Doc. IV-ter, n. 47-A





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Brescia con ordinanza del 21 ottobre 1996.
Il giudice aveva ritenuto di non accogliere l'eccezione concernente l'applicabilità dell'articolo 68 primo comma della Costituzione e, ai sensi dell'articolo 4 del decreto-legge 6 settembre 1996, n. 466 aveva inviato gli atti alla Camera perché fosse questa a pronunciarsi.
Il documento è stato mantenuto all'ordine del giorno della Camera anche dopo la decadenza del citato decreto-legge e dei successivi che lo hanno reiterato in virtù del fatto che la Camera si ritiene comunque competente a deliberare in materia di insindacabilità dei propri membri secondo i principi più volte enunciati dalla Corte costituzionale in numerose sentenze.
Questi i fatti all'origine della vicenda. Il deputato Sgarbi è accusato del reato di diffamazione aggravata per avere, nel corso della trasmissione «Sgarbi Quotidiani» del 14 marzo 1996, pronunciato le seguenti parole, riferite al dottor Renato Squillante, come è noto ex capo dell'ufficio GIP presso il Tribunale di Roma ed indagato in un procedimento penale per corruzione presso il Tribunale di Milano: «Quest'uomo è innocente. Quest'uomo è innocente. Quest'uomo di settantun anni, questo magistrato è innocente: Chi lo ha arrestato ha fatto un crimine ... (...)
Ora il nemico è lui perché con intercettazioni illecite ... (...)
Ricorderete che si trovò una cimice al bar e siccome si pensò che l'avesse messa la mafia si gridò allo scandalo. Si seppe poi che l'aveva messa l'antimafia e va be' ... (...) La stessa cosa se è fatta dalla mafia è un crimine se fatta dall'antimafia va bene.
Non poteva su false accuse essere arrestato Renato Squillante. Quest'uomo è innocente. Ricordate questo volto: quest'uomo è innocente. Chi lo ha fatto arrestare dovrà pagare. I magistrati di Milano che sono entrati in campagna elettorale (e lo dimostreremo) hanno fatto arrestare un loro collega per ragioni che nulla hanno a che fare con la giustizia ... (...)
La procura di Milano si abbatte su Roma per ordine di Mani Pulite che ormai sono padroni del mondo. Quindi prima hanno attaccato politici, imprenditori, hanno distrutto le aziende, hanno bloccato l'economia e adesso non gli piace che Roma con il procuratore Coiro e il GIP Squillante sia stato il presidio di giustizia più equo d'Italia.
Michele Coiro, il capo della procura di Roma, è un uomo di sinistra, vicino al partito comunista. È stato in magistratura democratica. Ma la forza di quest'uomo è di non aver avuto bisogno di farsi vedere o di fare inchieste spettacolari per acquistare nome. È rimasto nell'ombra ha fatto il magistrato. Onore a Michele Coiro. Per questo i giustizieri, il direttorio di Milano, ha deciso di scendere su Roma, arrestare Squillante, mettere in discussione tutto, perché i metodi di Roma erano metodi di civiltà e democrazia. Occorreva invece la dittatura e la violenza, e l'anno applicata ai loro colleghi.
Quando il pool di Milano e la comunista Ilda Boccassini e il comunista Gherardo Colombo, quindi non magistrati ma uomini di partito improvvisamente scoprono di avere un nemico nel giudice Squillante per arrivare al Senatore Previti di Forza Italia, quella è campagna elettorale, fatta con le armi della magistratura.
Non sono giudici imparziali. Sono giudici di parte. Fanno campagna elettorale. L'hanno aperta a Torino, inquisendo Dell'Utri e Berlusconi perché hanno fondato Forza Italia».

Il procedimento trae origine da una querela sporta dai dottori Colombo e Boccassini, sostituti procuratori presso il Tribunale di Milano, che si sono ritenuti diffamati dalle affermazioni del deputato Sgarbi.
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 5 e del 12 marzo 1997, deliberando, a maggioranza, nel senso dell'insindacabilità.
Questo relatore ha ritenuto che le affermazioni del collega Sgarbi, certamente non commendevoli e non adeguate al linguaggio di un parlamentare, dovessero tuttavia inquadrarsi nell'ambito di una intensa polemica politica che ha visto schierati i deputati del Polo delle libertà e tra essi e più di tutti l'onorevole Sgarbi, nella valutazione critica di alcune iniziative giudiziarie adottate dalla procura di Milano. I toni adoperati dall'onorevole Sgarbi sono sicuramente da censurare, tuttavia la sostanza delle sue affermazioni ha indubbiamente un contenuto di natura politica tale da poterle far ricomprendere nell'ambito di applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Questa è stata l'opinione della maggioranza della Giunta che, nella seduta del 12 marzo 1997 ha deliberato nel senso dell'insindacabilità.

Enzo BERSELLI, Relatore.


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