Doc. XXII, n. 10




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - Il disastro conseguente agli eventi alluvionali verificatisi nella prima decade del novembre 1994 ha scompaginato e compromesso il patrimonio industriale, agricolo, commerciale, turistico ed artigianale; in parecchi centri urbani e rurali del nord-ovest d'Italia si sono prodotti danni materiali che, tradotti in numeri e cifre, mettono a nudo l'estrema gravità della situazione.
Sono 17.817 le attività d'impresa colpite dall'esondazione dei fiumi, con danni individuabili soprattutto nel tessuto economico, produttivo e distributivo delle città piemontesi.
Sulla scorta dei dati in nostro possesso è proprio tra questi ultimi che può leggersi l'imponente testimonianza numerica del dramma: in Piemonte, infatti, si contano 1.200 comuni danneggiati, oltre al maggior numero di vittime e di beni immobili distrutti, inagibili o lesionati.
In alcuni comuni e città le zone alluvionate costituiscono il 50 per cento delle aree urbane, con una rilevante concentrazione di esercizi commerciali ed artigianali. Il tutto si somma alle migliaia e migliaia di ettari di terreni inondati con l'istantanea distruzione di colture ed allevamenti.
Le perdite non possono affatto limitarsi al conteggio di quanto è andato materialmente perduto in quelle tragiche giornate. Infatti, i segni più profondi lasciati dall'alluvione sono quelli materiali che, nelle settimane seguenti il disastro, si sono progressivamente delineati e che derivano, per le imprese industriali, dal forzato blocco delle attività o dai ritardi nella produzione e dalla conseguente perdita dei mercati; per il comparto artigianale e commerciale, dall'azzerato giro d'affari, dall'indebolita capacità di spesa della domanda, dalla distruzione di strutture, attrezzature, impianti e scorte; per le aziende agricole e rurali, dalla lunga paralisi lavorativa che farà seguito all'opera di ricostruzione e di bonifica di quanto è andato perduto e allagato.
In alcuni centri urbani più colpiti, stremati e minati ancor prima dell'alluvione da una congiuntura economica particolarmente delicata, che negli ultimi anni ha interessato senza distinzione tutto il territorio nazionale, la forza imprenditoriale medio-piccola è stata letteralmente dimezzata, causando non soltanto pesantissimi ed inevitabili contraccolpi sull'economia locale e regionale, ma anche devastanti ricadute, soprattutto sul versante dell'occupazione, già caratterizzato da preoccupanti quanto allarmanti indicatori negativi, soprattutto per quanto riguarda l'alto numero dei senza lavoro iscritti nelle liste di collocamento.
È stato proprio per rilanciare l'economia nelle aree alluvionate che il Governo prima ed il Parlamento dopo hanno emanato norme di legge, che attivavano gli istituti di credito affinché con la massima rapidità possibile aiutassero le imprese alluvionate con finanziamenti agevolati, garantiti dallo Stato. Purtroppo gli istituti di credito hanno rallentato con qualunque scusa l'erogazione dei detti finanziamenti ed ancora oggi molte imprese alluvionate non hanno ottenuto nulla.
Nonostante i dettati di legge che vedono lo Stato garante sui finanziamenti concessi dalle banche si susseguono ritardi inspiegabili ed ingiustificabili.
È pertanto indispensabile che il Parlamento, in questo caso la Camera dei deputati, si faccia carico di verificare eventuali responsabilità degli istituti di credito nei ritardi sopracitati istituendo un'apposita Commissione parlamentare di inchiesta.


Frontespizio Testo articoli