Doc. IV-ter, n. 53-A





Onorevoli Colleghi! - Siamo chiamati a deliberare sui fatti oggetto della causa civile introdotta con atto di citazione del 25 maggio 1993 presso il tribunale civile di Roma, dal dottor Gianfranco Amendola contro l'onorevole Vittorio Sgarbi.
Il dottor Amendola, all'epoca europarlamentare, afferma di essere stato pubblicamente e gratuitamente offeso, nel corso della trasmissione «Maurizio Costanzo Show» dell'8 aprile 1993, dalle frasi pronunciate contro di lui e in particolare per essere stato apostrofato con epiteti ingiuriosi quali «ignorante, incapace, bugiardo, maiale».
Tali ingiurie sono state rivolte dall'onorevole Sgarbi, presente come ospite, al pari del dottor Amendola, nel corso del faccia a faccia televisivo tra l'esponente del Movimento La Rete onorevole Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo e il pubblico, dedicato al rapporto tra malaffare e politica e sul ruolo della Magistratura nell'ambito del Maurizio Costanzo Show trasmesso in data 8 aprile 1993.
Nel corso del suo intervento l'onorevole Sgarbi ebbe a lanciare ai Giudici pesanti accuse, che suscitarono la ferma reazione di Amendola a difesa della Magistratura, e che furono seguite da escandescenze e insulti ripetuti contro l'europarlamentare «ignorante», «incapace», «bugiardo» e più volte «maiale».
Si può sicuramente far osservare, come l'onorevole Sgarbi a questa trasmissione non partecipasse nel ruolo di conduttore, ma come opinionista e che come parlamentare sulla problematica relativa al ruolo della Magistratura avesse espresso in più occasioni opinioni, commenti e iniziative che avevano trovato riscontro anche in Parlamento.
Certamente questa attività rientra nelle prerogative del parlamentare come tali, salvaguardate dell'articolo 68 della Costituzione.
Ma proprio la dignità delle prerogative parlamentari impone di non «coprire» attraverso queste l'ingiuria e l'offesa personale, in quanto la salvaguardia della libertà di pensiero deve tener conto dell'esigenza di rispettare l'altrui diritto all'onore e al decoro. Espressioni che sono insulto gratuito e personale nulla hanno a che vedere con la funzione parlamentare. Se così fosse «l'insindacabilità» permetterebbe di insultare, diffamare e offendere chiunque.
Pertanto la Giunta ritiene che i fatti per i quali è in corso il procedimento civile non concernono opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni e formula una proposta in tal senso all'Assemblea.

Valter BIELLI, Relatore.


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