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Seduta del 24/10/1996


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Audizione del presidente, del direttore generale e del consiglio di amministrazione della RAI.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente, del direttore generale e del consiglio di amministrazione della RAI.
L'odierna audizione, che si è resa necessaria, verte sullo stato dell'azienda (così è stata definita dall'ufficio di presidenza); presumo che il presidente della RAI intenda esporre le sue valutazioni prima che i colleghi gli rivolgano domande.

MARIO LANDOLFI. Intervengo sull'ordine dei lavori per segnalare che l'altro ieri ho ricevuto dalla Segreteria generale della Camera dei deputati una lettera in cui si afferma che il Governo non è competente a rispondere a due miei atti di sindacato ispettivo concernenti la RAI, poiché si tratta di questioni che afferiscono alla sfera gestionale dell'azienda.
Dal momento che in una precedente audizione il direttore generale della RAI, dottor Iseppi, ha quasi opposto, di fronte ad alcune nostre domande, una sorta di segreto aziendale, la invito, presidente, a prendere contatto con il Presidente della Camera affinché si possa, per così dire, dipanare questa matassa: in qualità di parlamentare della Repubblica e di


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componente la Commissione di vigilanza sulla RAI, vorrei sapere a chi debbo rivolgermi per sapere qualcosa sugli aspetti gestionali dell'azienda.
La invito quindi a farsi carico di questa mia richiesta, che credo interpreti anche le esigenze di altri colleghi.

RINALDO BOSCO. Signor presidente, come lei sa, le ho scritto una lettera vertente sullo stesso argomento, in quanto il Segretario generale della Camera mi ha informato che, ai sensi della normativa vigente, non posso ricevere risposta ad una mia interrogazione. Le chiedo quindi di intervenire.

ANTONIO FALOMI. Intervengo soltanto per sottolineare che la risposta del Presidente della Camera o del Governo è assolutamente corretta: non compete, infatti, al Parlamento entrare nel merito di atti gestionali, perché le funzioni che la legge assegna al Parlamento attraverso questa Commissione sono definite dalla stessa legge e tra esse non figurano gli atti gestionali.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Falomi, anche se la risposta ai quesiti posti dai colleghi sarebbe spettata al presidente della Commissione. Comunque, la ringrazio - lo ripeto - per avermi aiutato nel mio compito.
Oltre che in forma scritta, il problema mi è stato segnalato verbalmente anche da altri colleghi; tra l'altro, non ho ancora ricevuto la lettera dell'onorevole Bosco, ma invito i colleghi che intendono porre lo stesso problema a metterlo per iscritto, al fine di valutare che cosa sia possibile fare sulla materia.
Vi è poi un'altra serie di lettere della Presidenza della Camera - non so se lo stesso avvenga anche al Senato, senatore Falomi - in cui si invitano i colleghi presentatori di atti di sindacato ispettivo dichiarati inammissibili perché il Governo non può rispondere a porre lo stesso quesito alla Commissione parlamentare di vigilanza; in questo modo il Presidente della Camera sancisce il potere della nostra Commissione di chiedere, su quegli specifici argomenti, notizie al vertice della RAI, il quale evidentemente è tenuto a rispondere. Quindi, i colleghi che hanno ricevuto questo tipo di comunicazione potranno formalizzare, con una specifica richiesta, quale sia l'oggetto della questione e sarà mia cura chiedere al vertice della RAI di rispondere per il tramite della Commissione.

ALBERTO MONTICONE. Ho ricevuto, al pari di tutti i colleghi, l'avviso relativo alla convocazione odierna. Premesso che non ho rilasciato e non rilascio dichiarazioni fuori di quest'aula, mi permetto di esprimere in questa sede un certo dissenso in ordine ai lavori della Commissione. Proprio al fine di dare rilievo agli stessi lavori, mi sembra eccessivo chiamare continuamente il consiglio di amministrazione della RAI a rendere conto di tutti i suoi atti gestionali, anche se l'ordine del giorno dell'audizione è più generale.
Non esprimo comunque alcuna valutazione sugli atti compiuti in questi giorni nell'ambito della gestione della RAI, su cui posso anche avere un atteggiamento critico; quanto però al metodo di lavoro della Commissione, ritengo che si dovrebbero raccogliere periodicamente le questioni concernenti la vigilanza e puntare soprattutto, per dare senso alla nostra Commissione, sugli elementi di indirizzo.
A tal fine, chiedo al presidente se sia possibile (tenuto conto di quanto deciderà l'ufficio di presidenza, del quale non faccio parte) seguire un criterio, per così dire, più ritmato, non collegato all'impressione generale (la quale non rientra nelle intenzioni del presidente della Commissione né dell'ufficio di presidenza) che quest'organo sia una sorta di luogo di giudizio presso il quale debbano essere chiamati il presidente, il direttore generale e i consiglieri di amministrazione della RAI ad ogni passo della loro gestione che possa apparire erroneo.
Chiedo invece di seguire una strategia più lungimirante, che assicuri alla nostra Commissione una maggiore forza anche dal punto di vista del controllo.


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Mi scuso, infine, se presto sarò costretto ad assentarmi dalla seduta, ma sono stato avvertito della convocazione all'ultimo momento.

PRESIDENTE. La ringrazio molto delle sue affermazioni, senatore Monticone. L'odierna audizione è stata comunque deliberata in sede di ufficio di presidenza; lei non faceva parte della Commissione nella precedente legislatura, allorché la presenza del consiglio di amministrazione della RAI era, se non quotidiana (questo sarebbe esagerato), veramente notevole.
Purtroppo le sue argomentazioni, che sono sicuramente fondate e che condivido in larga parte, non hanno trovato riscontro in ufficio di presidenza da parte del suo gruppo, il cui rappresentante in quella sede non era presente. Per il futuro, spero di poter accedere all'impostazione che lei ha auspicato.
Do ora la parola al presidente della RAI.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Onorevole presidente, onorevoli componenti della Commissione, con il direttore generale e il consiglio di amministrazione abbiamo accolto la convocazione di questa sera; dispiace che non sia stata concertata e che non ci sia un preciso ordine del giorno, strumento assai utile per un comune lavoro costruttivo. Comunque, mi sembra giusto riepilogare gli ultimi avvenimenti interni all'azienda, spesso riportati all'esterno dai media con un eccesso di drammatizzazione e una buona dose di imprecisione.
Credo però che sia necessario - ne avverto l'esigenza - rivendicare anche in questa sede l'autonomia dei vertici aziendali dal potere politico. Su questo ho già risposto ieri al presidente del PPI, Giovanni Bianchi: l'unico modo di rafforzare la RAI è liberarla dal controllo dei partiti, affidare soltanto a criteri aziendali le scelte strategiche, le nomine, i nuovi ruoli organizzativi.
Non è forse questa l'occasione per esaminare il rapporto tra politica ed azienda, ma è certamente il momento per ribadire che le intenzioni del presidente e - ne sono sicuro - dell'interno consiglio di amministrazione sono di farsi garante del pluralismo, dell'autonomia aziendale, del rispetto delle diverse opinioni. Spero di avere dalla Commissione un aiuto in questo senso.
Dopo poco più di 3 mesi finalmente la RAI ha una nuova organizzazione: il consiglio di amministrazione di ieri ha dotato l'azienda di una struttura necessaria per migliorare il prodotto, per fornire servizi migliori, per aiutare la trasformazione del servizio pubblico in vista dei nuovi scenari della comunicazione.
Il consiglio di amministrazione ha ritrovato una sua armonia interna su alcune importanti scelte: ne esce rafforzato e con nuovi stimoli; ritrova una dialettica costruttiva che rispecchia anche quella assai complessa e articolata del paese, in un pluralismo di idee che non alimentano polemiche ma anzi sono fondamentali per arrivare a scelte giuste.
Mai come ieri sera, dopo il consiglio di amministrazione, ho ritrovato la conferma su alcune valutazioni che mi sono fatto da quando ho accettato questo incarico. Anzitutto la RAI è ancora, a dispetto di quello che si dice, una grande fabbrica di cultura, fatta di ottime professionalità; si tratta di liberarle dalle incrostazioni che impediscono a queste professionalità di esprimersi al meglio.
In secondo luogo, la RAI è assediata dalla concorrenza, dall'incertezza del futuro, dagli ingressi di nuovi e potenti gruppi sul mercato; bisogna dare risposte certe, sia editoriali sia legislative.
In terzo luogo, la RAI continua a fare ottimi ascolti, va bene; la base di partenza per una nuova stagione non è il grado zero. Nell'anno auditel 1996, ovvero nel periodo 7 dicembre 1995-23 ottobre 1996, la RAI ha ottenuto finora un ottimo risultato di ascolto, che possiamo sintentizzare con alcune cifre: nelle prime time le reti RAI hanno registrato un ascolto del 49,97 per cento, con un incremento dello 0,78 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nell'intera giornata l'ascolto è stato del 47,95 per cento, con un


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incremento dello 0,3 per cento, sempre rispetto allo scorso anno. Vorrei sottolineare che l'aumento di audience nel prime time è distribuito su tutte e tre le reti, non soltanto sulla rete ammiraglia (RAIUNO ha conseguito un incremento dello 0,15 per cento, RAIDUE dello 0,56 per cento, RAITRE dello 0,07 per cento); tutto questo a fronte di un calo della concorrenza Mediaset.
Mi preme anche sottolineare, con un sentimento di orgoglio aziendale, che nel periodo in cui comincia a concentrarsi il maggiore sforzo editoriale dell'emittenza commerciale, sia come stagione televisiva (settembre-ottobre) sia come fascia oraria (il prime time), il pubblico televisivo dimostra più degli anni scorsi di privilegiare la programmazione del servizio pubblico. Dal 1o settembre al 23 ottobre 1996 l'ascolto della RAI è stato del 48,95 per cento - oltre un punto e mezzo in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso - laddove il nostro principale concorrente è sceso di oltre 3 punti percentuali.
Analoghi lusighieri risultati riguardano la nostra informazione: la principale edizione del TG1, quella delle ore 20, ha ottenuto nel periodo settembre-ottobre un ascolto di quasi il 39 per cento, con un incremento di oltre 5 punti percentuali rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso. Il TG2 delle ore 20,30, non raffrontabile con quello dello scorso anno perché collocato in altro orario, si è attestato ben al di sopra del 15 per cento e il TG3 delle 19 ha sfiorato il 20 per cento, con un miglioramento di quasi il 3 per cento rispetto al 1995. Anche il TGR delle 19,30 ha guadagnato terreno, con un ascolto del 21 per cento (oltre un punto percentuale in più).
Tutti questi dati portano ad un'unica riflessione: il telespettatore crede nel servizio pubblico e nella possibilità di ottenere un'offerta differenziata e completa e sta dimostrando concretamente fiducia nel processo di riqualificazione del prodotto. Non intendiamo deluderlo.
La RAI è dunque più che competitiva: prima ad essa si restituisce fiducia, prima la si libera dalle incrostazioni e dagli spifferi esterni, prima la si mette in grado di funzionare bene, prima ci si potrà occupare compiutamente della qualità del prodotto e meglio sarà per l'azienda, e soprattutto per gli utenti, per i cittadini che si preoccupano più di quello che possono vedere che di questioni interne, di baruffe, di piccole e vecchie lotte che dovrebbero restare fuori dal servizio pubblico.
Mentre sono qui ad informarli sulle nomine decise ieri dal consiglio di amministrazione, mi preme fornire dei chiarimenti in merito ad alcune questioni che sono state frequentemente sulle prime pagine dei giornali delle ultime settimane. Spesso le polemiche nascondono i contorni reali dei problemi e le soluzioni che vengono adottate per risolverli appaiono incoerenti ed approssimative. Si dice che esiste una fuga dall'azienda di professionalità e di protagonisti dello schermo: intanto credo che non sarebbe male che si avesse verso la RAI maggior gratitudine e rispetto; ho già avuto modo di dire che si entra nei nostri studi sconosciuti e se ne esce famosi, professionalmente maturati, stimati all'esterno. La RAI fa crescere le persone e sarebbe giusto che regnasse uno spirito aziendale più forte, più serio, lo stesso che normalmente esiste in qualsiasi impresa privata, sia essa editoriale o produttiva: in questo, forse, dobbiamo imparare dalla concorrenza.
Lavorare per il servizio pubblico è titolo di merito e tale dovrebbe essere considerato. D'altra parte la RAI non smetterà mai di ringraziare quanti hanno contribuito, in quasi cinquant'anni, a renderla autorevole, uno dei più apprezzati servizi pubblici del mondo. Si dice che Pippo Baudo lascerà l'azienda: ebbene, nel rispetto della sua decisione di attendere l'evoluzione di questioni giudiziarie assentandosi dal video, deve essere noto che la RAI ha un'opzione per assicurarsi la sua collaborazione, perché Pippo Baudo fa parte del DNA di quest'azienda e di questo credo sia consapevole anche lui; è un uomo RAI, lo vogliamo con noi. Si dice che Renzo Arbore ha lasciato la RAI: Renzo Arbore è responsabile artistico di RAI International, quindi della nostra immagine nel mondo; è e sarà il nostro talent scout, uno scopritore di protagonisti e di idee;


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sarà messo in grado di lavorare sia alla televisione sia alla radio secondo le sue peculiari e famose caratteristiche. L'azienda non si priva certo neanche di lui, e questo vale per molte altre voci di abbandoni inesistenti, come quello di Mara Venier.
Insomma, ancora una volta bisogna guardare alla sostanza delle cose, al prodotto. Veniamo alla questione delle nomine dei vertici del TG1 e delle altre testate giornalistiche, sulle quali si è discusso molto. Dopo le dimissioni di Rodolfo Brancoli dalla direzione del TG1, conseguente al voto di sfiducia da parte della redazione, si è provveduto alla nomina di un nuovo direttore. Rodolfo Brancoli ha ottenuto ottimi risultati e l'azienda gli ha manifestato, anche in momenti difficili, stima e fiducia: credo che stia poi alla coscienza ed alla responsabilità dei singoli prendere decisioni come quella, legittima, di rassegnare le dimissioni. Marcello Sorgi è un ottimo professionista, lo ha dimostrato a La Stampa e nei pochi mesi passati al giornale radio: il suo spostamento, che può apparire incongruo, nasce proprio dall'esame del suo lavoro alla radio, dove ha dimostrato quelle doti di imparzialità, equilibrio e professionalità che sono indispensabili per gestire al meglio i corpi redazionali.
Per quanto riguarda Paolo Ruffini, neodirettore del giornale radio, è mia opinione che innesti di energie giovani ed esterne siano in grado di contribuire alla piena valorizzazione delle qualità e delle altissime professionalità interne. Questo bisogna fare: bisogna restituire alla RAI la capacità di ragionare editorialmente, secondo una logica di mercato, che consenta un costante rapporto fra interno ed esterno e lo scambio di diverse esperienze e percorsi che permetta un arricchimento di tutta l'azienda.
Credo che i valori morali delle persone siano la prima garanzia di imparzialità, autonomia, equilibrio, correttezza. Ho notato l'esigenza di queste qualità nella riunione che ho tenuto ieri sera con il direttore generale e con i CDR delle testate giornalistiche . È la prima volta nella storia dell'azienda che tutti i CDR si riuniscono insieme per dialogare con i vertici aziendali. Anche in questo caso è riduttivo considerare l'incontro solo come un rapporto tra due parti: è stato un colloquio molto importante per cominciare a ragionare insieme sul futuro dell'informazione pubblica.
Voglio sottolineare un ultimo punto: fra i problemi aperti vi è anche e soprattutto quello della definizione legislativa del ruolo e del destino della RAI. So bene che l'argomento in sé non rientra nei compiti di questa Commissione, per cui non entrerò nell'illustrazione dei singoli elementi che ci preoccupano e che rischiano di emarginarci nella competizione nazionale ed internazionale. Esiste tuttavia, attorno alla discussione sui disegni di legge Maccanico, un problema di procedure, che investe l'insieme delle forze politiche parlamentari e quindi i singoli componenti di questa Commissione. Si è atteso per lungo tempo l'intervento legislativo che ponesse fine alla ristretta e - lasciatemelo dire - un po' provinciale competizione fra i due gruppi televisivi; la RAI e gli altri protagonisti del mercato devono invece proiettarsi nella dimensione sovranazionale, misurarsi nel nuovo complesso mondo della multimedialità e delle nuove tecnologie. Su questo terreno si è recentemente pronunciato con forza inequivocabile il Parlamento europeo; un diverso atteggiamento del Parlamento italiano, ispirato a logiche ed interessi di parte, sarebbe dunque non solo antistorico ma anche dannoso per l'intero paese.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente della RAI per la sua relazione. Gli devo, però, una precisazione, visto che nel suo intervento ha fatto riferimento a due questioni che riguardano le procedure: la Commissione non deve concertare nulla con la RAI, poiché ha un compito istituzionale e rappresenta il Parlamento. Questo è stato peraltro chiaramente stabilito nella prima riunione dell'ufficio di presidenza, e certo non per richiesta di parte. Il fatto che non vi sia un ordine del giorno, d'altronde, è elegantemente smentito da


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quanto lei ha detto, dimostrando di aver capito quale fosse l'ordine del giorno.
Invito i colleghi che lo desiderano ad intervenire.

GIAN GUIDO FOLLONI. Presidente, considerata la particolarità della seduta notturna, vorrei chiederle di raccomandare la sinteticità degli interventi, al duplice fine di rendere ampio lo spazio per chi volesse porre questioni e di non protrarre i nostri lavori fino ad ora non conveniente.

PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Folloni per la sua osservazione. Se non vi sono obiezioni, resta inteso che il termine massimo per gli interventi è di cinque minuti, ovviamente con l'elasticità del caso.

ANTONIO FALOMI. Signor presidente, sull'ordine dei lavori, vorrei chiedere che l'audizione si esaurisca questa sera.

PRESIDENTE. Sono pienamente d'accordo, anche in considerazione degli impegni parlamentari di questo periodo, in particolare l'esame della legge finanziaria.

MARIO LANDOLFI. Cercherò di essere breve, facendo riferimento ad affermazioni contenute nella relazione del presidente Siciliano. In primo luogo, il CDA avrebbe ritrovato una sua armonia interna; domando allora: quando l'aveva perduta e perché? Inoltre, la RAI è fatta di grandi professionalità: per quale motivo, allora, è stato chiamato un esterno alla direzione del GR e perché, per tre testate giornalistiche su quattro, vi sono direttori esterni? La RAI è assediata ed occorrono risposte certe: per quale motivo stiamo assistendo, al di là delle sue parole e delle sue intenzioni, che sono sempre lodevoli, ad una fuga dall'azienda? Mi permetto di ricordarle che, nel corso della sua prima audizione, le chiesi del caso Santoro, anche per conoscere il motivo per il quale molti cominciavano a spiccare il volo da Saxa Rubra; lei, però, non ne sembra convinto, per cui le faccio l'elenco: oltre a Santoro, abbiamo Arbore che ha lasciato la direzione artistica della RAI, Brancoli che si è dimesso dalla direzione del TG1, Mara Venier che sta pensando di abbandonare la RAI, ed anche il caso Baudo che è tuttora aperto. Non mi sembra una fuga per la vittoria, presidente Siciliano!
È innegabile che all'interno del servizio pubblico radiotelevisivo vi sia un clima che si è fatto pesante dopo l'insediamento di questo consiglio di amministrazione. Accolgo però il suo invito a collaborare per rivitalizzare il servizio pubblico, nella cui validità credo; tuttavia vorrei che le intenzioni non rimanessero tali e si traducessero in fatti concreti. In realtà, anche la sua prima affermazione, con la quale ha rivendicato l'autonomia della RAI dal potere politico, è condivisibile: mi può spiegare, però, perché ha chiesto un incontro al Presidente della Camera Violante, al quale lei è legato solo in virtù del potere di nomina, mentre non vi devono essere altri tipi di rapporto? Ha chiesto un incontro anche al presidente dell'altro ramo del Parlamento, Mancino? Le chiedo ancora rispetto al balletto di nomi che ha preceduto le nomine: per quale motivo Anselmi ha rifiutato la direzione del TG1? Mi permetta una battuta: forse non era molto «popolare»!
Sempre in tema di autonomia dai partiti, è vero, presidente Siciliano, che per i capistruttura di RAIDUE le nomine effettuate sono diverse da quelle proposte in un primo momento? Faccio due nomi, Michele Serra e Anna La Rosa: è vero che figuravano nel primo pacchetto di nomine e sono stati poi inopinatamente esclusi? Se è vero, perché?

PRESIDENTE. Per chiarezza, onorevole Landolfi, lei si riferisce alla nomina del direttore di RAIDUE, Freccero?

MARIO LANDOLFI. Sì, a quella di Freccero.
Le chiedo, presidente: non ritiene che il rifiuto di Anselmi di dirigere il più importante giornale italiano, e forse europeo, sia dovuto al clima di incertezza che si respira attorno alla RAI? Penso infatti che sia capitato poche volte nella storia del servizio


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pubblico radiotelevisivo di assistere ad uno spostamento così repentino di nomi, pedine, posizioni. Quello che è accaduto al GR è emblematico: un direttore presenta il suo piano editoriale, sul quale ottiene il gradimento della redazione, e dopo tre giorni viene prelevato e spostato al TG1, mentre al GR viene assegnato un altro professionista molto valido ma esterno, nonostante la presenza all'interno del GR di nove vicedirettori, di cui due con funzioni vicarie.
Tutto questo contribuisce a creare incertezza nella RAI. Ecco allora, rispetto all'autonomia dal potere politico, l'intervista che ieri ha rilasciato il presidente e responsabile per l'informazione del PPI, componente di questa Commissione, onorevole Bianchi, l'ho definita sconcertante ma forse vi potrebbero essere aggettivi più pesanti...

PRESIDENTE. Onorevole Landolfi, la prego di rispettare il tempo che ci siamo assegnati.

MARIO LANDOLFI. Sì, concludo rapidamente.
Ho apprezzato la sua smentita, presidente Siciliano, ma non ha smentito anche il direttore generale della RAI rispetto a quegli incontri, a quel pour parler, se vi è stato, sulle nomine. Vorrei quindi che il direttore generale della RAI smentisse davanti alla Commissione che il presidente del partito popolare abbia tracciato l'identikit del direttore del TG1 e, cosa ancor più grave, abbia poi assunto informazioni per verificare la corrispondenza della nomina effettuata con l'identikit in precedenza tracciato. Questo non significa assolutamente essere autonomi ed indipendenti dai partiti: significa far rientrare dalla porta principale, stendendo una guida rossa, il potere politico, soprattutto - se mi consente, presidente - una parte del potere politico, quella che si riconosce nell'attuale maggioranza «ulivista».

ENRICO JACCHIA. Presidente Siciliano, abbiamo voluto questa audizione ed abbiamo discusso a fondo in sede di ufficio di presidenza della Commissione, allargata ai rappresentanti dei gruppi, non solo perché eravamo davvero emozionati per la maniera con cui la stampa riferiva, in pagine e pagine, del malessere interno alla RAI ma anche perché eravamo noi stessi interrogati dai nostri elettori, i quali ci chiedevano: ma cosa fate? Siete quaranta parlamentari che rappresentano la nazione per le questioni radiotelevisive e non fate niente? Abbiamo quindi voluto incontrare il consiglio di amministrazione della RAI per questo, in un momento davvero di grande ansietà.
Lei, naturalmente, considerata l'ora tarda, non poteva farci una grande esposizione ma ci ha sostanzialmente detto, come già osservava il collega Landolfi, che ci sono grandi professionalità nella RAI; anch'io le domando allora: perché, per i vertici, avete chiamato una serie di persone esterne? È stato già osservato, ma lo ribadisco perché resti agli atti. La fuga di Tizio o di Caio mi sembra invece meno importante (fra l'altro, come ha spiegato, alcuni in realtà resteranno).
Lei invece parla di piccole e vecchie lotte nella RAI. Per 15 anni ho fatto l'opinionista: le lotte ci sono, ma dire questo significa rimpicciolire la dimensione dell'angoscia interna. Queste piccole lotte si ripercuotono poi sulla stampa con un'ampiezza enorme: è qualcosa di più di piccole gelosie, mi creda.
Sulle nomine e sul caso Anselmi vorrei dire che Brancoli - mio ex collega, come Anselmi, al Corriere della Sera - ha operato bene, come lei stesso ha detto. Chi lo conosce sa che è un uomo molto valido: come mai è stato bocciato dal comitato di redazione? A noi interessa saperlo. Intendiamoci: se facciamo un salto a Saxa Rubra capiamo subito che cosa è successo. Ma sarebbe anche interessante che il presidente della RAI ci dicesse perché una persona che tutti stimate alla fine se ne va.
Per quanto riguarda il disegno di legge Maccanico, le assicuro che ce ne occupiamo: ne abbiamo parlato anche ultimamente in ufficio di presidenza. Ringrazio poi il direttore Iseppi di avere inviato al


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presidente l'istruzione di servizio sul comportamento di dipendenti e collaboratori della RAI, a suo tempo emanata da Minicucci. L'ho letta attentamente: è molto breve e forse non risponde su tutti gli aspetti che volevamo evidenziare; potremo tornarci su.
Da ultimo, e qui parlo a nome della segreteria politica della lega...

PRESIDENTE. Ciascuno di noi parla a nome della nazione, senatore Jacchia (Commenti).

ENRICO JACCHIA. Devo dire, presidente Siciliano, che nel mese di settembre l'apparizione in video di parlamentari della lega è molto diminuita. Ho chiesto al direttore generale di dare informazioni scritte e lo ringrazio per avermele mandate. Però tali informazioni non sono altro che il volumetto pubblicato dall'Osservatorio di Pavia e da esse non si ricava niente perché si tratta di dati aggregati. Vogliamo sapere perché, per chiedere che ore sono, si intervisti l'onorevole Casini (e lui risponde), mentre invece è tanto difficile garantire la pluralità.
Su questo aspetto - so che è possibile farlo perché conosco i palinsesti - prego il direttore generale di farci pervenire uno «spaccato» delle apparizioni in video e in radio dei principali protagonisti della vita parlamentare, compresi quelli della lega.

MARCO FOLLINI. Risparmio al senatore Jacchia ed alla Commissione la considerazione sul fatto che alcuni partiti di minoranza hanno una visibilità che potrebbe essere maggiore; peraltro, mi associo anch'io alla richiesta - che è essenziale ai fini della par condicio - di aver disponibili dati che consentano di ragionare sul punto essendo meno condizionati dall'impressione che può scaturire da un'apparizione televisiva.
A me è capitato ieri di rilevare che le due nomine principali decise dal consiglio di amministrazione - quelle di Marcello Sorgi e di Paolo Ruffini - riguardano eccellenti professionisti, dei quali almeno a me risulta particolarmente difficile individuare l'orientamento politico. Quindi interpreto queste nomine come una prima inversione di tendenza rispetto ad altre nomine che nell'agosto scorso avevano connotato molto massicciamente la RAI come un'azienda fortemente condizionata dalle novità politiche del 21 aprile e dalla formazione di una maggioranza di centro-sinistra.
Nel fare questa osservazione mi rendo conto naturalmente di pormi a cavallo tra la mia percezione della realtà e un auspicio che potrà o meno trovare conferma, e che peraltro viene smentito, rispetto a una serie di nomine di livelli meno visibili e significativi, in ordine alle quali - mi scuso per l'approssimazione del ragionamento - la mia impressione è che sia andata in onda una sorta di «di tutto, di più» della maggioranza di centro-sinistra.
In altre parole, credo che vi sia un'asimmetria che non riguarda le indicazioni dei partiti o dei poli ma la tendenza di una parte significativa degli operatori e soprattutto del prodotto a collocarsi in un punto dello scontro politico che a mio giudizio è più vicino alla maggioranza che alla minoranza. Naturalmente ho la consapevolezza che questa vicenda è fortemente condizionata dal fatto che il sistema dell'informazione nel nostro paese è passato nel dopoguerra attraverso due diversi trattati di Yalta. Abbiamo avuto una prima Yalta che ha tracciato un confine tra la televisione e la carta stampata, portando molta parte della cultura cattolica ad esprimersi nella televisione ed attestando una sorta di egemonia della cultura giornalistica laica sulla carta stampata.
Poi abbiamo avuto una seconda Yalta - a mio giudizio un po' leggendaria ed immaginaria - che tende a collocare nella RAI e nel servizio pubblico giornalisti più «sensibili» alla politica e che tratteggia - secondo me con qualche generosità - un mondo della carta stampata nel quale l'influenza politica non avrebbe varchi per affermarsi.
Mi rendo conto che proprio mentre queste due Yalta vanno esaurendo la loro spinta propulsiva, il loro ricordo condiziona vicende come quella su cui stiamo


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ragionando questa sera e capisco che le nomine decise possano suonare come una sorta di delegittimazione di un ambiente interno il quale invece - come sa chi lo conosce - possiede risorse, capacità, talenti e professionalità tali da non richiedere il soccorso di giornalisti che provengano dalla stampa.
Sono consapevole che questo problema riguarda la RAI per metà; se fossimo in una condizione di normalità, se funzionasse la porta girevole che consente facilmente ad un giornalista di provenienza RAI di avere posizioni di responsabilità presso altre aziende editoriali, il «viceversa» sarebbe meno oneroso e si presterebbe meno ad equivoci come quelli che sicuramente hanno determinato una parte delle proteste.
Credo che nessuno abbia il diritto di farne una bandiera ideologica. Lo scontro tra candidati interni ed esterni non giova né alle persone né all'azienda. Anche chi ha avuto modo di lamentare il carattere «esterno» delle nomine effettuate, contemporaneamente ha trovato la maniera di lamentare che altri esterni di grande prestigio non avessero accettato di dirigere il telegiornale: il problema quindi ha molti risvolti.
Credo tuttavia che su questi aspetti la RAI debba riflettere. Faccio un'ultima considerazione, la quale contiene la domanda al presidente Siciliano. Ho sentito nella sua relazione un forte patriottismo aziendale ma anche una qualche insofferenza alle critiche. Ricordo che la RAI delle critiche, del trovarsi sotto tiro, si è sempre fatta forte; ha sempre tratto un suo ordine dal disordine e dalla polemica che la avvolgeva. I segnali di malessere mi sembra siano evidenti, al di là dei dati di ascolto; c'è la protesta delle redazioni, una ricerca di identità incompiuta, un impatto con la politica, con tutto ciò che questo comporta.
La domanda, in cui culmina tutto il mio ragionamento, è se il presidente Siciliano riconosca oggi in RAI l'esistenza di un malessere particolare, se vi sia cioè la consapevolezza che alcuni problemi, alcune difficoltà, alcuni sintomi di crisi sono inediti. Le chiedo se non creda che le critiche che qualche volta possono nascere con foga polemica non riflettano un momento particolare nella vita dell'azienda, alle quali legittimamente quest'ultima risponde citando i buoni risultati, ma sulle quali credo che essa abbia il dovere di interrogarsi.

PRESIDENTE. Onorevole Follini, mi riconoscerà una certa elasticità nel far rispettare i tempi!

ANTONIO FALOMI. Presidente, sarebbe però opportuno consentire anche a quelli che parleranno dopo di esprimersi agevolmente e quindi richiamare tutti al rispetto dei tempi.

PRESIDENTE. Prego senz'altro i colleghi di attenersi al limite fissato.
Prima di dare la parola al presidente Siciliano per la sua risposta, vorrei porgli alcune brevi domande soprattutto sui criteri seguiti, per non entrare nel merito delle scelte che competono all'azienda.
A proposito di criteri - riprendendo quanto detto dal senatore Jacchia e dall'onorevole Follini - lei ha parlato, nella sua relazione, di liberare la RAI dai partiti. Le rendo noto che il quotidiano Milano finanza pubblicherà domani - le agenzie lo hanno anticipato - una ricerca sui dati dell'Osservatorio di Pavia. Dal 1o al 30 settembre le tre reti televisive RAI hanno dedicato - per quanto riguarda il tempo direttamente gestito dai partiti e dalle istituzioni - il 31,3 per cento dello spazio alla comunicazione diretta del Governo, il 30,9 per cento alla coalizione che sostiene il Governo (siamo al 61 per cento), il 18,2 per cento alla coalizione di centro-destra, il 7,2 per cento alla lega nord (ricordo che il dato si riferisce al mese di settembre, durante il quale la lega ha avuto grande visibilità a causa della manifestazione che ha tenuto).
Le chiedo allora quali sono i criteri di pluralismo cui si attiene l'azienda, in presenza di dati come questi che appaiono oggettivamente squilibrati. A ciò si collega un'altra questione: domani lei riceverà


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una mia lettera - conseguente ad un'osservazione dell'onorevole Fragalà - concernente la presenza di parlamentari esperti in varie materie che appaiono in televisione. La stessa questione era stata solleva anche dall'onorevole Servello in relazione all'onorevole Montesano e all'onorevole Mauro. Ci sono molti esperti di spettacolo e di sport in Parlamento, ma soltanto quei due sono stati ascoltati. Vorrei anche a questo proposito capire in base a quali criteri vengano scelti solo alcuni personaggi.
Un'altra domanda si ricollega alle questioni sollevate dagli onorevoli Landolfi e Follini circa i problemi interni all'azienda. Quest'ultima è liberissima di decidere in autonomia chi nominare direttore di questa o quella testata; il problema che si pone è quello del malessere e quindi del risultato del prodotto che si fornisce al pubblico in presenza di un clima di demotivazione quando un direttore di giornale radio - dopo aver avuto la fiducia 10 giorni prima - viene dirottato in altra rete e quando al telegiornale di RAIUNO avviene quello che è avvenuto. C'è il rischio - ma qui entriamo nel campo delle indiscrezioni che circolano sui giornali - che in quel telegiornale, per la nota vicenda, i vicedirettori arriveranno da altri telegiornali, squilibrando anche altre redazioni.
Sarebbe opportuno comprendere anche a questo proposito quali siano i criteri seguiti: potremmo arrivare all'assurdo che al TG1 nessun redattore di quella testata sia ritenuto degno di diventare vicedirettore o direttore.
La concorrenza interna tra le testate è un problema sul quale faccio una riflessione; se vorrà, mi risponderà. Nella sua relazione lei ha elogiato il TG2 - come gli altri telegiornali - sostenendo che si trova ben al di sopra del 15 per cento. Per quale motivo allora - se ciò è vero - si collocherà la trasmissione di successo del dottor Biagi in coincidenza con quel telegiornale? Immagino che non vi siano ragioni politiche; vorrei allora comprendere il motivo di questa decisione, che porta una trasmissione di informazione a concorrere direttamente con un telegiornale della RAI.
Le chiedo poi se è vero che le nomine di ieri sono state decise a maggioranza, per quale motivo ciò è avvenuto e se vi sono state astensioni. Purtroppo non sono presenti altri consiglieri d'amministrazione: spero quindi che il presidente possa rappresentare la loro opinione sul punto.
Un'altra domanda piuttosto importante è relativa alla questione sollevata dal collega Landolfi, concernente le dichiarazioni dell'onorevole Bianchi. Nel suo comunicato - che per altri aspetti ho apprezzato - lei non ha speso una parola a sostegno del dottor Mimun e della dottoressa Annunziata, individuati da colui che si è indicato come vostro interlocutore (secondo lei abusivamente) come direttori in quota Polo e PDS (cito testualmente dall'intervista). Se ciò fosse vero vorrebbe dire che c'è stata lottizzazione nelle nomine, che lei invece ha sempre negata. Vorrei capire allora se la dottoressa Annunziata rappresenti il PDS e il dottor Mimun il Polo; anche perché - pur rifiutando gli identikit - gli eccellenti professionisti nominati ieri alla direzione del TG1 e del giornale radio sono gli stessi sui quali il vostro interlocutore aveva espresso gradimento.
Ho il timore - spero che non sia anche il suo, anzi sono sicuro della sua buona fede - che ci sia il rischio di incrinare definitivamente la credibilità del servizio pubblico. Auspicherei sul punto parole chiare del vertice RAI circa la volontà di rilancio di tale servizio, che rischia di essere danneggiato da questa situazione,

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Presidente, alla sua domanda se Mimun e Annunziata siano espressione di una lottizzazione mi pare di avere già risposto nel nostro primo incontro; in quello che ho detto ed implicitamente nella mia risposta all'onorevole Bianchi appare chiaro che non credo assolutamente a questo tipo di valutazione. La lottizzazione non c'è stata e non c'è: la difesa migliore di se stessi Clemente Mimun e Lucia Annunziata la danno con i loro telegiornali.
Mi sembra di aver già detto molte cose: ripeterle mi parrebbe ozioso. A chi mi


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chiedeva perché ci sia gente che se ne va, ricorderò che nei primi mesi del consiglio di amministrazione Moratti (tra agosto e dicembre) fu licenziato il direttore del personale Celli, ci fu la rinuncia del direttore di RAIDUE Iseppi e di RAITRE Zavoli, del direttore di Videosapere Bevilacqua, del direttore della TGS Tosatti, le dimissioni del consigliere Marchini e del direttore generale Billia. Oggi sono entrati Timperi, Sorgi, Ruffini, Annunziata, Freccero; Baudo è lì, come Mara Venier.
Questa mattina leggevo un titolo: «La RAI dà spettacolo». Devo dirlo ai colleghi della carta stampata: allo spettacolo della RAI loro contribuiscono molto (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, il presidente può dire quello che vuole: non possiamo censurarlo!

ANTONIO FALOMI. Si è trattato della dichiarazione di un parlamentare...!

PRESIDENTE. Onorevole Falomi, la prego di ascoltare con attenzione: ho fatto riferimento al comunicato del presidente della RAI su quelle dichiarazioni, che è cosa ben diversa da quello che lei mi attribuisce!

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Volevo semplicemente dire che - come ha rilevato molto bene il senatore Jacchia - la stampa prende in considerazione in misura enorme la RAI. Brancoli - lo hanno detto ieri sera i componenti del comitato di redazione durante la riunione cui facevo cenno - se ne è andato perché ha avuto la sfiducia sui piani editoriali presentati: non c'è altro motivo.
Che le nomine siano - per così dire - buone, credo l'abbiate riconosciuto tutti. Si tratta di professionisti di alto profilo il cui cartellino, la cui casacca sono difficili da individuare, per un semplice motivo: perché credo che così siano anche tutti gli altri. La loro professionalità, l'ho già detto in occasione del nostro primo incontro in questa sede, è garanzia di equilibrio e chi lavora in RAI deve essere considerato e valutato proprio in base alla sua capacità di equilibrio. In questo senso chiedo una collaborazione alla Commissione di vigilanza, invitando tutti i commissari a tenere presente questa necessità: non, quindi, per una indifferenza alla politica ma per un naturale rapporto equilibrato che deve esserci tra la politica e chi nel servizio pubblico fa informazione.
Tra le professionalità della RAI e l'esterno esiste una circolarità. Il direttore Rossella, per esempio, è passato dal TG1 a dirigere un grande quotidiano nazionale, a dimostrazione del fatto che, una volta entrati in RAI, non viene apposto alcun «tappo».
Mi è stato chiesto di confermare il manifestarsi di un malessere obiettivo e nuovo. Sono al vertice della RAI da tre mesi ed avverto, certo, una fibrillazione. Devo dire però che tale fibrillazione emerge soltanto nel momento in cui l'esterno freme, talvolta anche - lasciatemelo dire - in modo sconsiderato. Sono i modi con i quali si guarda la RAI che provocano all'interno di essa dei trasalimenti.
Il rapporto con l'esterno - lo ribadisco - è giovevole, soprattutto sul piano dell'acquisizione di professionalità. L'accoglienza che un giornalista come Paolo Ruffini ha fatto alla nostra proposta è un dato da valutare molto positivamente. E così è stato per tutti gli altri. La RAI ha bisogno di questo rapporto con l'esterno perché l'autoreferenzialità incrementa quel disagio e quella fibrillazione che certamente sono segno di poca chiarezza e di poca vitalità.
I vicedirettori, presidente Storace, li scelgono i direttori. I criteri, quindi, appartengono a questi ultimi. E questo aspetto non posso che difenderlo: sceglieranno fuori del TG1... Questo non lo so. Non l'ho letto nemmeno sui giornali. Debbo dirle con molta sincerità che in questi giorni sono stato un lettore molto distratto dei giornali.

PRESIDENTE. A causa delle troppe telefonate?

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. No, per un mio desiderio preciso.


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I giornali hanno dedicato alla RAI forme molto pressanti di osservazione ed ho quindi preferito essere sereno e, con questo spirito, guardare all'azienda. Molte volte - me lo lasci dire - si leggono i giornali e si hanno trasalimenti che non si dovrebbero avere. È successo più volte di leggere sui giornali racconti di fatti RAI frutto di fantasia, a volte anche pregevole.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Vorrei fornire qualche chiarimento sui dati di settembre, che è un mese particolare. In tale mese la lega nord ha avuto il 18 per cento di presenza in tutti i generi televisivi...

PRESIDENTE. Si riferisce ai telegiornali?

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. No (Commenti del senatore Jacchia).

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. I dati sono forniti mensilmente. Nel dato riferito a settembre, che è l'unico sul quale si può ragionare, è contenuto il riferimento a tutti i generi televisivi, sia che si tratti di informazione sia che si tratti di altro. La lega ha avuto il 18 per cento, e la classifica relativa alle cento persone che più sono apparse vede al primo posto Bossi...

ANTONIO FALOMI. Bossi vi ha preso tutto lo spazio!

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. ... al quarto posto la lega, al ventesimo posto... Ripeto: settembre è un mese particolare.
Per quanto concerne il dato riferito al Governo, è stato computato nella misura del 32,3 per cento. Va osservato che sempre, anche in passato, quando era espressione di una diversa maggioranza, il Governo copriva presenze per circa un terzo della comunicazione politica. Il dato, quindi, non è riferito al Governo in carica ma ha valenza generale. La percentuale relativa al Governo in tutti gli anni ai quali facciamo riferimento è sempre più o meno equivalente ad un terzo di tutta la comunicazione politica.

PRESIDENTE. Non si tratta certo di una buona notizia!

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Non so se sia una buona notizia: sto dicendo che non si tratta di una novità.

ELIO VITO. Bisognerebbe calcolare il dato riferito al Governo insieme a quello relativo alla percentuale di presenza della maggioranza.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Per quanto riguarda la domanda sui capistruttura, la cosa certa è che non vi è stata mai alcuna nomina senza l'assenso dei direttori di rete. Tutto ciò che è avvenuto, è avvenuto con un consenso esplicito.

MARIO LANDOLFI. In verità, io avevo posto un'altra domanda. Comunque, sono abituato alle sue non-risposte.

PRESIDENTE. Potrebbe essere più preciso sul quesito che le ha posto l'onorevole Landolfi?

MARIO LANDOLFI. Non mi ha risposto!

PRESIDENTE. Scusi, direttore, ma compito del presidente di questa Commissione è anche quello di garantire - il discorso vale per tutti - che le domande ricevano una risposta. Comunque, se il direttore ritiene di non rispondere, è nella sua facoltà.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Non è che non voglia rispondere. Rispetto alla logica interna delle proposte, c'è sempre un minimo livello di dialettica e tutto quello che avviene, avviene con il consenso dei direttori, altrimenti non accade nulla.

MARIO LANDOLFI. Adesso è più chiaro.


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FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Per quanto concerne Bianchi, non ho mai ricevuto un identikit da parte di quest'ultimo, che pure conosco. Quella mattina me la sono cavata con una battuta, che credo sia stata ripresa anche dai giornali; ho detto che Bianchi era talmente informato da confondere Sorgi con Sorge. Mi è sembrato, in questo modo, di dare una risposta più che significativa.
Quanto a Biagi, il problema si era posto già lo scorso anno e Mimun aveva giustamente detto di non avere bisogno di alcun tipo di protezione, nel senso che avrebbe potuto reggere qualsiasi tipo di confronto. Quest'anno avrà la possibilità di dimostrarlo, dal momento che Biagi farà i suoi cinque minuti in una fascia oraria compresa tra lo sport e l'attuale trasmissione Zingara. Del resto, non si tratta di una novità. In passato, per esempio, Barbato faceva i suoi cinque minuti «contro» il TG1.

PRESIDENTE. In realtà, la domanda che le è stata posta al riguardo era diversa. Il problema riguarda non solo Minum, ma un discorso di scelta aziendale, nel senso di mettere in concorrenza i giornalisti. Ritenete di dover effettuare questo tipo di scelta?

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Non è una concorrenza di tipo specifico, ma un approfondimento a fronte di un'informazione di cronaca.

PRESIDENTE. Presidente Siciliano, ad alcune domande non è stata fornita risposta.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Pensavo di averlo già fatto.

ANTONIO FALOMI. Presidente, lei continua a non darmi la parola! Rispetti l'ordine delle iscrizioni a parlare!

PRESIDENTE. Io debbo garantire il diritto...

ANTONIO FALOMI. Sì, ma c'è anche il diritto di chi si è iscritto a parlare!

PRESIDENTE. Vorrà dire che al termine dell'incontro consegnerò al presidente Siciliano l'elenco delle domande alle quali non è stata fornita risposta! Se questo è il metodo...! L'obiettivo è di evitare che altri colleghi pongano domande già formulate ma alle quali non sia stata fornita risposta (Commenti del senatore Falomi). Senatore Falomi, potrebbe parlare quando gli viene concessa la parola, per favore?
Vorrà dire che se altri commissari riproporranno domande già poste, perderemo ulteriore tempo! Sto seguendo un certo criterio ai fini dell'economia del dibattito. Se lei vuole fare notte, siamo disponibili...! Do ora la parola all'onorevole Bosco.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Scusi, presidente, ma volevo dire...

PRESIDENTE. Sempre che non si offenda il senatore Falomi...!

ANTONIO FALOMI. Sei tu che fai l'offeso!

PRESIDENTE. Ogni volta è un problema! Io sto facendo il mio dovere, lo stesso al quale adempie il Presidente della Camera! Prego, presidente Siciliano.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Quanto all'esigenza di concordare le riunioni, il problema è che si concorda la data e, in genere, mi pare che si convochi ad horas... Questo deriva semplicemente dal fatto che la RAI ha degli impegni.

PRESIDENTE. Le assicuro che anche i parlamentari ne hanno molti. Do la parola all'onorevole Bosco.

RINALDO BOSCO. Presidente, cederei il turno al collega Rossi.

PRESIDENTE. Si tratta di una prassi un po' inusuale. Comunque, onorevole Rossi, parli pure.

ORESTE ROSSI. Non sono affatto soddisfatto delle risposte fornite dal presidente e dal direttore generale della RAI in


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merito al polverone, sollevato dai mezzi di informazione, sulle dichiarazioni di Bianchi. In tale contesto, sono state fatte affermazioni molto gravi, alcune delle quali al limite della calunnia. Il quotidiano la Repubblica, per esempio, riporta la seguente dichiarazione: «Qui la fanno da padrone i cattolici. È la vecchia DC che ritorna. Con Iseppi al comando, potente direttore generale che piazza i suoi uomini a pioggia in tutte le strutture e con le due signore del dissenso in consiglio, Olivares e Mursia, che non possono far altro che votare contro». Si tratta di affermazioni gravissime.

PRESIDENTE. Però, onorevole Rossi, sono attribuite a fonti anonime.

ORESTE ROSSI. Mi dispiace, ma è il giornalista che scrive questo!

PRESIDENTE. Sì, ma qui non stiamo svolgendo l'audizione di un giornalista de la Repubblica. Al massimo, possiamo chiedere conto al presidente Siciliano delle sue affermazioni, non di quelle che gli vengono attribuite da altri.

ORESTE ROSSI. In realtà, stavo per chiedere al presidente Siciliano la ragione per la quale non siano state smentite queste notizie. La stessa Lucia Annunziata ha dichiarato (non si tratta di un anonimo, presidente, dal momento che tali dichiarazioni sono riportate con le virgolette): «La teoria di Bianchi mi risulta sia stata esposta anche in consiglio da alcuni consiglieri». Mi permette, presidente Storace, di chiedere ai responsabili della RAI se questa dichiarazione corrisponda al vero?
Quanto alle preoccupazioni relative al fatto che Mara Venier e Renzo Arbore possano lasciare la RAI, non le condivido perché ritengo che se la RAI passasse da una conduzione familiare (visto che Arbore è il fidanzato della Venier e la figlia di quest'ultima è anch'essa in RAI, quando in Italia abbiamo molti artisti che potrebbero lavorare se qualcuno andasse via) ad una conduzione di tipo diverso, potrebbero aprirsi le porte a giovani talenti che invece sono trascurati.
A parte questa considerazione, la domanda alla quale chiedo venga fornita risposta è la seguente: è vero che in consiglio di amministrazione della RAI si è parlato delle stesse dichiarazioni di Bianchi, prima ancora che questi le rilasciasse?

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Non sono soddisfatta della risposta fornita alla domanda volta a conoscere la ragione per la quale si manifesti la tendenza ad utilizzare professionalità esterne quando all'interno dell'azienda già esistono professionalità che andrebbero valorizzate. I vicedirettori sono ben 107; eppure si è andati ad attingere all'esterno! Analogo fenomeno si è verificato con i giornalisti RAI, che sono più di 1.500. Il presidente Siciliano ha osservato che l'osmosi tra l'azienda, la società e la carta stampata è positiva. A mio avviso, si tratta invece di una scelta antieconomica e anche punitiva ed umiliante nei confronti di coloro che all'interno dell'azienda esprimono una loro professionalità.
Vorrei ora affrontare un aspetto attinente alla questione morale. Ho la sensazione che la RAI sia una grande corruttrice nei confronti dei critici che si occupano di televisione. Mi riferisco a critici che scrivono sui quotidiani, con i quali viene concluso un contratto di collaborazione da parte della RAI. Penso, in particolare, a Latella, che scrive su SETTE, a Calcagno del Corriere della Sera e a Pierleoni de l'Agenzia Italia. Si tratta di nomi scelti a caso, perché se ne potrebbero fare anche altri. Non ritiene che in questo modo la critica radiotelevisiva, quella che appare sui quotidiani, finisca per essere telecomandata e che tutto ciò apra un aspetto non indifferente della questione morale?
Le nomine dei vicedirettori e dei capistruttura, ha detto il presidente Siciliano, sono state informate alla professionalità. Indubbiamente, si tratta di un aspetto che va posto in evidenza; tuttavia, se esaminiamo le nomine relative a RAIDUE, l'impressione è che vi sia sì professionalità ma attinente soltanto ad una monocultura: c'è, in particolare, quella della sinistra,


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comunisti e postcomunisti, per quanto riguarda sia i vicedirettori sia i capistruttura.
Quanto poi alla cultura considerata nel senso ampio del termine, basterebbe andare a vedere la trasmissione L'altra edicola, trasmessa su RAIDUE. Poco fa, intervenendo in una fase accessa, quasi rissosa della discussione che stiamo svolgendo, ho commentato: «Mi sembra di assistere a L'altra edicola!». Vorrei sapere dal presidente Siciliano se il CDA abbia adottato adeguate misure o, per lo meno, contattato il direttore di RAIDUE con riferimento a questa trasmissione, condotta da Silvia Ronchey e Giuseppe Scarafia, che si è occupata di temi religiosi, in particolare dando uno spazio a Gianni Vattimo (cosa che, ben inteso, condivido), il quale ha ricevuto una forte contestazione rissosa da parte di Aldo Busi. Non mi pare, francamente, che si tratti di un esempio di trasmissione culturale, nonostante sia stata presentata, anche alla stampa, sotto questa veste. Credo, insomma, che sia stato sfiorato il massimo. Se poi lei ha visto Striscia la notizia ed ha ascoltato le frasi pronunciate da una stizzita Ronchey a Scarafia («Adesso come facciamo? Pensare che l'avevamo fatto apposta!»), si sarà reso conto che non si è trattato soltanto di un incidente di percorso ma di un preciso obiettivo perseguito dai conduttori. Ritengo si tratti di un aspetto molto grave. Se questa è la linea culturale della nuova RAI, credo che rimpiangeremo la vecchia RAI, anzi la vecchissima RAI (non mi riferisco a quella della Moratti, perché non voglio fare questi paragoni).

PRESIDENTE. Su questo punto, spero ci lasci libertà di valutazione!

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Certo!
Vorrei conoscere la valutazione del presidente Siciliano in ordine ai giudizi espressi dal responsabile dell'Autorità per l'editoria, professor Casavola, sui servizi televisivi contrari alla famiglia. Il professor Casavola si è riferito sia al servizio pubblico sia al servizio privato. Lei è responsabile del servizio pubblico e, quindi, non posso certo chiederle di esprimere un'opinione sul servizio privato. Personalmente, concordo con Casavola il quale, sotto questo profilo, condanna l'uno e l'altro. Qual è la sua opinione al riguardo? In particolare, quale iniziative il CDA intende mettere in cantiere per ripristinare il rispetto dei valori previsti dalla nostra Costituzione repubblicana, qual è quello della famiglia?
Passando all'ultima domanda, desidero soffermarmi sul TG3, che ho avuto occasione di vedere recentemente; anche se ho sempre apprezzato Lucia Annunziata allorché conduceva programmi televisivi politici, mi sembra che oggi il TG3 sia troppo appiattito sul politico. Non ritiene, presidente Siciliano, che sia doveroso un recupero del sociale, che in passato era presente nello stesso telegiornale? Ricordo anzi che nel precedente TG3, quello che veniva definito «Telekabul», forse tale presenza era addirittura eccessiva, ma attualmente sarebbe opportuno - lo ripeto - un recupero del sociale.
Infine, dopo aver visto un'intervista dell'astrofisica Margherita Hack sulle prese di posizione del Papa in materia di evoluzionismo, non ho compreso per quale motivo sia stata intervistata la stessa Margherita Hack che è, appunto, un'astrofisica e quindi non credo sia un'esperta in materia di evoluzionismo. Perché non è stata ascoltata, per esempio, Rita Levi Montalcini (cito una studiosa che ha approfondito anche il tema della genetica ed ha vinto addirittura il premio Nobel)?
Ritengo che queste cadute verificatesi negli ultimi tempi denotino una certa disattenzione non tanto da parte sua, presidente, in quanto lei può intervenire soltanto ex post e tutto questo rientra in una sfera di autonomia (è stato ripetuto tante volte e lo comprendo), quanto piuttosto da parte dei direttori o di coloro che comunque sono investiti di responsabilità.

GIAN GUIDO FOLLONI. Cercherò di attenermi al limite di cinque minuti, anche perché, al di là della sovraesposizione che lei, presidente, lamenta sia intervenuta sui giornali (i quali però sovraespongono


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fatti veri di cui l'opinione pubblica si è resa conto), per dare risposta alle questioni vere basterebbero poche parole.
Non le chiederò, come hanno fatto altri colleghi (perché non credo che questo rientri tra le funzioni della Commissione di vigilanza), i minutaggi riservati alla parte politica che mi ha collocato in questa responsabilità parlamentare. Se e quando disporrò degli elementi necessari, mi rivolgerò a chi è tenuto a garantire il rispetto della legge sulla par condicio.
La prima questione che intendo sollevare deriva da un'affermazione del presidente Siciliano - altri colleghi l'hanno già sottolineata - sull'autonomia della RAI dal potere politico. Lo dico perché in altra occasione ho sollevato il problema dei poteri di questa Commissione e la mia domanda può apparire sgarbata, ma in realtà non lo è: si tratta di una riflessione che ho fatto e che riguarda la natura del rapporto tra l'azienda RAI e l'istituzione parlamentare, che in questa Commissione vede l'impegno di deputati e senatori ad occuparsi dell'azienda. In particolare, non ho compeso a chi creda di dover rispondere il presidente della RAI: una volta nominato, se egli sbaglia, chi sindaca il suo operato? Inoltre, chi ne trae le dovute conseguenze laddove sorgesse un conflitto tra l'indirizzo che il servizio pubblico dovrebbe seguire e quanto accade nell'azienda? Non si pone soltanto un problema di autonomia dal potere politico, ma si tratta anche di capire a chi risponda oggi il vertice della RAI. Tale questione, a mio avviso, soggiace anche alla sovraesposizione intervenuta sulla stampa.
A questo stesso problema sarebbe collegata una seconda domanda, che però non pongo: mi limito a constatare l'assenza degli altri componenti il consiglio di amministrazione, al cui interno si è in qualche modo manifestato - come è parso dalla lettura dei giornali - un conflitto forte intervenuto al vertice dell'azienda; il presidente della RAI ha affermato che tale conflitto è stato superato, ma non si è compreso come, quando e se lo sia stato effettivamente, nonché che cosa ciò abbia significato.

PRESIDENTE. Era la domanda che avevo posto ed alla quale volevo che il presidente della RAI rispondesse, ma il senatore Falomi ha ritenuto di no.

GIAN GUIDO FOLLONI. Apprezzo i complimenti al precedente consiglio di amministrazione impliciti nei dati che lei ci ha fornito sul buon andamento degli ascolti, frutto dei palinsesti che lei ha ereditato; questo mi fa piacere e sono lieto che sia stato evidenziato, anche perché si tratta di una difesa dell'azienda, che mi è particolarmente cara.
Una delle preoccupazioni sorte in questa fase nell'opinione pubblica (le chiedo di fugarla) è che sia in atto nell'azienda una sorta di smantellamento, ovvero che il terremoto perdurante, di cui i giornali sono stati testimoni e specchio, sia frutto di insipienza oppure di perfido calcolo. In altri termini, il terremoto è stato provocato oppure è intervenuto casualmente? Non ricorderò tutti i direttori che se ne vanno e le sfiducie, ma con riferimento a queste ultime desidero porle ancora una domanda: perché Brancoli è stato lasciato solo? Credo che nella sfiducia al direttore di un giornale, così come a quello di una testata televisiva, l'atto di sindacato del comitato di redazione giudichi non soltanto lo stesso direttore, ma anche l'editore che l'ha scelto. Perché - lo ripeto - Brancoli è stato lasciato solo di fronte al corpo redazionale? Perché l'azienda non ha risolto il conflitto mediante una trattativa seria con la testata? Le chiedo tutto questo proprio nello spirito di comprendere in che modo si custodisca un'azienda che mi è particolarmente cara.
Vorrei inoltre sapere perché continuino ad essere designati direttori che sono bravi professionisti ma risultano estranei allo specifico professionale. È vero che il dottor Sorgi deve il suo buon risultato al generoso supporto dei professionisti già operanti nella testata, che questi gli hanno assicurato durante il periodo di apprendistato, per cui il suo spostamento al TG1 interrompe una virtuosa collaborazione nell'ambito della radiofonia? È stato utile


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per l'azienda interromperla? Non c'era altra soluzione?
Non intendo ora discutere dell'imparzialità dei direttori e dei vicedirettori, che potrà essere valutata alla prova dei fatti; mi interrogo invece su un altro problema e credo che questo sia il senso dell'obiezione sollevata sul pluralismo che oggi esiste nell'azienda: mi riferisco all'imparzialità delle scelte compiute con i direttori; perché le qualità eccellenti vengono reperite in una metà di orizzonte che è rappresentantiva, prevalentemente se non in toto, di una parte e non dell'intero paese?

FRANCESCO SERVELLO. Non porrò molti quesiti, perché il tono usato dal presidente Siciliano, di cui parlerò tra poco, mi induce a limitarmi ad una sola domanda. Mi riferisco, in particolare, alla fantasia che è stata usata nelle scelte, nelle nomine ed al riguardo citerò un unico esempio: vorrei sapere perché sia stata inventata per Umberto Bonetti la carica di assistente del direttore di RAITRE per incarichi da svolgere sul territorio americano. Non si comprende, infatti, perché RAITRE abbia più delle altre reti compiti da svolgere in America. Sarebbe stato sufficiente dire al dottor Bonetti di ritornare in Italia non avendo più compiti aziendali negli Stati Uniti.

PRESIDENTE. Può ripetere la qualifica alla quale ha fatto riferimento?

FRANCESCO SERVELLO. La qualifica è di assistente del direttore di RAITRE per incarichi da svolgere sul territorio americano.
Pur limitandomi a questo aspetto, plaudo a ciò che ha affermato il presidente circa la dichiarazione di principio e di intenti, valida certamente per il futuro, sull'autonomia della RAI dai partiti. Tuttavia, quanto ha dichiarato il presidente del PPI Bianchi è scritto tra virgolette, il colloquio si è tenuto e non mi risulta che egli abbia accettato in materia alcuna smentita.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Non conosco il presidente del partito popolare.

FRANCESCO SERVELLO. Egli comunque ha fatto dei nomi ed il consiglio di amministrazione ha scelto esattamente i due nomi che aveva indicato, dicendo che erano quelli destinati a riequilibrare le nomine rispetto a quelle effettuate in precedenza a RAITRE e così via.
Abbiamo poi ascoltato un'affermazione di principio molto bella circa l'armonia che si è creata come per incanto nel consiglio di amministrazione della RAI. Tuttavia, mi stupisce molto il fatto che questa sera non sia presente neanche un componente dello stesso consiglio di amministrazione, ad eccezione del presidente. Si tratta evidentemente di un'armonia al silenziatore, che i componenti del consiglio hanno voluto manifestare questa sera; non so se sia un atteggiamento polemico o soltanto di condiscendenza.
Circa i risultati conseguiti, è stato sottolineato il fatto che il TG1 ha registrato un incremento di audience dell'8 per cento: naturalmente, dopo questi risultati, Brancoli andava abbandonato!
Il presidente della RAI ha parlato di incrostazioni e spifferi esterni, ma se leggessi quanto ha scritto uno dei più grandi giornali italiani (La Stampa), con una firma prestigiosa (forse il presidente non ha avuto il tempo di leggerlo), dovrei dire che evidentemente lo stesso presidente vive in un altro mondo. Su quel giornale, infatti, si legge: «Saxa Rubra sull'orlo di una crisi di nervi». Si afferma poi che la RAI sembra, appunto, sull'orlo di una crisi di nervi, che non ci si è stupiti per le dimissioni di Brancoli, per il rifiuto preventivo di Anselmi e rispetto al nome di Sorgi, responsabile del GR da due soli mesi e fresco di gradimento della redazione. Evidentemente, quindi, vi è stata una forzatura rispetto ad una realtà già in essere.
Desidero ora dedicare una parola molto rispettosa al dottor Iseppi: il suo grande amico (da tutti ed anche da lui stesso ritenuto tale), ossia il dottor Biagi, in un'intervista su l'Unità, alla domanda


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«Torniamo a viale Mazzini: è vero che lei dà tanti consigli al suo amico Franco Iseppi, oggi direttore generale della RAI?», ha risposto: «No, può benissimo sbagliare da solo, ma se potessi dargli un suggerimento gli direi 'vieni via'». Questo le pare poco da parte di uno dei protagonisti di prima linea dell'informazione televisiva ed in particolare della RAI?
Sempre su l'Unità, alla domanda «È davverò così tragica la situazione?», il dottor Biagi ha risposto: «Mi sembra una nave che naviga tra gli iceberg». Credo che queste risposte si muovano nella direzione opposta rispetto al clima ovattato che il presidente della RAI ha voluto rappresentare in questa sede nei confronti di un Parlamento che egli ha descritto come guidato da logiche e interessi di parte: queste sono le sue parole, se non le ho intese male.
Di fronte alla rivendicazione del presidente della RAI, che ha rappresentato un'azienda assediata (immagino sul piano non solo italiano ma anche europeo e internazionale), questo orgoglio significa che si intende voltare pagina, cambiare metodi e sistemi, oppure esso sconfina nell'arroganza? Se dovesse prevalere questo spirito aziendalistico orgoglioso inteso come elemento di arroganza, penso che il dialogo sarebbe molto difficile sia con questa Commissione sia con l'intero Parlamento.
Anche in ragione della mia lunga esperienza di rapporti con la RAI (vi sono stati confronti anche molto forti e duri con l'ex direttore generale Agnes, ma sempre animati da uno spirito di grande lealtà, chiarezza e trasparenza), mi auguro che l'orgoglio rappresenti la volontà di interpretare in senso pluralistico e oggettivo tutte le voci della società e della politica, al di sopra di quei criteri che - mi dispiace dirlo - non sono stati finora estranei, nelle sue scelte, ad elementi di lottizzazione.

STELIO DE CAROLIS. Quando, nella riunione di ieri dell'ufficio di presidenza, è stata deliberata l'audizione del consiglio di amministrazione della RAI, devo confessare che da parte mia non vi era alcuna intenzione di entrare nel merito degli aspetti gestionali che le competono, presidente. Mi consenta però di farle presente con tutta franchezza che, dopo l'audizione del 25 settembre scorso, oggi la sua relazione mi è sembrata più determinata e più sicura del ruolo che lei svolge. Quindi, non posso che esprimere apprezzamento, rilevando che mi sono piaciute particolarmente tre considerazioni: la prima riguarda la drammatizzazione operata dalla stampa, che vive da protagonista tutte le vicende della RAI, delle questioni relative al servizio pubblico. Lei ha parlato anche della ricerca costante della professionalità, che rappresenta una garanzia di equilibrio, e credo che in molti settori l'equilibrio sia fondamentale.
Quanto al terzo aspetto (liberare la RAI da ogni ingerenza partitica), non si può, a mio avviso, che convenire su questo, al di là di alcune sottolineature fatte dai colleghi, le quali denotano che esistono pronunciamenti di principio disattesi nella pratica quotidiana.
Ritengo che un primo elemento di devianza rispetto a questa sua esigenza si sia riscontrato proprio all'interno del consiglio di amministrazione: nel momento in cui due componenti di tale organismo hanno preso posizione contro il tentativo che il Governo sta portando avanti di riassestare il sistema radiotelevisivo del nostro paese, citando i poteri forti (al riguardo, non ho alcun problema in quanto non frequento nessun potere), non mi sembra che si sia trattato di un'iniziativa opportuna, soprattutto da parte di due consiglieri di amministrazione della RAI che tra l'altro erano stati nominati da poco dai Presidenti delle Camere e sui quali gravava un'accusa pesante di lottizzazione.
Passando ad un secondo aspetto, ritengo che non si possa non convenire sulle scelte da lei compiute. Infatti, il nuovo direttore del TG1 è apprezzato da tutti, così come lo è anche Ruffini. Le chiedo però fino a quando dovremo attendere il riassestamento di una serie di servizi oggi in sofferenza: mi riferisco soprattutto ai servizi giornalistici sportivi, con un direttore non più credibile, che è stato sfiduciato dal


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comitato di redazione, per cui tale situazione richiederebbe non dico un avvicendamento immediato, ma un'apposita riunione del consiglio di amministrazione in cui si affronti un problema che considero di estrema gravità.
Chiedo inoltre quando si ritenga di onorare la convenzione stipulata nel 1988 con San Marino, affinché vi sia un direttore che sia in grado non solo di onorare gli impegni assunti ma anche di rilanciare una testata in grandissima sofferenza.
Tutto sommato, al di là delle drammatizzazioni esterne, per quanto mi riguarda non posso che esprimere apprezzamento per la sua attività. Noto solo che la sua è ormai una gestione monocratica, perché avevamo convocato il consiglio di amministrazione della RAI mentre oltre a lei non vedo altri componenti...

PRESIDENTE. Due membri del consiglio di amministrazione si sono giustificati.

STELIO DE CAROLIS. Gli altri due, però, non si sono giustificati. Forse, però, si tratta del clima in tema di riforme che vanno verso il presidenzialismo, sul quale peraltro non sono d'accordo. So comunque che abbiamo convocato il consiglio di amministrazione ed avremmo preferito, a parte le giustificazioni, poter avere un confronto con tutti i suoi membri.

PRESIDENTE. Ascoltiamo la risposta del presidente Siciliano.

ANTONIO FALOMI. Signor presidente, sull'ordine dei lavori, sarebbe opportuno far esaurire tutti gli interventi.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, possiamo farlo, anche se sarebbe opportuno avere le risposte.

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Signor presidente, se si presceglie un criterio, bisogna rispettarlo.

PRESIDENTE. Sta bene, ascoltiamo le risposte del presidente Siciliano.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Cercherò di essere sintetico ed esauriente. Innanzitutto, per Lucia Annunziata, una giornalista così brava ed attenta, quanto le risulta non è vero. Ma prima vi sono altre domande. Non è vero che Brancoli sia stato lasciato solo, assolutamente no, poiché non soltanto il direttore generale ed io personalmente ma anche i membri del consiglio di amministrazione hanno fatto sentire la loro voce a Brancoli, che voleva dimettersi subito: probabilmente le pressioni che gli abbiamo fatto l'hanno trattenuto ma poi ognuno è libero di scegliere come vuole. Il mio argomento era: questa sfiducia ti fa più forte, ed ho cercato di sostenerlo a lungo e più volte.
Mi dispiace moltissimo che Brancoli abbia scelto per il no, perché ho voluto molto che egli fosse il direttore del TG1: comunque, ripeto, onorevole Folloni, ognuno è liberissimo di scegliere come vuole. Capisco l'amarezza di Brancoli oggi; in qualche modo, però, con tutta l'amicizia che ho per lui, non mi sento di giustificarlo.
Senatore Servello, certe volte vengo accusato di essere poco arrogante...

FRANCESCO SERVELLO. Certe volte!

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Non lo sono mai, credo; non è nel mio costume. Può capitarmi, ma non in queste occasioni: quando sono responsabile soltanto per me, posso anche essere arrogante; se sono responsabile per qualcosa di molto più ampio e diverso, come una grande azienda che fa cultura e informazione, non mi posso consentire il lusso di essere arrogante.
Sono orgoglioso, questo è vero: è un orgoglio d'azienda, anche se sono giovanissimo, prepubere rispetto alla RAI; sento questo orgoglio perché l'azienda è molto ricca ed anche perché al suo interno ho passato alcuni pezzi della mia vita. Anche per quanto riguarda i due consiglieri di amministrazione che hanno espresso quei pareri, senatore De Carolis, ognuno è responsabile di ciò che dice: non mi sento assolutamente in obbligo di mettere il


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bavaglio ad alcuno, anche perché questo consiglio di amministrazione, guardato con lenti deformanti, nella diversità delle persone che lo compongono e delle culture che essi rappresentano (dico culture, non indirizzi politici), è stato capace, non per un idillio forzoso, di ritrovare una dialettica interna molto fruttuosa che ieri, in nove ore di riunione, ha dato risultati positivi, per riconoscimento unanime. Probabilmente noi cinque dovevamo avere un rodaggio, perché venivamo da esperienze molto diverse, che magari non avevano al loro interno connotazioni d'azienda di un certo tipo o esperienze politiche dirette (cose che probabilmente servono ai vertici della RAI).
Sentiamo, però, un forte senso di responsabilità, per cui ho parlato di ritrovata unità non retoricamente: so, per esempio, che anche oggi, sono riportate dalla stampa dichiarazioni di due consiglieri sulla trovata unità e fattività positiva del consiglio di amministrazione di ieri...

PRESIDENTE. Mi scusi, in argomento, le avevo chiesto se si sentiva di rappresentare le motivazioni del dissenso.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Presidente, penso che, se vi è qualche dissenso, sia giusto che ognuno lo rappresenti in prima persona...

PRESIDENTE. Siccome non ci sono gli altri consiglieri, lo domandavo a lei.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Come presidente del consiglio di amministrazione, posso soltanto registrare che ieri si è raggiunto un consenso quasi del 90 per cento: è un motivo di soddisfazione.
Senatrice Fumagalli Carulli, penso che la scelta di esterni non sia umiliante: con questo non voglio diminuire la forza del suo argomento e quel tanto di giustificata polemica; tuttavia, considerazioni simili sono state fatte quando sono stati nominati due professionisti come Lucia Annunziata e Marcello Sorgi, che hanno poi riscosso un largo gradimento nelle rispettive redazioni, per cui effettivamente gli innesti possono essere produttivi. I due direttori hanno reso evidente un rapporto efficace e produttivo con redazioni già ben composte e ben munite a difendere la propria autonomia. È proprio la larghissima maggioranza che un direttore come Sorgi ha riscosso nel giornale radio della RAI che ha fatto pensare a lui: il direttore generale ha avanzato la proposta al consiglio, che ha ritenuto giusto accoglierla. Un professionista come Sorgi, capace in così poco tempo di raccogliere quel consenso, grazie alle comprovate capacità ed alla natura equilibrante già dimostrate come vicedirettore e capo della redazione romana de La Stampa, è stato quindi ritenuto in grado di portare nella redazione del TG1 un equilibrio tale da sanare una situazione fibrillante.
Posso pensare che le doti di Sorgi si confermeranno nel tempo, anche nel TG1. È questo che mi rafforza nella convinzione che per la RAI vale la pena giocare queste carte; lei ha detto che la RAI è la grande corruttrice...

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Grande corruttrice per un altro aspetto della questione morale: non mi riferivo certo a Sorgi e a Ruffini, che riconosco essere grandi professionisti.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. La memoria mi ha fatto fallire, per cui la vis polemica del mio argomento è andata a zero!
Ho però memoria di un recentissimo articolo di Maria Latella, non su Sette ma sul Corriere della Sera, così violento nei confronti di una trasmissione televisiva che, se la RAI corrompesse in quel modo, si tratterebbe di una ben strana corruzione! Comunque, aspetti di questo genere...

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Questo argomento prova troppo!

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Entreremmo allora in un bosco così difficile da percorrere che ogni aspetto positivo si tramuterebbe nel suo opposto con molta facilità. Se vi sono rischi di questo


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genere, mi creda, i vertici della RAI sono prontissimi a sanarli...

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Quella morale è una questione astratta...

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Mi lasci dire che lei sfonda una porta aperta: saremo estremamente avvertiti al riguardo.
Quanto a L'altra edicola, da telespettatore ho espresso il mio imbarazzo per quel dibattito.

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI. Vi sono stati provvedimenti al riguardo?

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Certamente il direttore di rete cercherà di apportare correttivi.

PRESIDENTE. Allora ci dobbiamo aspettare comunicati stampa?

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. No, la cosa curiosa, lasciatemelo dire, è che sento accusare persone di portare casacche e di non essere degne di entrare alla RAI, le quali poi improvvisamente, se hanno un piccolo screzio con l'azienda, vengono difese come segnali di prepotenza, eccetera: mi riferisco a quanto avviene sulla stampa, come per certi versi è normale che sia.
Sono poi d'accordo per quanto riguarda le considerazioni sulla famiglia. Per quanto concerne le aperture del TG3 al sociale, ritengo che Lucia Annunziata sarà capace di dargli molto spazio, anche perché nel piano editoriale che ci ha presentato vi è un progetto che riguarda appunto esigenze di questo tipo.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Voglio limitarmi a due risposte specifiche: in primo luogo, Bonetti è assistente non del direttore della terza rete ma del direttore della struttura APC, che ora si chiama Cinema fiction. È una struttura che produce e compra film, per cui ha nel mercato americano uno dei punti di riferimento più utili ed interessanti per la sua attività.

FRANCESCO SERVELLO. Nel comunicato di RAITRE, si indica Valentini come assistente del direttore e Bonetti come collaboratore per incarichi da svolgere sul territorio americano.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Per la struttura APC, non per la terza rete.

FRANCESCO SERVELLO. Allora, è un altro caso di poca chiarezza: è la RAI che ha fatto il comunicato.

PRESIDENTE. Sono i consueti problemi di comunicazione della RAI.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. Per quanto riguarda la ristrutturazione, mancano ancora molte aree, come lo sport, la politica estera, i corrispondenti, le consociate: pensiamo che tutto questo possa essere sistemato entro dicembre, al massimo gennaio.
Quanto ai consigli di Biagi, credo che abbiano anche una componente affettiva, per cui devono essere letti in questa chiave. Mi sembra, invece, che il problema sollevato dalla senatrice Fumagalli Carulli meriti da parte nostra, nel suo complesso, maggiore attenzione poiché si riferisce alla grande questione della qualità del nostro prodotto: forse effettivamente dovremmo occuparcene un po' di più.

PRESIDENTE. Un ultimo giro di domande: sempre per rispetto della consuetudine, una del senatore Falomi, per il quale non si potrebbe rispondere alle domande poste...

ANTONIO FALOMI. Visto il ruolo esorbitante del presidente...

PRESIDENTE. Il presidente ha semplicemente il dovere di garantire che i commissari ricevano le risposte alle loro domande.

ANTONIO FALOMI. Sono rammaricato per il fatto che sia venuta meno una consuetudine, sempre praticata, di rapporto della nostra Commissione con il consiglio di amministrazione fondato sul fair play,


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in particolare nella scelta delle date di convocazione. Non è in discussione il fatto che l'ufficio di presidenza abbia deciso la convocazione del consiglio di amministrazione, ma è sempre stata prassi che, al di là della data...

PRESIDENTE. Lei dice questo? Si ricorda che nel primo ufficio di presidenza mi ha detto che non dovevamo concordare nulla?

ANTONIO FALOMI. Presidente, mi risponderà alla fine e non deve interrompere; non è possibile che, ogni qualvolta si muove una critica, lei intervenga: lei ha il diritto di intervenire ma io ho il diritto di parlare e il presidente dovrebbe garantire a tutti i membri della Commissione il diritto di esporre con tranquillità le proprie considerazioni!
L'altra volta - mi costringe ad una cronaca che non avrei voluto fare -, ho criticato il fatto che, nella decisione di una data di convocazione, si fosse scavalcato l'ufficio di presidenza. Per prassi, invece, l'ufficio di presidenza propone di ascoltare il consiglio di amministrazione in una certa data, ma è ovvio che essa deve essere in qualche modo concordata con il consiglio di amministrazione, che può essere disponibile sempre. Ritengo che questa prassi debba essere sempre rispettata: abbiamo tutto il diritto di definire date, incontri, eccetera ma ovviamente una regola di normale cortesia vuole che si concordi al riguardo con gli interessati, al di là dell'indicazione precisa che la Commissione può avere formulato. Si è sempre dato mandato al presidente di proporre una data e, qualora essa non fosse praticabile, di spostarla di qualche giorno. Lo dico perché credo che sia giusto mantenere un rapporto corretto nei confronti del consiglio di amministrazione.
Vede, presidente Siciliano, non le chiederò, come hanno fatto in molti, perché abbia chiamato esterni anziché interni, perché questo e quello siano andati via, perché una certa trasmissione venga mandata in onda ad un'ora piuttosto che ad un'altra, né perché il consiglio di amministrazione si sia espresso a maggioranza o meno: non le chiedo tutte queste cose, che hanno formato parte fondamentale degli interventi di molti colleghi, non perché non siano aspetti che abbiano un loro interesse, né perché non abbia personalmente un'opinione al riguardo, ma perché ritengo che non sia mio compito nell'ambito della Commissione, né che sia compito della stessa Commissione porre questo tipo di questioni. Esse rivelano - me lo consentano i colleghi - un vecchio modo di pensare al rapporto fra la politica ed il servizio pubblico radiotelevisivo, per il quale, attraverso l'intervento su questioni di gestione quotidiana, si risolve il ruolo e la funzione della politica.
Questa è roba vecchia: ho fatto esperienza in Commissione e confesso che anch'io sono caduto spesso in questo tipo di logica. Vorrei quindi francamente spostare il tiro, non perché sia cambiato il consiglio di amministrazione, ma perché in realtà mi sono reso conto del carattere del tutto inutile di un tipo di rapporto tra la Commissione ed il consiglio di amministrazione fondato su questo terreno, che non produce nulla e non corrisponde ai nostri compiti fondamentali.
Credo che la nostra funzione fondamentale non sia quella di fare attenzione a quello che succede nella gestione - i cui risultati si possono vedere alla distanza e non caso per caso o giorno per giorno - ma quella - assegnataci dalla legge - di svolgere una attività di indirizzo e di controllo ai fini dell'attuazione delle finalità e dei principi del servizio pubblico indicati dalla legge. Mi riferisco all'ampliamento della partecipazione dei cittadini alla vita politica, culturale e sociale del paese, al rispetto del pluralismo, alla completezza dell'informazione.
La nostra attenzione deve fondamentalmente puntarsi - più che sulla gestione, come invece qui si ripropone continuamente - sul prodotto radiotelevisivo. È su questo che la Commissione parlamentare di vigilanza deve ragionare per valutare non se questa o quella trasmissione siano valide ma se il prodotto corrisponda alle


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finalità e ai principi che regolano il servizio pubblico.
Non è allora per una monomania che insisto sul fatto che dobbiamo lavorare sugli indirizzi, sui piani editoriali e sulle relazioni bimestrali, che spero siano state finalmente inviate alla Commissione. È tutto ciò che ci consente di svolgere appieno le nostre funzioni.
Da questo punto di vista, pur non essendo d'accordo su molte osservazioni di merito sul prodotto radiotelevisivo (mi riferisco all'intervento della collega Fumagalli Carulli e dell'onorevole Follini), credo che quello cui ho accennato sia il terreno fondamentale della nostra azione ed il presupposto della richiesta di rendiconto al servizio pubblico radiotelevisivo circa il rispetto o meno di quei principi e finalità.
Le questioni poste da molti colleghi sul pluralismo dell'informazione e sul peso politico delle varie formazioni sono del tutto legittime ed importanti. Chiedo al consiglio di amministrazione della RAI che tutte le relazioni che ci arrivavano dall'Osservatorio di Pavia...

PRESIDENTE. Ci arrivano ancora!

ANTONIO FALOMI. Vorrei allora chiedere uno sforzo: non è semplice, visti i nostri impegni, acquisire questi dati, per cui sarebbe opportuno organizzarsi per ottenerli. Alcune valutazioni che sono state fatte - e che non so se siano giuste o sbagliate - relativamente ad eventuali discriminazioni potrebbero in tal modo essere discusse alla luce di dati di fatto. Chiedo quindi di poter avere questi elementi di informazione e su ciò domando al consiglio di amministrazione della RAI di rispondere chiarendo che cosa vuole fare affinché le finalità del servizio pubblico siano effettivamente perseguite.
Come ripristinare una relazione costante su tali problemi tra il consiglio di amministrazione stesso e la Commissione di vigilanza? Come potete aiutarci a valutare complessivamente il prodotto radiotelevisivo? So che i vostri uffici svolgono studi su quest'ultimo: sarebbe opportuno conoscerli, perché ciò rientra nei nostri compiti. Chiedo quindi al consiglio di amministrazione di fornirci tale documentazione per poter svolgere fino in fondo la nostra funzione.

PRESIDENTE. Senatore Falomi, lei ha svolto un intervento sui poteri di questa Commissione più che porre domande: è quindi doverosa una risposta da parte mia. Le chiedo scusa per la mia interruzione perché non avevo capito il senso della sua domanda: farò tesoro del suo suggerimento di dare deleghe al presidente per prendere accordi con il consiglio di amministrazione; mi era sembrato che avesse detto il contrario (il resoconto stenografico farà comunque fede delle sue parole).
Per quanto riguarda le questioni che ha posto, noterà che avevo tentato di chiedere al presidente della RAI di rispondere alle domande dei colleghi, fra le quali c'era anche quella concernente il pluralismo: oltre a me, avevano chiesto chiarimenti Follini e Folloni. Quindi le questioni poste dal presidente non erano insensate, come vede.

ANTONIO FALOMI. Molte questioni poste erano pertinenti, molte altre no.

PRESIDENTE. Per completezza di informazione nei confronti della Commissione, considero la sua come un'autocritica; non più tardi di un anno fa (8 febbraio 1995) lei è stato primo firmatario di un documento...

ANTONIO FALOMI. Io almeno ho l'onestà di farlo: voi nemmeno lo fate!

PRESIDENTE. ... nel quale si suggeriva addirittura alla RAI di redigere palinsesti non contraddittori e precari. Si accusava la RAI di avere abbandonato il sabato sera alla concorrenza privata. Questo è davvero un aspetto che non rientrerebbe nella nostra competenza: ecco perché c'è un problema di comprensione e non di schieramento. La sua autocritica quindi mi fa piacere, ma avrebbe dovuto farla un anno fa.


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MASSIMO BALDINI. Signor presidente, ho ascoltato molto volentieri la relazione del presidente Siciliano e devo dire che in parte mi sono meravigliato per la nota di ottimismo che egli ha portato questa sera, dicendo che tutto va bene e che la RAI naviga a gonfie vele verso porti sicuri.
Mi auguro che la realtà sia quella che lei ha dipinto nella sua relazione, anche perché dagli avvenimenti che abbiamo registrato in questi ultimi mesi abbiamo visto una RAI totalmente allo sbando, con una forte conflittualità interna, rivelatasi anche durante le ultime deliberazioni, con una fuga di energie e di professionalità e con la minaccia di fughe ulteriori.
Non credo quindi che la sua visione ottimistica corrisponda alla realtà. Di tale situazione siamo fortemente preoccupati, tanto che - per come essa appariva all'esterno - abbiamo ritenuto opportuno convocare per questa sera i vertici della RAI allo scopo di capire meglio le cause che hanno determinato tale situazione di grande conflittualità, instabilità ed incertezza sulla gestione e sugli obiettivi.
Lei ci ha detto che tutto si è risolto nel migliore dei modi; noi però siamo consapevoli del fatto che c'è stata una forte conflittualità nel consiglio di amministrazione, che probabilmente si è manifestata anche questa sera - sia pure in modo non evidente - con l'assenza di quattro consiglieri d'amministrazione da questa seduta.
Anche a me preme sottolineare la mancanza di interlocutori - alcuni dei quali antagonisti rispetto alle posizioni da lei espresse - i quali non sono venuti in Commissione a chiarire esattamente gli elementi di dissenso che hanno caratterizzato la gestione della RAI dal momento dell'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione. Ci riserviamo di fare le nostre valutazioni sul punto non in base alla sua relazione ma agli ulteriori sviluppi della conduzione e gestione della RAI.
Lei dice che gli episodi verificatisi sono stati amplificati dalla stampa: ma se ciò è avvenuto, è da attribuirsi al fatto che la stampa - così come la Commissione parlamentare di vigilanza - ha ritenuto che essi avrebbero potuto portare allo sfascio del servizio pubblico. Non si può dire quindi che si sia verificato un inutile allarmismo. La denuncia delle carenze gestionali è stata a mio avviso giusta ed obiettiva a fronte degli avvenimenti che abbiamo dovuto registrare giorno per giorno.
Voglio poi uscire dall'ipocrisia di chi ritiene che la RAI debba comunque mantenere una sua autonomia dalla politica. Parto dal presupposto che questo consiglio di amministrazione non sia stato partorito dal nulla o sia venuto da un pianeta diverso. Mi sembra che i Presidenti di Camera e Senato (autorevoli esponenti del PDS e del PPI) abbiano manifestato...

PRESIDENTE. Sono i Presidenti delle Camere: non qualifichiamoli come esponenti di partito.

MASSIMO BALDINI. Comunque appartengono a partiti politici!

PRESIDENTE. Appartenevano...!

MASSIMO BALDINI. Non voglio fare l'ipocrita sotto il profilo politico e quindi dico che sono appartenenti comunque a due precisi partiti politici. Il fatto che nella struttura vi siano oggi continue tensioni e resistenze alle soluzioni man mano adottate relativamente alle caselle occupate in base alle decisioni del consiglio di amministrazione, nonché situazioni di forte disagio e di grave emarginazione di certi giornalisti che hanno una determinata posizione politica (mi farò carico di sottoporre all'esame della Commissione il quadro esatto dell'occupazione politica della struttura della RAI)...

PRESIDENTE. Come sa, ciò non rientra nella competenza della Commissione.

MASSIMO BALDINI. Mi farò comunque carico della cosa; dico tutto questo per mettere in evidenza le argomentazioni del senatore Falomi. Se si parla di pluralismo occorre che tutti, con pari dignità, partecipino alla struttura della RAI e possano svolgervi un ruolo. Occorre che il servizio pubblico sia effettivamente tale: sono


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quindi necessari il pluralismo e l'obiettività dell'informazione, ciò che oggi non si riscontra, caro Falomi. Qualcuno mi potrà dire che non avveniva neanche ieri ed io dovrò dargli ragione. È però necessario fare uno sforzo tutti insieme: se vogliamo creare un clima diverso dobbiamo dare un forte segnale in un'altra direzione rispetto a quella percorsa fino ad oggi.
Se le cose seguiranno la strada presa fino ad oggi, porteremo avanti una politica di opposizione conflittuale alle scelte della RAI, perché non ci sentiamo assolutamente garantiti sul piano del pluralismo politico e culturale, anzi ci sentiamo minacciati da un'impostazione di parte che non tiene conto delle varie realtà del paese.
Sotto tale profilo, ribadiamo la nostra ferma opposizione rispetto a metodi che assolutamente non condividiamo. Lei, presidente Siciliano, ha accennato al disegno di legge Maccanico sull'assetto delle telecomunicazioni, del sistema radiotelevisivo, eccetera. Le forze politiche dovrebbero chiedersi, se le cose continueranno ad andare come vanno, se sia ancora giustificabile la RAI come soggetto pubblico o se invece non si debba procedere piuttosto rapidamente alla sua privatizzazione, corrispondendo all'indicazione precisa del popolo italiano di cui siamo rappresentanti.

PRESIDENTE. È una domanda che sta ponendo?

MASSIMO BALDINI. Sto facendo considerazioni su quanto ha detto il presidente Siciliano. La nostra posizione è di attesa degli sviluppi della situazione: il nostro atteggiamento sarà conseguente agli atti che il consiglio di amministrazione adotterà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Farò alcune considerazioni e porrò alcune domande.
Anzitutto, la serenità del sistema radiotelevisivo non sarà ottenuta solo a carico del servizio pubblico. O si riesce ad emanare in tempi brevi una legge seria e tale da restituire serenità (che significa non solo posti ai partiti ma soprattutto innovazione tecnologica, prodotto, ingresso in Europa) e risolvere il conflitto di interessi, oppure il sistema sarà in permanente fibrillazione. Dico tutto questo in premessa, per evitare di rimpallarci responsabilità.
Spero che la Commissione possa prossimamente svolgere audizioni su grandi temi di interesse della RAI, come le prospettive sull'innovazione tecnologica e la qualità del prodotto, per ascoltare quali siano i progetti strutturali dell'impresa, che non è fatta dei vicedirettori. C'è un narcisismo molto pronunciato - non parlo della Commissione - per cui si parla di problemi che in realtà in un'impresa che voglia andare in Europa non esistono. Se si blocca questo processo, si ammazza il servizio pubblico.
Condivido l'impostazione che i colleghi Follini e Folloni hanno dato ai loro interventi: se non recuperiamo la capacità di indirizzo perdiamo una parte delle nostre funzioni. Credo che, se il consiglio di amministrazione non avesse deciso ieri, lo avremmo convocato per dire ai suoi componenti: andatevene, non siete stati capaci di decidere. Ritengo quindi che abbiano fatto bene a farlo.

FRANCESCO SERVELLO. È un processo alle intenzioni!

GIUSEPPE GIULIETTI. Esprimo la mia opinione: ricordo le grandi celebrazioni della Moratti quando decideva e non capisco perché oggi non si apprezzi una decisione forte. Ricordo che in questa sede non si poteva criticare la Moratti neanche a maggioranza: non lo dico per polemica ma perché si effettui una ricostruzione storica precisa, altrimenti non arriveremo mai ad un'intesa.
Credo - ripeto - che occorresse decidere: se non lo avessero fatto, avrebbero portato al fallimento l'impresa. Forse molti speravano proprio che si arrivasse alle dimissioni prima della legge, in modo da avviare a disgregazione l'impresa. Il nostro non è un paese di angeli, ma di imprese, di lobby, di forze che lottano, alcune in modo dichiarato, per la scomparsa dell'impresa pubblica. Posso discutere e


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criticare le scelte del consiglio, alcune delle quali possono non piacermi; ma se non avessero assunto la decisione si sarebbero presi la responsabilità di porre in liquidazione un patrimonio pubblico e ciò riguarda la Commissione parlamentare di vigilanza.

PRESIDENTE. Lei sta aprendo un dibattito piuttosto impegnativo!

GIUSEPPE GIULIETTI. Non vorrei che si potessero ascoltare con rispetto le critiche e non i pareri diversi: anche la minoranza ha diritto di esprimersi!
Detto questo, accetterei volentieri un dibattito sulle collocazioni politiche in RAI: sarebbe molto divertente e si scoprirebbe chi è rimasto emarginato nelle passate gestioni e lo è tutt'ora. Prendo atto che finalmente nel consiglio di amministrazione c'è una vivace dialettica e si è superata la fase monarchica del passato; non vedo perché ciò non debba essere ascritto al merito dei Presidenti delle Camere. Nel precedente consiglio non c'era opposizione: ecco perché alcune cose erano solide. Preferisco invece la dialettica.
L'intervista di Bianchi non mi è piaciuta affatto. Devo però ricordarvi un'intervista del Presidente (di Mediaset ma allora anche del Consiglio) Berlusconi il quale disse: abbiamo messo brave persone a dirigere i telegiornali della RAI. Questa volta non si sono viste cose simili: Giovanni Bianchi si è limitato a prendere atto di ciò che pubblicavano i giornali. Secondo me ha sbagliato ma non ha fatto altro che copiare dai giornali; altri rivendicarono le nomine. Anche il dibattito sull'autonomia sarebbe quindi importante: il tema è stato posto dalla collega Fumagalli, da Follini e da Folloni e mi piacerebbe che se ne discutesse.
Penso che si debba fare un salto in avanti; è necessario andare oltre nell'idea di azienda, di impresa, di autonomia. Io penso all'amministratore unico, altri no: ma è di questo che dobbiamo parlare per andare fino in fondo e superare radicalmente la situazione attuale.
In conclusione pongo qualche domanda. Credo che alcune situazioni di malessere segnalate dai colleghi esistano: non ci serve dividerci ma esprimere liberamente il nostro pensiero e poi costruire. A proposito della vicenda della radio, devo dire che non mi convince molto l'apologia degli interni e degli esterni. Credo che un'azienda debba scegliere sul mercato ma anche valorizzare pienamente i propri talenti. La prima domanda che pongo al presidente e al direttore generale è la seguente: esiste un piano di completa valorizzazione e recupero delle professionalità interne? La volta scorsa avevamo parlato di un piano di acquisto di ideatori, sceneggiatori e produttori. Abbiamo parlato di nomine, ma esistono per i prossimi mesi idee sulla qualità del prodotto, che siano maturate all'interno della RAI, volte al recupero di nuove professionalità e alla modifica di ciò che va in onda?
Se si può esprimere un giudizio che vale zero - cioè il mio - posso dire che oggi c'è una qualità della programmazione molto spesso indistinguibile tra pubblico e privato e che si riscontra una diminuzione del livello qualitativo di alcune produzioni. Questo della modifica delle produzioni mi pare, quindi, il vero problema da affrontare. Chiedo se su questo punto sia già in corso una riflessione da parte dei vertici della RAI.
Quanto alla radiofonia, si è parlato del recupero di Arbore. Pensate, più in generale, ad un recupero della radio dal punto di vista ideativo e produttivo? La RAI ha avviato una riflessione sull'azienda radiofonica? Va considerato che il malessere della radiofonia è giustificato e non può essere imputato soltanto al fatto che vi sarebbero elementi di anarchia nelle redazioni. Se i direttori si alternano a scadenze brevi e se Arbore è andato via, è evidente che esiste un malessere che non può non essere affrontato.
Per quanto concerne i dati dell'osservatorio di Pavia - ripropongo una domanda che già avevo posto ad Iseppi - credo si tratti di dati eminentemente quantitativi (Commenti). Allora, la mia domanda è superata.


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Sarebbe comunque opportuno non limitarsi ad un mero computo matematico della presenza dei partiti e, per esempio, verificare la qualità della comunicazione anche con riferimento a temi specifici. Dico questo perché ritengo si tratti di un aspetto preoccupante. Quando ero all'opposizione esortavo i responsabili al rispetto dei tempi; anche oggi, come parlamentare di maggioranza, chiedo che tali tempi non vengano compressi e siano rispettati ma, allo stesso tempo, chiedo anche che si attribuisca importanza all'elemento della qualità ed al modo in cui vengono affrontati alcuni temi di rilevanza generale.
Concludo con una battuta. Servello ha ricordato che Biagi, richiesto di fornire un consiglio ad Iseppi, ha detto: «dimettiti».

PRESIDENTE. Ha detto: «Vieni via!».

GIUSEPPE GIULIETTI. Sconsiglio comunque il direttore generale di seguire il consiglio di Biagi perché, se lo facesse, il giorno dopo, da qualche parte, si direbbe sicuramente: «Ha preso ordini da Biagi!». Stia attento, direttore, perché potrebbero accusarla di essere stato condizionato da un potere esterno.

PRESIDENTE. Non mi pare sia questa l'intenzione del direttore generale!
Per quanto riguarda il problema della qualità, sollevato dal collega Giulietti, al di là delle meritorie iniziative che la RAI assumerà, nelle prossime riunioni dell'ufficio di presidenza valuteremo anche se dotarci, nei limiti del bilancio della Commissione, di un organismo di qualità preposto a verificare i dati forniti dalla RAI.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Non ho detto «tutto va bene», per il piacere ipocrita di configurare una situazione positiva. Ho detto semplicemente che questo consiglio di amministrazione ha ritrovato la possibilità di guidare l'azienda.

FRANCESCO SERVELLO. Lei ha parlato di armonia!

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Sì, ho parlato di armonia, un'armonia che è fatta anche di contrasti, nel senso che l'armonia non è necessariamente abolizione di contrasti, così come, del resto, si desume dal linguaggio musicale.
Ringrazio molto sia Falomi sia Giulietti per aver puntato l'attenzione sulla necessità di incrementare la qualità del prodotto, un prodotto che va valutato soltanto se risponde ai principi e alle finalità del servizio pubblico. È questa la risposta che voglio fornirvi perché credo sintetizzi l'insieme delle mie posizioni e delle mie risposte.
Rivendico l'autonomia più radicale dai partiti e credo sia necessario, insieme al consiglio di amministrazione della RAI, affermare l'osservanza delle indicazioni del Parlamento sul ruolo del servizio pubblico. È questa la precisazione che intendo fare, che considero radicale ed utile per tutti. Se avremo presente questo aspetto fino in fondo, avremo anche la capacità di giudicare le persone sulla base di ciò che fanno e, magari, di ciò che hanno fatto.
Vorrei ricordare a chi ha giudicato in un certo modo Marcello Sorgi, il saggio che quest'ultimo ha scritto sulla storia della democrazia cristiana. Mi auguro, in definitiva, che con la Commissione possa svilupparsi la più totale collaborazione su questi temi. Dal canto nostro, noi la offriremo senz'altro.
La radiofonia è molto importante per noi. A tale riguardo credo che vada rivendicato presso il ministro delle poste un buon segnale di trasmissione: tale iniziativa renderà sicuramente più forte Radio RAI. Si tratta, infatti, di un obiettivo la cui realizzazione potrà restituire fiducia a redazioni e programmisti radio, oggi sfiduciati. Il loro lavoro si disperde in bande d'onda vociferate, cosa che una volta non accadeva.

FRANCO ISEPPI, Direttore generale della RAI. I dati forniti dall'osservatorio di Pavia hanno un duplice carattere: uno quantitativo e l'altro qualitativo, con riferimento agli atteggiamenti favorevoli, neutri o contrari dei competitori.


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L'osservatorio di Pavia effettua inoltre le cosiddette ricerche a carota, riferite a temi specifici, quali la violenza ed i rapporti informazione-politica, tematiche verso le quali si indirizza un'attenzione particolare e sulle quali si appuntano le nostre richieste. Tali dati sono a vostra disposizione e li trasmetteremo alla Commissione.
L'onorevole Giulietti ha sollevato il grande problema del prodotto e della qualità. Credo che su questo punto potremo realizzare un rapporto ed un confronto molto elevato con la Commissione. Nel nostro lavoro, per esempio, ci sono alcune indicazioni che meriterebbero una riflessione. Penso, in particolare, all'esigenza di acquisire una maggiore autonomia culturale rispetto ai mercati esteri. Un'altra indicazione è collegata al tentativo di fare di un'offerta educational una delle caratteristiche più peculiari della motivazione in base alla quale ha senso difendere un servizio pubblico. Ancora, va considerato il tentativo, perseguito da RAIUNO e da RAIDUE, di modificare la qualità dell'intrattenimento, che rimane sempre una delle offerte più interessanti per una televisione generalista. Penso, inoltre, all'idea di cominciare a rispondere in modo diverso, più funzionale, ad una domanda di tipo territoriale.
Si tratta di un discorso che può evolvere; al riguardo esistono indicazioni molto precise sul modo in cui intenderemmo lavorare in direzione di un'offerta di qualità, che vede per esempio nella difesa e valorizzazione del prodotto italiano uno dei punti più forti di questo tipo di impegno, al fine di operare una trasformazione che nel tempo ci porti, da importatori, a diventare esportatori di un prodotto.
Tutte queste iniziative dovrebbero permettere un giudizio sul nostro tipo di attività, indipendentemente da una serie di garanzie che devono essere fornite sul piano dell'offerta e che attengono, prevalentemente, ai temi del pluralismo. Credo sia questo il terreno sul quale si manifesta la nostra disponibilità non soltanto a recepire certe esigenze ma anche a confrontarci a livello elevato.
Mi riservo di trasmettervi, come elemento di conoscenza che sia utile abbiate a disposizione, il bagaglio informativo di ricerche che abbiamo acquisito.

PRESIDENTE. Presidente, sono rimaste in sospeso alcune questioni. L'onorevole Giulietti - cito l'ultima - ha parlato del piano di recupero delle professionalità interne. Esiste un piano o, almeno, vi sono elementi di conoscenza che ritenete di poter fornire alla Commissione?
L'onorevole Landolfi ha chiesto, anzitutto, se vi siano stati incontri con i Presidenti delle Camere e, in secondo luogo, di conoscere le motivazioni del rifiuto del dottor Anselmi.
Il senatore De Carolis, dal canto suo, ha posto interrogativi con riferimento alla testata giornalistica sportiva ed a Tele San Marino. La senatrice Fumagalli Carulli ha posto invece il problema dei capistruttura e della monocultura politica che, a suo giudizio, ha informato anche le recenti nomine.
C'è poi la grande questione del pluralismo sulla quale hanno espresso pareri il senatore Folloni, l'onorevole Follini, il senatore Baldini, per altri versi il senatore Falomi e, meno autorevolmente, il sottoscritto. Vorrei sapere se ritenga di doversi soffermare sul problema del pluralismo, che a parere di alcuni è un principio leso dalla RAI.

ENRICO JACCHIA. Presidente, posso chiedere una precisazione?

PRESIDENTE. No.
Prego, presidente Siciliano.

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Sinceramente, presidente, credo che il problema del pluralismo sia stato valutato. L'ho già detto a più riprese nel corso della prima audizione: il pluralismo in RAI è salvaguardato dalla professionalità delle persone scelte. Non me la sento di umiliare professionisti come Marcello Sorgi...

PRESIDENTE. Non mi riferisco alle nomine!


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ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. ... per quel che fanno, per quel che faranno e per quello che hanno fatto.

GIAN GUIDO FOLLONI. Le ho chiesto la ragione per la quale l'eccellente qualità dei direttori e dei vicedirettori abbia costituito oggetto di scelta in un universo che in qualche modo interpreta metà...

ENZO SICILIANO, Presidente della RAI. Non ho fatto di questi calcoli! Come lei ricorderà, nel corso della prima audizione ho già fornito una risposta alla questione. Non valuto le persone per le bandiere che agitano e credo che tutto debba essere considerato in base a ciò che fanno. Vedremo... Non posso accedere a considerare altre argomentazioni e a separare in RAI persone di un certo colore da altre che ne hanno uno diverso. Come presidente della RAI, non riconosco colori!

PRESIDENTE. Vi ringraziamo.

La seduta termina alle 23,35.

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