Doc. IV-quater, n. 181





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente Fabrizio Del Noce, già deputato nella XII legislatura, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma (atto di citazione dei dottori Massimo Galli, Dario Raffone e Ginevra Abbamondi).
Il procedimento trae origine da dichiarazioni rese dall'onorevole Del Noce in occasione di una sua visita, il 30 novembre 1994, nel carcere di Poggioreale ove era ristretto in custodia cautelare Francesco De Lorenzo, già deputato e ministro della sanità. Nella circostanza le dichiarazioni furono riprese da due reti televisive (Raitre e Italia 1) e da due quotidiani, il Corriere della sera e il Mattino. Per come esse sono attribuite al Del Noce nell'atto di citazione, le affermazioni erano del seguente tenore: «Io non so se nel caso dei magistrati che hanno in mano il processo De Lorenzo si possa configurare, come dice Sgarbi, l'ipotesi di associazione per delinquere. Certamente associazione per delinquere non è soltanto quella di chi si associa con altri per una rapina o per uno scippo. È anche chi persegue - attraverso i poteri che gli vengono dati - dei fini diversi da quelli che gli darebbe la legge [...]». L'intervistatrice domanda: «Che fini perseguono, secondo lei, i magistrati?». E il Del Noce: «Non so quali fini, certamente quello si sbattere il mostro in prima pagina e di perseguitare il mostro ai fini di una facile pubblicità, [su] questo non c'è il minimo dubbio. Io credo che se non vengono concessi né gli arresti domiciliari né la libertà provvisoria a De Lorenzo, io mi domando a chi deve essere concessa la libertà provvisoria, che pure è disciplinata da leggi molto precise. Io ritengo che in questo caso si stia andando verso l'istigazione al suicidio di una persona, una persona che è in stato di anoressia, di depressione profonda. Posso dire che mi ha molto impressionato come mi ha salutato: m'ha abbracciato piangendo, quando ci siamo salutati, dicendomi "Probabilmente non ci vedremo mai più"». Ancora l'intervistatrice: «Lei intende adottare qualche iniziativa a questo punto?». E il Del Noce: «Conto di denunciare al Consiglio superiore della magistratura dei magistrati che agiscono con questo accanimento e al di fuori della legge nei confronti di De Lorenzo». Questo è quanto risulterebbe dalle registrazioni televisive.
Il Corriere della Sera del 1o dicembre 1994, riporta un resoconto della visita del parlamentare presso il carcere napoletano della giornalista Lucia Annunziata. Al termine dell'articolo è riportato quanto segue: «Qui si vuole la morte di un uomo - dice Del Noce allontanandosi - devo solo decidere se farò un esposto contro i giudici unicamente per abuso di potere, o per associazione a delinquere».
Il Mattino dello stesso giorno recava invece una breve tendina in cui era scritto: «De Lorenzo è ai limiti della morte. Anoressico, dimagrito di sei chili in quindici giorni, quando ci siamo salutati mi ha abbracciato dicendomi: "Forse non ci vedremo mai più". Lo ha detto Fabrizio Del Noce, deputato di Forza Italia, al termine del suo incontro con l'ex ministro nel carcere di Poggioreale. Il parlamentare ha accusato i magistrati di un "accanimento ai limiti della legge", ed ha annunciato che invierà un esposto al CSM».
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 1o marzo 2001.
Dall'analisi dei fatti, è emerso che le affermazioni dell'onorevole Del Noce si inseriscono nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro Paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare all'uso dello strumento della custodia cautelare in carcere. Del resto il caso di Francesco De Lorenzo destò un clamore notevole nell'opinione pubblica e nel dibattito politico-parlamentare e in tale dibattito Fabrizio Del Noce s'inserì in quanto parlamentare interessato alle problematiche della giustizia.
Deve altresì essere rilevato che la visita negli istituti di pena è una modalità assai consueta che i membri del Parlamento scelgono per testimoniare il loro interessamento per l'amministrazione della giustizia e la situazione dei detenuti. A ciò essi sono espressamente facoltizzati dall'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975). A tal riguardo è degno di menzione il fatto che i membri del Parlamento possono visitare le carceri senza autorizzazione delle autorità preposte, sicché tali visite possono ritenersi una forma lato sensu ispettiva della loro attività.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, all'unanimità, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, Relatore.


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