Doc. IV-quater, n. 171





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma (atto di citazione del dottor Michelangelo Russo).
Il procedimento trae origine dalle affermazioni riportate in un articolo pubblicato dal quotidiano «Il Tempo» il 24 agosto 1998 dal titolo «L'odio del potere verso l'anticomunismo».
In tale articolo l'onorevole Sgarbi ebbe ad affermare - tra l'altro - «Non posso non credere che il cardinal Giordano sia una persona onesta. Sicurezza condivisa prima dal 95 per cento degli italiani, oggi forse dal 75-80 per cento, e perché? Perché c'è un magistrato sicuramente onesto, almeno nel senso tradizionale della parola, che ha deciso, nonostante il passato e la vita esemplare del cardinal Giordano di indicare in lui un truffatore e addirittura di arrivare a casa sua, cioè alla Curia di Napoli, con 30 uomini della Finanza. In una sola estate ho dunque visto diventare criminali un ottimo magistrato e un uomo di chiesa. Allora c'è qualcosa che non funziona? Qualcuno che esagera? Qualcuno che senza essere criminale compie dei crimini contro la dignità delle persone e arriva a colpire due uomini onesti facendoli passare, nel sospetto di molti, nel dubbio di altri, per criminali. Non conta quello che ha fatto in un'intera vita Lombardini, non conta quello che ha fatto in un'intera vita il cardinal Giordano, non è importante ciò che uno è stato? Improvvisamente si scopre che l'uno fa estorsioni e l'altro fa l'usuraio. Non è accettabile. Non è possibile. Non è tollerabile. [...] Perché? Per leggerezza, per desiderio di dimostrare che non ci sono intoccabili? In realtà ho una risposta. Odio e contrapposizione di princìpi. Un giudice contro un giudice, un giudice contro un cardinale. Ma quali giudici e quali cardinali! Se andiamo a riguardare la storia di Lombardini e del cardinal Giordano troviamo che uno è indicato come un magistrato di destra, e l'altro è indicato come un prelato anticomunista. Dall'altra parte chi c'è? Ci sono due magistrati dichiaratamente comunisti, felici di essere riconosciuti come toghe rosse. Ecco allora che nel dubbio, nell'incertezza, anzi nella certezza del contrasto politico i comunisti vedono negli anticomunisti il male. Devono, con un moralismo che non è neppure del mondo cattolico, punire il nemico. Quello a cui abbiamo assistito quest'estate non è quindi il funzionamento della giustizia, ma una esplicita lotta politica al potere, epuratori di quanti nell'ordine e nella legge non sono assimilabili alla loro parte politica. [...] Non era mai capitato in Italia, la terra della Chiesa, la nazione dove sta il Papa, e non per retorica, che si arrivasse ad occupare con le armi un luogo sacro. [...] Inizia la persecuzione contro i preti. Non basta essere stati uomini santi e virtuosi come il cardinal Giordano, non basta aver combattuto contro la camorra e contro l'usura, non basta aver aiutato i poveri. No, si può improvvisamente, in età avanzata, essere chiamati usurai da un magistrato comunista».
Per tali affermazioni, il deputato Sgarbi è stato citato a giudizio dal dottor Russo.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta dell'8 febbraio 2001. Dall'analisi dei fatti, è apparso alla maggior parte dei componenti la Giunta espressisi sul punto, che le affermazioni dell'onorevole Sgarbi si inseriscono nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro Paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati. Occorre tener presente, infatti, che le affermazioni riportate inerivano a episodi che destarono grande scalpore nell'opinione pubblica, quale furono l'apertura di un procedimento a carico dell'alto prelato di Napoli e soprattutto la perquisizione effettuata negli uffici dello stesso con grande spiegamento di militari della Guardia di Finanza. L'evento, peraltro, che cagionò persino qualche imbarazzo nei rapporti tra lo Stato italiano e quello della Città del Vaticano, fu oggetto anche di atti di sindacato ispettivo.
Le riflessioni dell'onorevole Sgarbi rientrano, pertanto, nel contesto della battaglia politica che egli svolge in Parlamento e al di fuori di esso sulle tematiche della giustizia.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea di deliberare nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Michele SAPONARA, Relatore.


Frontespizio