Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Maurizio Balocchi con riferimento a tre procedimenti penali riuniti pendenti nei suoi confronti presso la procura della Repubblica del tribunale di Milano (nn. R.G.N.R. 3778, 3780, e 3781 del 1999). L'ipotesi di reato contestata è quella di cui all'articolo 3 della legge n. 654 del 1975, così come sostituito dall'articolo 1, comma 1, della legge n. 205 del 1993 (diffusione di idee basate sulla superiorità razziale o etnica e incitamento a condotte discriminatorie per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi).
I fatti all'origine della vicenda consistono nella affissione in diversi comuni della Lombardia di un manifesto della Lega Nord volto a sollecitare la firma da parte dei cittadini del referendum abrogativo, proposto dalla medesima Lega Nord, del testo unico sull'immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998). In tale manifesto, gli immigrati extra-comunitari erano caricaturalmente rappresentati con delle figure a fumetto intenzionate a commettere una serie di reati tra cui lo spaccio di droga, il furto, lo stupro e la vendita ambulante abusiva. Sullo stampato campeggiava una scritta del seguente tenore: «Fuori dalle palle». Il deputato Balocchi è indagato per i menzionati reati in quanto committente e responsabile dello stampato.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 25 ottobre 2000 dando vita a un ampio dibattito.
Dall'analisi dei fatti, è emerso, secondo la maggior parte dei componenti la Giunta espressisi sul punto, il carattere politico-parlamentare della condotta dell'onorevole Balocchi. Infatti, la materia dell'immigrazione è stata eletta tra quelle privilegiate nell'attività di opposizione parlamentare del gruppo della Lega Nord. Basta al riguardo consultare i resoconti parlamentari relativi all'esame dell'A.C. 3240. Quando quest'ultimo, anche in seguito all'approvazione del Senato, è divenuto legge (la legge cosiddetta Turco-Napolitano) la Lega Nord non ha cessato di denunciare quelli che, a suo avviso, ne erano i difetti e le incongruenze. Tanto ciò è vero che ha promosso il noto referendum abrogativo, poi dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale con sentenza n. 31 del 2000.
Ma c'è di più. La materia dell'immigrazione e dei problemi socio-economici e di ordine pubblico che essa pone sono stati oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo da parte di parlamentari della Lega Nord nonché di altri gruppi dell'opposizione parlamentare. Sicché appare che la battaglia politica della Lega Nord contro quello che viene ritenuto un atteggiamento lassista da parte delle autorità preposte nei confronti degli ingressi in Italia di cittadini extra-comunitari sia tutta interna al circuito istituzionale e alle funzioni che in esso gli eletti della Lega vi svolgono. Né varrebbe a smentire tale assunto - a parere della maggioranza della Giunta pronunciatasi nella seduta del 25 ottobre 2000 - argomentare che una proposta referendaria è un iniziativa intrinsecamente non parlamentare e per ciò stesso esclusa dalla garanzia di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Il referendum abrogativo, infatti, è ormai divenuto nella convinzione dei più uno strumento che fa parte a pieno titolo del confronto politico-parlamentare, tanto è vero che vi sono formazioni politiche significative che su di esso hanno fatto la loro fortuna elettorale.
Quanto al preteso carattere grossolano delle illustrazioni e del linguaggio propagandato da manifesto, su cui peraltro hanno convenuto anche taluni componenti favorevoli alla presente relazione, deve essere osservata l'estraneità di tale profilo all'oggetto del giudizio della Camera, dovendo questa limitarsi alla ricerca di un nesso funzionale tra la condotta serbata dal deputato Balocchi e il suo mandato elettivo, nesso che è apparso sussistente.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, a maggioranza, propone all'Assemblea di considerare che i fatti per i quali sono in corso i procedimenti penali concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Michele SAPONARA, Relatore.
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