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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, Giuliano Amato, e del presidente di Sviluppo Italia, Patrizio Bianchi, in merito allo stato di attuazione del decreto legislativo 9 gennaio 1999, n. 1, recante riordino degli enti e delle società di promozione e istituzione della società Sviluppo Italia.
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. L'incontro di oggi è quanto mai opportuno perché cade, come ricordava il presidente, tra la presentazione del rapporto sul primo anno di attività della società ed il primo decreto correttivo presentato dal Governo, che potrebbe anche non essere l'ultimo. Vorrei fare due considerazioni generali e poi soffermarmi sulle ragioni del decreto, nel merito del quale si entrerà quando sarà all'ordine del giorno.
sviluppo del mezzogiorno non può essere esclusivamente questo; non ci si può aspettare che i patti determinino da soli, nel giro di tre o quattro anni, una vistosa inversione di tendenza, perché non sarà così e non perché sono sbagliati i patti in sé che così sono, così funzionano e così hanno cominciato a funzionare, bensì perché occorre introdurre anche altro. Occorre introdurre l'innovazione, occorre promuovere l'ingresso di un investimento anche non nazionale diretto nel mezzogiorno, occorre un coinvolgimento della comunità industriale nazionale perché sia indotta a localizzare nel mezzogiorno cose che non abbiano bisogno a priori di una infrastrutturazione che c'è già in altre parti del territorio. Tutto questo implica una pluralità di impegni.
PRESIDENTE. Comunque, si tratta di «consentire» e non «imporre».
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro. Sì. Quindi, mentre il decreto n. 1 del 1999 stabiliva che la società riorganizza il preesistente e organizza le proprie attività in due società operative, il testo che il Governo in via preliminare ha deliberato la scorsa settimana stabilisce che la società può fare tutto questo o organizzandolo in una o più società operative, ovvero in rami d'azienda eventualmente dotati di contabilità separata. Viene offerta una possibilità diversa di tipo organizzativo, o meglio endoorganizzativo e non di grande modellistica del genere: è meglio una holding leggera - so che la discussione iniziale, alla quale non ho partecipato, si è svolta in questi termini - o una struttura pesante. Il dilemma in questi termini è ideologico e non corrisponde alla realtà, perché è ovvio che è meglio una holding leggera che un mostro pesante, ma se la holding leggera ha sotto di sé due società operative nelle quali sta tutto il preesistente, in parte è una finzione. D'altro canto non è detto che mettere tutto insieme generi un mostro pesante, perché potrebbe generare semplicemente, se appare opportuno, un contesto di maggiore integrazione che può essere anche più efficiente. Ho motivo di ritenere che dietro quel tipo di discussione ci fosse in realtà la negatività di un passato che aveva finito per rapportarsi ad una molto
pesante cassa per il Mezzogiorno, che aveva perso i meriti indubbi che aveva avuto nella sua storia iniziale e della quale ormai si vedeva la pesantezza.
avuto dal CIPE la proposta di una direttiva, che vale sia a regime sia in relazione alle imminenti assemblee di Sviluppo Italia, che tocca due punti, il primo sta nel fatto che quali che siano le precedenti titolarità di azioni di società facenti capo a ministeri diversi, nel momento in cui tutto confluisce, l'azionista è sempre e comunque il tesoro, intendendosi con questo non una prevaricazione del sottoscritto ministro, per puro pro tempore del tesoro, rispetto ai colleghi di Governo, ma sottolineare che il tesoro è tesoro dello Stato e non del ministro e che quindi la proprietà è unica per conto di tutti e non ha senso la frammentazione dell'attribuzione dei titoli azionari. Ovviamente il ministro del tesoro esercita i diritti dell'azionista d'intesa con i ministri volta a volta competenti e quindi l'intesa con il ministro dell'agricoltura è essenziale per le questioni per le quali nel merito è tale ministro e non quello del tesoro che sa quello che si deve fare. Si tratta, quindi, di distinguere la titolarità che è sempre del tesoro dagli indirizzi ai fini dei diritti dell'azionista.
PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro, per le informazioni fornite e per i commenti che consentono alla Commissione di valutare il punto in cui siamo.
vicenda di Sviluppo Italia ed oggi il suo presidente è qui, oltre che per esporre le proprie valutazioni, anche per affrontare insieme a noi questo difficile passaggio.
PATRIZIO BIANCHI, Presidente di Sviluppo Italia. Vorrei innanzitutto ringraziarla, presidente, per darmi la possibilità, a margine dell'audizione del ministro, di dar conto del lavoro che è stato fatto. Come lei opportunamente ha ricordato, questo passaggio dalla fase di riordino, di progettazione e di avvio è stato scandito da un dibattito che personalmente ritengo ingeneroso, ma a cui, per rispetto delle funzioni che svolgo, ho creduto opportuno non partecipare, immaginando che il presidente della società risponda al Governo e al Parlamento, cosa che ho puntualmente fatto.
o meglio, di valorizzare le attività esistenti. Quindi, non risponde assolutamente al vero che le macchine siano state fermate: le macchine sono state riorganizzate, riordinate, ma nel contempo è stato permesso loro di lavorare al meglio.
PRESIDENTE. In che senso usa il termine precontrattuali?
PATRIZIO BIANCHI, Presidente di Sviluppo Italia. Nel senso che si tratta di impegni già passati nel consiglio di Itainvest prima del 30 giugno ed anche, nel caso specifico, prima di gennaio alcuni impegni che erano stati assunti con determinate società, quindi impegni già deliberati ma non ancora attuati. Ciò perché dal momento della delibera a quello dell'attuazione passano mesi. Tra l'altro, nei casi specifici avevamo verificato il costo di ritorno, valutando che sarebbe stato comunque notevole e ciò, lo ripeto, al di là di un fatto sostanziale di immagine. È un discorso che più volte abbiamo affrontato in consiglio; si è trattato comunque di casi molto specifici e limitati; comunque, si trattava di attività che facevano riferimento a ricadute in zona obiettivo 1. Le delibere antecedenti al 30 giugno sono 6, una delle quali risale addirittura al 30 aprile 1998. Quindi, sento di poter sostenere che abbiamo garantito la continuità e la valorizzazione delle attività procedendo al riorientamento delle risorse e delle attività tenendo sempre ben chiara la necessità di non provocare la rottura dell'attività esistente, ma anzi la sua valorizzazione. Questo principio è stato fatto valere anche per tutte le altre società, che hanno continuato ad operare riorientando progressivamente le loro attività nel solco che ci è stato indicato.
ROMUALDO COVIELLO. Può farci qualche esempio di riorientamento?
PATRIZIO BIANCHI, Presidente di Sviluppo Italia. Ad esempio, avevamo individuato dentro Itainvest una serie di attività giacenti da oltre un anno nell'ambito del consiglio di Itainvest. Esse facevano riferimento in larga parte ad attività al di fuori dell'area specifica di obiettivo 1. Tali attività erano perfettamente congrue con le direttive che allora Itainvest aveva avuto e che ovviamente erano state assunte in piena coscienza dal consiglio di allora. Quando abbiamo verificato che queste attività giacenti da oltre un anno potevano in qualche modo considerarsi non più necessarie o coerenti con gli
obiettivi che ci sono stati indicati, si è consensualmente deciso di sospendere quelle attività e quindi le risorse sopravvenienti sono oggi disponibili per interventi nelle aree di obiettivo 1. Abbiamo liberato 360 miliardi per nuovi interventi: è una cosa di cui vado molto orgoglioso perché avere in così poco tempo chiusa una storia in piena coerenza con le decisioni precedenti, aver portato in fondo impegni assunti correttamente sulla base di quelle direttive ed aver liberato free capital per poterli orientare nelle direzioni che ci vengono indicate credo sia un risultato importante.
PRESIDENTE. Quante nuove assunzioni ci sono state?
PATRIZIO BIANCHI, Presidente di Sviluppo Italia. Due o tre, vi è poi stata la collaborazione con alcuni consulenti. Avevamo avuto l'indicazione di progettare ed avviare alcune attività, come l'attrazione di investimenti, ma questa fase, svolta con la collaborazione di un consulente esterno, si è ora conclusa.
a regime non solo le iniziative della capogruppo ma di tutte le società. Nel contempo abbiamo definito un contesto in cui l'accusa di immobilismo è del tutto ingiusta perché dimentica il riordino realizzato in questi mesi per via assolutamente ordinaria, il fatto che tutte le società hanno potuto continuare a sviluppare l'azione sul territorio, il fatto che abbiamo progettato ed avviato le nuove iniziative come ci è stato richiesto.
PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Bianchi e ricordo che la relazione scritta è a disposizione della Commissione. Do la parola ai colleghi che intendano rivolgere domande.
GIANCARLO TAPPARO. Mi pare che l'impostazione del decreto legislativo recuperi le perplessità emerse nella fase iniziale del dibattito su Sviluppo Italia relativamente al fatto che dividere troppo nettamente i due corpi della società rischia di farli interfacciare tra loro in modo non adeguato; questo riordino è quindi opportuno.
ROBERTO BARBIERI. In primo luogo do atto del lavoro effettuato dalla presidenza, dal consiglio di amministrazione e dal management di Sviluppo Italia. Vorrei che tutti noi ricordassimo come nel Mezzogiorno,
a diverso titolo, da molti anni operassero più istituzioni e soggetti che si occupavano dello sviluppo di quell'area in un quadro di frantumazione, senza chiarezza di responsabilità e soprattutto senza rispondere in maniera univoca ad un soggetto responsabile. Avere dato il via ad un processo di riordino credo che sia un grosso merito, in particolare quando i processi di riordino non sono solo tecnici ma sottendono difficoltosi passaggi politici, come quello di rompere alcuni equilibri ed alcune vecchie culture - come diceva il ministro in alcuni passaggi -, la vecchia logica del Mezzogiorno e delle sue lobby specializzate nella pressione sul soggetto pubblico per ottenere più quantità indipendentemente dalla qualità. Anche come persona che fa politica sul territorio devo dare atto che in alcuni rapporti relativamente allo sviluppo di certe aree si sono messe in moto alcune azioni positive.
questo senso vedo corretto rendere efficiente l'intervento ordinario, non dal punto di vista delle risorse stanziate ma da quello del know how amministrativo. Quanti processi di investimento si corre il rischio di perdere perché il grosso, il medio o il piccolo imprenditore trovano alcune difficoltà a decodificare il combinato disposto della convenienza sul costo del lavoro, sul fisco e sulla concessione dei crediti? Sviluppo Italia, nel momento in cui si pone come interlocutore di un imprenditore, può svolgere questo ruolo.
LUCIANO MAGNALBÒ. Questo mio intervento è basato sulla relazione svolta dal presidente Bianchi e sull'esposizione del ministro Amato, che in parte già conoscevamo avendo letto le sue dichiarazioni all'uscita dal Consiglio dei ministri. Ci riserviamo in ogni caso di leggere il documento prima di esprimere esattamente le nostre posizioni. Comunque, da quanto abbiamo ascoltato emerge che vi è stata una fase di riordino, di assestamento sia giuridico sia pratico; si sono chiuse le vecchie pendenze della Gepi - cosa molto importante - e si è predisposto, attraverso convenzioni e protocolli, un programma per il futuro, cosa che quindi non possiamo disconoscere.
Mezzogiorno, che però presenta ancora un encefalogramma piatto, dopo 50 anni ancora l'inversione di tendenza non c'è stata. Abbiamo anche capito quale dovrebbe essere la funzione di Sviluppo Italia, cioè, per sintetizzare, una funzione di collegamento tra territorio e flussi finanziari, sia nazionali sia internazionali; abbiamo anche compreso il ministro quando ha detto che Sviluppo Italia non si identifica nella politica del Mezzogiorno, in quanto occorrono molti fattori in più; Sviluppo Italia è soltanto un volano parziale rispetto a ciò che deve avvenire nel Mezzogiorno.
ANTONIO DUVA. Vorrei manifestare condivisione per le due relazioni che oggi sono state svolte; in particolare, mi sembra che quella del ministro ci abbia consentito di valutare quale grado di affinamento rispetto all'impostazione originaria di Sviluppo Italia si sia venuto determinando nell'individuazione degli obiettivi e nella specificazione degli strumenti normativi ed amministrativi che a quegli obiettivi devono corrispondere.
di attenzione del paese nei confronti del Mezzogiorno. Credo che questo serva ad evitare che si carichi un eccesso di aspettativa su questa operazione e quindi, in definitiva, a creare le condizioni per cui la stessa non vada poi a buon fine.
PRESIDENTE. Se non ci sono altre domande, do la parola al ministro Amato.
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Devo constatare con piacere che abbiamo una visione comune della missione di Sviluppo Italia. È una cosa importante perché mi pare si siano dipanate due premesse del lavoro: la prima è che Sviluppo Italia non è l'unico strumento e l'unica leva a cui dobbiamo pensare per lo sviluppo, l'altra è che, pur essendo parte di un tutto, la società ha una missione plurima essa stessa. Essa deve concorrere a quella che io chiamo l'alimentazione della fleboclisi (i patti territoriali), ma allo stesso tempo alle iniezioni di una attrazione di investimenti e all'irrobustimento di un tessuto imprenditoriale che c'è e che ha una pluralità di modi per essere irrobustito. Del resto, fin dalla prima direttiva che seguì all'approvazione del decreto vennero identificati le filiere ed i settori ai quali Sviluppo Italia era invitata a dedicare attenzione.
ai patti territoriali e più ampiamente all'attrazione dei nuovi investimenti ed al rafforzamento della struttura produttiva, ma non è l'agenzia passe-partout che hanno costruito in altri paesi. Dobbiamo essere coerenti con noi stessi: se vogliamo salveminianamente dare sviluppo alle responsabilità locali, non possiamo avere nostalgia di un'agenzia che, oltre a compiti promozionali, abbia anche quello di dare tutte le licenze che servono perché l'impresa possa insediarsi sul territorio.
nella casa che temporaneamente abito. Penso che ciò ne ridurrebbe le potenzialità e allora ho pensato ad un raccordo orizzontale che permetta di avere una fisica compresenza nel momento in cui l'informazione si forma, prima ancora che debba essere scambiata. Se fosse sufficiente questo, ne sarei contento; se non lo sarà vedremo. D'altra parte Sviluppo Italia non è strumentale al dipartimento, lavora anche per esso, è un punto di riferimento importante, ma non è l'unico.
PRESIDENTE. Vorrei approfittare per segnalare un'ultima questione che forse dovrà trovare una collocazione nel decreto. Mi riferisco agli aiuti di Stato, in virtù del fatto che Sviluppo Italia ha ereditato Ribs, che nel frattempo aveva negoziato con la Comunità europea la Carta degli aiuti, uno documento di grandissimo rilievo, come è benissimo messo in luce nella relazione del presidente Bianchi. Una volta «piazzata» questa divisione dentro Sviluppo Italia, forse occorrerebbe qualche messa a punto normativa. Non so se abbiamo la delega, però credo che bisognerebbe utilizzare tutti gli spazi per adattare la normativa vigente su Ribs che riguarda questo settore, traducendola in una strumentazione che Sviluppo Italia può maneggiare, senza trovarsi di fronte a difficoltà di carattere normativo.
PATRIZIO BIANCHI, Presidente di Sviluppo Italia. Dopo avere dato alcune risposte puntuali, permettetemi di fare una considerazione sul ruolo del presidente.
il punto più delicato della questione sia non tanto quello dello sviluppo di contesti specificatamente locali, ma il fatto che in un'economia aperta il contesto locale cresce quanto più è connesso e collegato con ambiti e circuiti che vanno al di là della località.
più alta d'Europa. Voglio dire che un conto è presentarsi per attrarre, far crescere attività che abbiano possibilità di radicamento stabile sul territorio; un altro conto è esercitare semplicemente una forza di attrazione senza curarsi di ciò che avviene successivamente. Oggi l'Irlanda sta vivendo un periodo di enorme fuoriuscita di capitali; siamo stati contattati da molti operatori finanziari che attualmente operano in Irlanda, i quali si stanno ponendo il problema del reimpiego di quei capitali. Quindi, anche per quanto riguarda la capacità di attrazione, bisogna essere molto chiari: noi ci siamo dati un mandato, e così io l'ho interpretato, di radicamento. Ciò comporta che, quando facciamo un discorso di marketing territoriale, proponiamo non una generica opera di attrazione di investimenti, ma di trovare investimenti che, radicati in contesti specifici, possano diventare fortemente complementari ad attività esistenti e anche di forte traino per esse.
PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Amato ed il presidente Bianchi per la loro disponibilità e dichiaro conclusa la seduta odierna.
Innanzitutto vorrei ringraziare il ministro del tesoro per aver prontamente accettato l'invito della commissione ad essere presente oggi per fare il punto sull'attività di Sviluppo Italia - anche a prescindere dal decreto correttivo che ci viene assegnato soltanto oggi - con riferimento al rapporto annuale del presidente della società al Presidente del Consiglio dei ministri che ci è stato trasmesso la settimana scorsa. In proposito alcuni colleghi avevano segnalato un ritardo nella trasmissione, ma per la verità il presidente di Sviluppo Italia aveva prima inviato il testo al Governo, che ha dovuto istruirlo prima di inviarlo al Parlamento: adesso è comunque ufficialmente all'esame, oltreché delle Commissioni permanenti, anche di questa Commissione.
L'occasione di questo incontro è quindi duplice: da una parte vogliamo fare il punto sulla situazione della società a 15 mesi circa dall'adozione del decreto istitutivo con riferimento alla relazione del presidente, dall'altra vogliamo parlare anche del decreto correttivo assunto dal governo. È evidente che non possiamo non tenere conto del fatto che in questi giorni si è svolta un'ampia discussione sugli organi di stampa (abbiamo fatto predisporre un'ampia rassegna che naturalmente è a disposizione dei colleghi) e che vi è un grande interesse per questa materia da parte sindacale e politica come da parte delle regioni e del mezzogiorno. È una materia delicata e complessa, quindi è opportuno farne una analisi accurata.
Cedo senz'altro la parola al ministro del tesoro.
Vi è ragione di essere complessivamente soddisfatti del lavoro svolto nel primo anno di attività di Sviluppo Italia che, non dimentichiamolo, ha avuto il difficile compito di organizzare intorno a sé, in vista di riorganizzare poi al suo interno, tutto quell'insieme di attività, istituzioni e società intorno alle quali si era venuto pluralizzando l'intervento nel mezzogiorno (impedendo proprio per questo efficacia e compattezza), allo scopo di riassumere il tutto in unico contesto distinguendo ciò che deve operare ancora per il futuro da ciò che rappresenta esigenze che hanno avuto una loro validità in passato ma che hanno perso progressivamente di significato. Tale compito in passato, pur in presenza di istituzioni e di persone che hanno avuto efficienza e dedizione, ha dimostrato di poter essere completamente assorbente rispetto alle energie disponibili. È capitato infatti più volte che, quando abbiamo affidato a qualcuno il compito di riorganizzare l'istituzione in vista di un rilancio su nuovi terreni, tutte le energie hanno finito per esaurirsi nel compito di riorganizzazione e ciò ha portato ad una semplice gestione dell'esistente sia pure in una forma nuova. Questo è stato poi il giudizio riassuntivo, in genere negativo, di questo tipo di esperienza.
Possiamo invece dire con tranquillità che in un anno Sviluppo Italia ha riordinato l'esistente, ma ha anche impostato nuovi filoni di lavoro, che hanno contribuito già positivamente agli sbocchi istituzionali cui in gran parte questo lavoro è destinato, vale a dire la programmazione territoriale e che sono andati anche al di là, aprendo prospettive di investimento in settori molteplici riguardanti, in generale, lo sviluppo del mezzogiorno. Da questo punto di vista si prefigura una utilissima duplice funzione di Sviluppo Italia che in futuro permetterà di valorizzare adeguatamente questo strumento che, da una parte, rappresenta il primo modulo della programmazione territoriale e quindi dell'identificazione delle iniziative destinate ad essere incluse nei patti, dall'altra concorre - perché sempre di concorso e mai di esclusiva si deve parlare in queste cose - allo sviluppo più generale del mezzogiorno, all'irrobustimento industriale al di là degli strumenti istituzionali in senso stretto dei quali disponiamo.
Dico questa seconda cosa in primo luogo perché è importante in sé per caratterizzare la missione di sviluppo Italia, in secondo luogo per sottolineare quali sono i limiti di ciascuno degli strumenti con i quali oggi interveniamo nel mezzogiorno. Noto infatti che a volte nella discussione, che risente molto delle abitudini che avevamo negli anni '50, '60 e '70 quando, identificato uno strumento, si scommetteva su di esso l'intera sorte del mezzogiorno, siamo portati a sovraccaricare di aspettative cose che partecipano ad un sistema ma non ne esauriscono né le potenzialità né i problemi. Penso in particolare ai patti territoriali ed al fatto che Sviluppo Italia si colloca tra questi e lo sviluppo generale del mezzogiorno. Uno strumento come i patti territoriali a mio parere è importante per rafforzare il tessuto delle responsabilità locali ed il coinvolgimento della dirigenza delle comunità locali nello sviluppo territoriale; dopo anni nei quali quella che io considero una degenerazione dell'intervento straordinario aveva fortemente deresponsabilizzato le comunità locali ed aveva reso i loro dirigenti dei lobbisti istituzionali nei confronti di un centro da cui tutto dipendeva era necessaria questa inversione di tendenza ed era necessario costruire attorno all'impegno e alla progettazione locale l'inserimento delle iniziative.
Quando però le guardo ad una ad una e faccio un settimanale riscontro di quello che sta succedendo, mi rendo conto che i patti territoriali sono una sorta di fleboclisi che alimenta goccia a goccia il corpo del mezzogiorno; è un nutrimento di cui esso ha bisogno, ma l'effetto corroborante è lentissimo. Quando un patto territoriale funziona, si hanno 13 iniziative che danno 80 posti di lavoro in una data località che prima non aveva nulla e che in questo modo si avvia allo sviluppo, si avvia ad essere integrata con altre aree. Ma lo
Dico questo per evitare che ciascuno degli strumenti di cui disponiamo venga sovraccaricato di aspettative che hanno invece bisogno, per realizzarsi, di una pluralità di interventi. Vedo Sviluppo Italia, come dicevo, come il modulo iniziale di un lavoro che finisce nei patti territoriali e che insieme ad altri strumenti deve concorrere allo sviluppo complessivo.
Sarà il presidente Bianchi ad illustrare la relazione sull'attività della società; in essa troverete elementi che confortano questa tesi e corroborano l'aspettativa che in questi termini la società possa realmente essere utile. Per questo però deve essere organizzata in modo efficiente, e l'organizzazione che inizialmente la società si è data, per una sorta di pressoché unanime riconoscimento in primo luogo di quelli che ci hanno lavorato finora, non si è rivelata la più idonea a tenere insieme questi molteplici profili della missione complessiva.
Per farla breve, è parso che, proprio in ragione del carico derivante dal passato e dovuto alla riorganizzazione del preesistente, affidato alle due società operative per comprensibilissime ragioni, cominciava a determinarsi una situazione nella quale da una parte la holding andava nelle direzioni delle missioni nuove di Sviluppo Italia, quelle legate ai patti e allo sviluppo generale, e dall'altra vi erano difficoltà a comunicare con la necessaria efficacia e contestualità questi impulsi alle società operative, con il rischio che queste si trovassero risucchiate dalla gestione dell'esistente. Allora è parso più utile consentire alla società di avvalersi anche di altri moduli organizzativi ed in particolare della possibilità di evitare questo rischio di cesura, che provoca un effetto dispersione, come una condotta che deve portare l'acqua in un certo invaso e ha delle dispersioni per cui di acqua ne arriva meno di quella che è stata raccolta, la quale tra l'altro non va dove dovrebbe andare.
Sviluppo Italia è al di fuori di questo tipo di problema e quindi, giudicarne i moduli organizzativi con la mente rivolta al passato cioè con un pregiudizio costruito sul giudizio di una cosa passata finisce per rappresentare una lente deformante che non aiuta molto a risolvere problemi che sono puramente organizzativi e non di modellistica dell'intervento straordinario. Tanto più che questo non è intervento straordinario, che non c'è più, è uno strumento che deve aiutarci a rendere più efficiente l'intervento ordinario, l'uso delle risorse che abbiamo e soprattutto l'uso delle risorse economiche e istituzionali di cui il Mezzogiorno dispone al di là dello Stato. È in questo contesto che va fatta una valutazione e, a questo punto, si vedrà quale dei modelli offerti dal decreto sia il più efficiente. La società avrà poi il problema di darsi una sua complessiva snellezza rispetto ai compiti.
Sono consapevole dell'esistenza di un problema che riguarda l'insieme del personale, perché tutte le risorse umane ereditate da una nuova società hanno aspettative di mantenimento del posto di lavoro - la cosa più umana e socialmente giusta che esista - e non necessariamente la nuova società è in condizioni di impiegare tutti. Quindi ci sono fasi di transizione che vanno gestite con attenzione alle ragioni dell'efficienza della società e con quell'equilibrio sociale che eviti strappi. Sono questioni che la vicenda umana ha già conosciuto e che la responsabilità della società dovrà trovare il modo di gestire al meglio.
Desidero dare un'ultima indicazione che riguarda il decreto correttivo. Troverete un parziale ritocco della norma che riguarda le convenzioni tra le amministrazioni statali, regionali e locali e Sviluppo Italia. Anche questo è un naturale correttivo suggerito dall'esperienza, che mantiene immutato lo schema del decreto iniziale. Il problema è che Sviluppo Italia si è trovata in situazioni difficili tutte le volte che appariva utile per convenzione svolgere in particolare i servizi «pre» e non quelli «post» che sono più chiari: se Sviluppo Italia mette a disposizione servizi per l'attuazione di un piano territoriale si creano pochi problemi; diverso è il caso in cui mette a disposizione - le è stato chiesto più volte - le proprie competenze tecniche per fare attività di pre-marketing in comuni i quali, legittimamente, si chiedono se abbiano prospettive di insediamenti industriali, se verrà qualcuno, chi e con quali aspettative e fabbisogni. Si fanno studi da questo punto di vista, che però nella realtà amministrativa italiana sono una specie di animale sconosciuto per cui ci si chiede: perché si deve pagare qualcuno per questo? Come vedrà una cosa simile la Corte dei conti? Si può fare una convenzione che eviti il rischio che l'amministratore debba pagare di tasca propria quando gli viene chiesto cosa sia il pre-marketing? Quando la domanda se la pone la Corte dei conti si sparge un ragionevole terrore. E la Corte dei conti adora fare domande di questo tipo al prossimo e poi, in base alla legge, presenta il conto.
Allora abbiamo cercato di riformulare tanto la missione di Sviluppo Italia, tanto l'articolo sulle convenzioni per mettere al riparo gli amministratori e Sviluppo Italia da spiacevoli sorprese, nel senso che poi queste attività non le paga nessuno e quindi le deve pagare qualcuno di persona. Quando si entrerà nel merito del decreto vedrete questo punto.
Si è cercato di fornire Sviluppo Italia di strumenti più flessibili per la propria organizzazione e più adeguati per intrattenere i rapporti con le amministrazioni. Sono orientato a ritenere che ciò permetterà nel prossimo anno a Sviluppo Italia di liberarsi di quelle difficoltà che sono tipiche di ogni fase di insediamento e di lavorare con compattezza.
Già che sono qui, vi dico un'ultima cosa: questa mattina il Presidente del Consiglio - credo, presidente Bianchi, che sia lecito da parte mia fornire questa informazione alla Commissione - ha
In secondo luogo, fermo restando che quando azionista è lo Stato c'è uno strutturale collegamento tra questo e le società di cui lo Stato è azionista fino a che lo è, sorge il problema di distinguere tra le società di cui lo Stato è azionista che operano nei confronti dei terzi, del mercato in genere (ENEL, IRI, ENI, Autostrade), e le società che, almeno pro quota della loro attività, lavorano per le amministrazioni dello Stato, nel senso che possono lavorare direttamente a prescindere da convenzioni o essere legate da un rapporto convenzionale. Quando si versi in questo secondo caso, una certa contiguità legata al fatto che comunque lo Stato è azionista, è ineliminabile, però si può ridurre al minimo per evitare la sovrapposizione dei ruoli, evitando che nei consigli di amministrazione le amministrazioni mettano propri funzionari. La cosa non disturba quando la società lavora per terzi, ma quando si tratta di una società che lavora per me, che il mio funzionario che deve valutare il prodotto sia anche coamministratore del confezionatore del prodotto stesso è oggettivamente un'ibridazione non opportuna. Per cui la direttiva che oggi il Presidente del Consiglio adotterà dirà che in questo consiglio di amministrazione le amministrazioni interessate non debbono mandare loro funzionari né persone che abbiano incarichi permanenti dei ministeri.
Mi aspetto che, a questo punto, l'esercizio dei diritti dell'azionista porti ad integrare il consiglio di amministrazione, che passerà domani da cinque a sette componenti, con due componenti mancanti - è prevedibile che vi sia una cooptazione interna - e un componente designato dal Governo e mi aspetto che questa designazione la faccia il ministro dell'agricoltura, che sto sollecitando. In base alla direttiva approvata oggi non dovrà trattarsi di un funzionario di quel ministero né di una persona con incarico permanente in quel ministero.
La direttiva precisa che, allo scopo di garantire la necessaria coerenza e quindi evitare dispersioni in questo snodo, quando siano trattati aspetti che interessano il dipartimento, il presidente inviti il direttore del dipartimento ad assistere al solo scopo di coordinamento. Non è un consigliere in più, non è un controllore; ho suggerito questa formula perché la Commissione europea, quando il presidente della Banca centrale la invita, viene chiamata ad assistere. Sono strumenti di coordinamento, non di controllo; noi abbiamo bisogno di coordinamenti fra questi strumenti, non di commissariamenti.
Do ora la parola al professor Bianchi perché faccia la propria esposizione e poi i colleghi potranno porre domande. Vorrei ringraziare il presidente Bianchi per aver accettato ancora una volta un nostro invito; ricordo che questa Commissione ha seguito con costanza fin dall'inizio la
Mi si permetta ora di svolgere alcune considerazioni sui temi del riordino, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività esistenti nelle società e delle nuove missioni. Come sapete, la società Sviluppo Italia è nata il 26 gennaio scorso; il decreto istitutivo è del 9 gennaio, del 26 gennaio sono le direttive e nella stessa data sono stati nominati i membri di amministrazione; il 5 febbraio abbiamo tenuto il primo consiglio. Il 9 giugno è stata emanata la direttiva con l'indicazione delle priorità settoriali ed era stato indicato al 30 giugno il giorno in cui avremmo dovuto consegnare il piano di riordino e contestualmente per via convenzionale svolgere le funzioni di guida delle società confluenti.
Abbiamo avviato immediatamente le attività e, come sapete, il 16 settembre abbiamo potuto procedere ad un aumento del capitale della società da 35 a 2407 miliardi. I dati sono contenuti non soltanto nella relazione generale che è aggiornata al 30 settembre, ma anche nella memoria che abbiamo prodotto per l'audizione odierna e che integra il lavoro dal 30 settembre ad oggi.
Come dicevo, abbiamo aumentato il capitale sociale della società da 35 a 2407 miliardi, secondo il prospetto che trovate a pagina 2 della memoria. Vi sono 1606 miliardi di conferimenti per società provenienti da quote di controllo del tesoro, 800 miliardi per quote provenienti dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Questa operazione è stata fatta per via assolutamente ordinaria, cioè con valutazioni peritali e con attività attraverso il tribunale di Roma; si è trattato - lo ripeto - di una attività assolutamente ordinaria che ha richiesto tempi che, compatibilmente con i tempi medi di queste operazioni, sono stati straordinariamente veloci.
L'11 novembre siamo entrati materialmente in possesso dei titoli azionari e con tali titoli siamo oggi in condizioni di considerare compiuta la prima fase di riordino.
Per quanto riguarda le attività operative, vorrei ricordare (mi rifaccio all'allegato 2) che nel decreto avevamo avuto l'indicazione di valorizzare al pieno le attività esistenti, cioè di non sospendere nessuna delle attività correnti delle società, cosa che è stata puntualmente fatta nel senso che tutte le attività su cui erano già in corso procedure di carattere deliberatorio o erano stati assunti impegni di natura precontrattuale sono state portate in fondo rivolgendole e riorientandole nel senso delle direttive che ci era state impartite.
Per quanto riguarda Itainvest voglio ricordare che da gennaio ad oggi sono state attuate pienamente cinque partecipazioni al capitale per un impegno di 34 miliardi, che 15 partecipazioni al capitale sono state deliberate e che 35 sono in fase istruttoria. Per Imprenditoria giovanile sono state avviate 54 iniziative in base alla legge sull'imprenditoria giovanile, ne sono state approvate e finanziate 12, sono state approvate 48 iniziative sui prestiti d'onore e 135 su altre attività facenti parte di IG.
Per quanto riguarda la SPI, sono stati avviati 4 BIC, deliberate 11 iniziative. Sono stati deliberati 10 progetti territoriali integrati di INSUD e 23 iniziative di aiuti di Stato di RIBS. Sette iniziative sono in fase di attuazione per RIBS e 9 per Finagra. In sostanza, tutte le società sono state messe in condizione di continuare,
In particolare, vorrei ricordare che per quanto riguarda le attività di Itainvest si è proceduto allo scorporo di Italia Lavoro, concernente i lavori socialmente utili; si è altresì provveduto a riorganizzare le partecipazioni in società locali nell'ambito della società Progeo, che è stata posta sotto il comando di Progetto Italia; dall'altra parte, si è provveduto a rivedere le attività preesistenti verificandone la possibilità di riorientamento oppure, per quelle su cui non erano stati ancora assunti impegni precontrattuali, a rispecificarle in modo da liberare 360 miliardi di free capital. Si sono inoltre venduti i cantieri di La Spezia e sono in corso di vendita i cantieri Apuani che costituivano parte sostanziale delle perdite ancora presenti in Itainvest come eredità GEPI. Si è inoltre provveduto a liquidare le ultime attività GEPI e quindi possiamo sostenere che l'attività della società Itainvest, che è il cuore di Investire Italia, oggi sostanzialmente definisce la componente finanziaria della società in condizioni di operare a regime.
Vorrei ricordare in particolare che per alcuni riferimenti che sono stati avanzati in maniera non sufficientemente informata alcune attività concernenti specificamente interventi nel nord sono state attuate sulla base di impegni precontrattuali definiti già negli anni passati e comunque deliberati prima del 30 giugno.
Ci siamo posti il problema se sospendere attività su cui vi erano già impegni precontrattuali espliciti; abbiamo ritenuto, anche sulla base della direttiva, che questo avrebbe costituito un danno gravissimo nell'immagine della società. Dopo di allora, tutte le attività sono state comunque reindirizzate nel rispetto delle direttive che abbiamo ricevuto.
Dall'altra parte, nell'ambito di Progetto Italia, abbiamo immaginato che la forte connotazione sia quella di creazione di nuova impresa e la possibilità di aggiungere agli strumenti dell'imprenditoria giovanile e del prestito d'onore anche le attività di creazione di business innovation center; le attività provenienti dalla società di Progeo permettono di disporre di una gamma di strumenti che, intrecciati fra loro, consentono non solo una maggior efficienza della macchina, ma soprattutto una forte territorializzazione.
Le otto società di fatto disponevano di una propria rete territoriale non integrata e a volte addirittura concorrente. L'amministratore unico di Sviluppo Italia, dottor Borgomeo, sta lavorando con molta intensità e capacità per strutturare ed integrare questa rete territoriale, considerando che questa dovrà essere la rete messa a disposizione delle regioni, nei modi in cui esse vorranno. Immaginiamo quindi che dopo il periodo di riorganizzazione saremo in grado di avere una macchina capace di svolgere funzioni di assistenza territoriale fortemente territorializzata, accanto ad una macchina finanziaria che ha già raggiunto buoni standard di efficienza e che, a mio parere, anche in termini di numero di dipendenti di strutture è prossima ad essere a regime.
Per quanto riguarda la holding, vorrei ricordare che abbiamo operato essenzialmente con distacchi dalle società, quindi non abbiamo avuto molte nuove assunzioni; siamo intervenuti essenzialmente identificando delle funzioni nell'ambito delle società preesistenti ed integrandole in maniera molto mirata con funzioni esterne. La struttura è quindi oggi organizzata in modo adatto a garantire funzioni di indirizzo, di strategia e di controllo.
Per quanto riguarda il personale, nell'allegato 1 vi è una tabella dettagliata. Abbiamo ereditato un personale di 842 unità, oltre a quelle di Italia lavoro già scorporate; si tratta di un carico indubbiamente rilevante, ma in riferimento ad altre istituzioni parallele di altri paesi non particolarmente superiore. Stiamo comunque gestendo questo con coscienza nella verifica delle responsabilità; stiamo tra l'altro compiendo un difficile lavoro di omogeneizzazione contrattuale, perché ogni società aveva un proprio contratto con specifiche normative, condizioni di superminimo e condizioni di lavoro completamente diverse fra loro. In secondo luogo stiamo operando, per la prima volta, una valutazione dei dirigenti.
Per l'avvio delle nuove iniziative abbiamo seguito esattamente le indicazioni ricevute con il decreto di giugno, quindi attrazione di investimenti, nuovi settori, comunicazione e valorizzazione del territorio. Su questa base abbiamo avviato una serie di convenzioni e protocolli con le regioni del sud, ed in alcune aree abbiamo sviluppato in più un'attività di carattere sperimentale. Con la regione Campania, per esempio, abbiamo potuto sperimentare, a valere non sui fondi dell'Agenda 2000 ma su un fondo precedente già disponibile, degli interventi che mettessero
Personalmente ritengo, come ha detto il ministro, che Sviluppo Italia non possa essere considerata l'unico strumento per la crescita del mezzogiorno. Ci è stata data un'indicazione anche verso i nuovi settori di investimento, che non possono però essere visti in alternativa alla valorizzazione del sistema di imprese esistenti tempo, sul quale la nostra società è sempre intervenuta e su cui dopo il riordino potrà operare ancora meglio. Ricordo che il disegno iniziale aveva un fortissimo connotato innovativo proprio perché le due componenti del territorio e dell'innovazione potessero operare insieme in piena complementarità, alle due funzioni operative, però, faceva riscontro una forte funzione di indirizzo, controllo e contestualmente di interfaccia nei confronti di Governo e Parlamento. Tutti questi elementi oggi sono presenti nel lavoro svolto e tutti questi risultati sono stati conseguiti.
È possibile che abbiamo peccato in comunicazione, ma abbiamo sempre comunicato al governo e, per quanto mi riguarda, nelle sedi appropriate del parlamento. In ogni caso ritengo che il lavoro svolto risponda a quanto ci è stato richiesto; comunque la prima fase è finita ed il passaggio alla seconda fase richiede una rispecificazione anche della strumentazione interna.
Mi pare che questo disegno assegni una missione un po' statica rispetto alle esigenze di sviluppo: il ruolo nel rapporto con i patti territoriali, il lavoro di pre-marketing, l'assistenza territoriale, la valorizzazione delle imprese esistenti sono importanti, ma una missione rinnovata potrebbe far sì che Sviluppo Italia si proponga a qualche filiera produttiva o a comparti come quello dell'abbigliamento, estremamente frantumato, debole dipendente, cercando di rianimarli in un disegno complessivo. La società potrebbe cioè essere promotrice di iniziative e non aspettare che le aziende in difficoltà vengano a chiedere il suo aiuto. Credo, in sostanza, che la visione dello sviluppo come rafforzamento della capacità propulsiva dei patti territoriali sia un po' statica e credo sia debole anche quella di accompagnare l'imprenditorialità giovanile e il prestito d'onore. Se si opera all'interno di una filiera di ristrutturazione e di un indotto, si può intervenire, ma citavo l'abbigliamento proprio perché in questo momento è in via di sviluppo nel sud, ma è alla mercé dei grandi committenti; si potrebbero quindi favorire i grandi consorziamenti.
Vedrei la nuova missione di cui parlava il ministro come la capacità di essere più propulsiva e meno di recupero dell'esistente o di accompagnamento dello sviluppo territoriale, obiettivo molto importante ma limitato per le potenzialità che può esprimere Sviluppo Italia.
Detto questo, credo che alla Commissione spetti, più che entrare nel dettaglio di alcuni profili, una valutazione politica generale. Indipendentemente dalla scelta organizzativa, sono pienamente d'accordo con il ministro sul fatto che si tratta di una scelta endoorganizzativa, di un'opzione piuttosto che un'altra, che probabilmente può spettare addirittura al consiglio di amministrazione ed al management, perché in ogni azienda che si rispetta, nel momento in cui si hanno degli obiettivi, per raggiungerli, si scelgono gli strumenti organizzativi più adeguati, salvo poi rispondere con piena responsabilità all'azionista e, forse perché sono affezionato alla prima idea di Sviluppo Italia, ritengo che anche in questa situazione sarebbe il caso di introdurre una corporate governance del tutto particolare.
Fermo restando il doveroso obiettivo di rendere più efficiente l'intervento ordinario e di funzionare da integrazione per quanto riguarda la programmazione negoziata e i patti territoriali, credo che questi siano obiettivi importanti non proprio collaterali ma neppure centrali. Ritengo infatti che l'obiettivo centrale per cui è nato questo soggetto che tendeva a riordinare e ad integrare in maniera diversa ciò che prima esisteva sia quello di essere uno strumento di politica per lo sviluppo del Mezzogiorno, un'agenzia nazionale, in quanto quello del Mezzogiorno è un problema nazionale. Da questo punto di vista le posizioni del ministro, che prima che sul piano politico conosco bene sul piano scientifico ed accademico, mi tranquillizzano molto. Appare a tutti chiaro che lo sviluppo del Mezzogiorno si attua rendendo efficiente l'intervento ordinario, attraverso la surroga di un dovere che dovrebbero avere le altre istituzioni, indipendentemente dall'intervento sussidiario di Sviluppo Italia, con gli advisors, con i consulenti, con gli investitori che adocchiano delle aree e portano avanti dei processi di investimento. Allora una cosa è aiutare l'ente locale a stare meglio ed in maniera più autorevole sul mercato - ciò sarebbe pienamente nella missione di attrazione di investimenti - altra è diventare un tutore un po' più moderno degli enti locali ponendo un soggetto di intermediazione diverso ma che potrebbe portare dei risultati di ritorno all'indietro della capacità autonoma degli enti stessi.
Ciò vale anche per gli altri soggetti, soprattutto gli imprenditori. E qui entriamo nel discorso organizzativo, rispetto al quale un punto importante è la capacità di Sviluppo Italia, nella misura in cui i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno reso più conveniente l'investimento nel Mezzogiorno, di comunicare al mercato queste convenienze. Molte volte, infatti, il problema è la difficoltà di comunicazione. Quindi il primo punto è informare la platea dei potenziali investitori che nel Mezzogiorno, dal punto di vista del conto economico, oggi esiste un sistema di convenienza.
Il secondo punto consiste nell'accompagnare, attraverso le sue strutture tecniche integrate nella holding con autonomia societaria o meno, chi deve investire nel Mezzogiorno in un processo che a volte può avere qualche difficoltà nel rapporto con la pubblica amministrazione o con il mercato: mi riferisco alla semplificazione e all'accelerazione delle procedure. In
Altro ruolo importante è quello del soggetto finanziario. Qui ho un dubbio al quale non riesco a dare risposta: l'integrazione in un'unica società di Finanza Italia può preservare quella indispensabile autonomia che questa azienda o divisione deve avere per supportare dei progetti che sono in grado, dal punto di vista della redditività prospettica e del cash flow di stare sul mercato, mentre le condizioni di garanzia tradizionale del sistema creditizio non consentono loro di portare avanti il progetto di investimento? Proprio l'investimento sul capitale pro tempore era uno degli obiettivi che si prefiggeva Finanza Italia. Allora definirla come un braccio operativo della holding può preservare l'autonomia di partecipazione finanziaria e correlativa progettazione di alcune operazioni? Dico questo per ribadire, da parte del mio gruppo politico, la missione di un soggetto che, su indicazioni di politica industriale, porti lo sviluppo nel Mezzogiorno indicando risorse aggiuntive da reperire sul mercato, o anche aiutando la piccola imprenditoria locale a mettersi in rete, a ripetere con originalità le esperienze di filiere che in altre parti d'Italia hanno creato un sistema integrato di piccole e medie imprese, raggiungendo un doppio obiettivo.
Ovviamente se ci avviamo verso la scelta di un'integrazione, creando due divisioni - è un problema organizzativo - è evidente che spetta al Governo dare una forte delega di poteri di indirizzo politico al presidente, chiunque esso sia. Credo che, nel momento in cui il presidente perde quei poteri operativi che verranno delegati ai due capistruttura di finanza e di servizi reali, a quel punto la delega dei poteri di indirizzo politico in un rapporto chiaro e diretto con l'azionista deve essere certamente conferiti al presidente.
Vorrei concludere il mio intervento dicendo: attenzione, continuiamo a ragionare finché possibile nel preservare questo ruolo di agenzia nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno. Dico questo perché spesso guardiamo all'estero per imitarlo su cose che non sono trasportabili nella nostra realtà, però agenzie nazionali per lo sviluppo locale con missioni chiare, con supporti di politica industriale, con un back office in termini di convenienze creditizie, fiscali e sul costo del lavoro, in alcune aree hanno non dico risolti i problemi, ma avviato autonomi meccanismi di sviluppo, e questo in Europa è successo. Ogni anno che passa ci sono tanti investimenti che circolano sui mercati internazionali; abbiamo il dovere, essendoci le condizioni logistiche, di intercettarne una parte per il Mezzogiorno.
Peraltro, come diceva il ministro, un'inversione di tendenza non può essere immediata: occorrono sempre tre o quattro anni, se non addirittura di più; a Bruxelles abbiamo saputo che, dal 1960 ad oggi, 100 mila miliardi di fondi strutturali europei sono stati spesi per il
Condivido, altresì, il richiamo fatto dal ministro a Salvemini in merito alla responsabilità della dirigenza locale rispetto ad imprenditori che possono essere episodicamente investiti di qualche compito senza però collegamenti diretti. Apprezziamo anche il sistema di semplificazione, un sistema più leggero, a meno che non si tratti di un'operazione di concentrazione dei poteri, un'operazione gramsciana in piena regola: vorremmo verificare, in sostanza, che tutto ciò sia fatto per l'utilità dell'azienda perché capiamo che una holding con due piani operativi possa avere un'efficienza minore rispetto ad una concentrazione di poteri in un unico organismo composto da due rami aziendali.
Quindi, aspettiamo ciò che accadrà, siamo in una posizione di attesa propositiva, non vogliamo distruggere né criticare nulla prima di aver valutato a pieno ciò che succederà. Un aspetto importante sarà certamente costituito dalla partecipazione degli enti centrali ai vari consigli d'amministrazione, per evitare che vi siano posizioni di antitesi e conflitti di interessi.
Ribadisco che oggi la nostra è una posizione di attesa: ci riserviamo di leggere i documenti e poi stabiliremo come comportarci.
Credo che, come giustamente ricordava il collega Barbieri, non possiamo perdere di vista la circostanza che l'operazione Sviluppo Italia al suo interno conteneva da un lato un'ambizione molto rilevante e dall'altro lato partiva da una condizione di base estremamente difficile, soprattutto per quanto riguarda l'eterogeneità delle realtà che sono state ricomprese in questo disegno. Naturalmente non era evitabile il fatto che si dovesse partire da questa eterogeneità perché l'eredità di fronte alla quale ci si era trovati era, appunto, un'eredità eterogenea e per molti versi contraddittoria. Credo sia stata giusta l'impostazione iniziale, quella cioè di cercare di racchiudere queste realtà così eterogenee in un unico universo e quindi avviare un processo di riordino, che è necessariamente un processo di omogeneizzazione. D'altra parte, non sarebbe stato realistico ignorare la circostanza, che è puntualmente emersa anche nel corso del primo anno di attività, di come la diversità delle condizioni per quanto riguarda sia lo stato patrimoniale delle diverse società sia le condizioni normative dei dipendenti sia il posizionamento di queste singole società, non poteva non riflettersi in difficoltà che si sono trasferite in questo processo.
Tuttavia, mi pare che abbiamo rilevato come, malgrado queste difficoltà di partenza, che credo non sarebbe corretto ignorare o sottovalutare, su questa strada siano stati compiuti processi rilevanti e da questo punto di vista mi pare che la fisionomia del decreto correttivo e della direttiva che ad esso si lega vadano in questa direzione, in quanto accentuano questo sforzo. Analogamente mi pare importante la sottolineatura di come lo sforzo su questo strumento non debba far perdere di vista il carattere parziale che esso ha rispetto alla politica complessiva
Tutto ciò premesso, vorrei porre ora qualche elemento di approfondimento, il primo dei quali è legato a quanto dicevo prima. Tenuto conto che vi è uno sforzo di orientamento e di riorientamento di questa operazione nei confronti del Mezzogiorno, non c'è il rischio che, considerando le condizioni anche normative di alcuni enti interessati (per esempio Imprenditoria giovanile e per certi versi anche Itainvest), si crei una situazione di freno se non intervengono ulteriori elementi di precisazione? Non so se nel nuovo decreto questo aspetto venga affrontato, così da evitare che si determini una situazione simile a quella descritta dal presidente Bianchi e che nel primo anno è stata affrontata e risolta, ma che negli anni successivi potrebbe rappresentare un elemento negativo.
Da un lato vi è l'esigenza di verificare più attentamente come la finalità meridionalistica sia complessivamente affidata in termini normativi a questo strumento, dall'altro mi pare importante che a Sviluppo Italia si attribuisca un ruolo maggiore per quanto riguarda gli accordi e i contratti di programma. Da questo punto di vista mi chiedo se il problema dei rapporti con il Dipartimento per lo sviluppo del Ministero del tesoro possa essere limitato all'ipotesi adombrata di una presenza o correlazione fra le due entità o se non sia più opportuno prevedere una specifica strumentazione normativa a questo riguardo per evitare che nello sviluppo delle attività sorgano problemi sotto questo profilo.
Nelle osservazioni conclusive della relazione viene ricordato dal presidente Bianchi il fatto che è stato avviato un primo protocollo di intesa con la regione Campania. Vorrei sapere se siano in corso di definizione protocolli di intesa con altre regioni.
Per quanto riguarda il programma di analisi e di promozione settoriale, vi è un'elencazione di settori strategici. Vorrei capire se nell'ambito dell'agroindustria sia compresa anche la sfera della forestazione, che mi pare appartenga all'eredità per via Insud. Vorrei sapere se si intenda svolgere un ruolo di promozione anche in questo settore o se vi sia qualcosa che deve essere messo meglio in luce.
Ieri ho fatto una chiacchierata con il sindacato che aveva incertezze sul fatto che l'attuale quadro normativo e di direttiva fosse sufficiente a consentire a Sviluppo Italia di intervenire con la sua attività promozionale rispetto a settori anche maturi che tuttavia con input di innovazione possono irrobustirsi. Abbiamo constatato che è già così, nel senso che non c'è alcun limite od ostacolo a che questo accada. C'è questa missione legata
Gli irlandesi hanno seguito questo modello e anche noi in realtà per anni lo abbiamo inseguito, ma non ci siamo riusciti; la nozione stessa di intervento straordinario in qualche modo evocava le idee dei poteri straordinari, ma siamo riusciti solamente ad essere straordinari. Oggi con i patti territoriali abbiamo adottato una scelta che definisco macroistituzionale e che condivido proprio per lo spirito che anima: dare al tessuto inaridito delle responsabilità locali le radici di responsabilità locali ritrovate, esercitate, che pesano, che concorrono. L'agenzia quindi opera in uno spazio che non deve includere quel compito, probabilmente però - come diceva giustamente Barbieri - Sviluppo Italia può almeno assolvere ad un ruolo comunicativo circa l'insieme dei benefici disponibili e degli adempimenti necessari in modo da far trovare l'imprenditore che arriva davanti ad un quadro immediato di certezze. Se c'è infatti una cosa che rende diffidenti gli operatori stranieri nei confronti degli investimenti in Italia è l'idea che, mentre in altri paesi sanno subito come sistemarsi, in Italia c'è bisogno di qualcuno che li prenda per mano e li conduca nei vari uffici.
Non dovrei dirlo, ma questo mi ricorda la Cina, dove il potere arcaico dei mandarini (custodito dal regime comunista con le stesse regole) veniva esercitato non facendo sapere dove erano i ministeri; per andare in un ministero si doveva essere portati da qualcuno che avesse deciso che ci si poteva andare, altrimenti non da soli non si era in grado di trovarlo. Sostenere che in Italia sia così sarebbe offensivo per il nostro paese, ma quando gli imprenditori stranieri dicono che da noi c'è bisogno di qualcuno che li aiuti a capire come funziona, mi viene in mente questa esperienza e capisco l'utilità del suggerimento di Barbieri. Egli propone che l'agenzia non abbia poteri sostitutivi rispetto alle responsabilità locali, perché abbiamo voluto che queste fossero non solo salvaguardate ma addirittura promosse ed irrobustite.
Però è utilissimo dare a chi si vuole insediare il quadro delle certezze dei benefici e degli adempimenti. Questo è un punto che ritengo importante.
Un'altra sottolineatura che mi sembra importante ed utile fare è che noi ovviamente concentriamo l'attenzione sul Mezzogiorno: come non farlo? Però il quadro normativo non vincola al Mezzogiorno né Sviluppo Italia né ciò che fa capo a Sviluppo Italia, ma c'è un particolare riferimento al Mezzogiorno e alle aree depresse, in quanto facevano capo a Sviluppo Italia strumenti che hanno, e non possono non avere dentro di sé, il particolare riferimento al Mezzogiorno, ma anche un'espansione nazionale, come il quadro normativo così com'è consente fin dall'inizio: è stato studiato così e non è stato modificato.
Ho colto il senso di quello che diceva Duva sul rapporto col dipartimento. Vi dico la verità (ho sempre amato dire la verità): ho visto con favore l'orientamento emerso in Consiglio dei Ministri che ha portato alla direttiva di evitare di avere propri funzionari nei consigli di amministrazione delle società che lavorano per noi, in quanto non si può essere valutati e valutatori allo stesso tempo. Però ho ritenuto che un rapporto di coordinamento col dipartimento ci dovesse essere ed allora ho pensato alla formula della Commissione Banca centrale europea (a volte le cose nascono dai riferimenti che ha nella testa chi le scrive e non è detto che siano i migliori). Ho pensato ad un coordinamento orizzontale proprio perché non vorrei che Sviluppo Italia finisse sotto il dipartimento, anche se ora ce l'ho io
Quanto al ruolo del presidente di cui ha parlato Barbieri, intanto posso dire che nessuno riuscirebbe a fermarlo e ciò è un bene. La situazione è molto chiara, nel senso che le deleghe che riguardano l'operatività di Sviluppo Italia sono date agli amministratori delegati, ma portano all'operatività un input che è tutto nella testa del presidente e nelle sue capacità e non può essere preso da qualcuno che è fuori. Quindi lui dovrà continuare a svolgere quel lavoro che lo porterà ad un consiglio di amministrazione che, appena avrà la maturità necessaria per essere operativo, entrerà nella catena di montaggio.
Credo che la Carta degli aiuti dia una grande opportunità a Sviluppo Italia e quindi ritengo che la gestione di tale Carta debba trovare collocazione nelle direttive che il Governo emanerà dopo il decreto correttivo. Però forse qualche accenno nel decreto correttivo a questo problema andrebbe fatto. Se abbiamo uno spazio nell'ambito della delega, sarebbe opportuno utilizzarlo a questo fine.
Abbiamo avviato e in molti casi già firmato i protocolli di intenti e le convenzioni con quasi tutte le regioni del sud, anche con l'Emilia Romagna e la Lombardia che si sono poste problemi di dislocazione di attività (non abbiamo potuto firmare con la Sardegna, dove abbiamo firmato un accordo con un consorzio fra i comuni dell'area meridionale della regione, che noi stessi abbiamo sostenuto e favorito). Con le altre regioni abbiamo fatto alcune bozze, in taluni casi dei protocolli ed in altri casi le convenzioni specifiche.
Il rapporto con le regioni è stato nella nostra esperienza assolutamente corretto. Ci siamo presentati di fatto sempre sulla scorta di un rapporto esplicito con il dipartimento il quale era portatore di un eccezionale lavoro di programmazione che va al di là dello specifico impiego dei fondi 2000-2006. Il dipartimento ha fatto un lavoro metodologico di grandissimo spessore che ha riportato a livello regionale il senso della programmazione di lungo periodo. Credo che debba essere questo il punto anche nostro di riferimento. Le regioni sono dotate oggi di uno strumentario di programmazione e noi nelle regioni ci siamo posti come soggetti in connessione con il dipartimento, in grado di sostenere l'attuazione di volontà che comunque esplicitamente erano date dalle regioni e della capacità di svolgere questa funzione, che parte dal livello regionale e da lì risale, perché credo che
Vi sono progetti fortemente locali, ma che per poter competere a livello internazionale hanno bisogno di una dimensione che necessariamente è non solo locale. Faccio tre esempi: il caso del turismo e in particolare dei porti turistici funziona se riusciamo a creare una rete di porti turistici nel Tirreno. Ciò implica scelte regionali che però prendono forza e hanno dimensione essenzialmente in un contesto multiregionale.
Il caso interessante su cui stiamo lavorando è quello della forestazione della parte centrale dell'Appennino, di cui il presidente della regione Abruzzo è coordinatore per conto delle regioni dell'area centrale. Su questo abbiamo attivato un rapporto con la BEI, Banca europea di investimenti, che ha già realizzato un intervento massiccio nella zona della Cantabrica in Spagna, con caratteristiche di questo tipo. Il tema della forestazione prima era disperso tra diverse società perché era attribuito a Insud quanto alla parte relativa al turismo; se ne stava occupando con alcuni interventi specifici RIBS, perché si interessava di noci e castagne. Un progetto forestazione non può che essere un progetto di supporto ad attività volute dalle regioni che possono risultare interessanti essendo possibilità di investimento anche per operatori internazionali oltre che per la creazione e la promozione di attività la cui dimensione, però, deve essere locale nell'ambito di un circuito almeno nazionale.
L'altro caso, che è il più rilevante e che io trovo assolutamente necessario, è quello che riguarda i nuovi settori produttivi che nel Mezzogiorno si possono basare su presenze di strutture educative di ricerca ed anche di imprese ad alto contenuto tecnologico che sono già oggi attive e che nella connessione fra loro a livello nazionale ma anche in circuiti internazionali possono diventare veramente il motore della crescita.
Il concetto di motore della crescita sfortunatamente non è nostro, è la dizione con cui l'Unione europea tratta di questi settori chiave nell'ambito del quinto programma quadro. Di recente abbiamo concluso un accordo con comparti scientifici dell'Abruzzo e dell'area adriatica; in realtà, si dimostra essere presente in queste zone una capacità di ricerca applicata di enorme livello, la cui ricaduta va assolutamente al di là degli effetti locali. Quanto al tema delle biotecnologie, che è stato sminuito con una ricaduta molto spiacevole perché questa è materia di sviluppo di piccole imprese, ancora una volta esso trae vantaggio dal fatto di poter collegare il caso della Basilicata, quello della Campania, quello della Liguria. In quest'ambito l'opera di razionalizzazione che stiamo compiendo tramite i BIC per esempio su strutture già esistenti rappresenta certamente un elemento rilevante che però non è solo razionalizzazione: è la garanzia per poter fare un salto di qualità. Tutta l'impostazione comunitaria in materia di innovazione oggi si incrocia con il territorio ed il caso spagnolo dimostra che in alcune aree si possono fare dei salti. In proposito la scelta fatta da Sviluppo Italia fin dall'inizio non è stata quella di un'agenzia dotata di poteri surrogatori ed anche in materia di contratti e di patti la posizione in cui si pone Sviluppo Italia non è quella di surrogare le funzioni proprie del ministero, tant'è vero che per quanto riguarda i contratti la nostra richiesta è stata quella di poter gestire una fase istruttoria fino al momento della decisione, non sostituendosi né all'attività del ministero né, tanto meno, a quella delle regioni.
In questo senso abbiamo compiuto una scelta molto diversa da quella dell'Irlanda o del Galles. Devo però fare una considerazione: è vero che l'Irlanda ha attratto enormi capitali ma l'Irlanda è anche il paese che ha la mortalità d'impresa
Su questo mi permetto di insistere: esistono nel paese e, in particolare, al sud una quantità di capacità tecniche ed anche di grande tecnologia applicata che oggi nell'insieme probabilmente nel paese non riescono ad avere un'adeguata immagine. La quantità di contratti che abbiamo verificato tra imprese multinazionali ed università del Mezzogiorno è di grandissimo rilievo; devo dire con dispiacere che tali contratti sono molti di più di quelli che coinvolgono imprese italiane e quindi forse vi è più un apprezzamento internazionale delle nostre capacità di quanto noi stessi non riusciamo a fare.
In tale ambito abbiamo sperimentato e stiamo sperimentando soprattutto in Campania, perché in tale regione siamo riusciti con il dipartimento a sbloccare un fondo della legge n. 80 e quindi abbiamo potuto anticipare un esercizio. In tale realtà abbiamo verificato in primo luogo il rapporto tra noi ed il dipartimento, ma anche il rapporto tra la nostra agenzia ed il comune di Napoli, nonché con la provincia. Abbiamo potuto sperimentare anche la straordinaria cautela che bisogna avere quando si propongono operazioni di investitori internazionali a livello locale e credo che abbiamo sperimentato altresì un rapporto di reciproca attenzione ma anche di riservatezza, che ci ha permesso di portare avanti operazioni anche con grandi fondi internazionali garantendo quel diritto alla riservatezza che è parte fondamentale di investimenti di questo livello.
All'onorevole Barbieri vorrei far presente che mi pare che abbiamo operato anche tenendo conto dell'etica professionale della nostra attività, che mi pare sia stata preservata nonostante le bufere di questi giorni. Tra l'altro, abbiamo anche verificato il grande interesse degli operatori internazionali nei nostri confronti.
Da ultimo vorrei toccare il problema del ruolo del presidente. In proposito debbo ribadire quanto già detto in precedenza: credo che i principi basilari su cui ci eravamo fondati, dei quali il Parlamento ha a lungo discusso e sui quali alcuni di noi si sono spesi anche personalmente, non solo siano ancora fondamentali ed importanti ma, come ha detto il ministro, vengano ribaditi dalle considerazioni di questi giorni. Tuttavia, bisogna tener conto che tutto questo si basava sulla netta separazione tra le funzioni operative, l'indirizzo strategico ed il controllo. Per quanto riguarda l'indirizzo strategico, credo sia bene sottolineare il fatto che esistono direttive ed indirizzi da parte del Governo e del Parlamento ma, quando questi diventano operativi, hanno bisogno di rielaborazione, cioè di diventare indirizzi strategici effettivi. Credo che nella configurazione che comunque la società si darà, tenuto conto del dibattito parlamentare, in ogni caso la figura del presidente non abbandona poteri, ma responsabilmente ha sempre ritenuto che nel passaggio dalla prima alla seconda fase le sue funzioni siano essenzialmente quelle di rappresentanza esterna o di interfaccia parlamentare e governativo, e quindi i rapporti istituzionali debbono essere nel pieno rispetto di questo indirizzo strategico e di controllo.
Sviluppo Italia è un'azienda che fa un lavoro particolare, lavora sui problemi dello sviluppo e lo sviluppo è di lungo periodo; le attività di indirizzo e controllo sono di straordinaria delicatezza, quindi io capisco che nelle sollecitazioni che vengono anche dal ministro l'impegno che mi si chiede in questa funzione configura un'attività straordinariamente delicata. Per quanto mi riguarda, ho sempre ritenuto di esercitare tali attività essendo un fedele esecutore delle direttive del Governo e del Parlamento. Credo che nella nuova funzione questo debba essere ancora più esplicito e che quindi il raccordo con il Governo e con il Parlamento debba essere ancora più netto.
La seduta termina alle 15.25.
