Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Brescia (n. 800/97 R.G.N.R. - 2947/97 R.G.G.I.P.).
Il procedimento trae origine dalle trasmissioni «Sgarbi quotidiani» dei giorni 8, 11 e 12 febbraio 1997. In tali circostanze all'onorevole Sgarbi, come risulta dal capo di imputazione, ebbe ad affermare, in relazione alla vicenda dell'asserito colloquio avvenuto tra l'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l'avvocato Berruti, che il passi non era mai esistito, che il documento esibito ed utilizzato nelle indagini era falso ed era stato «falsificato nella Procura, fabbricato» dal magistrato stesso, con esplicito riferimento al dottor Gherardo Colombo, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale ordinario di Milano, al fine di costruire una prova per poter «incriminare Berlusconi», per poter dimostrare la circostanza dell'incontro fra l'onorevole Berlusconi e l'avvocato Berruti, il quale era stato arrestato sulla base di un documento falsificato.
Nella trascrizione della trasmissione dell'8 febbraio 1997 si legge altresì «ma quell'avviso di garanzia come arriva? Ecco la storia. Arriva quando finalmente dopo mesi di indagine, appare un passi. Noi abbiamo parlato a lungo. Nessuno ha querelato noi. Quel passi che cosa attesta? Attesta che un signore, un avvocato - Berruti - incontra Berlusconi. Si presume per concordare una versione di comodo da dare ai magistrati. Questo sarebbe il reato. Se c'è il passi, c'è la certezza di quell'incontro. Senza passi non si può mandare l'avviso di garanzia a Berlusconi. Questa la storia. Per mesi e mesi cercano il passi nell'agenda di Berruti: non c'è, non lo trovano! L'11 dicembre finalmente immediatamente prima di mandare l'avviso di garanzia a Berlusconi, appare un passi. Io ho i documenti e, l'ho dimostrato - ho i documenti - che confèrmano che quel passi non è mai esistito e che è stato fabbricato da un magistrato di Milano. Non è Di Pietro? Sarà Colombo. Non è Di Pietro. Sarà Colombo. Non temo denunce. Ho le carte».
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 6 e del 13 dicembre 2000. Dall'analisi dei fatti, è apparso alla maggior parte dei componenti la Giunta espressisi sul punto, che le affermazioni dell'onorevole Sgarbi si inseriscono nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro Paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati. Occorre tener presente, infatti, che le affermazioni riportate inerivano a un episodio che destò grande scalpore nell'opinione pubblica. In particolare, in questa occasione, i motivi che hanno suscitato la critica dell'onorevole Sgarbi sono dei profili solo apparentemente di dettaglio che legittimamente destano perplessità. In primo luogo, il passi asseritamente rinvenuto nell'agenda dell'avvocato Berruti in realtà fu ritrovato solo tre mesi dopo l'acquisizione dell'agenda stessa da parte della magistratura. In secondo luogo, ancora a questo proposito, il brigadiere Piazza sembra aver smentito il dottor Colombo, il quale aveva sostenuto che fosse stato proprio costui ad avergli consegnato il passi. Infine, appare di rilievo ai presenti fini, che Silvio Pastore, l'agente di guardia dell'ingresso di Palazzo Chigi, abbia negato di aver visto entrare l'avvocato Berruti nel giorno e nell'ora indicati dalla pubblica accusa.
Proprio su questi profili si è incentrato l'esercizio del diritto di critica del collega Sgarbi, le cui riflessioni rientrano pertanto nel contesto della costante e intensa battaglia politica che egli svolge in Parlamento e al di fuori di esso su tali tematiche.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, a maggioranza, propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Sergio COLA, Relatore.
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