Doc. IV-ter, n. 30-A





Onorevoli Colleghi! - La vicenda riguarda la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione nell'ambito di un procedimento penale per il reato di cui all'articolo 595, primo, secondo e terzo comma, del codice penale nei confronti del deputato Matacena Amedeo ed in danno del magistrato Vincenzo Macrì. I fatti contestati si riferiscono al contenuto delle dichiarazioni rese all'emittente privata Telereggio e trasmesse in data 14 febbraio 1995. L'assunto accusatorio nei confronti del Matacena è costituito dalla frase pronunciata dall'imputato: «c'è a Reggio Calabria una guerra tra bande ... il sostituto Macrì continua a dire che attraverso l'amicizia di Violante vuole tornare a tutti i costi applicato a Reggio Calabria perché deve vendicarsi di una serie di personalità di questa città».
Secondo l'assunto del Matacena, la frase censurata può essere fatta rientrare nelle opinioni espresse e nei voti dati nell'esercizio delle funzioni di parlamentare dell'imputato stesso in quanto consisterebbe in attività divulgativa di fatti già segnalati in sede di sindacato ispettivo nel contesto di precedenti interrogazioni parlamentari e nel corso del dibattito parlamentare in ordine alla proroga dell'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario. Invero l'onorevole Matacena aveva avuto modo di contestare, nell'esercizio della funzione parlamentare, il cattivo uso del potere giudiziario da parte del sostituto della Direzione nazionale antimafia Vincenzo Macrì, evidenziando tutta una serie di gravi fatti suscettibili di valutazione penale e disciplinare emersi a carico dello stesso Macrì nel corso di accertamenti ispettivi, disposti dal Ministro di grazia e giustizia e sfociati nell'avvio di un procedimento disciplinare a carico del magistrato Macrì. Va osservato, in particolare, che l'inciso relativo all'attività per bande di magistrati di Reggio Calabria, è compreso già nel testo dell'interrogazione parlamentare dell'11 ottobre 1994 e del resto il riferimento al contenuto di siffatte dichiarazioni corrisponde all'analisi effettuata sulle vicende oggetto dell'ispezione condotta dal dottor Nardi.
Analogamente, del resto, si era espresso il Governo, come si evince dal contenuto della risposta scritta fornita dal Ministro di grazia e giustizia all'interrogazione n. 4-04104, presentata, tra gli altri dallo stesso Matacena (cfr. Allegato B ai resoconti della seduta dell'8 maggio 1995, p. LXIII). Peraltro, nella citata interrogazione si fa riferimento alla condizione di sofferenza istituzionale in cui versano gli uffici giudiziari di Reggio Calabria, ed è affermato che «sulla base di quanto esposto è da ritenere che la magistratura reggina agisce in un clima di guerra per bande, per fini politici e non di giustizia ... che il killeraggio fra i giudici del tribunale di Reggio Calabria è evidenziato dal verbale del Consiglio superiore della magistratura che denunciò chiaramente la spregiudicate volontà di questi magistrati, particolarmente del sostituto Macrì, di annientare tutti gli avversari sia magistrati che politici».
In buona sostanza, non si può disconoscere il fatto che le espressioni usate dal Matacena sono attività divulgative, pur se svolte fuori dal Parlamento, di interrogazioni ed interventi posti in essere a causa e nell'esercizio della funzione parlamentare. Per le superiori considerazioni si propone all'Assemblea l'insindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione in quanto le dichiarazioni contestate ed espresse dal deputato Matacena sono strettamente connesse all'esercizio delle funzioni di parlamentare dell'imputato stesso.

Carmelo CARRARA, Relatore.


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