Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal Tribunale di Milano, in applicazione di uno dei vari decreti legge che hanno regolato la materia dopo la riforma dell'articolo 68 della Costituzione, l'ultimo dei quali il n. 555 del 1996 è definitivamente decaduto senza essere convertito in legge. Com'è noto, per prassi costante, la Camera continua a ritenersi competente a pronunciarsi in materia di insindacabilità in base ai principi, più volte enunciati dalla Corte Costituzionale, da ultimo con le sentenze n. 265 e 375 del 1997.
Il fatto dal quale trae origine il procedimento riguarda l'ipotesi di reato di diffamazione a carico dell'onorevole Bossi per avere asseritamente offeso, nell'ambito di una intervista apparsa sul Corriere della Sera del 21 luglio 1995, la reputazione del dott. Antonio Di Pietro, oggi senatore, con le seguenti affermazioni: «in realtà è un uomo della restaurazione che voleva rompere il Carroccio... che cosa posso farci io, se poi va a giocare a carte con il pacco dei soldi avvolti nel giornale».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 24 settembre 1997. Essa ha rilevato che le affermazioni rese dall'onorevole Bossi vertevano su questioni che erano sicuramente oggetto, all'epoca, del dibattito politico e parlamentare. Per questi motivi, conformemente alla sua consolidata giurisprudenza la Giunta ha deliberato dall'unanimità di proporre all'Assemblea che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espres- se da un membro del parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Filippo BERSELLI, Relatore.
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