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Seduta del 25/7/2000


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Audizione del presidente della RAI.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della RAI, professor Roberto Zaccaria, che ringrazio e saluto insieme al direttore generale Pierluigi Celli, al dottor Malesani ed al dottor Di Loreto.
Ascolteremo adesso una breve relazione del professor Zaccaria, poi decideremo quando vederci nuovamente questa sera, compatibilmente con i lavori di Camera e Senato. La parola al presidente della RAI.

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. La discussione sui programmi delle


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reti RAI dedicate alla settimana del world gay pride di Roma ad è stata affrontata dal Consiglio di amministrazione in due diverse sedute, il 13 e il 20 luglio; la prima si è interessata delle trasmissioni informative, la seconda è stata dedicata in particolare ad un reportage nell'ambito della serie Sciuscià.
Della diretta della manifestazione di sabato 6 luglio trasmessa dal Tg3 e dell'appuntamento serale del Tg1 Aut-Aut si è discusso il 13 luglio su sollecitazione del consigliere Giampiero Gamaleri che precedentemente mi aveva fatto pervenire una sua lettera sull'argomento. Dopo aver letto la lettera è iniziata una discussione, preceduta dalla mia lettura di un intervento del consigliere Vittorio Emiliani che rivendicava alla RAI il ruolo di editore laico, doverosamente attento al pluralismo politico, culturale, sociale, religioso. Dal dibattito è emersa la convinzione che le due trasmissioni richiamate avessero fornito un'informazione complessivamente ampia e pluralistica, anche nella non facile gestione della lunga diretta del Tg3, attraverso interventi e commenti che esprimevano differenti posizioni, dando della manifestazione il senso complessivo, la riaffermazione cioè del diritto di esprimere pubblicamente la propria diversità e la richiesta alla società italiana di una pacifica coesistenza delle stesse diversità, ponendo tutta una serie di questioni.
Da questa valutazione complessiva si è dissociato il consigliere Alberto Contri che, nel chiedere una televisione laica, ha insistito anche sulla necessità che non sia laicista, ed ha considerato una scivolata politica avere sottolineato la presenza al gay pride solo di rappresentanti politici di sinistra quando invece era presente anche l'onorevole Taradash.
Il 20 luglio, invece, a seguito delle polemiche suscitate dalla trasmissione di Michele Santoro Sciuscià, trasmessa su Raidue il 13 luglio in seconda serata, ed in particolare dopo rilievi mossi al programma dal presidente della Commissione parlamentare di vigilanza, Mario Landolfi, il Consiglio di amministrazione ha nuovamente affrontato l'argomento constatando, in primo luogo, come il reportage avesse ripreso molti dei temi e di problemi già trattati da precedenti servizi, non aggiungendo in realtà aspetti nuovi e rilevanti all'approfondimento, come è stato rilevato anche dalla Consulta qualità.
La seconda considerazione è stata di natura più critica: nella parte finale della trasmissione l'impostazione è stata unilaterale, con domande degli intervistatore che si davano già una risposta; argomenti non approfonditi ed in particolare con alcuni passaggi che dimostravano insensibilità e comunque mancanza di rispetto verso le posizioni della chiesa cattolica sui temi della trasmissione. Tali forzature si sono via via accentuate nel racconto della notte, fino a dare del mondo gay una visione soltanto al negativo, scandalosa, degradata e degradante, con un taglio marcatamente differente dalla stessa prima parte del reportage e contrastante con i criteri di una rappresentazione pluralistica e sfaccettata dalla realtà, come richiesto dalle regole del servizio pubblico.
In queste valutazioni non si è riconosciuto il consigliere Stefano Balassone che non ha ravvisato l'elemento dell'unilateralità e, pur concordando che l'ultima parte del programma è da considerarsi dark, ha voluto sottolineare che il reportage gli ha consentito una presa di cognizione di un mondo e di uno stile che altrimenti avrebbe ignorato e che peraltro fanno parte integrante del fenomeno.
Queste valutazioni sono state effettuate, nei due casi, dal consiglio di amministrazione a posteriori e sono giunte al termine di un dibattito cui hanno preso parte i consiglieri di amministrazione e il direttore generale; quella che io qui ho riportato, quindi, non è una opinione personale ma ho dato atto della posizione del consiglio, dando conto anche delle differenziazioni che si sono manifestate e delle loro motivazioni, naturalmente secondo la mia ricostruzione.

PRESIDENTE. Vorrei precisare che nessuno ha mai chiesto al consiglio d'amministrazione


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interventi preventivi di censura, ma solo di prendere atto della particolare gravità di alcuni fenomeni e della scurrilità di determinate trasmissioni.
Se i commissari lo ritengono, possiamo cominciare con le domande.

ANTONIO FALOMI. Ho preso atto del parere del Consiglio d'amministrazione che qui è stato espresso sia sulla diretta della manifestazione sia sulla trasmissione Sciuscià, ma non le ho viste; credo sia opportuno poterle vedere per potere esprimere una votazione in piena libertà.

MASSIMO BALDINI. Anch'io purtroppo non ho visto i filmati relativi a queste due trasmissioni: mi associo quindi alla richiesta di poterle visionare per poi poter affrontare l'argomento.

GIUSEPPE ZILIO. Mi associo anch'io alla richiesta di poter vedere i filmati che non ho avuto l'opportunità di vedere.

SERGIO ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE. Vorrei ricordare che alle 15,30 si dovranno interrompere i lavori.

PRESIDENTE. Abbiamo provveduto a farci inviare dalla RAI la cassetta con la riproduzione dei filmati, perché questa esigenza era stata già sollevata in ufficio di presidenza: si può guardare anche qui.

FRANCESCO BOSI. Vorrei entrare nel merito, anche se molto rapidamente, perché lasciando trascorrere alcuni giorni dalla diretta...

ANTONIO FALOMI. Dobbiamo decidere se sospendere ...

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Falomi, ma una cosa non esclude l'altra: questa sera proseguiamo l'audizione.

ANTONIO FALOMI. Questa sera non sono disponibile, non ci posso fare niente.

PRESIDENTE. Neppure io ci posso fare niente: già lavoriamo nei ristretti limiti di tempo consentiti dai lavori della Camera e del Senato; inoltre questa è l'ultima settimana di attività parlamentare prima della pausa estiva e stiamo affrontando un argomento importante.

ANTONIO FALOMI. Anche il documento di programmazione economico-finanziaria lo è.

PRESIDENTE. Questa audizione è stata programmata, non possiamo rinviarla alle calende greche; il presidente Zaccaria ha anticipato il suo rientro dalla Russia per essere presente, per cui ritengo si debba anche raccogliere questa disponibilità.

STEFANO SEMENZATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Semenzato, una cosa non esclude l'altra: se un commissario ha la possibilità di porre domande per aver già visto la trasmissione, deve poterlo fare.

ANTONIO FALOMI. Propongo formalmente che di rinviare la discussione.

STEFANO SEMENZATO. Mi sembrava chiaro che la richiesta di vedere la videocassetta coincidesse con quella di rinviare la discussione, che quindi avanzo (non avevo capito che l'onorevole Bosi intendesse intervenire direttamente sul merito).
Poiché nella convocazione l'ordine del giorno reca l'audizione del direttore Zaccaria, vorrei sapere se tale audizione verta esclusivamente sulle trasmissioni Sciuscià e sul world gay pride o se comprenda altri elementi di discussione.

PRESIDENTE. Ci siamo posti questo problema all'interno dell'ufficio di presidenza e abbiamo preferito utilizzare la formula di sempre, il che non esclude che si possano porre al presidente Zaccaria altre domande, che si possano chiedere


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delucidazioni in merito ad altri argomenti; del resto, è presente il direttore generale e «l'universo mondo» della RAI.
Vorrei dire con molta pacatezza, nella speranza di non urtare la suscettibilità di alcuno, che in sede di ufficio di presidenza questo argomento è stato ampiamente discusso. Alcuni commissari che hanno seguito la trasmissione sono in grado di porre alcune domande; gli altri vedranno la videocassetta e questa sera potranno porre a loro volta ogni quesito. Lasciamo al senatore Bosi la possibilità di intervenire; non c'è nulla di grave in questo.

ANTONIO FALOMI. È stata avanzata una richiesta formale su due questioni: la prima riguarda la possibilità di vedere la videocassetta prima di entrare nel merito dell'audizione; la seconda concerne la seduta di questa sera. Insisto su quest'ultima questione proponendo formalmente che la seduta di questa sera venga spostata a domani.

PRESIDENTE. La Commissione è già convocata per domani avendo all'ordine del giorno un altro punto importante, ossia l'approvazione delle risoluzioni per la comunicazione politica nazionale e regionale.

ANTONIO FALOMI. Se volete procedere senza il nostro gruppo, fate pure; noi ce ne andiamo.

PRESIDENTE. Nessuno vuole rinunciare all'apporto ed alla qualità del contributo dei deputati del gruppo Democratici di sinistra-l'Ulivo. Ci mancherebbe altro!

ANTONIO FALOMI. La seduta era prevista anche per questa sera?

PRESIDENTE. La seduta era stata convocata per giovedì scorso alle 13.30, ma per cause di forza maggiore, per motivi indipendenti dalla nostra volontà, non è stato possibile procedere in tal senso. Abbiamo spostato la convocazione alle 13,30 di martedì, quindi il presidente Zaccaria ha chiesto la cortesia di differire la convocazione di un'ora per precedenti impegni all'estero; abbiamo inteso aderire a questo cortese invito, pur sapendo che tale spostamento avrebbe influito sui nostri lavori, che, come detto in precedenza, sono necessariamente ristretti negli spazi consentiti dalle attività della Camera e del Senato.
Non è stato quindi un nostro capriccio convocare la Commissione alle 14,30, con l'intesa - peraltro non dichiarata perché al momento della riunione dell'ufficio di presidenza l'indisponibilità del presidente Zaccaria ancora non era stata manifestata - che al termine di questa prima parte dell'audizione sarebbe stata verificata rapidamente l'opinione dei gruppi per fissare un orario e comunicarlo ai vertici della RAI. Tutto questo mi sembra improntato ad un criterio di buon senso.
Potremmo rinviare alle 19 ...

ANTONIO FALOMI. A quell'ora siamo impegnati con i lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Allora proponiamo ufficialmente di sciogliere la Commissione di vigilanza sulla RAI visto che non ha tempo per lavorare essendo condizionata dai lavori da svolgere in altra sede!

ANTONIO FALOMI. Essendo stato contattato telefonicamente ed essendomi stato chiesto quando fossi stato disponibile, avevo indicato la giornata di giovedì sapendo che il martedì avremmo avuto delle difficoltà. Dopo questa telefonata non ha saputo più nulla e mi è giunta la convocazione della seduta odierna; avevo dunque espresso, sia pure in maniera non formale, il mio orientamento. Oggi mi trovo in questa situazione, perché alle 15 si svolge una riunione importante della Commissione lavori pubblici e questa sera devo partecipare ad una riunione di gruppo. Le difficoltà sono queste; non è mancanza di volontà di discutere ...

PRESIDENTE. Questo non l'ho mai pensato. Tutti abbiamo delle difficoltà;


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bisogna inserire mentalmente tra i vari impegni parlamentari quelli legati all'attività della Commissione parlamentare di vigilanza. Altrimenti, se la considereremo come una sorta di «dopolavoro», non approderemo a nulla.
Siamo stati costretti ad informare telefonicamente i commissari per una serie di problemi indipendenti dalla nostra volontà che ci hanno condizionato. Ho preferito non convocare la Commissione per giovedì, perché, trattandosi dell'ultima settimana dei lavori parlamentari prima della pausa estiva, vi sarà il «rompete le righe». Chi volete che sia qui giovedì a parlare del gay pride! È invece mia intenzione - ritengo in questo di essere confortato dall'ufficio di presidenza che mi ha all'uopo autorizzato - svolgere questa audizione con tutti i crismi dell'ufficialità, con tutta la solennità richiesta dall'importanza degli aspetti considerati. Non deve essere una cosa fatta «alla chetichella», per adempiere ad un obbligo che comunque non ci ha consegnato nessuno.
Comunque, il senatore Bosi non può ora svolgere il suo intervento essendo giunti a ridosso del termine previsto per lo svolgimento di questa prima parte dell'audizione, grazie anche a questa forma di garbato e velato ostruzionismo del senatore Falomi. Possiamo però in cinque minuti decidere a che ora vederci questa sera con il presidente Zaccaria, il direttore generale ed altri esponenti della RAI.

FRANCESCO BOSI. Credo che ci potremo vedere ragionevolmente intorno alle 19; se vi fosse la volontà di concludere entro le 20,30, orario in cui il senatore Falomi dovrà assentarsi per partecipare alla riunione del suo gruppo, potremo contemperare tutte le esigenze.
Ovviamente, bisognerebbe che ci venisse detto subito...

ANTONIO FALOMI. Al Senato viene richiesto il numero legale.

FRANCESCO BOSI. Sì, so che è mancato. Allora, che ci venga detto chiaramente se si vuole o meno svolgere questa audizione. Sarebbe più corretto dirlo subito.

PRESIDENTE. Se ho capito bene, il senatore Bosi propone di rinviare alle 19.

ANTONIO FALOMI. Propongo che il prosieguo della discussione sia fissato per giovedì alle 13,30.

PAOLO ROMANI. Proporrei le 20 di stasera.

FRANCESCO PONTONE. Condivido questa proposta.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Sono d'accordo.

ANTONIO FALOMI. Il nostro gruppo non ci sarà.

PRESIDENTE. Rinvio il seguito dell'audizione alle 20 di stasera.

La seduta, sospesa alle 15, è ripresa alle 20.

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Il primo iscritto a parlare è il senatore Bosi.

FRANCESCO BOSI. In ufficio di presidenza ho chiesto un'audizione del presidente della RAI per affrontare la questione dell'opportunità della trasmissione in diretta della manifestazione del gay pride svoltasi a Roma. Nel fare questa richiesta, non a caldo ma dopo circa una settimana dall'evento, non ho voluto promuovere l'ennesima iniziativa in chiave polemica, ma ho voluto piuttosto affrontare con tranquillità la questione per valutare l'opportunità di questa iniziativa della RAI alla luce dei fatti che l'hanno preceduta. Non si è trattato infatti di un avvenimento improvviso, ma si è discusso molto sull'opportunità stessa di ottenere questa manifestazione, si sono schierate le diverse forze politiche e c'è stata una reazione a tutti nota da parte della chiesa


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cattolica perché da alcune parti si era ritenuto che lo svolgimento di questa manifestazione a Roma in concomitanza con l'anno giubilare fosse una provocazione - che taluni possono definire sana ed altri inopportuna siamo nel campo dell'opinabile - e indubbiamente il fatto che potesse usufruire di una diretta RAI amplificava il senso della provocazione.
La decisione di trasmettere in diretta questa manifestazione, quindi, non è un fatto neutro poiché contribuisce ad accentuare le questioni che hanno alimentato un dissenso ed hanno suscitato alcune riserve e poiché questa iniziativa non è puramente redazionale, giacché l'intenzione era nota da tempo, immaginavo che vi fosse stata una riflessione nell'ambito del consiglio di amministrazione, Mi pare, infatti, che il ruolo del servizio pubblico nell'amplificazione di una manifestazione tanto discussa sia un fatto di rilievo da dover discutere. Il presidente ci ha oggi consegnato il testo della dichiarazione resa dal consiglio di amministrazione della RAI che a posteriori ha discusso della questione ma probabilmente, vista la portata della avvenimento, forse sarebbe stata più opportuna una disamina preventiva, poiché - lo ripeto - l'importanza della diretta RAI per un'iniziativa del genere non sfugge a nessuno non solo per il suo significato intrinseco ma anche per la possibilità di usufruire di questo portentoso mezzo di comunicazione.
Questo rientra nelle funzioni del servizio pubblico? È questa una posizione laica nel senso della neutralità che si deve avere nei confronti di avvenimenti così discussi che dividono l'opinione pubblica?
Vi è poi stata la nota trasmissione Sciuscià, su cui il giudizio del Consiglio di amministrazione mi pare assai netto, tanto che le reazioni di Santoro - che ho letto nelle agenzie - suonano come una presa d'atto, da parte sua incresciosa, di una trasmissione che ha finito per non rendere un servizio né alla causa dei promotori della manifestazione né, a mio giudizio, all'immagine della RAI. Anche a questo proposito vorrei porre qualche domanda.
Nel comunicato letto dal presidente c'è un passaggio che non è chiaro, laddove si dice come il reportage avesse ripreso molti dei temi e dei problemi già trattati nei precedenti servizi non aggiungendo in realtà aspetti nuovi e rilevanti all'approfondimento, come rilevato anche dalla Consulta qualità. Poiché sembra che vi sia stato una sorta di beneplacito della Consulta mentre poi, nella considerazione relativa alla seconda parte della trasmissione, si esprime un giudizio critico, vorrei sapere se la Consulta qualità si sia espressa e se tale giudizio sia anche suo, visto che la trasmissione non può essere sezionata ma si deve fatalmente dare una valutazione complessiva.
L'ultima questione riguarda l'atteggiamento che il consiglio di amministrazione intende assumere nei confronti dei professionisti che hanno messo in onda la trasmissione. Mi pare che nella nostra legislazione per queste fattispecie si rimandi ad un pronunciamento dell'Autorità in caso di trasmissioni giudicate non conformi o gravemente difformi rispetto agli indirizzi formulati dalla Commissione parlamentare o dal contratto di servizio e che possano essere assunti provvedimenti di censura di carattere disciplinare da parte dello stesso consiglio di amministrazione della RAI. Mi rendo conto che il meccanismo della norma è abbastanza complesso, ma voglio capire se, dopo aver valutato in maniera severa questa trasmissione, il consiglio di amministrazione sia intenzionato ad assumere provvedimenti o ad attivare procedure in tal senso.
Preciso che, anche nella mia richiesta di ascoltare il presidente della RAI, ero ben lungi da un atteggiamento di censura nei confronti dei problemi posti dai promotori della manifestazione. Sicuramente i problemi dell'integrazione dei gay e del rispetto dei loro diritti sono seri, si sono però caricati su tali questioni altri problemi.
Vorrei poi aggiungere un ulteriore questione che ho già posto in ufficio di presidenza. Ho segnalato come assolutamente inopportuno, a mio giudizio, un servizio del Tg1 che, addirittura nel sommario,


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si è intrattenuto su vicende che riguardano la vita privata del senatore Vittorio Cecchi Gori, a proposito di liti con la moglie circa l'utilizzazione di una certa villa: era un servizio a mio giudizio francamente lesivo della privacy, condotto inoltre con un taglio che può essere consueto per certe riviste specializzate o per certi programmi di costume ma che sicuramente non è adatto al telegiornale. Mi è parsa una caduta di livello e di stile da parte del telegiornale più importante della RAI: se si tratta dell'introduzione di un nuovo stile mi preoccupa molto, se si tratta invece di uno «scivolone» ne prendo atto, ma credo che la privacy tutti i cittadini, anche di quelli che hanno una certa notorietà, debba essere comunque salvaguardata.

PRESIDENTE. Come al solito, procederei dividendo le domande in gruppi di tre, per poi dare la parola al presidente Zaccaria.

STEFANO SEMENZATO. Oggi non sono riuscito a guardare la trasmissione, ma non voglio fare un discorso su di essa, perché la sua visione comporterebbe quello che in altre occasioni il presidente Zaccaria ha definito il giudizio del telespettatore e non quello del competente o di colui che deve esprimere un giudizio di merito sulla qualità. Credo che questo appartenga ad altri tipi di procedure ed è proprio sulle procedure che vorrei soffermarmi.
Prendo atto che nella nota che ci ha consegnato il presidente della RAI vi è un giudizio molto drastico soprattutto sulla trasmissione Sciuscià, laddove si afferma che essa è riuscita a mettere insieme la mancanza di rispetto nei confronti della chiesa e del mondo cattolico con una versione negativa del mondo gay, sollevando quindi proteste ed opposizioni dei due versanti in maniera simmetrica ed in tal modo raggiungendo il massimo delle qualità negative. Mi pare invece che sulla diretta ci sia una valutazione di altro tipo che culmina nel rilievo critico del consigliere Contri legato soprattutto al modo in cui è stata data notizia dei politici presenti all'iniziativa. Rammento che oltre a Taradash era presente anche Sgarbi e che vi erano apporti politici di tipo trasversale.
Mi pare interessante, perché poi coincide con indicazioni che abbiamo discusso all'interno del contratto di servizio, che il consiglio di amministrazione abbia tenuto conto dei pareri della consulta di qualità.
Volevo però sottolineare che questo tipo di nota del consiglio di amministrazione, a mio avviso, deriva molto dalle gravi contraddizioni emerse all'interno del consiglio stesso. Altre volte sono stati sollevati problemi di merito sulle singole trasmissioni, ma è stata data una versione molto più unitaria e di difesa dell'intero operato della RAI.
Pongo la questione perché nella funzione di vigilanza della Commissione abbiamo il problema di capire come si possa interloquire, aprire discussioni effettive con la RAI nel merito di problemi ed esaminare possibili soluzioni.
A questo proposito cito due casi. Il primo riguarda una trasmissione di Superquark mandata in onda qualche settimana fa, che ha sollevato nutrite proteste da parte di tutto il mondo che difende l'omeopatia. La cito anche perché alcuni giorni fa Angela ha mandato una lettera a il Manifesto, in cui difende quella trasmissione rivendicandone il carattere unilaterale, affermando in altre parole di difendere una concezione della scienza secondo cui l'omeopatia non esiste in quanto pratica terapeutica, perché, secondo gli scienziati cui egli fa riferimento (dalla Montalcini a Dulbecco), un filone della cultura scientifica italiana esprime un giudizio molto drastico di non validità di questo tipo di cura.
Ciò che si chiedeva ad Angela non era, come egli afferma nella lettera, di mettere in relazione il senso comune di coloro che si curano con l'omeopatia con gli scienziati, ma di prendere atto che, nella comunità scientifica, esistono tesi diverse sulla validità dei farmaci omeopatici.
Come si può affrontare in termini effettivi una trasmissione di questo tipo,


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che ha creato un precedente, peraltro indicata dallo stesso Angela come volutamente squilibrata in nome di una concezione che poi l'ambientalismo critica dai tempi del nucleare proprio perché ripercorre una impostazione di riduzionismo scientifico che i Verdi hanno sempre contrastato?
Passando al secondo caso, ho ricevuto molte proteste da parte soprattutto del mondo animalista, ma non solo, per la trasmissione 7 per uno condotta da Sabani, la quale prevedeva che alcuni dei partecipanti al concorso venissero calati in una gabbia di tigri. Tra l'altro, il Parlamento sta approvando una legge sui circhi senza animali, firmata da esponenti appartenenti a schieramenti molto trasversali; richiamo in proposito Angela rispetto ad una tradizione della RAI nel saper mettere in rapporto gli animali con i loro tessuto reale di vita, superando una concezione artificiosa e ironica nel rapporto con gli animali. Si consideri che queste cose generano poi i percorsi culturali in cui si inseriscono fenomeni che vanno dagli animali esotici tenuti nelle case, nonostante il divieto della legge, alle lotte dei pitbull. Sotto questo profilo, anche l'uso degli animali in un varietà ha delle ripercussioni di carattere culturale molto forti.
Come si fa ad istruire un dibattito su tali questioni in assenza di un contraddittorio all'interno del consiglio di amministrazione?
Sono sempre stato contrario - spero che il nuovo presidente della Commissione non ripercorra la strada del suo predecessore - ad affrontare la discussione chiedendo quali sanzioni la RAI vorrà comminare sulla base dell'articolo della legge n. 249, che peraltro ho chiesto di modificare proprio perché mi sembrava infelice dal punto di vista della sua formulazione. Tuttavia, quali procedure intende adottare la RAI per evitare che queste cose si debbano riproporre? Non mi interessano i procedimenti giudiziari interni o esterni: interessa però sapere che tipo di iniziativa politica la RAI intenda mettere in atto. Rilevo, per esempio, una contraddizione molto forte in alcune note che ho letto preparando il contratto di servizio della RAI sui documentari di nuova generazione, di cui Sciuscià doveva essere una delle componenti; penso ai documentari riguardanti inchieste, capaci di rappresentare il sociale e al punto di caduta che lo stesso consiglio di amministrazione critica. Si pone evidentemente un problema di frattura tra le intenzioni che la stessa RAI si era posta su questo tipo di documentari e ciò che realmente succede. Che cosa pensa di fare la RAI per correggere questo tipo di impostazione?

ALESSIO BUTTI. Condivido alcuni dei quesiti posti dal senatore Semenzato, che pure non trattano direttamente la materia in discussione questa sera. Ho condiviso comunque da subito le esternazioni del presidente Landolfi in merito a questa trasmissione.
Domando: se non ci fosse stata la presa di posizione abbastanza decisa di Contri e Gamaleri, nonché del presidente della Commissione di vigilanza, la RAI come azienda sarebbe passata sopra questo tipo di inconvenienti generatisi dopo la trasmissione del 20 luglio?
Contrariamente al senatore Semenzato, ho visto oggi la videocassetta insieme ad alcuni colleghi, grazie ai potenti mezzi della Commissione (il videoregistratore spesso si inceppava, ma qualcosa siamo riusciti ugualmente vedere, anche perché alcuni passaggi li avevamo già seguiti durante la trasmissione televisiva). Voglio subito dire - ne parlavo oggi con qualche collega - che non è in discussione l'omosessualità in quanto devianza. Anzi, crediamo - lo abbiamo detto più volte - che c'è modo e modo per affrontare questo tipo di problemi; riteniamo che alcuni omosessuali vivano la propria condizione con dignità, riservatezza, decoro e che vi sia una seconda tipologia la quale vive la propria sessualità all'insegna della trasgressione, della volgarità e dell'esibizionismo.
Proprio qualche giorno fa si è parlato in Commissione di ricchezza culturale


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durante la discussione sul contratto di servizio: quale ricchezza culturale e informativa ha prodotto, secondo il presidente della RAI, questa trasmissione che ha esposto in vetrina i soggetti appartenenti alla seconda tipologia di cui parlavo poc'anzi? Ancora: la missione del servizio pubblico è stata compiuta? Oggi, guardando questi stralci di trasmissione, ho provato un sentimento misto di tristezza e di compassione, intesa nella accezione meno deteriore del termine.
Voglio rifarmi ancora al dibattito di qualche giorno fa all'interno di questa Commissione. Vi chiedo: se davvero per assurdo dovessimo segnalare le produzioni realizzate con il canone, trasmissioni quali Sciuscià come sarebbero segnalate? O, meglio, sarebbero segnalate? Non c'erano break pubblicitari, non c'erano sponsorizzazioni, per cui si presume che quella trasmissione fosse il frutto esclusivo dell'impiego del canone RAI.
Non mi iscrivo, visto che abbiamo parlato di canoni, al partito di coloro che invitano la RAI a tornare ai cittadini (ho letto qualche agenzia in proposito). Infatti, anche quelli che hanno sfilato slinguazzando e sculettando - mi permetto di ricorrere a questi termini perché sono stati utilizzati anche da alcuni giornalisti della RAI - sono in buona parte cittadini italiani. Però cittadini italiani possono essere anche i pedofili e lei sa, presidente, che la pedofilia sta prendendo piede in modo preoccupante, vergognoso, aiutata anche da mezzi di comunicazione diversi dalla televisione; cittadini possono essere gli stupratori, che rappresentano ormai un fatto di cronaca quasi quotidiana. Vedo che lei scuote la testa...

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Lei assimila comportamenti di reato e comportamenti che reato non sono.

ALESSIO BUTTI. Infatti, stavo completando questo ragionamento dicendo che anche questi sono problemi, ma c'è modo e modo di affrontarli. Quello che ho citato è senz'altro un parallelo forte; lo ho appositamente estremizzato e mi scuso se può apparire eccessivamente forte, ma volevo far capire che non sempre basta essere cittadini per accampare diritti, bisogna rispettare determinati canoni di civile convivenza, cosa che non mi sembra sia avvenuta in quel filmato.
Sarebbe poi bello se la RAI documentasse altre pagine serene, positive, altri spaccati di vita quotidiana riguardanti soggetti che non si esibiscono in quel modo, ma vivono ugualmente in modo intenso la propria condizione.
In merito a questa trasmissione - ha posto la stessa domanda il senatore Semenzato - che ruolo ha giocato la consulta della qualità? Si è espressa in merito? E nel dettaglio che cosa ha riferito, se è possibile saperlo?
In effetti, abbiamo visto una trasmissione a senso unico nei commenti, nelle immagini, irriverente negli atteggiamenti, diseducativa e, in generale, per nulla formativa. Personalmente non ho appreso nulla di nuovo. Voglio esprimermi anche sulla caratura professionale del prodotto, che è stato realizzato giornalisticamente in modo banale, con molta superficialità; se dovessimo entrare nei particolari, dovremmo dire che anche il montaggio lasciava molto desiderare e la qualità delle immagini non era consona a livello della RAI.
Contrariamente a quanto chiedeva il senatore Semenzato nel suo intervento, noi desideriamo sapere se siano stati assunti provvedimenti nei confronti dei conduttori, degli autori, di chi ha preso parte a questo tipo di programma, se siano stati censurati o meno, se possiamo avere quanto meno la certezza dell'impegno della RAI a non produrre più trasmissioni di questo tipo.
Infine, gli ultimi due capoversi della relazione da lei svolta quest'oggi riguardano opinioni del consiglio d'amministrazione o sono idee e concetti condivisi anche dal presidente della RAI?

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Prima di tutto, vorrei dire che riunioni di questo tipo non sono frequentissime, anche se è capitata l'occasione


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durante le audizioni di parlare più o meno incidentalmente di programmi, almeno nella mia personale esperienza. Una riunione di questo tipo secondo me serve molto, come ogni tipo di riunione, a precisare e a mettere a punto un metodo di lavoro. Nelle attività che svolgiamo - sono qui riuniti alcuni dei soggetti aventi titolo per interferire sui contenuti della programmazione anche se non siamo al complesso della linea che porta in onda certi programmi, mancando gli autori, i direttori di rete o di telegiornali - secondo l'impalcatura normativa e regolamentare riguardante questa materia, farsi le idee chiare attraverso comportamenti di prassi è molto importante. Insisto sul discorso del metodo, cui si possono commettere anche valutazioni collegate alle domande poste dai senatori Bossi e Semenzato, nonché dal deputato Butti.
Non risponderò ai singoli quesiti perché gli interventi vertono sulla stessa questione. L'onorevole Butti chiedeva che cosa avremmo fatto se non fosse intervenuto il presidente Landolfi, se non avessero manifestato un'opinione critica i consiglieri Contri e Gamaleri. Posso dire che interveniamo sui programmi in modi diversi; su alcuni magari si interviene perché si apre un dibattito all'indomani dello trasmissione; vi sono casi in cui questo dibattito vede protagonisti soggetti che hanno responsabilità istituzionali. Quando parlo della presidente della Commissione parlamentare, presumo che intervenga nella sua veste istituzionale, per cui attribuisco una particolare autorevolezza a questo tipo di intervento. Del resto un consigliere di amministrazione, secondo il nostro regolamento, ha titolo - così come ha fatto Gamaleri, ma è capitato altre volte - per chiedermi di inserire all'ordine del giorno un determinato argomento. È chiaro che se un consigliere avanza una simile richiesta, anche se non ha un diritto soggettivo a farlo, la accolgo perché in questa materia l'attenzione non è sistematica. Sarebbe bello se esistessero un meccanismo che misurasse la rispondenza a tutti i canoni esistenti e automaticamente potessimo intervenire; questo ci consentirebbe di essere molto tranquilli, ma le cose non stanno così.
Allo stesso modo non sempre si interviene «con effetto pubblico»; diverse volte ci è capitato di farlo in un rapporto diretto con chi ha messo in onda il programma. Può darsi che nessuno si accorga di un terminato aspetto; non per questo, rilevandolo noi, rinunciamo ad intervenire.
Vi è una varietà di situazioni, ma questo è un caso di scuola. Rispetto alla domanda posta dall'onorevole Butti, se un consigliere pone all'attenzione una questione, interveniamo a prescindere dalla Commissione parlamentare. In questo caso ho inserito la questione all'ordine del giorno appena ho visto la notizia di agenzia del presidente della Commissione parlamentare e in quella fase mi sono naturalmente astenuto dall'esprimere un giudizio personale; io infatti rappresento l'azienda. In alcuni casi, consultandomi, posso esprimere valutazioni sui programmi: è capitato, per esempio, all'indomani della trasmissione sul processo relativo al caso di Marta Russo, che nell'ambito del consiglio si fosse formata preventivamente un'opinione e che essa venisse manifestata. Questo tema per eccellenza chiama in causa una serie di valori e credo che una delle funzioni di scuola del consiglio d'amministrazione, così com'è composto, sia proprio quella di esprimere giudizi che prescindono anche dalle derivazioni politiche, incrociando le diverse valutazioni in un dibattito collegiale.
Quella che ho espresso qui è l'opinione della RAI su questo argomento; come ho detto al consiglio di amministrazione al termine del dibattito, la mia intenzione era di portare alla Commissione parlamentare una valutazione che non fosse personale e ritengo che questo metodo sia esemplare. Per quanto riguarda il contenuto, i giudizi sono due e sono diversi. Sulla diretta vi è stato un giudizio positivo ed ho dato conto del fatto che un consigliere ha espresso una valutazione diversa - come spesso avviene nei nostri comunicati


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perché da noi esiste il diritto alla dissenting opinion - ma questo non mette discussione la volontà del consiglio e della RAI sull'argomento. Può darsi che io non abbia rappresentato in maniera impeccabile il dissenso, ma questo c'è stato; il consigliere Contri ha detto di non condividere il giudizio sulla prima parte, il consigliere Balassone ha espresso dissenso sulla seconda: essendo soggetti diversi è perfettamente legittimo che si possano incrociare le valutazioni.
Vorrei poi dire al senatore Semenzato che in questa vicenda non c'è stata una contraddizione interna al consiglio; siamo cinque ed è evidente che il risultato ottimale sarebbe essere tutti d'accordo, ma non mi sorprende affatto che in questioni di questo genere vi sia qualche dissenso; l'importante è rispettare il principio democratico che la decisione della maggioranza è la volontà della RAI. Mi fa anche piacere che spesso nel consiglio si formino maggioranze diverse; non sarebbe facile se questo avvenisse con riferimento agli indirizzi economici e gestionali dell'azienda, ma sui contenuti della programmazione e l'applicazione dei vostri indirizzi è evidente che le valutazioni possono essere di volta in volta diverse.
Mi pareva che il senatore Semenzato avesse detto che, se non si sviluppa una dialettica o un contrasto all'interno della RAI, per esempio sul caso di Superquark o del programma 7 per uno, non ci pronunciamo e in questo modo paradossalmente alcuni fatti hanno un trattamento adeguato mentre altri non vengono opportunamente approfonditi solo perché non se ne accorge nessuno. Il consiglio di amministrazione è fatto di persone che guardano i programmi, ricevono segnalazioni da altri e la stessa azienda ha meccanismi complessi di osservazione dei programmi, ma può capitare che non ci sia trattamento uguale in casi che possono sembrare ugualmente meritevoli di approfondimento. Bisogna però essere anche empirici: io distinguo nettamente, per esempio, tra l'intervento di un commissario e l'intervento della maggioranza della Commissione o del suo presidente; la valutazione di un commissario è importante ma non mi obbliga ad un comportamento, si è invece è della Commissione o del presidente, che ritiene di poter anticipare una sensibilità della Commissione, è chiaro che avvia un particolare meccanismo.
Bisogna poi riflettere sull'opportunità di non intervenire troppo. Ovviamente se ogni giorno, ogni settimana ci sono problemi di rispetto delle direttive della Commissione, si può perfino ricorrere, a maggioranza qualificata, allo strumento della sfiducia del consiglio d'amministrazione, cosa che naturalmente non auspico avvenga; se le infrazioni fossero ripetute, il consiglio non fosse in grado di tenere in mano l'azienda e ogni volta venisse qui a pronunciare delle scuse, ci sono quindi comunque delle norme di chiusura. Ho detto già che noi non interveniamo a priori, perché la responsabilità è dei direttori del telegiornale, della rete e del direttore generale. La diretta in questione, per esempio, è stata autorizzata dal direttore del telegiornale nell'esercizio della sua responsabilità quotidiana ed è più logico che egli si consulti con il direttore generale, che è lo strumento più agile di intervento, mentre il consiglio di amministrazione non è intervenuto prima sull'opportunità di realizzare questa diretta. Potrebbe anche intervenire un dibattito preventivo sull'opportunità di trasmettere o meno qualcosa perché un consigliere pone un problema, ma tendenzialmente dobbiamo rispettare la responsabilità dei direttori, perché questo lo consideriamo un valore.
Con riferimento alle polemiche, richiamate dal senatore Bosi a proposito della vicenda Cecchi Gori, che investono i servizi dei telegiornali, credo che sia del tutto legittimo e perfino opportuno che i diversi soggetti interessati esprimano valutazioni critiche pubbliche; Bosi lo fatto qui in commissione ma potrebbe farlo fuori e, se ci fossero le presunte violazioni della riservatezza, a maggior ragione i soggetti interessati avrebbero strumenti formali per reagire. Non ritengo opportuno invece che l'editore - quindi il consiglio di


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amministrazione e il direttore generale - nella sua collegialità esprima valutazioni pubbliche frequenti, neppure a posteriori, sul lavoro delle testate pena il rischio di dar vita a situazioni di instabilità o di tensione che impedirebbero un lavoro sereno della direzione e della redazione. Questo atteggiamento di metodo - mi sto riferendo ai telegiornali - non esclude il fatto che da un lato i singoli consiglieri nell'ambito delle loro autonome responsabilità possano esprimere valutazioni, che però in alcun caso devono essere identificate come posizioni ufficiali (anche sia a volte i media lo fanno) e dall'altro che l'editore, nella sua collegialità, possa pronunciarsi a intervalli più ampi con valutazioni più meditate.
In altri termini, con riferimento ad un'osservazione incidentalmente fatta dal senatore Bosi, ci tengo a prospettare alla Commissione parlamentare questo metodo di lavoro, che, come vedete, è diverso rispetto ad una trasmissione tipo reportage, con un certo respiro e quindi presuppone, nel caso di violazione degli indirizzi della Commissione parlamentare, un intervento puntuale. Credo invece che non sarebbe opportuno - questa è naturalmente la mia opinione - fare valutazioni day by day; in tal caso ci troveremmo in una condizione per cui ogni giorno dovremmo dare, sulla base di segnalazioni varie, pagelle ai telegiornali, mentre è chiaro che, dopo un certo periodo, si può prendere in esame la linea editoriale di una determinata testata ed esprimere una valutazione prendendo tre o quattro episodi.
Non si può dire che non abbiamo discusso episodi riguardanti linee editoriali di telegiornali; non ne parliamo all'esterno perché ci pare che si possa fare una messa a punto più precisa.
Venendo alle domande poste sulle sanzioni o sui provvedimenti, vorrei dire che esiste una gamma molto ampia; ricordo la legge n. 650 del 1996, tanto per fare un esempio, ma anche nella normativa precedente c'era uno schema che si poteva leggere ugualmente nei rapporti con la Commissione parlamentare intesa come organo di indirizzo e di vigilanza (che quindi dà prima gli indirizzi e quindi vigila sulle applicazioni). Già prima vigeva un certo meccanismo e spesso i consigli e i direttori venivano chiamati a rispondere.
Credo che non vi dobbiate meravigliare del fatto che tra il provvedimento estremo del licenziamento, il richiamo, l'avvertimento e la semplice formulazione di un giudizio da parte dell'editore ci sia incongruità. Forse astrattamente potrebbe piacere lo schema secondo cui, a fronte di un comportamento che ha violato determinate regole, è prevista una determinata sanzione. In realtà, ci sono aspetti sanzionatori anche in un giudizio; non a caso, l'interessato ha replicato. È nella discrezionalità di un organo come il nostro scegliere in relazione al tipo di atteggiamento tenuto, al programma realizzato la modalità di intervento; non ce ne è una sola. In alcuni casi può essere più opportuna questa, in altri può risultare maggiormente idonea un'altra; dipende anche dal tipo di conseguenze che un determinato atto produce; talvolta vi può essere addirittura un provvedimento immediato di spostamento. È chiaro che in un'azienda questa delicatezza di intervento, legata ad una discrezionalità che esiste, può essere uno strumento opportuno perché chi fa un lavoro legato alla libertà di espressione svolge un'attività difficile. Lo stesso senatore Semenzato si domandava se, in alcuni casi, si possano sostenere delle posizioni soggettive, ignorando un dibattito scientifico su un determinato argomento, se questo sia coerente con i nostri principi.
È stato chiesto se, sulla base della nostra valutazione, quella trasmissione corrisponda ai canoni del servizio pubblico. Mi pare che la valutazione espressa - «Forzature che si sono via via accentuate nel corso della notte, fino a dare del mondo gay una visione soltanto al negativo, (...) e contrastante con i criteri di una rappresentazione pluralistica, sfaccettata della realtà, come richiesto dalle regole del servizio pubblico» - non poteva essere più esplicita. Certo, non si può pensare che in ogni programma debba


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esserci la contemporaneità dei diversi punti di vista; sarebbe difficile. Tuttavia, quello di cui stiamo parlando è per definizione un tema particolarmente controverso, sul quale si chiede nello stesso programma contemporaneità di valutazione, equilibrio, evitando di «dare uno schiaffo in faccia» a mondi che vogliono che il loro punto di vista sia riportato.

FRANCESCO BOSI. Ci sono personaggi che più sono discussi, più guadagnano.

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Come ho detto prima, la RAI ha nelle sue professionalità dei patrimoni. Può essere necessario un franco dibattito e ci sono molti casi che non emergono, ma bisogna considerare che intorno a queste cose si muovono squadre di lavoro; prendiamo queste persone al termine di processi che sono anche abbastanza complessi.
Certamente in questa circostanza abbiamo ritenuto che il pluralismo sia stato violato; in altre, se chiamati ad esprimere questa valutazione, potremmo forse manifestare lo stesso orientamento (non penso che il dibattito sull'omeopatia sia meno importante). Tuttavia, dobbiamo scegliere di intervenire, aiutati in parte dalla Commissione parlamentare che seleziona i punti più significativi nell'arco della programmazione, in parte da noi stessi.

SALVATORE RAGNO. Vorrei esprimere una semplice valutazione in ordine quanto lei ha detto in risposta ai colleghi intervenuti, dei quali peraltro condivido le considerazioni e le domande.
Capisco tutto quanto è stato detto sui rapporti interni, sulla necessità di mantenere degli equilibri che giovano al servizio. Tuttavia, il discorso è uno solo: penso che l'audizione odierna sia volta a discutere - è un fatto di metodo - soprattutto con il fine di evitare il ripetersi di fatti come quelli avvenuti con la trasmissione Sciuscià.
La sua risposta puntuale - nessuno ne critica i contenuti o il comportamento nei confronti della Rai - fa sì che la vicenda si esaurisca con un giudizio fortemente negativo come quello espresso dal Consiglio di amministrazione, e con le scuse di Santoro, il quale ha sostenuto di non aver avuto alcuna intenzione di offendere né la Chiesa né altri - per il resto credo che la trasmissione sia stata ispirata a canoni di rispetto del pluralismo e dell'immagine del servizio pubblico - senza che venga risolto questo problema.
Il senatore Semenzato, nel momento stesso in cui sosteneva che non si tratta di sapere se la Rai abbia o meno applicato sanzioni o provvedimenti di qualsiasi tipo, si domandava come nel rapporto tra il consiglio di amministrazione e la Rai si possano superare situazioni simili, si possa intervenire per evitare che queste cose succedano.
Ogni settimana riceviamo lettere di persone le quali lamentano questo o quell'altro aspetto. Ovviamente, mi rendo conto che non tutti i fatti hanno una dimensione tale da poter essere esaminati dal consiglio di amministrazione e valutati negativamente, ma diverso è il caso di cui stiamo discutendo.
Devo dire di essere stato fortunato perché la mia nipotina, che ancora non ha compiuto sette anni, forse non comprendendo la situazione ha chiesto: «Nonno siamo già a Carnevale?». Ho risposto che il Carnevale in altre parti del mondo si svolge in tempi diversi. Bisogna stare attenti e su questo non basta quello che lei ha riferito, su cui siamo d'accordo. È opportuno che il consiglio di amministrazione consideri quello che deve fare; altrimenti, alla prossima occasione svolgeremo un'audizione e lei avrà il disturbo di venire qui, riceveremo un comunicato con le scuse dell'artefice negativo di una determinata trasmissione e tutto finirà.
Come pensa la Rai di evitare per il futuro che possano verificarsi fatti devastanti come quelli già accaduti? Esprimo un giudizio personale - altri penseranno diversamente - ma devo dire di aver raccolto molte espressioni dell'opinione pubblica che ha effettivamente valutato in termini negativi la trasmissione.


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EMIDDIO NOVI. Signor presidente rischio per la prima volta di essere d'accordo con Santoro...

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della Rai. Per essere in disaccordo con me?

EMIDDIO NOVI. Dopotutto, Santoro secondo me ha ragione. Avendo fatto una precisa scelta, quella della diretta sul gay pride, dovevate avere il coraggio di assumervi tutti i rischi connessi. Come in tutti i fatti di cronaca, ci sono sempre due o tre aspetti. La scelta che ha fatto la RAI è quella del politicamente corretto, cioè del gay pride patinato, promozionale e libertario, la nuova lotta di classe delle società postmoderne e del gay emarginato come proletariato esterno di questa società, che lotta per la sua emancipazione; di conseguenza i leader della sinistra erano alla testa di questa manifestazione libertaria, democratica e di crescita civile del paese, come si usa dire. Ha fatto tristezza vedere in quella realtà e con certe compagnie un uomo serio come Cossutta; ha fatto meno tristezza, invece, vedervi Bertinotti, perché lui è un creativo.
Non si può però dissentire dall'altro aspetto del gay, quello dark, notturno, rappresentato da Santoro, perché non ci sono solo un po' di travestiti, di viados, o di gay che si sbaciucchiano in pubblico; non riesco a capire perché il gay che sfila in divisa sadomaso ma con atteggiamento carnascialesco sia meno offensivo di quello che fa il gay nella notte mettendo in evidenza l'aspetto squallido che è presente in tutte le cose della vita. Una volta che avete accettato di dare voce all'internazionalismo gay, non riesco a capire perché poi dissentite da Santoro che, invece di rappresentare il politicamente corretto, rappresenta anche l'altra faccia del movimento e definite questa una forzatura fino al punto da dare del mondo gay una visione soltanto al negativo, scandalosa, degradata e degradante.
Chi viaggia per il mondo sa bene che dovunque sono presenti i due aspetti; non potete trasmettere la diretta quando fa comodo al politicamente corretto e poi dissentire da Santoro quando non vi fa più comodo, perché la realtà nella maggior parte dei casi è quella, senza qui voler moralizzare e maramaldeggiare sulla questione gay e sui diritti delle minoranze.
Tutte le minoranze hanno il diritto di esistere e di essere presenti ed io trovo disgustosi i «politicamente corretti» che accettano tutto e poi ritengono che Heider debba essere cacciato dall'Italia come un appestato ed un criminale. In questa società tutti possono parlare tranne il signor Heider. Credo invece che, pur con le sue idee non condivisibili ed anche ributtanti, è comunque giusto che parli, come i militanti di rifondazione comunista o dei centri sociali, autentico brodo di coltura per il brigatismo prossimo venturo, che come l'eversione politica degli anni '70 vengono coltivati dalla sinistra di Governo che in passato ha difeso questo brodo di coltura fino al punto di sostenere che nella sede del movimento sociale di Padova ci si sparava vicendevolmente e che il giudice Sossi non era stato rapito dalle BR ma si era autorapito d'accordo con il movimento sociale. Poiché attraverso la sinistra di Governo e le sue proiezioni nel sistema mediatico ci troviamo a vivere la stessa situazione, non riesco a capire perché improvvisamente dissentite da Santoro.
Avete fatto quella scelta e dovete assumervi fino in fondo la responsabilità; è comodo, per chi ha sfilato la mattina, poi il pomeriggio dire che non c'entra nulla con quelli che «slinguettano». Quel mondo, come tutti mondi, presenta anche questi aspetti e c'è un lato scuro dovunque, nel mondo, nella politica, nella destra, nella sinistra. Ritengo pertanto che questo vostro documento sia inopportuno perché avreste dovuto avere il coraggio di andare fino in fondo nel condividere quella scelta e nel gestirla e penso che una volta tanto Santoro abbia svolto il suo lavoro di giornalista. Quando fa il predicatore televisivo è insopportabile perché è istrione e non è nemmeno tanto bravo, ma a volte, forse perché ha dei collaboratori


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più bravi di lui anche se meno istrionici, in inchieste come quella di Sciuscià riesce a raggiungere livelli professionali apprezzabili. In Italia ormai esiste una monocultura professionale, perché per esempio nel mondo giornalistico se non si è di sinistra non si lavora né nel pubblico né nel privato, ma questo è un altro discorso che prima o poi dovrà anche essere affrontato.
Chi, come me, ritiene inopportuna una diretta su un evento di quel tipo perché avrebbe preferito una serie di ampi servizi e di inchieste su quel mondo e su quel tipo di evento può avanzare riserve, ma voi non dovreste dissentire, dovreste condividere tutto. Chi di diretta ferisce, di inchiesta ferisce, quindi a mio parere vi siete meritati anche la trasmissione notturna di Santoro.

PAOLO ROMANI. Mi aggancio alla provocazione intellettuale del senatore Novi che condivido pienamente. La difficoltà della discussione di stasera mi sembra palese nel momento in cui il presidente Zaccaria ha letto alcuni passaggi in cui ha parlato di valutazioni pubblica sui programmi ed ha evocato un metodo di lavoro che deve essere congeniale alla funzione della RAI, rivendicando alla dirigenza attuale una collegialità di gestione che mantenga la possibilità di criticare qualcosa in maniera individuale. Questo però non è quanto accade nella realtà, perché di recente abbiamo avuto episodi di critiche feroci e corrosive del direttore generale riferite a certi programmi che non erano completamente motivate e che hanno dato una dimensione del dibattito interno che può ascriversi a tutto tranne che alla collegialità di giudizio.
Questa sera, forse per la prima volta, entriamo nel merito del prodotto radiotelevisivo della concessionaria pubblica. Ho l'impressione che sia irrisolto un problema che nasce dal contratto di servizio, che pone alcuni paletti e definisce tipologie di generi per il servizio pubblico ma non è un punto di arrivo, bensì un punto di partenza. Su quel contratto di servizio immaginavo che si svolgesse un dibattito interno negli organi collegiali di vertice della RAI, ma anche negli organi di gestione del prodotto televisivo, per arrivare alla famosa stanza di compensazione in cui vengono prese le decisioni.
Sono convinto che la televisione, come strumento che nasce con la diretta, per vocazione originaria dovrebbe riprendere tutto ciò che è evento ed il gay pride era sicuramente un evento. Ho l'impressione, però, che in questa televisione pubblica intrisa di ideologismo solo alcuni eventi vengano ripresi, mentre altri vengano ignorati. È giusto riprendere il gay pride che comunque interessa le minoranze cui si richiamava prima il senatore Novi, ma non vedo per quale motivo non si riprendano anche altri eventi forse più importanti; cito per esempio la manifestazione del Polo, tenuta qualche anno fa a piazza San Giovanni a Roma, che interessò un milione di persone; ricordo degli sciagurati servizi all'epoca della caduta del muro di Berlino, quando dovevamo guardare le televisioni anglosassoni, tradizionalmente presenti lì dove l'evento accade, per capire cosa stesse succedendo ad est mentre da noi due giornalisti, dai loro comodi e caldi ripostigli in città, raccontavano cosa accadeva; ricordo l'alluvione del Piemonte quando la RAI si accorse con 48 ore di ritardo che il Piemonte era sommerso dall'acqua e dal fango.
Sono tempi in cui non c'eravate, quindi non è una accusa all'attuale dirigenza, ma ne parlo per ricordare che la RAI ha ancora un problema irrisolto: non è cioè ancora in grado di determinare per sé stessa gli eventi che devono essere oggetto di informazione. Poiché, però, il contratto di servizio vi costringe ad essere servizio pubblico, rimangono i problemi che sono a valle della ripresa dell'evento, la possibilità cioè che ci sia un fenomeno di spettacolarizzazione (è questo il caso) e l'opportunità che eventi particolarmente delicati come poteva essere questo siano oggetto di analisi successiva. Questo è un debito che avete con i cittadini che vi guardano, che pretendono un'informazione il più approfondita possibile, chiedono cautela rispetto alla deformazione


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degli eventi legata al fatto stesso di andare in televisione, chiedono di poter comprendere cosa è accaduto.
Questo problema non si può risolvere chiedendo a Buttiglione di partecipare come consulente esterno alla diretta, avendo delegato la decisione al direttore del T3, perché una decisione come questa non può essere in mano solo al direttore di un Tg la cui struttura, guarda caso, nel recente passato ha preso decisioni non funzionali alla necessità di informazione a tutto campo che alla RAI comunque si richiede. C'è quindi un problema di gestione complessiva del prodotto televisivo per quanto riguarda l'informazione.
Sciuscià è solo un pessimo esempio di pessimo giornalismo: i due conduttori condividevano l'oggetto dell'inchiesta, facevano quindi pessima informazione. Non mi interessa di vedere all'1,30 quello che ho già visto in maniera paludata nel pomeriggio, dico solo che si è trattato di cattivo giornalismo; quella trasmissione andava fatta, ma in maniera giornalisticamente più efficace e facendo vedere anche la faccia scura di quell'evento. Invece si sentiva una condivisione ideologica nella prima parte ed una condivisione morbosa, soggettiva della seconda parte, ma alla fine il cittadino utente non aveva un'idea di quell'evento. Ho l'impressione, lo ripeto, che sia un problema che non avete ancora risolto ma dovete risolverlo perché fa parte della collegialità delle decisioni, delle critiche, delle valutazioni che date rispetto al prodotto televisivo.
Possiamo prendere spunto da questa occasione per dire alla RAI una volta per tutte che ci sono delle occasioni che è obbligatorio riprendere per un servizio televisivo e per le quali, in quanto servizio pubblico, c'è l'obbligo di rispettare certi canoni; non deve esservi censura perché si può dare fastidio a qualcuno o perché si può essere urticanti per certe sensibilità e certi valori, ma bisogna fare una televisione coraggiosa con modalità e procedure che non discendano da decisioni figlie di neologismo di bassa maniera.
Presidente, su questo punto le chiedo di proporre al suo consiglio di amministrazione di avere la capacità di far fare un passo avanti. Finché ci limitiamo ad osservare un singolo programma o a valutare il comportamento di un singolo direttore, avendo un'azienda frammentata nelle decisioni, senza un modulo cui fare riferimento, che sia poi figlio di quel contratto che avete stabilito con i cittadini, a mio avviso i gay pride, i cattivi servizi, le cattive rappresentazioni di eventi si moltiplicheranno, si farà comunque sempre cattiva informazione.

SERGIO ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE. Vedo che siamo grosso modo in conclusione. Quando si discute un tema importante come quello riguardante il modo di far l'informazione del servizio pubblico, penso ci sia un bene da salvaguardare, quello dell'indipendenza; questa specie di aspirazione, di cui abbiamo scritto molte volte, dovrebbe essere reale.
È giusto che la Commissione di vigilanza a posteriori valuti una trasmissione? È giusto che ne valuti anche tante, ma questo non cambia una delle regole essenziali, senza la quale non c'è informazione: ci deve essere un direttore responsabile che al momento, giocando la sua faccia ed eventualmente la sua carriera, decida su che cosa in quel momento sia giusto. Mi sembra difficile che noi come Commissione di vigilanza diamo le regole di ingaggio per la diretta; mi sta abbastanza a cuore che ci siano regole generali, ma non un intervento specifico in quella che deve rimanere una responsabilità professionale.
In merito alla questione emersa rispetto al programma Sciuscià, le reazioni che ho raccolto effettivamente sono non positive per un elemento completamente diverso: è sembrata emergere una certa preoccupazione per la spettacolarizzazione, abbastanza logica in una trasmissione che ha la preoccupazione dell'ascolto. Forse era eccessivo che si volesse raccogliere tutto quello che fa ascolto, anche quello che non rientra nell'ascolto tipico del servizio pubblico.
Credo che questo argomento dovrà essere dibattuto perché in proposito non


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abbiamo regole e non abbiamo ancora nemmeno chiarito bene quanto ci importi che nel contratto di servizio si arrivi ad avere la consueta lettura auditel per stabilire chi ha vinto e chi ha perso. Il servizio pubblico da questo punto di vista deve avere - forse siamo in una delle sedi che debbono pensarci - regole diverse, regole che effettivamente non transigano sulla qualità del programma, non consentano che ci si faccia trascinare in situazioni in cui l'ascolto è considerato un premio e un successo di per sé; non basta solo quello.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola al presidente Zaccaria, volevo aggiungere qualche elemento di riflessione.
La posizione che oggi il presidente ha espresso a nome del consiglio di amministrazione e che è qui sotto forma di documento divide la questione da noi posta ed oggetto della nostra audizione in due parti: la prima relativa alla diretta, la seconda riguardante l'approfondimento della trasmissione Sciuscià. Divide la questione in due parti perché diversi sono i giudizi che il consiglio di amministrazione ha formulato sulle due questioni che hanno per oggetto il mondo degli omosessuali.
Nella prima non solo si assolve ma si esprime in qualche modo compiacimento per come la diretta si è dispiegata, per quello che ha prodotto, per quello che ha fatto vedere. Al contrario, si esprime un giudizio negativo sulla parte finale della trasmissione di approfondimento.
Ero già intervenuto nella diretta, ma avendolo fatto come presidente della Commissione mi ero limitato a chiedere alla RAI che fosse rispettato il principio del pluralismo, che fosse data la possibilità anche a chi non condivideva la trasmissione di parlare, visto che si trattava di un evento estremamente controverso, anche perché avveniva nell'anno del Giubileo nella città sacra, dove è presente anche il Papa. Quel suggerimento in qualche modo è stato raccolto con la presenza del professor Buttiglione, che nel caso specifico partecipava non come uomo politico, ma come uomo attento ai problemi della Chiesa e a tutto ciò che ruota attorno alla religione cattolica.
La seconda parte è stata oggetto di un giudizio negativo ma in qualche modo - riprendo la provocazione del senatore Novi e quanto diceva l'onorevole Romani - è figlia di quella diretta, una diretta che, per la verità, si era già segnalata per una povertà di contenuti, perché alla fine l'evento dell'orgoglio omosessuale si risolveva in una richiesta di normalità, di omologazione ai diritti della coppia eterosessuale. Questa povertà di contenuti è risultata ancora più accentuata nella parte successiva, dove si doveva approfondire il contenuto dell'evento che per la natura stessa della diretta non poteva essere oggetto di una maggiore attenzione da parte della RAI, con una trasmissione che stava a metà tra il «pecoreccio» e il morboso. Venivano rivolte domande tendenziose, che già contenevano una risposta unilaterale, come giustamente ha già sottolineato il consiglio di amministrazione.
Tutti questi elementi hanno contribuito a realizzare un servizio giornalistico di approfondimento veramente pessimo, proprio perché, come evidenziava l'onorevole Romani, chi doveva approfondire, l'intervistatore era d'accordo con gli intervistati. Tutto questo ha falsato il programma, non ha prodotto approfondimento, ha realizzato una melassa indistinta e generica, dove le risposte erano già contenute nelle domande e il giornalista che doveva essere il tramite tra il telespettatore e l'evento era appiattito su una sola parte; questo non poteva non andare a scapito del programma.
Presidente, ho già avuto modo di apprezzare la posizione assunta dal consiglio di amministrazione su questa vicenda. Il fatto stesso che ne abbia discusso è da considerare in termini positivi. L'adozione, a seguito della discussione, di una posizione che teneva conto dei rilievi mossi da più parti, anche da esponenti e dal presidente della Commissione, da consiglieri di amministrazione, dall'esterno mi ha fatto immaginare una correzione di


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rotta anche rispetto ad una certa superficialità con la quale s'interpreta il ruolo impegnativo del servizio pubblico.
Vi è un problema irrisolto che deriva forse dal contratto di servizio; vi è un problema irrisolto nella definizione di che cosa sia realmente il servizio pubblico; vi è un problema irrisolto che deriva dall'essere stretti in una morsa dove da un lato c'è l'etica dall'altro c'è il mercato. Da una parte vi è l'esigenza di rappresentare - uso forse un'espressione forte - un servizio pubblico che abbia caratteri formativi, educativi e pedagogici; dall'altra emerge la necessità di rappresentare delle realtà inseguendo unicamente l'audience, il mercato, una logica che non è esclusiva del servizio pubblico.
Ritegno che questa sia una questione di grande importanza, al di là del fatto specifico che ci offre tuttavia l'occasione di discuterne. Il problema può essere riferito a tutta l'attività del servizio pubblico; in questo caso è stato gettato un vero e proprio sasso nello stagno, perché la materia era delicata e la RAI, soprattutto nella fase di approfondimento, l'ha trattata nel modo peggiore possibile con attacchi alla Chiesa, con un'offesa strisciante e in qualche caso evidente al sentimento della maggioranza degli italiani. Infatti, la tutela delle minoranze, doverosa, non può trasformare il servizio pubblico in una TV delle minoranze, di segmenti, di settori specifici perché tutto questo è l'esatto contrario del servizio pubblico. Questa è una questione importante sulla quale - diceva bene ancora una volta l'onorevole Romani - farebbe bene il consiglio di amministrazione ad avviare una riflessione profonda, altrimenti di queste cose saremo costretti a discutere ancora, avremo altre situazioni simili a queste nelle quali la Commissione dovrà per forza di cose intervenire e voi dovrete rispondere.
Il presidente Zaccaria ha parlato di norme di chiusura. Io non voglio invocare sanzioni nei confronti di nessuno, ma vi chiedo come pensate per il prossimo futuro di impedire che questo si ripeta, quali siano i meccanismi e le procedure per evitare che il servizio pubblico possa trasformarsi nella TV delle minoranze.
In una dichiarazione che ha reso stasera, Santoro dice che hanno filmato quello che è accaduto; ma una TV verità è a un passo dalla TV spazzatura senza gli opportuni accorgimenti, perché non tutto ciò che è è degno di essere ripreso e propinato ai cittadini che pagano il canone. Vi chiedo allora come intendiate agire per non incorrere più in errori come questo, che è grave anche dal punto di vista estetico di non tanto per quello che avete anche voi criticato della seconda fase, ma per l'approfondimento che non c'è stato. Non è possibile che un giornalista del servizio pubblico nel corso di un programma di approfondimento si rivolga ad un omosessuale chiedendogli se ha «acchiappato». Questo non può essere consentito e non può essere contrabbandato come approfondimento di una questione seria che esiste e di cui il servizio pubblico deve occuparsi ma con forme e modalità tipiche del servizio pubblico. Io avrei immaginato un approfondimento diverso, con le immagini e con un dibattito serio in studio sui problemi legislativi, politici, umani e civili legati alla questione degli omosessuali; in quel modo sia è invece andati in tutt'altra direzione, che non può essere quella di una azienda prestigiosa come la RAI.
C'è stata una protesta rispetto al programma anche da parte del direttore artistico del gay pride che ha accusato i curatori dell'approfondimento di aver incitato gli omosessuali presenti ad assumere atteggiamenti lascivi. Mi sembra un fatto grave e deprecabile, vorrei perciò sapere se abbiate intenzione di verificare, attraverso un'indagine interna, la veridicità di questo fatto e se vogliate dare seguito a questa che è una vera e propria denuncia. Se fosse vero sarebbe molto grave, perché verrebbe meno quello che dice Santoro, cioè che ha ripreso quello che ha visto: è ben diverso, infatti, mettere in posa per riprendere quello che si vuol far credere di aver visto. Lo considero un punto dirimente perché, per le considerazioni che facevo prima, non chiedo


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sanzioni ma chiedo se la RAI abbia intenzione di appurare la verità relativamente ad un punto importante e se abbiate intenzione di aprire un dibattito al vostro interno sulla missione del servizio pubblico.

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Che io ricordi, questa è una delle discussioni più approfondite che si siano svolte in questa Commissione relativamente ad un programma e questo di per sé è un elemento di grande interesse, a prescindere dalle valutazioni che possono essere diverse. Mi rendo conto che spesso i problemi nascono quando sulle cose si devono esprimere delle maggioranze, ma il consiglio di amministrazione su questo argomento ha espresso dei giudizi ed ha fatto il suo mestiere; mi pare poi del tutto legittimo che questa Commissione esprima valutazioni su tali giudizi e sulla loro opportunità, ma ribadisco che ciascuno ha svolto il suo ruolo.
C'è comunque un valore nel fatto che certi contenuti vanno in onda, anche quando poi ci troviamo a fare queste valutazioni; ho infatti molto timore che si possa dire - in passato c'è stata questa tentazione - che se una cosa non risponde a certi canoni non deve andare in onda. Nel reportage possono esserci espressioni e scene che soggettivamente provocano anche reazioni negative, ma la funzione fondamentale del reportage è proprio quella di portare testimonianze; un nostro consigliere ha detto di aver percepito attraverso di esso un mondo. Un normale cittadino non può andare in giro a cercare tutte le cose, si tratta quindi di una documentazione che, se mantenuta nell'ambito di un certo stile può essere importante, guai se avessimo una visione del tutto edulcoranti e preliminarmente filtrata di queste cose.
Si è parlato di come evitare che queste cose possano succedere altre volte. Credo sia giusto che da parte dei membri della Commissione parlamentare venga questa richiesta, ma questo consiglio amministrazione è in carica da due anni mezzo e tutte le sere vanno in onda un'infinità di programmi di vario genere, mentre di interventi critici sulla programmazione analoghi a questo ne ricordo due, forse tre. Dobbiamo tener conto che anche tutto quello che va bene, suscita apprezzamento applausi fa parte del bilancio complessivo e che non siamo di fronte uno sfascio per cui ogni giorno ci sono questioni da affrontare e giudizi di impotenza; il bilancio non si fa in termini statistici, ricordo però questi due anni e mezzo come una stagione di straordinario interesse.
Per quanto riguarda le sanzioni, insisto sul fatto che un editore deve usare con sapienza una tastiera delicata e fatta di sfumature. In questo caso, avendo avuto una indicazione della Commissione parlamentare abbiamo evitato di dare giudizi preventivi: ho trasmesso il verbale del consiglio al direttore generale che lo trasmette al direttore di rete, in modo che il collega sappia qual è la valutazione del consiglio; domani mattina chiamerò Michele Santoro e lo informerò del fatto che su questa trasmissione il giudizio non è del presidente Zaccaria o dei consiglieri Contri o Gamaleri - come sembra lasciar intravedere in una sua dichiarazione di oggi - ma del consiglio di amministrazione della RAI. Non credo che saremo qui ancora a lungo, ma finché ci stiamo vogliamo che le persone che lavorano nella RAI considerino questo consiglio come quello che esprime le valutazioni e si assume le responsabilità. Non sono se, come si diceva in qualche fumetto della mia gioventù, «alla prossima ti licenzio», perché è possibile che ci siano altre forme di intervento, ma non credo che il dibattito di oggi e la comunicazione della manifestazione di volontà del consiglio risultino indifferenti per un autore o per un direttore.
Ricordo epoche in cui il consiglio di amministrazione passava la maggior parte del tempo a decidere se in un documento si doveva scrivere «richiamo» piuttosto che censura e poi usciva un giudizio insignificante; noi abbiamo discusso abbastanza a lungo sul giudizio da dare ma


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non mi pare sia importante parlare di censure piuttosto che di rimprovero o richiamo.
La Consulta qualità è un organo interno di cui ci avvaliamo, i cui giudizi conosciamo sistematicamente e con la quale dialoghiamo periodicamente. Circa la decisione di fare o meno la diretta la Consulta come tale non ha titolo per pronunciarsi, perché questa è una responsabilità del direttore della testata che si consulta con il direttore generale; nel merito ha ritenuto che la diretta del gay pride è stata gestita con senso di responsabilità sia sul piano delle immagini sia su quello delle varie opinioni proposte ed ha concluso che la sua durata è apparsa invece eccessiva, dato che non si trattava di un avvenimento in itinere ma di una manifestazione sempre uguale.
Abbiamo discusso questo rilievo, ma ci siamo anche detti che è difficile considerare un corteo, una manifestazione sempre uguale dal punto di vista giornalistico; è un'immagine in movimento.

PRESIDENTE. Deve però avere un percorso logico, un inizio ed una fine; in questo senso considero opportuno il rilievo della consulta.

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Non diamo all'esterno - il punto è contenuto nel nuovo contratto di servizio, ci sono proposte in questo senso - i pareri della consulta qualità. La stessa consulta, per bocca del suo presidente, apprezza questo comportamento, perché desidera parlare con il consiglio, desidera funzionare come organo consultivo. Per correttezza nei vostri confronti non potevo citare una sola parte della delibera, ma il consiglio ha preso quella che riteneva convincente; sull'altra ha svolto delle discussioni e ha ritenuto che non fosse decisiva.
Rispetto alla trasmissione Sciuscià - c'è anche un riferimento a Blob - si legge: «Hanno riacceso una polemica che si era quasi spenta. Valeva aziendalmente la pena di tornare sul tema dei gay che era stato ampiamente approfondito dai TG e durante la diretta? Il rapporto tra l'informazione quotidiana e le trasmissioni speciali dovrebbe essere normalmente quello tra l'attualità più stringente e quindi più superficiale e l'esigenza di darne una valutazione più spessa. In questo caso però il rapporto non ha funzionato dato che i TG e la diretta su RAI3 erano già stati esaurienti». In questo caso voi trovate citata la consulta qualità all'interno della prima parte del nostro giudizio.
Con riferimento alla richiesta del presidente della Commissione, che mi pare evochi una dichiarazione, che anch'io ho letto sui giornali, di una persona che non conoscevo prima, la quale mi pare risponda al nome di Vladimir Luxuria...

EMIDDIO NOVI. Perché quest'ironia?

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Al massimo può cogliere l'ironia nell'espressione del mio volto; dal resoconto stenografico non rileverà nessun accento di questo tipo. In ogni caso, se coglie il mio accento come ironico, mi spiace e ne faccio ammenda, ma devo dire che oggettivamente non conoscevo questa persona; ho letto, come il presidente della Commissione, quel pezzo della dichiarazione che evidentemente mi ha preoccupato.
Sono stato tranquillizzato sull'argomento quando ho visto una lettera di Michele Santoro pubblicata su la Repubblica del 20 luglio 2000, che è del seguente tenore: «Gentile direttore, sul suo giornale lo scorso 15 luglio Vladimir Luxuria, direttore artistico del gay pride, esprime considerazioni sulla puntata di Sciuscià dedicata alla manifestazione che si è svolta a Roma. Tutte le critiche sono ovviamente legittime e non è nostro costume replicare, ma sostenere che le nostre troupe aizzavano le trans a togliersi il reggiseno per poter essere filmate, incitavano coppie gay ad assumere atteggiamenti lascivi è un falso che offende la nostra professionalità. Invitiamo quindi Vladimir Luxuria ad una sollecita rettifica, in mancanza della quale non solo io ma


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anche i responsabili di Sciuscià, i giornalisti e gli operatori che hanno partecipato al lavoro saremo costretti ad adire le vie legali». Di fronte a questa lettera...

PRESIDENTE. Quindi hanno presentato querela...

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. Non seguo in tempo reale i movimenti giudiziari di Santoro, ma nei casi che conosciamo del rapporto tra informazione e soggetti toccati questa dichiarazione mi fa presumere che ci sia una contestazione, in quanto si parla di falso, di rettifica e di querela. Poi controlleremo se tutte queste cose andranno fino in fondo.
Ho trascurato in parte l'onorevole Romani. A parte il fatto che parla di collegialità e poi cita il direttore generale, vorrei dire che noi puntiamo sempre al meglio, anche se qualche volta non ci riusciamo. D'altra parte, il direttore generale strutturalmente non è un organo collegiale, come ben sapete ha prerogative che gli derivano direttamente dalla legge in ordine alla programmazione; il modo in cui le esercita è aperto alle vostre osservazioni, ma sottolineavo la collegialità come valore importante del consiglio di amministrazione, che è un po' più difficile da realizzare in casi di questo genere.
Devo però dire che non è per noi irrisolto lo schema con il quale affrontare i problemi dei quali l'onorevole Romani ha parlato. Ha fatto riferimento alla televisione come diretta, agli eventi; teoricamente dovremmo avere una telecamera e un microfono aperto sulla realtà nel suo complesso, ma per definizione questo non è possibile; le scelte si fanno, a volte bene, a volte male. In ogni caso, lo schema esiste: direttori sono investiti della facoltà di scelta sugli eventi da riprendere, sulle modalità con cui riprenderli; le reti e l'azienda hanno una missione che in qualche modo rappresenta un punto di riferimento per questi comportamenti, rete per rete, canale per canale; abbiamo elaborato, inserendo anche in larga parte i vostri indirizzi, un codice deontologico degli operatori del servizio pubblico, nel quale tra l'altro sono contenute e rappresentate alcune osservazioni sui pluralismi espresse in questa sede, e che diamo simbolicamente ad ogni direttore al momento della sua nomina...

PRESIDENTE. Simbolicamente!

ROBERTO ZACCARIA, Presidente della RAI. È un modo per ricordare.
Da questo punto di vista la strumentazione c'è tutta. Può non esserci in concreto il rispetto di questa strumentazione. Non vorrei arrivare alla provocazione del senatore Novi che dice: «Voi meschini» - mi sembra di ricordare il Manzoni - «una volta detto sì, tutte le iatture vi si abbatteranno contro». Non so quali altre conseguenze volesse adombrare il senatore Novi, una volta che abbiamo fatto la diretta sul gay pride; mi auguro volesse limitarle soltanto alla programmazione (Commenti del senatore Novi)! In ogni caso, il suo argomento prova troppo; non si può dire che per aver considerato appropriata quella diretta, da quel momento tutto quello che ci cade sulla testa riguardante quest'argomento è conseguenza di quella prima sciagurata scelta. Il consiglio non l'ha considerata tale e ha dato due giudizi diversi; poi naturalmente ho visto che sui giudizi non ci ritroviamo.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Zaccaria per la sua partecipazione.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 22.

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