Doc. IV-ter, n. 16-A





Onorevoli Colleghi! - La richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità su cui la Giunta riferisce all'Assemblea riguarda un'ipotesi di reato di diffamazione col mezzo della stampa nei confronti del deputato D'Alema per alcune dichiarazioni rese al quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno all'indomani delle elezioni a sindaco di Taranto dell'onorevole Cito, attualmente deputato, nelle quali erano contenuti alcuni apprezzamenti critici nei confronti del medesimo onorevole Cito, nonché di Pietro Cerullo, suo «consigliere politico ideologico», deputato, da ultimo, nella scorsa legislatura.
La richiesta è pervenuta nella scorsa legislatura. Poiché, tuttavia, per l'intervenuto scioglimento delle Camere, non si è riusciti ad esaminarla in tempo, essa è stata mantenuta all'ordine del giorno della presente legislatura.
Venendo al merito del procedimento, per comprendere pienamente il significato degli addebiti mossi all'onorevole D'Alema, nonché quello intrinseco alle sue dichiarazioni, vale la pena di riportare queste ultime per esteso, nel «virgolettato» che compare nel citato articolo di giornale a firma di Marcello Cometti: «Fuori al consesso civile. Il risultato elettorale di domenica notte pone la città di Taranto fuori dal consesso civile (...). Neanche il MSI ha voluto imparentarsi con Cito. È uno condannato per ricettazione, rinviato a giudizio per violenza carnale ed è dentro una inchiesta sulla mafia. Non è il MSI. Il MSI io lo combatto, ma è una forza politica nazionale. Quello di Cito è un caso drammatico, un fenomeno sudamericano, frutto del crollo della presenza operaia nella città che ha lambito le basi sociali. Purtroppo Taranto è una città dove il riciclaggio di denaro è diventata un'attività di cui vive l'economia. Il consigliere politico-ideologico di Cito, Cerullo, è uno che è stato espulso dal MSI perché di Ordine Nuovo, è uno che è a cavallo tra la delinquenza e lo squadrismo extraparlamentare (...). Una parte della DC si è schierata con il candidato progressista, ma i vecchi potentati democristiani si sono messi con Cito e le vecchie cordate elettorali sono risultate vincenti».
Per completezza vale la pena di ribadire che le suddette dichiarazioni sono state rese proprio all'indomani della diffusione dei risultati elettorali relativi alle elezioni amministrative.
Una lettura attenta e sistematica delle dichiarazioni dell'onorevole D'Alema consente di evidenziare con chiarezza che nelle medesime è assente ogni specifico intento diffamatorio e che esse sono state pronunciate nell'ambito di una complessiva riflessione di natura politica sul risultato elettorale delle consultazioni amministrative, compiuta in qualità di segretario politico del maggior partito italiano. Questa ultima considerazione è da ritenersi assorbente e preliminare rispetto alla valutazione specifica del contenuto delle singole frasi dette dal citato leader politico. Infine, il legame con le funzioni politiche e parlamentari del deputato D'Alema risulta vieppiù accentuato in considerazione del fatto che il medesimo è eletto in un collegio elettorale pugliese e, dunque, a maggior ragione, si trova a dover esprimere opinioni e giudizi sulla situazione politica locale agli organi di stampa di quella regione.
Tale è stata anche l'opinione della Giunta, che, nella seduta del 27 novembre 1996, dopo aver ascoltato l'onorevole D'Alema, ha deliberato, all'unanimità, di proporre all'Assemblea di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Enzo CEREMIGNA, Relatore.


Frontespizio