Doc. IV-quater, n. 151





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Giancarlo CITO con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Taranto (n. 644/98 R.G.N.R - n. 3643/98 R.G.G.I.P.).
Il caso trae origine da un accesso svolto il 17 dicembre 1997 dalla Guardia di Finanza al domicilio di Taranto dell'onorevole Cito, finalizzato alla notifica e all'esecuzione di un sequestro di documenti.
Nell'occasione, l'onorevole Cito ritenne che gli agenti di polizia tributaria serbarono una condotta che andava oltre la legittima notifica del sequestro e trasmodava in una perquisizione. Ciò perché destinatario del provvedimento di sequestro non era lui stesso, ma l'emittente televisiva «Super 7» che aveva sede in un luogo vicino ma diverso.
Per tale atto asseritamente irrituale della polizia tributaria, l'onorevole Cito levò la sua protesta in varie forme e sedi.
In particolare, in un comizio tenutosi il 18 dicembre 1997, il deputato Cito usò espressioni di critica nei confronti di uno degli agenti che avevano eseguito gli atti giudiziari menzionati. Di qui la querela che dà origine al procedimento.
Il capo di imputazione contesta il reato di diffamazione perché il Cito, nell'ipotesi accusatoria, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, offendeva la reputazione del Tenente Donato Olive, Ufficiale della Guardia di Finanza in forza al Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto, indicandolo nel corso di un pubblico comizio tenuto a Taranto il 18 dicembre 1997 come soggetto la cui azione si caratterizzava per «arroganza ed impunità», nonché diramando, in data 20 dicembre 1997, a tutti gli organi di stampa un comunicato successivamente oggetto di integrale lettura nel corso di un notiziario diffuso dall'emittente televisiva «Super 7» con il quale accusava l'ufficiale di «abusi inammissibili» nell'espletamento delle sue funzioni, attribuendogli fatti determinati in relazione ad un asserito tentativo di operare perquisizioni e sequestri presso il proprio domicilio di Parlamentare, in violazione delle garanzie di cui all'articolo 68 della Costituzione e all'arresto operato illegittimamente nei confronti del Maggiore della Polizia Municipale di Taranto Giovanni Battisti.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 18 ottobre 2000, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Cito.
Nel corso del dibattito è emerso che le frasi proferite dal deputato in questione possono sostanzialmente ritenersi una manifestazione di difesa della prerogativa dell'inviolabilità del domicilio di un parlamentare prevista dall'articolo 68 della Costituzione. Il tono complessivo delle dichiarazioni, nel caso di specie, non particolarmente offensive, inducono inoltre ad escludere qualunque intento diffamatorio. È apparsa, quindi, sussistente l'applicazione della prerogativa dell'insindacabilità.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, all'unanimità, ha deliberato di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Filippo BERSELLI, Relatore.


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