Doc. IV-ter, n. 35-A





Onorevoli Colleghi! - Con ordinanza del 16 luglio 1996 il Presidente del Tribunale di Crotone ha trasmesso alla Camera una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente l'onorevole Giancarlo SITRA, deputato nella XI legislatura e, in particolare, all'epoca dei fatti dedotti in giudizio. Per rappresentare adeguatamente la realtà dei fatti, che non traspare in modo compiuto dalla richiesta formulata dal Tribunale, vale la pena di riportare in primo luogo il capo di imputazione, indi una breve narrativa del contesto nel quale si sono svolti i fatti, così come rappresentati alla Giunta dal medesimo onorevole Sitra (e, peraltro, debitamente verificati in atti).
Il capo di imputazione consiste nell'ipotesi di reato di diffamazione col mezzo della stampa «per avere, mediante una lettera aperta a propria firma pubblicata sul n. 48 del periodico giornalistico Il Crotonese del 24 giugno 1994 (...) offeso la reputazione e il decoro professionale di Tedesco Tommaso», architetto presso il Comune di Crotone. Le frasi asseritamente diffamatorie (riportate a titolo di esempio nel capo di imputazione ed ivi definite «espressioni allusive ed insinuanti») sono le seguenti: «l'architetto Tommaso Tedesco, un grigio funzionario del comune di Crotone») (...) «salvo che egli non pensi molto furbescamente di cogliere, non debitamente un'occasione per tentare di brillare, sia pure per un attimo, di luce riflessa» (...) «ciò che non è consentito però è l'uso della bugia e dell'imbroglio tanto più che a farne uso è un funzionario della pubblica amministrazione» (...) «al settore dei beni culturali tra imbrogli ed espropri una cosa non è possibile espropriare: l'autorità del sindaco alla concessione edilizia sul proprio territorio. Ed ecco allora aguzzare l'ingegno dell'imbroglio con l'esecuzione dei lavori senza licenza edilizia: splendido esempio di abusivismo attuato dalla pubblica amministrazione» (...) «mentre il sottoscritto conduceva la lotta all 'abusivismo edilizio l'architetto Tedesco, oggi così loquace, taceva come cittadino e come espressione della società civile e scappava come funzionario incaricato di procedere alle opere abusive per falsi problemi di competenza funzionale».
Esposto il capo di imputazione, vale la pena di fare un passo indietro per chiarire il contesto nell'ambito del quale si collocano le frasi incriminate.
In data 10 novembre 1993 il deputato Sitra presentava un'interrogazione al Ministro dei beni culturali ed ambientali (n. 4-19743, atti Camera XI legislatura, All. B ai resoconti della seduta del 10 novembre 1993 pag. 15318) riferita ai lavori di ampliamento dei magazzini del museo di Crotone. In essa si lamentava che con il decreto di esproprio di un suolo comunale, «da sempre adibito a giardino della più antica e prestigiosa scuola della città», non solo si era privata la città medesima dell'unica area a verde esistente nel centro storico, riducendo peraltro la sicurezza e la funzionalità della scuola per i cinquecento alunni della elementare e i duecento bambini della materna (nonchè per il personale docente e non), ma anche che, «in spregio alle norme del piano regolatore generale e di ben altre più qualificanti pubbliche utilità, si inserivano nuove e brutte costruzioni in una zona della città dove vi era assoluto divieto di edificare, modificando e deturpando sotto il profilo urbanistico un luogo di altissimo valore architettonico, archeologico, storico e sociale». Chiedeva pertanto che il Ministro valutasse l'opportunità di disporre immediatamente la sospensione dei lavori, provvedendosi a localizzare un'altra area per i depositi del museo.
In data 6 giugno 1994, su invito delle organizzazioni sindacali di Crotone l'onorevole Sitra partecipava, nella sua qualità di parlamentare locale, insieme al deputato Siciliani ed al senatore Pugliese, ad un incontro con i lavoratori del museo archeologico di Crotone sul tema: «i giacimenti culturali di Crotone e la loro realizzazione». All'incontro seguiva una conferenza stampa e in quella sede un giornalista di una TV locale, intervistando il parlamentare chiedeva come mai «nonostante un'ordinanza di sospensione del sindaco e un'interrogazione di un parlamentare i lavori di ampliamento del deposito del museo di Crotone, precedentemente sospesi per irregolarità, erano invece ripresi». In tale sede il deputato Sitra faceva presente di essere pronto a riprendere l'iniziativa parlamentare con il nuovo Governo.
Nei giorni successivi all'intervista, i giornali e le TV locali davano grande risalto ad una «lettera aperta all'onorevole Giancarlo Sitra» a firma dell'architetto Tommaso Tedesco, funzionario del Comune. In tale lettera, dopo una lunga confutazione, in termini tecnici e giuridici, degli argomenti esposti dal deputato, si affermava espressamente: «se i fatti stanno come Lei afferma, il sottoscritto, in qualità di ingegnere capo dei lavori e quindi di massimo responsabile per questi lavori, del Ministero dei beni culturali e ambientali, è reo in prima persona di tale abuso» e ancora: «dalle altre affermazioni fatte nella citata intervista risulta chiaro inoltre che Lei il progetto non lo ha assolutamente visionato» e infine: «penso, inoltre, che sono i tecnici ingegneri e architetti, abilitati a dover valutare l'inserimento architettonico degli edifici ed il modo di recuperarli e che in ordine di priorità, andrebbero demolite per la loro bruttura come Lei afferma decine di edifici pubblici e centinaia di costruzioni private, prima del museo».
Il deputato Sitra ha fatto presente, come peraltro risulta in atti, che, nella sua prima intervista, egli non aveva fatto alcun riferimento al suddetto architetto, in quanto ne ignorava il suo coinvolgimento nei lavori.
Il medesimo deputato ha inoltre fatto presente che l'architetto Tedesco, oltre ad essere un funzionario del Comune, svolge politica attiva, essendo stato più di una volta, senza successo, candidato al Comune di Crotone, in uno schieramento opposto a quello dell'onorevole Sitra.
Da ciò il deputato Sitra ha dedotto, attraverso l'articolo nel quale si concreterebbe l'asserita diffamazione, che l'intervento dell'architetto Tedesco, lungi dall'aver un contenuto meramente tecnico, avesse un preciso significato politico e fosse inteso a gettare discredito sul deputato Sitra, sulla base di dati tecnici asseritamente incontrovertibili, laddove invece i responsabili politici e amministrativi effettivamente investiti della decisione della deroga al piano regolatore, quali, ad esempio, il sindaco, il prefetto e il sovrintendente per i beni culturali ed ambientali, avevano assunto una posizione molto più equilibrata e possibilista sulle obiezioni da lui mosse nell'interrogazione parlamentare.
Infine va detto che il deputato Sitra in data 11 agosto 1994 presentava una nuova interrogazione sul medesimo argomento al ministro dei beni ambientali e culturali, al ministro dei lavori pubblici ed al ministro della pubblica istruzione (n. 4-02921, A.C., XII leg., all. B. ai Resoconti della seduta dell'11 agosto 1994, pag. 2484).
Dal contesto complessivo dei fatti che si sono esposti risulta agevole ritenere che le frasi dedotte in giudizio costituiscono l'espressione tipica di un'attività politica strettamente connessa all'esercizio delle funzioni parlamentari. Tutta la polemica, infatti, è nata da un'interrogazione parlamentare, cui ha fatto seguito, più tardi, un'altra interrogazione. Le interviste sui giornali rappresentavano sostanzialmente un momento divulgativo dell'attività ispettiva e la polemica con l'architetto Tedesco rappresentava un'evidente conseguenza di tale divulgazione, anch'essa effettuata in un contesto chiaramente politico. È peraltro ormai un costante e consolidato orientamento della Giunta quello di considerare coperte dalle prerogative di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, tutte le opinioni lato sensu riconducibili all'attività politica e parlamentare.
Per questi motivi, la Giunta, a larga maggioranza, nella seduta del 5 dicembre 1996, ha deliberato di proporre all'Assemblea che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Antonio BORROMETI, Relatore


Frontespizio