Doc. XXII, n. 10




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Scopo primario dello speciale statuto autonomistico della Regione siciliana è l'elevazione sociale ed economica della Sicilia.
Orbene, dopo mezzo secolo di autonomia regionale, è innegabile che tale scopo primario non sia stato raggiunto; a parer nostro, anzi, gli strumenti legislativi autonomistici sono stati utilizzati per frenare lo sviluppo dell'economia siciliana.
Si pensi, per esempio, ai vincoli burocratici che strangolano ogni iniziativa produttiva, imponendo iter farraginosi e tempi lunghissimi; si pensi, ancora, agli intollerabili ritardi della Regione nell'onorare gli impegni nei confronti del sistema bancario siciliano, al punto da determinare, per limitarci soltanto all'ultimo episodio, la crisi della Sicilcassa, crisi che potrebbe addirittura concludersi con l'alienazione alle banche del nord di questo prezioso strumento per la crescita dell'economia isolana.
Si pensi, anche, ad altre responsabilità gravissime della vecchia classe dirigente siciliana, responsabilità determinanti per la emarginazione della Sicilia in una sorta di periferia terzomondista della società italiana, ben al di sotto di un più o meno accettabile disequilibrio nord-sud.
La Sicilia ha oggi un tasso di disoccupazione del 25 per cento, un settore turistico dalle potenzialità immense che è bloccato in ogni sua iniziativa, i comparti agricolo e peschereccio strangolati dalla mancata difesa di tali comparti in sede comunitaria, per tacere di servizi e strutture da quarto mondo, di un sistema creditizio ostaggio delle banche del nord, di una situazione sociale che può esplodere violentemente da un momento all'altro.
Non v'è dubbio, pertanto, che il fine statutario della elevazione sociale ed economica della Sicilia sia stato radicalmente disatteso. E non v'è dubbio, altresì, che la classe dirigente della Regione (alta burocrazia compresa) abbia colossali responsabilità; responsabilità che non sono però disgiunte da quelle dello Stato, uno Stato che non solo non ha proceduto alla integrale attuazione dello statuto autonomistico siciliano, ma anzi ha concorso allo svuotamento dei suoi più importanti istituti, con gravi conseguenze.
Un aspetto che ben testimonia le precise corresponsabilità Stato-regione è quello relativo ai finanziamenti che spettavano alla Sicilia e che lo Stato ha semplicemente «dimenticato» di erogare.
Ci riferiamo, in particolare, ai 18 miliardi dovuti alla Sicilia in forza dell'articolo 38 dello statuto a titolo di solidarietà nazionale; ai 5.000 miliardi di imposte provenienti da imprese con impianti in Sicilia che Roma ha parimenti «dimenticato» di restituire a Palermo; ai 1.000 miliardi dovuti e non corrisposti alla Regione in applicazione della legge sulle assunzioni negli enti locali, ma anche ai finanziamenti per molte migliaia di miliardi riguardanti i trasporti e la sanità, il che porta ad un totale di circa 50.000 miliardi il credito vantato dalla Sicilia nei confronti dello Stato.
Questi aspetti (e numerosi altri ancora che non possono trovare allocazione nello spazio angusto di una breve relazione) meritano certamente di essere approfonditi, sia per accertare la responsabilità di fatti che sono costati alla Sicilia l'emarginazione ed una condizione di sottosviluppo, sia per verificare - in un momento politico che riserva particolare attenzione alle tematiche dell'autonomismo federalista - i motivi del mancato decollo di un sistema statutario che prefigura una forma avanzata di federalismo.
La Commissione parlamentare di inchiesta che si richiede appare come lo strumento più idoneo ad accertare quanto evidenziato.


Frontespizio Testo articoli