Doc. IV-quater, n. 161





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio SGARBI con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Brescia (n. 95/97 R.G.N.R. - 1470/97 R.G.G.I.P.).
Il procedimento trae origine dalle trasmissioni «Sgarbi quotidiani» dei giorni 18,19 e 20 dicembre 1996. In tali circostanze - come è riportato nel capo di imputazione - l'onorevole Sgarbi ebbe ad affermare, in relazione alla vicenda dell'asserito colloquio avvenuto tra l'allora Presidente del consiglio Silvio Berlusconi e l'avvocato Berruti, che: «ecco la storia del passi. Ecco perché io continuo ad essere stupito della mancanza di interesse da parte della stampa per un'indagine assolutamente fondamentale che prova documentalmente la frode fatta da un magistrato nei confronti di un cittadino: di due in questo caso. L'avvocato Berruti per i fatti suoi arrestato anche, arrestato sulla base di un documento falso; e il Presidente del consiglio che viene chiamato dentro un'inchiesta grandiosa, spettacolare, conclusiva, attraverso un documento falso. [...]. Questo il piano, molto preciso con date che partono proprio per far scattare tutto, come un piano diabolico dall'11 novembre, quando finalmente il passi dà consistenza ad un incontro, che avrebbe costituito - anche se nessuno ne ha intercettazioni o documentazioni - comunque, sarebbe stato un incontro per mettersi d'accordo. Berlusconi concorda con Berruti una versione da dare ai magistrati, insieme a un uomo della finanza che aveva già parlato al telefono con Berruti. Quindi tutti d'accordo, ci sono le telefonate: tutto preciso. E Berlusconi quindi non è più il Presidente del consiglio, ma è un delinquente che aggiusta con un suo complice una versione per i magistrati. Tutto questo se l'incontro c'è stato. E se non c'è stato? E come si fa a dire che c'è stato l'incontro? C'è scritto sul passi. E il passi c'è? No! Però l'abbiamo appena sfornato. Eccolo qua. Se il passi è falso non c'è ragione di dubitare dell'avvocato Berruti quando sostiene di non aver incontrato Berlusconi. [...]. Per questo era necessario costruire prove, per questo era necessario avere il famoso passi, da cui tutto nasce, su cui noi stiamo così insistendo proprio per fare una vera indagine, per vedere dov'è il crimine e chi l'ha fatto e quale è il reato [...]. Non si può fare giustizia giocando a monopoli. Non si può fare giustizia inventando quello che non c'è [...]. Abbiamo verificato attraverso un'indagine poliziesca che il famoso passi non esisteva, che Gherardo Colombo, guardando le carte, non lo aveva trovato. Un poliziotto dice che Gherardo Colombo gli ha dato un passi, presumibilmente fabbricato dallo stesso magistrato. Siamo di fronte quindi ad un possibile reato che merita un'ispezione per verificare come sia potuto accadere un fatto come questo. Gravissimo, perché anche se è piccola cosa un foglio determina una reazione a catena senza fine, con avvisi di garanzia con instabilità del Governo, tutto quello che abbiamo raccontato, quindi abbiamo di fronte un signore che si comporta presumibilmente in modo disonesto [...]».
La Giunta ha esaminato la questione nelle sedute del 6 e del 13 dicembre 2000. Dall'analisi dei fatti, è apparso alla maggior parte dei componenti la Giunta espressisi sul punto, che le affermazioni dell'onorevole Sgarbi si inseriscono nel contesto della perdurante polemica politica nel nostro Paese inerente al modo di procedere della magistratura e in particolare nella forte critica politica manifestata dal deputato Sgarbi nei confronti dell'operato di taluni magistrati. Occorre tener presente, infatti, che le affermazioni riportate inerivano a un episodio che destò grande scalpore nell'opinione pubblica. In particolare, in questa occasione, i motivi che hanno destato la critica dell'onorevole Sgarbi sono dei profili solo apparentemente di dettaglio che legittimamente suscitano perplessità. In primo luogo, il passi asseritamente rinvenuto nell'agenda dell'avvocato Berruti in realtà fu ritrovato solo tre mesi dopo l'acquisizione dell'agenda stessa da parte della magistratura. In secondo luogo, ancora a questo proposito, il brigadiere Piazza sembra aver smentito il dottor Colombo, il quale aveva sostenuto che fosse stato proprio costui ad avergli consegnato il passi. Infine, appare di rilievo ai presenti fini, che Silvio Pastore, l'agente di guardia dell'ingresso di Palazzo Chigi, abbia negato di aver visto entrare l'avvocato Berruti nel giorno e nell'ora indicati dalla pubblica accusa.
Proprio su questi profili si è incentrato l'esercizio del diritto di critica del collega Sgarbi, le cui riflessioni rientrano pertanto nel contesto della costante e intensa battaglia politica che egli svolge in Parlamento e al di fuori di esso sulle tematiche della giustizia.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, a maggioranza, propone di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Sergio COLA, Relatore.


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