condizioni democratiche e quindi sulla vita dei cittadini del nostro paese. Penso che la situazione sia già abbastanza critica dal punto di vista del rapporto tra i cittadini e le istituzioni di questo paese e che
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Galdelli. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, in dissenso dal proprio gruppo, l'onorevole Pirovano. Ne ha facoltà.
ETTORE PIROVANO. Vorrei cogliere l'occasione per ricordare ai colleghi, che hanno praticato in passato e che sicuramente praticheranno in futuro lo sport di transitare da un gruppo ad un altro, che approvare oggi questa legge potrebbe essere per loro pericoloso. Forse un giorno essi stessi, che oggi si sentono tanto tranquilli all'interno del gregge dei «partitoni» ai quali hanno aderito, potrebbero avere bisogno della quota proporzionale. Quello che oggi a loro sembra tanto scontato potrebbe infatti ritorcersi contro in un immediato futuro, viste le movimentazioni che possono essere in corso in questo Parlamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Carazzi 0.1.67.73, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Presidente, sto aspettando la tessera.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è passati all'esame dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti e subemendamenti e che da ultimo è stato votato il subemendamento Carazzi 0.1.67.85 (per l'articolo, gli emendamenti, subemendamenti e gli articoli aggiuntivi vedi l'allegato A ai resoconti della seduta pomeridiana di ieri).
Passiamo alla votazione del subemendamento Fontan 0.1.67.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calderisi. Ne ha facoltà.
I deputati del gruppo di forza Italia sono pertanto contrari ad esso e ai tanti altri che non hanno un contenuto propositivo
vero e proprio, ma che sono volti a contrastare il provvedimento con una tecnica di tipo ostruzionistico, anche se essa deve ritenersi legittima sul piano parlamentare.
Presidente, devo ribadire l'importanza del provvedimento al nostro esame, che è volto a colmare una grave lacuna del nostro ordinamento, una lacuna che può prodursi in vari casi: quando il Parlamento deve modificare le leggi elettorali; quando esso, come si accinge a fare, deve modificare la Costituzione e, per esempio, il numero dei parlamentari; quando vi è una sentenza della Corte costituzionale che dichiari incostituzionali alcune norme.
Voglio ribadire che la Corte costituzionale nell'ultima sentenza, pubblicata due giorni fa, ha espressamente fatto riferimento a questa iniziativa legislativa, in qualche modo auspicando che il Parlamento copra il vuoto normativo.
Per queste ragioni confermiamo la posizione favorevole del gruppo di forza Italia sul provvedimento ed il voto contrario dei suoi deputati sugli emendamenti di tipo ostruzionistico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fontan 0.1.67.1, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti326
Votanti 324
Astenuti2
Maggioranza 163
Hanno votato sì8
Hanno votato no316
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti378
Votanti 372
Astenuti 6
Maggioranza 187
Hanno votato sì 62
Hanno votato no310
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti426
Votanti 417
Astenuti9
Maggioranza 209
Hanno votato sì97
Hanno votato no320
(La Camera respinge).
Passiamo alla votazione del subemendamento Strambi 0.1.67.45.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
Oltre tutto alcune votazioni che si sono svolte a scrutinio segreto, quindi in piena coscienza di tutti i deputati, hanno dimostrato che, perlomeno in aula, il margine di maggioranza è abbastanza ridotto. Ciò vuol dire che ci sono ripensamenti in tutti gli schieramenti su questa proposta di legge.
D'altra parte questa proposta di legge, almeno secondo gli intendimenti del presentatore, si prefiggeva l'obiettivo di consentire lo svolgimento di un referendum abrogativo anche su parti della legge elettorale, andando incontro ad un'esigenza prospettata dalla Corte costituzionale e ribadita anche nella recente sentenza che non ha ammesso i referendum abrogativi sulla quota proporzionale della legge elettorale in vigore. Tutto questo avrebbe dovuto essere oggetto di uno studio approfondito in Commissione.
D'altra parte abbiamo ricordato, ed è riportato nella relazione che accompagna la proposta di legge costituzionale volta a reintrodurre il divieto di referendum abrogativo anche per le leggi elettorali, che nella stesura dell'articolo 75 della Costituzione, quando si discusse proprio dei limiti da porre al referendum, tra gli altri limiti era previsto anche quello delle leggi elettorali. Fu espressamente approvato un emendamento in tal senso, ma stranamente questo emendamento non venne riportato nel testo definitivo di quell'articolo: è una specie di giallo che non è stato mai risolto. Ad ogni modo il fatto che una legge elettorale sia parzialmente oggetto di referendum non consentirebbe più, come ha detto la Corte costituzionale, di rinnovare un organo nel momento in cui esso giungesse a scadenza.
Questo significa che la proposta di referendum relativa alle leggi elettorali non ha più carattere abrogativo, ma direi quasi propositivo. Inevitabilmente il legislatore deve colmare il vuoto che si è creato e lo dovrebbe fare contestualmente. Invece assistiamo ad un assurdo, per il quale da una parte con la proposta di legge Rebuffa si chiede la continuità del sistema che poi verrebbe abrogato (quindi un sistema che continua ad essere in vigore nel momento in cui viene abrogato in tutto o in parte) e, dall'altra, con l'emendamento introdotto, l'entrata in vigore della legge è rinviata di qui a un anno e mezzo.
Se per ipotesi oggi venisse presentato un referendum abrogativo, esso non potrebbe trovare accoglimento da parte della Corte costituzionale proprio perché questa legge (che, come ho detto, entrerà in vigore nel 1998) non colmerebbe quel vuoto indicato dalla Corte costituzionale.
A me pare che stiamo discutendo su questioni che non hanno nulla a che vedere con il sistema elettorale né con la necessità di colmare un vuoto o quelle carenze indicate dalla Corte costituzionale; stiamo assistendo ad una pura esercitazione di una cospicua parte della maggioranza, in accordo con un'altra parte dell'opposizione, per stabilire - non saprei dire come - una sorta di intesa che dovrebbe portare non si sa bene a quali sbocchi nella Commissione bicamerale. Quella a cui si sta dando luogo è una specie di discussione «parapolitica» che non ha nulla a che vedere con il provvedimento sottoposto al nostro esame.
Mi fermo qui e mi riservo di intervenire in seguito per sviluppare meglio questo discorso, che potrebbe a prima
vista apparire ostruzionistico ma che in realtà serve a dimostrare i motivi della nostra netta opposizione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Strambi 0.1.67.45, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti426
Votanti 416
Astenuti10
Maggioranza 209
Hanno votato sì117
Hanno votato no299
(La Camera respinge).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
Ormai da tempo mi sembra sia in atto un tentativo, non saprei quanto convinto e interessato, di mistificare o piegare alle proprie esigenze la realtà. In particolare è frequente vedere assegnato alle questioni istituzionali, per la precisione alle modifiche istituzionali e costituzionali, il ruolo di panacea di tutti i mali di cui soffre il paese. All'assenza di nuove norme tecniche si attribuisce...
Prosegua, onorevole Moroni.
Assistiamo ad una vera e propria ossessione per le regole ritenute erroneamente salvifiche o propagandate come tali. Nel contempo ci sentiamo dire che in questo modo si vuole salvaguardare il potere decisionale, garantire la libera espressione dei cittadini. Così viene giustificato anche il continuo ed ossessivo utilizzo dell'istituto referendario, dettato invece - temo - più dall'intento di deprivare i partiti e il Parlamento stesso delle decisioni politiche che dalla volontà di assicurare il pronunciamento popolare. A questo tentativo di esproprio dei tradizionali, legittimi detentori della delega non corrisponde neppure l'obiettivo di un'automatica restituzione delle scelte ai primi titolari delle medesime ma, al contrario, quello dell'appropriazione da parte di chi vuole gestirle e manipolarle per la difesa di interessi ristretti e naturalmente forti.
È ormai evidente che l'unico risultato certo...
Continui pure, onorevole Moroni.
vanificarne il significato e l'esito, di contraddire la stessa efficacia di questo istituto previsto con intenti ammirevoli e sempre più sfigurato agli occhi dei cittadini, stanchi di dovervi ricorrere per argomenti che spesso vedrebbero nelle Camere l'unica sede appropriata di esame e discussione.
Mi pare - e mi scuso se lo dico in modo così semplicistico e fuor di metafora - che ormai molte battaglie politiche condotte dalla destra mirino esclusivamente a ridurre la democrazia effettiva; infatti, l'esercizio diretto della medesima è continuamente svilito dagli abusi di cui dicevo e, nello stesso tempo, anche le forme di democrazia delegata sono soggette a fortissimi attacchi finalizzati a svuotarne l'esercizio di ogni funzione e significato.
Si è partiti da lontano, prima indicando genericamente i partiti come responsabili unici delle degenerazioni della politica italiana, additandoli come coacervo di nefandezze; e, poi, subdolamente, lentamente ma metodicamente, gettando fango sulle istituzioni e screditandole sempre più. Simili atteggiamenti distruttivi non testimoniano la volontà più o meno condivisa di ottenere un Parlamento sempre più inconsistente e inefficace, di ridurlo a inutile orpello, magari funzionale soltanto alla legittimazione di un leader assoluto ed indiscusso? A mio parere, certe posizioni politiche, che esaltano la figura del capo carismatico, svalorizzano l'idea di entità collettiva, plurale...
Prego, onorevole Moroni.
Non ritengo possibile né giustificabile l'incomprensione delle conseguenze: ignoranza del fatto che annullare... (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
A questo punto crediamo, quindi, che certe persone - che a volte utilizzano l'istituto del referendum in modo strumentale - vogliano condizionare la Commissione bicamerale in quello che dovrebbe essere un proprio esercizio libero da condizionamenti. Per questo, noi sosterremo tutti gli emendamenti che vanno contro questo tipo di proposta di legge perché non è possibile, non è ammissibile - e non è costituzionale - ed è costituzionalmente inaccettabile sostenere ed approvare una simile proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
proprio gruppo, l'onorevole Bagliani, al quale ricordo che dispone di due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
È vergognoso e surrettizio subordinare la legge ad interessi classisti di partito, in dispregio della volontà popolare; è un chiaro e totale dispregio dei fondamentali diritti del cittadino e delle sue aspettative, è l'interesse politico di parte che sfrutta in modo del tutto ingannevole la buona fede dei cittadini per ottenere un consenso che è in totale declino. La manovra è quella di cancellare ogni rappresentatività in capo ai diritti di minoranza, facendo finta di attribuire la fonte di determinate scelte fondamentali alla volontà popolare.
Vi è inoltre un dato di fatto eclatante che testimonia l'assoluta volontà di non cambiare nulla, eludendo la bicamerale con l'introduzione di ipotesi innovative in materia elettorale prima ancora che la bicamerale stessa determini qualsiasi ipotesi di scelta sulla forma di Stato e di governo e senza consultare affatto la volontà secessionista della Padania. Criticabile la forma: deroga di legge ordinaria a norma di ordine superiore e costituzionale.
Abbiamo inoltre il fondato sospetto che il fine ultimo sia quello della riduzione anche del numero dei collegi uninominali, specie al nord, al fine di favorire quel partito trasversale meridionalista che esiste all'interno del Parlamento italiano e ridurre così la spinta reazionaria della lega nord per l'indipendenza della Padania.
Il trucco svelato sull'atto Camera n. 2423 espone tutto il Parlamento italiano alla responsabilità di negare ogni più elementare diritto di democrazia, di espressione delle minoranze e delle loro istanze, e svela la volontà nascosta di giungere ad un sistema di natura dittatoriale, espresso esclusivamente attraverso un sistema elettorale che sia unicamente maggioritario stretto.
Vi sono atti di coraggio che comunque ogni parlamentare deve affrontare con la propria coscienza, al di là della connivenza imposta dal proprio gruppo parlamentare, pena il suo stesso giudizio morale di condanna verso un sistema di natura dittatoriale e senza democrazia alcuna; atti di coraggio che impongono il totale rigetto di questa assurda proposta.
Inoltre, tra i referendum rigettati dalla Corte costituzionale vi sono anche quelli relativi all'abolizione della quota proporzionale e quindi implicitamente a quei quesiti deve riferirsi la proposta di legge Rebuffa. La Corte costituzionale, già fortemente politicizzata, si è ben guardata dal rimettere quegli stessi quesiti alla volontà popolare, preferendo l'«inciucio» parlamentare, voluto dal Polo e da forza Italia in particolare, tra minoranza forte e maggioranza arrogante.
La legge Rebuffa vuole impedire l'espressione del popolo, vincolando un diritto naturale all'autodeterminazione del popolo stesso, alla sua forma di Governo, prevedendo l'assurdo che una norma abrogata resti in vigore sino all'applicazione di una disciplina sostitutiva, senza neppure specificare quale sarà la nuova disciplina sostitutiva.
È convenienza di natura politica rigettare questa proposta, pena la rivolta popolare delle minoranze, delle genti padane tutte ed una violenza incredibile sulla volontà di espressione del popolo tutto. La decisione della Corte sulla politica, in pieno accordo con questa maggioranza, la dice lunga sia sulla sua politicizzazione, sia sul concetto di espressione del popolo sovrano, così come sulla volontà del Presidente Violante di negare il principio dell'autodeterminazione dei popoli, accettato a livello internazionale ma ora negato a tutto il popolo padano
(Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Desidero inoltre aggiungere, onorevole Bagliani, che non è esatto quello che lei ha detto, perché una proposta di legge in materia di autodeterminazione è stata assegnata dal Presidente della Camera alla Commissione bicamerale; non è stata assegnata quella sullo «sfasciamento» dello Stato, perché non era ammissibile.
Onorevole Cavaliere, aveva chiesto di parlare?
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Lenti 0.1.67.47, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Onorevole Masi, onorevole Casini, affrettatevi a votare.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti499
Maggioranza 250
Voti favorevoli191
Voti contrari 308
(La Camera respinge).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
Semplifica infatti la questione complessa e centrale delle regole, della rappresentanza, del consenso, delle forme della democrazia, della natura delle istituzioni e della loro legittimazione.
Nasconde inoltre quello che è l'obiettivo vero, cioè l'abolizione della quota proporzionale.
Mi rivolgo ai colleghi ed alle colleghe del PDS che lasciano adesso libertà di voto, una libertà di voto che vogliamo sapere se sarà valida anche nella Commissione bicamerale. Il PDS aveva fatto delle riforme istituzionali una bandiera; e invece ora si dà libertà di voto. Il PDS non si esprime perché probabilmente ha il timore di assumersi una responsabilità. Si è infatti assunto una grande responsabilità ed è rimasto solo, nelle precedenti votazioni, nella maggioranza.
La legge Rebuffa - giova ricordarlo a chi parla di mandato, di partecipazione popolare - non era compresa nel programma elettorale dell'Ulivo né in quello della maggioranza. Mi rivolgo quindi ai colleghi del PDS e soprattutto alla collega Mancina. Credo infatti che si stia compiendo
un'opera di revisionismo storico, culturale e politico, denunciato anche da Walter Binni, che tutti dovremmo conoscere, addirittura dalle colonne de l'Unità. Ebbene, egli ci ha ammonito contro questa operazione di revisionismo storico, contro questa nebbia in cui la conservazione si veste di modernità; una nebbia in cui si confondono gli orientamenti ideali, i principi, la cultura di riferimento. Bene, dobbiamo discutere di quale sia la cultura di riferimento per parlare delle regole e della democrazia. La nostra cultura di riferimento è quella laica, garantista, quella che ha costruito i movimenti di emancipazione e di libertà in tutti questi anni.
Mi rivolgo alle donne, alla collega Mancina, che partecipa ai lavori della Commissione bicamerale; in questa Commissione vi sono pochissime donne, e non credo nemmeno che possa esservi una parola trasversale delle donne poiché bisognerebbe capire quali siano queste parole.
La collega Mancina è pronta alla revisione della seconda parte della Costituzione ed alla ridefinizione dello Stato sociale. Direi che alla collega Mancina dobbiamo rispondere con le parole che le donne hanno pronunciato a Pechino: la politica deve rendere conto; il che per noi innanzitutto significa trasformazione e democrazia. Non può esservi democrazia, però, vorrei dirlo alle colleghe ed alle donne dentro e fuori le istituzioni, là dove vi è esclusione. E l'abolizione della proporzionale esclude i conflitti, la rappresentanza dei conflitti. Sono illegittimi tutti quei sistemi in cui vi è esclusione. È illegittimo un sistema economico, quello del mercato, che esclude miliardi di donne, il loro lavoro, che non rientra nemmeno negli indici di contabilità nazionale; che esclude, spezzetta ed ingloba la vita di miliardi di persone. Un miliardo di umanità spazzatura che non rientra nemmeno nei cicli economici. È illegittimo un sistema che esclude, e perciò - ripeto - l'esclusione per noi è sempre un principio antidemocratico.
Per questo noi denunciamo la deriva culturale nella sinistra ed anche nel movimento delle donne. Per questi motivi, anche per questi motivi, chiamiamo ad un voto consapevole e critico, ad un «no» deciso contro la legge Rebuffa (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Noi popoli della Padania siamo buoni e vogliamo consigliare, vogliamo fornire il nostro apporto e, quindi, vogliamo sottolineare il fatto che se la bicamerale nasce da un «inciucio», che è rappresentato da questa legge Rebuffa, è una Commissione che nasce male; se finirà peggio, Roma piangerà, ma probabilmente la Padania riderà (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
ha futuro, perché non vi sono le caratteristiche che giustificano il suo formarsi.
Sì, cari colleghi del PDS e di forza Italia, voi riuscirete a far sparire probabilmente rifondazione, CCD ed altri, ma non vi riuscirà mai di arginare la lega nord per l'indipendenza della Padania, perché il bipolarismo ha senso in un territorio omogeneo in tutti i suoi aspetti. Così ora non è: c'è la Padania che è in Europa e l'Italia che è mediterranea, tendente a realtà libiche, tunisine ed algerine (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Dunque, il progetto in sé non ha alcun senso, a meno che forza Italia e PDS non stiano lavorando in previsione dell'indipendenza della Padania. Allora sì potrebbe avere un senso una legge elettorale bipolare, ma per l'Italia mediterranea, non per noi.
Concludo: questi sono problemi di politica estera che non ci riguardano. Ecco perché siamo in dissenso.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Moroni 0.1.67.77, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 491
Maggioranza 246
Voti favorevoli 191
Voti contrari 300
(La Camera respinge).
Onorevole Sospiri, la prego di accomodarsi
Onorevole Sospiri!
Colleghi, accomodatevi.
Passiamo alla votazione del subemendamento Carazzi 0.1.67.62.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carazzi. Ne ha facoltà.
stessa bicamerale e rappresenta una forzatura nei confronti di qualunque movimento non si identifichi con le due forze maggiori. Questa proposta di legge - è scritto nella relazione di accompagnamento, peraltro molto scarna - intende ovviare ad una lacuna del nostro ordinamento con una norma che regola la successione delle leggi elettorali, norma di cui finora non si era sentita una così urgente necessità. A questo proposito vi è la contraddizione, già rilevata da altri colleghi, secondo la quale, se la legge è urgente, risulta incomprensibile l'emendamento proposto dall'onorevole Soda e fatto proprio dalla Commissione, mentre se la legge, come qualche collega sostiene, è stata purtroppo amplificata a causa delle nostre reazioni e perciò non valeva la pena di suscitare tutta questa opposizione, allora non era neanche il caso di porla come aut aut. Ricorderete infatti che doveva essere sottoposta all'attenzione dell'Assemblea e votata subito e, poiché non si può avere ragione due volte, o è insignificante, ed allora non era il caso che i proponenti insistessero come se si trattasse di una questione di vita o di morte, o non è insignificante, e può essere dannosa nel presente e pericolosa in un futuro, ed allora non abbiamo torto ad opporci ad essa.
Anche l'onorevole Mattarella affermava che forse abbiamo amplificato troppo la portata di questa legge, ma non credo che ci possa essere fatta tale critica: è un escamotage al quale intendiamo opporci, non solo per le ragioni di incostituzionalità già esposte, ma anche in virtù di una dinamica politica più corretta che questa legge potrebbe inquinare. Aggiungo che questo tipo di inquinamento mi fa considerare con maggior sospetto una proposta che, di per sé, poteva anche essere considerata razionale e percorribile, cioè quella dell'anticipazione della legge finanziaria per il 1998. Un conto è se avessi dovuto interpretare tale anticipazione sotto il profilo della necessità economica - come affermano i nostri ministri economici - di segnalazione ai mercati, di conferma del percorso virtuoso dei nostri conti pubblici, ma se anche la proposta di anticipazione della finanziaria è volta, al di là del merito, ad ottenere un atteggiamento favorevole nei confronti della legge Rebuffa...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha facoltà.
Nella circolare lei aggiunge che un'esauriente istruttoria... La invito, signor Presidente, anche nei confronti del mio gruppo, a chiedere un po' di silenzio.
deve comprendere i seguenti profili: la valutazione della necessità di un intervento con legge, verificando diversamente la possibilità di intervenire con altri rimedi; la valutazione della coerenza della disciplina proposta con la Costituzione; la definizione degli obiettivi dell'intervento e l'inequivocità del significato delle singole disposizioni.
Le chiedo allora, signor Presidente, se, rispetto a questa circolare, ritiene che la proposta di legge in esame possa essere ricondotta nell'alveo che ella stessa ha indicato. Quando si parla di inequivocità del significato delle singole disposizioni, mi chiedo se rispetto alla proposta di legge Rebuffa siamo in grado di affermare in maniera univoca, senza equivoci, quale sia la sua reale finalità. Ho ascoltato tutti gli interventi provenienti da ogni schieramento e le interpretazioni sono state, ogni volta, completamente differenti. Mi sono convinto soltanto di un dato, cioè che, al di là della mia personale opinione (che resta tale), non è possibile una lettura univoca, chiara, mirata all'esterno sulla base del tenore letterale della proposta di legge in esame.
Sono partito dalla fine, cioè dal fatto che ci troviamo di fronte ad una proposta che alcuni hanno definito un cavallo di Troia, altri subdola, altri ancora poco chiara o una truffa. Vediamo ora qual è stata l'attività che ha determinato l'iter di questa proposta di legge.
Il primo problema che è stato posto, signor Presidente (mi rivolgo a lei perché è la persona più attenta in quest'aula), è quello dell'effettiva sussistenza del principio dell'ultrattività normativa delle leggi elettorali. In buona sostanza, si è partiti dalla capacità di confrontare l'articolo 61 della Costituzione con l'articolo 75 della stessa, considerando che la disposizione dell'articolo 61 è tassativa nell'imporre che l'elezione delle nuove Camere abbia luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti. Conseguentemente, evocando le riflessioni della dottrina classica sull'armonia e sull'unitarietà dell'ordinamento, bisogna ritenere che l'ordinamento giuridico-costituzionale non possa tollerare lacune tali da porre in discussione la sua stessa esistenza in modo armonico ed unitario. È come se si volesse dire che il principio dell'ultrattività normativa si debba estendere, per continuità, non solo agli organi parlamentari, ma anche alla disciplina per la loro costituzione o rinnovazione, ritenendo quindi che giammai si sarebbe potuta verificare l'ipotesi di una norma elettorale, magari abrogata con il referendum, che potesse determinare l'impossibilità del ricorso all'articolo 61.
Questo è il primo dato di partenza che la Commissione incaricata dell'esame del provvedimento si è posta. Continuerò nel prossimo intervento.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Carazzi 0.1.67.62, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 487
Votanti 486
Astenuti 1
Maggioranza 244
Voti favorevoli 190
Voti contrari 296
(La Camera respinge).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha facoltà.
Questa problematica, che ha visto in sede di Commissione diversi interventi a favore e contro, veniva tutto sommato contraddetta dalla sentenza n. 5 del 1995 della Corte costituzionale che escludeva la possibilità che questo principio operasse. A conforto di questa tesi è venuta la sentenza n. 26 del 1997 della Corte costituzionale che, nel decidere in merito all'ammissibilità del referendum proposto (mi riferisco alla sentenza depositata dalla Corte l'altro giorno) ha affermato: «È certo affermato in Costituzione il principio della continuità funzionale degli organi costituzionali che è la ratio di istituti definiti dal diritto positivo come la prorogatio e la supplenza, ma questa Corte, nella sentenza n. 5 del 1995, ha escluso che da ciò consegua l'ultrattività della normativa elettorale degli organi costituzionali, in deroga ai principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, ed ha sottolineato che ciò non può non valere anche in ordine ai rapporti fra abrogazione referendaria e normativa sottoposta a referendum». Partendo da questo primo dato tutti abbiamo ritenuto che il principio che si supponeva, quello dell'ultrattività normativa delle leggi elettorali, non opera, uniformandoci così al pensiero della Corte costituzionale. Se questo poteva essere considerato un tassello a favore della necessità di varare una normativa che venisse a riempire un vuoto che non aveva in sé la possibilità di essere coperto da questo meccanismo costituzionale di trascinamento fra gli articoli 60, 61 e 65, verifichiamo concretamente cosa è stato fatto.
Il primo problema è stato quello di dirci che quella proposta era una normativa di carattere generale con valenza complessiva non solo per le norme che potessero derivare da un effetto abrogativo referendario, ma anche per la normativa elettorale ordinaria. Vedete, la necessità di predisporre una norma che, di fatto, sospendesse l'efficacia di un'altra norma fino a che la prima non si completasse rispetto alle leggi ordinarie mi sembrava un assurdo. Mi sembrava davvero assurdo che ciò dovesse essere previsto con una legge generale poiché mi chiedevo se il legislatore avrebbe mai potuto essere così sciocco da predisporre una riforma elettorale non completa in ogni sua parte e lasciarla tronca prevedendone l'immediata applicazione. Ciò, ripeto, mi sembrava assurdo. Presidente, per cortesia mi indichi che il mio tempo sta per scadere trenta secondi prima che ciò accada.
Ho verificato che questa classica obiezione, che veniva in mente a tutti, è già presente nel nostro ordinamento. Infatti, quando, per esempio, nel 1993 - e non mi riferisco, onorevole Soda, a tanti anni fa, ma al 4 agosto 1993 - venne modificata la normativa per l'elezione della Camera dei deputati con la necessità, quindi, di rivisitare il disegno complessivo dei collegi per l'attribuzione del 75 e 25 per cento dei seggi, cosa fece il legislatore, appena appena accorto, senza bisogno di una norma generale? Previde all'articolo 10 che fino alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui all'articolo 7, comma 1, continuasse ad applicarsi la disciplina per l'elezione della Camera dei deputati prevista dal testo unico. Voglio dire con ciò che normalmente il legislatore già sa che, se vi è una norma di carattere particolare che entra in vigore in merito ad una normativa elettorale, la sua applicabilità, se è condizionata ad altre funzioni (quali quelle che possono essere esercitate attraverso una delega al Governo per ridisegnare i collegi), viene condizionata all'effettiva entrata in vigore. La necessità di una norma generale rispetto alla normativa elettorale ordinaria, quindi, non sussiste assolutamente. Continuerò nel successivo intervento.
che il pubblico assiste alle sedute ed è bene che possa seguire quello che accade; il chiasso che c'è in aula lo impedisce. Onorevole Manca, può prendere posto, per favore? Continui pure, onorevole Saia.
Questa è la verità. Cosa c'è dietro la necessità di approvare questa legge? Perché questa urgenza, quando la stessa Commissione, la stessa maggioranza che sostiene la legge in esame presenta un emendamento in base al quale essa dovrà entrare in vigore dal giugno 1998? È questo che crea poca chiarezza anche nei confronti dei cittadini italiani.
Allora, dobbiamo chiederci, e lo chiedo a tutti i colleghi sinceramente attaccati alla democrazia, ai valori della rappresentatività del nostro paese: qual è la truffa che si nasconde dietro questa legge Rebuffa? Perché questa lacerante discussione in cui si attarda il Parlamento e che impedisce invece al Parlamento stesso di occuparsi di tante faccende serie? In questi giorni abbiamo assistito a provvedimenti sull'agricoltura, sulla sanità portati avanti in assoluta fretta, senza nemmeno consentire alle forze politiche di entrare nel merito, di emendare, di migliorare le leggi che si discutevano. In quei casi c'era la fretta di tagliar corto per andare avanti; invece, su questa legge si fa attardare il Parlamento ancora in questa discussione lacerante.
Allora, cari colleghi, cosa si nasconde in verità dietro questa legge? Si nasconde un qualcosa cui tutti ci dovremmo opporre, sia chi crede alla democrazia rappresentativa, alla democrazia parlamentare, sia chi crede alla democrazia referendaria. Noi siamo una forza politica che crede ai valori della rappresentanza, alla necessità di dare rappresentanza alle forze sociali che si muovono nel paese; siamo quindi per la difesa di una quota proporzionale e per questo ci opponiamo alla legge in discussione. Ma anche chi, invece, è per una democrazia di tipo referendario, crede nel valore del referendum, usa e forse anche abusa di questo strumento, come può appoggiare questa legge, che di fatto dà al Parlamento la possibilità di vanificare il referendum? Una legge che dice che nel momento in cui i cittadini italiani si sono pronunciati è poi nelle mani del Parlamento decidere... (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.
popolo padano, sebbene a più di qualcuno presente in aula dia molto fastidio, è ben salda. Noi padani conosciamo bene la proposta di legge del collega Rebuffa - «collega», ovviamente, per modo di dire - concernente la regolazione della successione nel tempo delle norme elettorali.
La ricordiamo soprattutto con riferimento a quel connubio tra PDS e forza Italia, grazie al quale proprio la proposta di Rebuffa ha preso sempre più piede.
Per il popolo padano tale proposta di legge si configura come un espediente per consentire, se approvata, il referendum sull'abolizione della quota proporzionale. La Padania la considera pertanto inaccettabile. Nel caso in cui la quota proporzionale e la bicamerale si orientassero verso un rafforzamento dell'esecutivo, tutti noi ci troveremmo di fronte ad una situazione estremamente pericolosa; non solo causeremmo un accentramento di poteri nello Stato centralista, ma ci sarebbe anche un mezzo in più, quello della legge elettorale a carattere maggioritario.
Crediamo che una legge elettorale basata su un sistema esclusivamente maggioritario costituisca una mortificazione per tutti, dal momento che essa non consentirebbe a tutti i cittadini di esprimere il proprio pensiero. Noi teniamo molto al pensiero del cittadino, al contrario di qualche altro al quale non gliene importa proprio nulla ad eccezione, ovviamente, delle tasse che paga!
Il tentativo - diciamocelo - è insomma quello di ritornare al vecchio sistema del consociativismo tra destra e sinistra, quello stesso che regnò nei vostri gloriosi anni della prima Repubblica. Quel consociativismo, quella associazione a delinquere legalizzata, che poneva sotto il controllo di Roma e del meridione gli interessi del nord, gli interessi della Padania.
Questa malnata proposta costituisce un vero e proprio intralcio al progetto secessionista padano, quello cioè - lo sapete ormai tutti - di creare uno Stato autodeterminato con la propria legge elettorale, la propria economia e il proprio sistema fiscale.
La proposta di legge Rebuffa è considerata dal Polo, e in particolare dal suo leader, il banco di prova per riformare lo Stato. La leggina, escogitata da Rebuffa per colmare quel vuoto legislativo che ha imposto alla Corte la bocciatura del referendum elettorale, è l'ennesimo tentativo di truffare lo Stato. Politicamente non appare sin da oggi utile in quanto si potrebbe verificare il rischio di una sovrapposizione tra iniziative referendarie e il lavoro della bicamerale. Il PDS e il PPI vogliono dimostrare al Polo la loro buona volontà, ma vorrebbero anche evitare il referendum elettorale. Chissà perché.
La lega nord per l'indipendenza della Padania dice dunque «no» a questa furba - ma non per noi padani - mossa del Polo.
Il lodo Rebuffa è una proposta con la quale si ribadisce la volontà di raggiungere quanto prima il maggioritario; al contempo si vorrebbe togliere alla Corte l'alibi con il quale solitamente respinge i referenda elettorali.
Se i quesiti sulle riforme elettorali fossero stati ammessi, questi sarebbero stati il mezzo per vincolare i partiti politici ed adottare, forse in sede di bicamerale, determinati indirizzi nella riforma delle istituzioni, in quanto il Polo avrebbe detto loro come procedere.
Aggiungiamo poi che a nostro giudizio è indispensabile un rinvio alla Commissione affari costituzionali e interni per un approfondimento delle norme elettorali.
ENRICO CAVALIERE. Sì, signor Presidente.
Qui stiamo parlando di una relazione prematrimoniale già consumata prima ancora che venissero consegnate le chiavi della bicamerale del «Grand hotel Roma». È questa la realtà dei fatti!
Il problema è che si tratta di una relazione prematrimoniale alquanto anomala, perché è un cosiddetto triangolo. E qui il terzo incomodo - e guardo verso i banchi di alleanza nazionale - non ha ancora capito se il ruolo di reggere il moccolo (come si dice dalle mie parti) sia conveniente non solo per l'aspetto tipico che questo ruolo impone, ma anche per l'aspetto politico della questione.
Questo è il grosso dilemma che nel momento attuale si vive all'interno del gruppo di alleanza nazionale. Certo, i due consenzienti - e cioè il PDS e forza Italia - le idee le hanno ben chiare.
Questo, obiettivamente, ha il sapore di un progetto fortemente partitocratico, perché crea quella ipotetica ma non auspicabile e nemmeno percorribile - per i motivi esposti poc'anzi dal collega Luciano Dussin - situazione di bipolarismo, che, in realtà, è situazione di bipartitismo non applicabile in uno Stato che non è unitario dal punto di vista della omogeneità. La Padania potrebbe anche accettare un progetto di tipo bipolare, quando però vi fosse una repubblica federale della Padania all'interno della quale si possano liberamente esprimere due componenti politiche, una di centro-destra e l'altra di centro-sinistra. Questo, tuttavia, a Padania liberata.
Oggi è importante sottolineare l'aspetto politico della vicenda: vi è una relazione a tre e solo in questi momenti il terzo incomodo si sta rendendo conto del ruolo alquanto scomodo che sta rivestendo (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fontan 0.1.67.3, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 470
Maggioranza236
Voti favorevoli 172
Voti contrari 298
(La Camera respinge).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
Incomincia tuttavia ad esservi il sospetto che l'aula sia un po' sorda. Stupisce che in un momento come questo si svolga una discussione che, se i colleghi mi consentono, non può non essere definita schizofrenica.
Chi avesse ascoltato - ecco l'elemento di sordità - la discussione sulle linee generali svoltasi nei giorni scorsi avrebbe notato che la maggior parte di coloro che sostengono la necessità di approvare il provvedimento asserivano con grande forza, con dovizia di particolari e con facondia degna forse di miglior causa, che
esso si presentava in relazione alla necessità urgente di colmare un vuoto normativo.
Sotto questo profilo, nonostante le argomentazioni contrarie che non mancano, è stata messa in evidenza innanzitutto tale esigenza e tale urgenza.
Contemporaneamente, ora che si è passati all'esame degli emendamenti, viene da quelle stesse forze presentato un subemendamento che stabilisce che la legge sarà effettivamente operativa soltanto fra un anno e mezzo.
In cosa consiste, allora, quel valore fondativo che l'onorevole Soda ci ha addirittura accusati di non aver ben compreso? A me sembra che noi ci troviamo di fronte ad un elemento evidente di sordità, come dicevo poco fa.
È veramente un peccato constatare che i lavori della Commissione bicamerale, i lavori cioè della Commissione attraverso la quale si dovrebbero varare importanti riforme della struttura dello Stato e del Governo, inizino in corrispondenza di questa operazione assolutamente inopportuna, che viene qui fatta da una parte importante della maggioranza e da una parte importante dell'opposizione.
Faccio soltanto due osservazioni: in primo luogo, mi sembra che di fronte alle urgenze che esistono nel paese perdere tempo per discutere una legge del tutto inutile e che entrerà in vigore tra un anno e mezzo, secondo le proposte del presentatore, sia un fatto quasi delittuoso e non so davvero come i cittadini possano comprendere una cosa del genere; in secondo luogo, a me pare che la proposta di legge in esame metta una tale ipoteca sul lavoro della bicamerale da indurci a ritenere che le forze che vogliono a tutti i costi l'approvazione di questo provvedimento si riservino di disporre di un'arma da utilizzare al momento opportuno nella bicamerale a seconda degli accordi che potranno o meno raggiungere.
Ricordo a tale proposito che, in una assemblea molto importante della Repubblica romana del 1849 vi fu un grande patriota romano, Luciano Bonaparte, che parlò allora di dittatura della maggioranza. Ebbene, non vorrei che si stessero creando le condizioni per avviare un sistema del genere (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Una volta verificato che questa normativa praticamente non ha alcuna valenza rispetto alle norme elettorali ordinarie, dobbiamo verificare che valenza potesse avere e quale vuoto volesse coprire rispetto alla normativa referendaria. Sappiamo che è possibile il referendum abrogativo e probabilmente un interprete abbastanza benevolo si sarebbe potuto chiedere se questa normativa poteva in qualche modo agevolare l'espletamento del referendum abrogativo, nel senso di prevedere dei meccanismi che non erano attualmente previsti. Rispetto a ciò voglio dire che lo stesso proponente della normativa, il collega Rebuffa, la definisce una
legge innocua. Bisogna però intendersi sul termine innocuo perché, se per innocuo si intende qualcosa che non produce alcun effetto, io sono d'accordo, visto che in realtà questa normativa effetto concreto non ne produce; se per innocua si intende, invece, una normativa che non ha una finalità diversa da quella che astrattamente potrebbe intendersi, allora su questa terminologia non sono d'accordo.
Come correttamente diceva il collega che mi ha preceduto poco fa intervenendo sul precedente subemendamento, per rendersi conto di questa schizofrenia basterebbe leggersi i vari interventi che si sono susseguiti nella discussione sulle linee generali e sulla questione sospensiva per verificare che in effetti si è detto tutto ed il contrario di tutto. Ad esempio, lo stesso onorevole Calderisi ha avuto modo di affermare che, in caso di esito positivo del referendum, questo verrebbe congelato sulla base proprio della normativa al nostro esame. In tal modo si attribuisce una valenza che non è innocua, come direbbe l'onorevole Rebuffa.
Ciò si può cogliere dai documenti esistenti agli atti, nella specie mi riferivo agli atti della Commissione. Invece lo stesso Rebuffa dice che è una norma con funzioni di garanzia e non è un espediente per far svolgere i referendum sulla legge elettorale. Prendiamo atto di tutto questo e allora cerchiamo di comprendere se effettivamente, rispetto alla disciplina ordinaria che consegue all'espletamento dei referendum previsti dall'articolo 75 della Costituzione, esista un vuoto da colmare. Allora rinveniamo che esiste già la legge n. 352 del 25 maggio 1970, che all'articolo 37, terzo comma, prevede che il Presidente della Repubblica, nel decreto stesso e su proposta del ministro interessato, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, può ritardare l'entrata in vigore dell'abrogazione per un termine non superiore a 60 giorni. Dunque anche rispetto alla normativa referendaria esiste già la previsione legislativa che di fatto non ci lascia comprendere quale valenza possa avere la legge Rebuffa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 17,45)
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzi. Ne ha facoltà.
Osservo spesso quelle scritte che sono sopra...
Signor Presidente! Sto parlando con lei! Il regolamento dice... Sto parlando con lei, altrimenti mi metto a fare una partita a carte!
Una volta per tutte, ho il dovere di mantenere la calma nell'aula e quindi invito i colleghi ad ascoltare l'onorevole Rizzi; non credo che rientri tra i miei compiti istituzionali quello di seguire con estrema attenzione le sue dotte dissertazioni (Applausi).
Prosegua pure, onorevole Rizzi.
a questo Stato. Ma quanti hanno potuto votare? Pochi, anzi pochissimi: solamente coloro i quali avevano soldi e sapevano leggere e scrivere.
Questa legge, signor Presidente, vorrebbe farci tornare indietro di cento anni, ad un sistema maggioritario assoluto con l'eliminazione della lega. I cittadini sono chiamati a votare solo per Roma ma senza altre alternative. In cento e più anni di esperienza, un matrimonio lunghissimo ci ha fatto capire che un altro abbraccio tra Padania e Roma non «s'ha da fare». Lo hanno gridato 4 milioni di cittadini nelle ultime elezioni e altri milioni di cittadini sono pronti a gridarlo insieme ad essi. Molti di voi vorrebbero eliminarli con un solo colpo, con una legge, ma questo Stato non ha più la forza di farlo, se non attraverso la forza bruta.
Signor Presidente, la storia ci insegna che la libertà vince e vincerà e che la forza della lega supererà quei pavidi che la temono.
La situazione attuale ci presenta uno strumento di Berlusconi, e non di forza Italia, per accattivarsi le simpatie della sinistra, per poter consentire a queste ultime di istituire un regime che, con lo strumento ad interim, cristallizzi la propria condizione di «regnanti». I vantaggi di Berlusconi sono evidenti, come pure quelli del PDS; quelli di forza Italia quali sono?
Non voglio inoltre ricordare quale sia stato nel passato l'effetto di alcuni referendum in Italia, che denotano la già scarsa capacità difensiva dell'architettura legislativa nei confronti della volontà popolare. Se approveremo questa legge, daremo sicuramente un ulteriore colpo alla nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fontan 0.1.67.4, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti e votanti 412
Maggioranza 207
Voti favorevoli153
Voti contrari 259
(La Camera respinge).
Avverto inoltre che in caso di reiezione, si intenderanno respinti tutti gli ulteriori subemendamenti recanti le medesime espressioni volte a limitare l'applicazione della legge in esame a determinate categorie di consultazioni elettorali.
Passiamo alla votazione del subemendamento Fontan 0.1.67.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzione. Ne ha facoltà.
ROBERTO MANZIONE. Nei precedenti interventi abbiamo svolto una rapida disamina di quella che poteva essere la ratio effettiva della normativa e abbiamo constatato che essa era innocua, nel senso che non produceva alcun effetto né rispetto alla normativa elettorale ordinaria né in riferimento a quella referendaria, poiché il dato normativo esisteva già.
Qual è allora la ratio effettiva di questa proposta di legge che ci ha tenuti impegnati per tanti giorni? La ratio effettiva è quella di cercare - e probabilmente di rimuovere - il principio che ha sempre bloccato le iniziative referendarie elettorali. L'obiettivo secondo l'intendimento del relatore è probabilmente quello di colmare quel vuoto legislativo; ma nemmeno lo stesso relatore ce lo ha chiarito! Del resto, il fatto che sussistano dubbi ancora sulla effettiva portata, valenza e significato della normativa significa che è una normativa che non risponde a quella circolare che per altri versi ci è stata inviata; ma dobbiamo ritenere che è una carta come le altre, che non ha valenza alcuna probabilmente perché, laddove non viene applicata, in casi concreti come questi, particolari e delicati, vorrà dire che poi diventerà la regola.
Ma se questa è la ratio, cioè quella di cercare di evitare il vuoto legislativo che probabilmente, secondo il proponente, rendeva inammissibile il referendum, dovremmo ritenere allora che da parte del proponente e dello schieramento politico che in questo momento sta sorreggendo la proposta di legge ci sia una volontà concreta, che segue la logica della sovranità popolare, di favorire i referendum (o referenda, come dicono alcuni); tuttavia, a voler scorgere soltanto alcune delle proposte di legge presentate mi sembra proprio che così non sia.
La volta scorsa, soltanto perché mi richiamavo, rispetto alla questione di costituzionalità sollevata dai colleghi di rifondazione comunista, alla proposta di legge Grimaldi che prevedeva l'abrogazione, senza esprimere alcuna valutazione di merito, ma ritenendo che solo perché quella proposta era stata presentata probabilmente vi era l'opportunità di sospendere l'esame della proposta di legge Rebuffa, il collega Nania mi attribuiva una paternità di quel provvedimento, che non conosco e rispetto al quale non mi esprimo.
Se questo è l'intendimento, basterebbe allora esaminare le proposte di legge costituzionali che sono state presentate dai gruppi che sostengono la proposta di legge Rebuffa, che dovrebbe avere un orientamento che va nella logica del referendum, per verificare che tutti hanno proposto che i sottoscrittori passino da 500 mila ad un milione e i consigli regionali da 5 a 10. Probabilmente, allora, la ratio effettiva non è questa, e se così è si deve ritenere che è in campo un tentativo di restringere la capacità concreta di intervenire in quest'ambito, un tentativo di modificare il sistema per interposta persona, prima addirittura di misurarsi su quella necessaria, prodromica decisione relativa ai sistemi di Stato e di Governo, passaggio essenziale che va risolto prima di ogni altro tipo di riforma.
È in campo un tentativo, ripeto, di modificare il sistema per interposta persona, di determinare, in buona sostanza, un condizionamento ambientale, ritenendo che, colmando quel vuoto, in qualche modo si possano rendere possibili i referendum (o i referenda), nella convinzione - e mi avvio a concludere - che basti soltanto colmare il vuoto normativo per determinare teoricamente l'ammissibilità del referendum. Ma così non è.
Basterà infatti leggere la sentenza n. 26 del 1997 della Corte costituzionale che, nel motivare la decisione in merito all'inammissibilità del referendum abrogativo relativo alla legge elettorale, sostanzialmente afferma: «Sono invero ammissibili i referendum abrogativi parziali di tale legge purché la normativa risultante
dall'abrogazione, che si suole definire normativa residua, sia immediatamente applicabile, consentendo la rinnovazione in qualsiasi momento dell'organo rappresentativo». Va quindi esaminata la normativa residua, non il vuoto che in qualche modo si vuole colmare; è dunque essenziale per l'ammissibilità la normativa residua conseguente all'eventuale abrogazione referendaria. Inoltre si dice: «Se è vero che la soppressione delle disposizioni prima menzionate dà vita ad una compiuta disciplina orientata verso l'adozione integrale del maggioritario, ciò non significa che essa comporti una piena garanzia di efficienza del sistema, perché sorge a questo riguardo la questione della ridefinizione dei collegi...». La Corte costituzionale, dunque, ha affermato che non basta rinviare sine die l'entrata in vigore dell'effetto referendario per determinare la sua ammissibilità, ma è necessario considerare la validità complessiva della normativa residua di mantenere in piedi un impianto normativo. Questo non è e non sarà; se questa è la ratio, questa proposta di legge ve la votate, ma sicuramente non avrà l'effetto che vi aspettate (Applausi dei deputati del gruppo del CCD).
Rivolgo allora un appello a voi parlamentari, ai colleghi che hanno la possibilità di bloccare ogni tentativo di «inciucio» che in un qualche modo possa condizionare la bicamerale ed il futuro delle riforme istituzionali, perché in questa sede si cerca di raggiungere un accordo da far pesare in qualche modo in quella Commissione. Avete dunque la possibilità di impedire questo tentativo, avete la possibilità di bocciare il provvedimento che in sé potrebbe anche non avere una ricaduta immediata; tuttavia, come ricordava il collega Meloni, è assurdo votare oggi una legge che dovrebbe entrare in vigore nel 1998. Di fatto, però, è una legge che rappresenta il tentativo politico di ridimensionare il Parlamento; inoltre è di dubbia costituzionalità giacché, come afferma più di qualche docente ordinario di istituzioni del diritto, è incostituzionale che una legge ordinaria regoli leggi successive. Ripeto, ciò è incostituzionale e questo è un ulteriore elemento che dovrebbe portare tutti noi e voi ad affermare che tale legge deve essere respinta. La proposta di legge Rebuffa è appunto ordinaria e non costituzionale; tuttavia, pretende di definire l'efficacia di leggi successive esse pure ordinarie: ciò non è possibile. Nel nostro ordinamento, a Costituzione rigida, l'efficacia di una legge ordinaria non può essere condizionante per le leggi future; l'efficacia delle leggi, infatti, è definita dalla Costituzione e non certo da altre leggi ordinarie. Questo è un elemento in più che ci porta ad affermare che tale provvedimento deve essere respinto anche per motivi di incostituzionalità.
Rivolgo un appello a tutti voi deputati affinché cerchiate di contare qui, oggi, domani e nel futuro per impedire che
questa legge passi e quindi si determini uno stravolgimento, per consentire al Parlamento di continuare a contare effettivamente (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Il «lodo» Rebuffa sarà la prima questione che verrà posta all'attenzione della bicamerale; poi vi sarà la questione giustizia che quanti hanno promosso il «lodo» Rebuffa porranno nella Commissione per le riforme costituzionali. Ritengo che, una volta approvata la legge Rebuffa, costoro si aspetteranno di vedere accolta anche la questione giustizia secondo le loro aspettative. La Commissione bicamerale, dunque, nasce da un ricatto, senza avere le mani libere, e per tale ragione dobbiamo cercare in tutti i modi di non far approvare questo provvedimento.
Se così è, la legge Rebuffa è soltanto un cavallo di Troia, che non intende affatto regolare la disciplina intertemporale delle leggi, ma introduce un principio di riforma elettorale ed accelera l'adozione integrale del maggioritario, senza però alcuna garanzia di efficienza del sistema; supera il problema relativo alla ridefinizione dei collegi elettorali per entrambi i rami del Parlamento, ma sicuramente non è solo questa la questione, così come ha avvertito la Corte costituzionale.
Il principio, allora, è quello della continuità normativa: ove la nuova disciplina elettorale risulti sfornita di misure attuative e non sia immediatamente applicabile, vi sarebbe ultrattività della normativa precedente, ancorché abrogata.
Condivido la necessità di superare il pericolo di questo vuoto normativo, soprattutto dopo lo sbarramento della Corte costituzionale, che con la sentenza n. 5 del 1995 ha statuito l'esclusione dell'ultrattività della normativa elettorale degli organi costituzionali, in deroga ai principi che regolano la successione delle leggi nel tempo. Che bisogno c'è però di superare oggi questo problema, quando le regole non sono scritte e quando la bicamerale non deve assolutamente occuparsi della legge elettorale? Il vero proposito di questa legge, allora, è di imbrigliare la bicamerale e, soprattutto, di spezzare le reni ai partiti più piccoli, anch'essi quotati nella proporzionale. Prima però di arrivare
al partito unico con la forza dei muscoli, cerchiamo di darci altre regole con lo strumento che abbiamo sposato proprio in quest'aula e cioè con la bicamerale.
Colleghi, mi risulta che hanno chiesto di parlare per dichiarazione di voto gli onorevoli Luciano Dussin, Chiappori e Fongaro.
Passiamo ai voti.
Colleghi, ricordo che è stata ritirata la richiesta di votazione a scrutinio segreto. Si vota quindi a scrutinio palese.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul principio contenuto nel subemendamento Fontan 0.1.67.5, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Il Presidente sa come regolarsi!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti296
Votanti 285
Astenuti 11
Maggioranza 143
Hanno votato sì9
Hanno votato no276
Sono in missione 20 deputati.
(La Camera respinge).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.
Si trattava di illusioni che hanno provocato un'ansia, una smania di cambiamento madre della peggiore classe politica presente in Italia dal dopoguerra ad oggi. Tutto ciò che era nuovo appariva, di per sé, buono. Quanto preesisteva aveva, di per sé, connotazioni deteriori. Chi, come noi comunisti, nonostante l'ondata di nuovismo, ha continuato a difendere valori, principi e comportamenti...
Tutto questo non stupisce ed è anzi perfettamente coerente con la volontà di affermazione di logiche mercantili che certamente non appartengono a noi, logiche che abbisognano di regole adeguate, logiche per cui le mediazioni istituzionali con il corpo sociale rappresentano un intralcio, un'inutile perdita di tempo. Il mercato non ha certo interesse a portare in Parlamento il conflitto sociale. Il dibattito è utile alla crescita democratica e civile della società, ma non è certo funzionale alle tendenze economiche imperanti.
Chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione, in calce al resoconto stenografico della seduta odierna, di alcune considerazioni integrative del mio intervento (Applausi dei deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fontan 0.1.67.100, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti360
Votanti 356
Astenuti4
Maggioranza 179
Hanno votato sì89
Hanno votato no267
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti386
Votanti 383
Astenuti3
Maggioranza 192
Hanno votato sì110
Hanno votato no273
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti382
Votanti 375
Astenuti7
Maggioranza 188
Hanno votato sì117
Hanno votato no258
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).
Ci sono 2 postazioni di voto bloccate.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 387
Votanti 379
Astenuti8
Maggioranza 190
Hanno votato sì113
Hanno votato no266
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 386
Votanti 376
Astenuti10
Maggioranza 189
Hanno votato sì109
Hanno votato no267
(La Camera respinge).
Avverto che per i subemendamenti da Strambi 0.1.67.50 a Galdelli 0.1.67.53 chiamerò l'Assemblea a pronunciarsi preliminarmente sul principio contenuto nella parte comune, individuata nelle parole da «permane l'applicabilità della norma antecedente» (o espressioni sinonimiche) «fino alla completa operatività», avvertendo che, in caso di reiezione, si intenderanno respinti tutti i subemendamenti recanti la medesima espressione.
Passiamo dunque al subemendamento Strambi 0.1.67.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.
La proposta di legge Rebuffa è stata definita in vari modi, cavallo di Troia, una «furbata» e, per fare riferimento al nome del suo presentatore, è a ben guardarla una proposta buffa. Con quattro parole e due frasi permette infatti di modificare una situazione che si è procrastinata nel tempo e che sicuramente non era incostituzionale - mi riferisco alla disciplina della successione delle norme nel tempo - che con questa proposta viene stravolta.
Si propone infatti, addirittura, che resti in vigore una norma abrogata. Noi abbiamo detto in mille modi che ciò non è possibile, più di noi lo hanno detto anche alcuni professori universitari e la stessa Consulta. È una legge che, oltre ad essere incostituzionale, è soprattutto inutile e non necessaria. Torniamo a ripetere che la non necessità si rileva anche dal contenuto dell'articolo 2 di questa proposta di legge, che prevede la sua entrata in vigore dal 30 giugno 1998. Quindi, non capiamo
come mai si perseveri nel voler portare avanti l'iter di questa legge fino alla sua approvazione. Poi, ci poniamo una domanda. Esiste un accordo tra D'Alema e Berlusconi e stamattina abbiamo letto sui giornali che una componente del Polo sarebbe propensa a valutare al Senato un atteggiamento diverso e quindi ad affossare questa legge: forse, signor Presidente, stiamo tutti perdendo tempo?
A dire il vero, questa proposta, che fin dall'inizio è stata spacciata per un qualcosa di machiavellico o come risultato di un'altra opera di chissà quale elaborato legislativo, in realtà nasconde l'evidente incapacità e l'evidente imbarazzo di forza Italia e del PDS nell'affrontare apertamente quelle che saranno le vere riforme future; mi riferisco alle riforme elettorali. Qui sta il potere, qui sta la restaurazione del sistema. Cosa volete aspettarvi, colleghi, dalle bicamerali o dalle future eventuali costituenti? Non c'è niente da aspettarsi: il potere passa per i partiti. Tolti, però, gli impedimenti, allora sì che si ottiene quello che si vuole: si possono salvare le cooperative e anche le televisioni e comunque gli interessi di chi comanda, si riesce a privatizzare la STET e la Telecom, magari indirizzandone l'acquisto verso l'altra parte, giusto per continuare con la politica di andreottiana memoria, che accontentava tutti.
Perché avere nemici quando il piatto è talmente colmo di potere che da soli non si riesce a vuotarlo? Allora, in quest'ottica, perché le forchette siano solo due, PDS e forza Italia, bisogna togliersi dai piedi cercabriciole di turno, vale a dire gli impedimenti cui accennavo prima. Impedimenti che hanno un nome: come primo, rifondazione comunista, e poi a seguire i vari PPI, CCD, verdi, CDU (se ancora esiste), rinnovamenti italiani e via discorrendo, con il reggicandela di alleanza nazionale, che illumina la cenetta a due spartitoria, con assoluta ingenuità, tra l'altro.
Però, per allontanare costoro bisognava trovare un sistema viscido, come questa proposta, che ha due finalità: la prima è quella di lasciare intendere che chi comanda può, con un colpo di mano, spostare gli ostacoli senza tanti preavvisi; la seconda è quella di evidenziare, se ancora c'erano dubbi, che gli accordi sulle calendarizzazioni dei lavori in Commissione e in aula non passano più per la maggioranza dell'Ulivo, ma per la nuova maggioranza italiana di potere, PDS-forza Italia, e gli altri italiani si facciano da parte.
Un consiglio: non si speri di coinvolgere i padani in questi giochi di conservazione; tempo perso. Noi abbiamo altre cose più importanti da fare, noi parliamo di libertà per i popoli (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
quindi ci dovrebbe essere una sensibilità di questa Presidenza, di quest'aula, di tutte le colleghe e i colleghi qui presenti sul problema di far corrispondere l'azione che si svolge nelle istituzioni alle aspettative reali.
Penso che non sia opportuno continuare per altri giorni con queste sedute su questo problema, anzi credo che ciò sia dannoso per l'immagine della stessa Camera dei deputati.
Sono intervenuto in dissenso e non parteciperò a questa discussione perché ritengo che il mio gruppo dovrebbe proporre la sospensione dell'esame di questo provvedimento e chiedere un'inversione dell'ordine del giorno per affrontare subito la discussione del punto dell'ordine del giorno relativo all'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto recante interventi urgenti per il settore dell'autotrasporto: un tema, quest'ultimo, che, pur non interessando tutti i cittadini, tocca tuttavia interessi reali sui quali dovrebbe discutere il Parlamento.
Inoltre, per affrontare il problema relativo alle istituzioni, alla loro formazione e al loro funzionamento è stata istituita una Commissione ad hoc, che sta «riempiendo» le pagine dei giornali; essa interessa i commentatori ma non interessa ancora il paese reale. Se facciamo in modo che la Commissione bicamerale e le Assemblee dei due rami del Parlamento si occupino delle stesse cose, si arrecherà un danno notevole alle istituzioni repubblicane. Per tali motivi mi permetto di proporre un'inversione dell'ordine del giorno nel senso che ho appena illustrato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul principio contenuto nel subemendamento Strambi 0.1.67.50, non accettato dalla Commissione e sul quale il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 372
Votanti 366
Astenuti6
Maggioranza 184
Hanno votato sì112
Hanno votato no254
(La Camera respinge).
(Segue la votazione).